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A ESAME: IL NUOVO PORTENTO DELLA SONYmercoledì 21 settembre 2005 più informazioni notizie correlate ultime notizie I segreti della Cyber-shot DSC-R110 megapixel in un sensore di dimensioni APS, con mirino elettronico, senza specchio né prisma, con un obiettivo fisso da 24-120 millimetri... Se la Canon lanciò una bomba con la sua EOS 5D, la Sony Cyber-shot DSC-R1 è un proiettile. Una compatta con il sensore di una reflex; una miscela realmente rivoluzionaria.Albert Sierra.- La Sony ritorna sul percorso dell’innovazione. La sua Cyber-shot DSC-R1 è stata una delle novità fotografiche più citate di questa estate, e non in vano: è la prima fotocamera compatta che utilizza un sensore di dimensioni APS, il più esteso tra le reflex digitali.
Vediamo quali sono i tratti più rilevanti di quella che è, indubbiamente, il nuovo gioiello della corona della Sony. Sensore APS La fotocamera si costruisce attorno ad un elemento basilare, assolutamente nuovo nel mondo delle compatte: un sensore CMOS da 10,3 megapixel, con delle dimensioni da 21,5 x 14,4 millimetri. Si tratta delle stesse dimensioni del sensore che finora hanno fornito le reflex digitali, molo più grande di quello delle compatte da 7 e 8 megapixel che esistono nell’attualità e che misurano, come massimo, 8,8 x 6,6 millimetri. Da dove si è tirato fuori la Sony un sensore con questa tecnologia e queste dimensioni? Dalla manica, no. Già da un po’ di tempo la Sony sperimenta sensori CMOS nelle sue fotocamere di video, e da non troppo tempo la Nikon presentò la sua fotocamera professionale D2X, che sorprendendo quasi tutti fornisce un sensore CMOS di fabbricazione Sony con 12,8 megapixel di risoluzione. Le sue misure: 23,7 x 15,7 millimetri.
Quello che ha fatto adesso la Sony, quindi, è stato sviluppare su questa stessa base tecnologica una versione leggermente più piccola per equipaggiare la R1. I vantaggi di un sensore grande sono conosciuti da qualsiasi utente di una reflex digitale: un maggiore rango dinamico (capacità di captare informazioni in ombre profonde e alte luci nella stessa immagine) e, soprattutto, una maggiore sensibilità, ciò che permette di ottenere immagini senza rumore con sensibilità medie e alte.
Concretamente, i livelli di rumore in una compatta attuale a 200 ISO sono comparabili a quelli di una reflex a 800 ISO, o in qualche caso, a 1600 ISO.
È possibile evidenziare anche che il sensore ha un filtrato del colore RGB tradizionale e abbandona
Ma non è una reflex
Esattamente un anno fa,
Non mi sono sbagliato troppo. La R1 non è, invece, una reflex convenzionale. Il sistema di specchio e pentaprisma non si è utilizzato e al suo posto abbiamo un display e un mirino elettronico, come in una qualsiasi compatta.
È la prima volta che un sensore di queste dimensioni ha un’uscita di immagine in diretta nel display di una fotocamera digitale convenzionale (la Canon distribuisce soltanto in Giappone una EOS 20D speciale per astrofotografia che certamente lo fa, e la Fuji ha dotato la sua FinePix S3 Pro di un modo di riproduzione nel display, ma in bianco e nero e soltanto di 30 secondi).
Dato che nella Sony devono sempre innovare, hanno messo il display dove non lo aveva fatto nessuno prima: sopra al corpo. Può sembrare un luogo strano, ma sicuro che coloro che hanno la Cyber-shot DSC-F828 lo capiranno perfettamente.
Una delle forme più comode per utilizzarla è portarla appesa al collo, all’altezza della vita, con il corpo rotante girato verso l’alto. È una posizione molto stabile e totalmente discreta, che ricorda quella delle fotocamere di formato medio (Hasselblads, Bronicas…).
L’occhio
L’altro punto importante della nuova Cyber-shot è il suo obiettivo, un 24-120 mm f2.8-4.8. Comparato con quello che forniva la sua predecessora, la F828, un 28-200 mm f2.0-2.8 può sembrare modesto in rango e luminosità, ma non dobbiamo dimenticare che la misura del sensore che deve coprire è molto più grande e che per ottenere uno zoom con quei numeri (200 mm e f2.8!) si sarebbe dovuto costruire un obiettivo enorme e tremendamente caro.
Si guadagna in angolare, con degli interessanti 24 millimetri, ed invece si perde in teleobiettivo, con dei modesti 120 millimetri e un’apertura di f4.8. In questa occasione, se prendiamo in considerazione le immagini che producono gli esemplari di preproduzione che stanno ripartiti per l’Europa, si sono combattuti gli aloni porpora e le aberrazioni cromatiche che tanto pregiudicavano le foto di focali estreme nella F828.
Se questo risultato si conferma nei modelli di produzione, bisognerà fare gli auguri alla Sony. Affinché questo sia possibile, un fattore da prendere in considerazione è che l’obiettivo, non esistendo uno specchio, può essere molto vicino al sensore, esattamente a solo… 2,1 millimetri! Questo facilita il design della lente, migliora il suo rendimento, e permette di lottare meglio contro le aberrazioni cromatiche. Sembra che con successo.
Invece, per dotare una reflex da principiante di uno zoom che dia qualità d’angolo a angolo, bisogna guadagnare abbastanza denaro, quasi tanto come quello che costa la R1 intera...
La congiunzione della nuova misura del sensore con la lunghezza focale dell’obiettivo ci dà una caratteristica molto speciale, esclusiva finora delle reflex: una profondità di campo ridotta a diaframmi aperti, o in altre parole, sfondi gradevolmente sfuocati -per esempio- in ritratti, qualcosa quasi impossibile in una compatta di sensore piccolo.
Il cervello
Per quanto riguarda l’elaborazione di immagine, la novità più interessante è l’AGCS (Advanced Gradation Control System; quanto odio questi nomi di marketing…), una regolazione automatica della curva di luminescenza, teoricamente capace di ridistribuire le gradazioni di luci, toni medi e ombre in situazioni difficili.
Si tratta di qualcosa di molto simile alle curve manuali che si possono caricare in alcune Nikon, come la D70, e che tanto popolari sono tra i suoi utenti per fare i toni medi un po’ più brillanti. Quindi risulta che nella Sony funziona da sola, senza dovere caricarlo da un computer.
Degli altri dettagli parlano di una fotocamera che strizza l’occhio ai principianti audaci e che pretende in qualche modo di essere un’alternativa alle reflex. Per esempio, l’istogramma quadruple (RGB più luminosità), l’allarme di sovraesposizione, la possibilità di attivare un reticolo ortogonale nel mirino per evitare le foto inclinate, la modalità di colore Adobe RGB, ecc.
Le gambe
Quali possono essere i punti deboli della R1? Indubbiamente, la rapidità di risposta. Difficilmente una fotocamera con mirino elettronico sarà capace di offrire risultati eccellenti in fotografia di azione, e la R1 sembra una fotocamera molto più capace per la fotografia di paesaggio e reportage che per lo sport.
Per cominciare, ha una raffica solo di 3 immagini, una cifra deludente. I sistemi di autofocus della Sony sono tra i più rapidi del mercato, e quello della R1 sicuro che lo sarà anche, ma bisognerà vedere quanto vicino resta al livello delle reflex equivalenti.
Il terzo fattore è la velocità di elaborazione: a che ritmo è capace di liberare il buffer, specialmente nelle catture in RAW, un formato che utilizza eccessivamente il pubblico a cui si dirige la R1, che tollererà difficilmente blocchi di lunghi secondi.
A cavallo tra i due mondi
Altamente innovatrice, la Cyber-shot DSC-R1 inaugura una nuova categoria, collocata tra le compatte e le reflex, che aspira a raccogliere il meglio di ciascuno dei due mondi. Vedremo se lo realizza.
In qualsiasi caso, sembra una fotocamera perfetta per il viaggio, per la sua versatilità e la teorica qualità di immagine che offre, una concorrente tremenda per qualsiasi altra compatta del mercato e anche un bel richiamo per quei fotografi la cui attenzione cade sulle reflex non professionali.
Io ho già molta voglia di provarla. |
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