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LA PRIMA OLYMPUS STABILIZZATAgiovedì 7 settembre 2006 più informazioni notizie correlate ultime notizie Olympus µ 750: primo contatto e fotoIntegrato nell'ottica e nel sensore, lo stabilizzatore di immagine si è convertito in un inquilino abituale nelle fotocamere digitali. Olympus ha deciso di inaugurare precisamente il suo meccanismo antivibrazioni con la recente presentazione della µ 750. È giunto ora il momento di conoscere l'efficacia di questa tecnologia, la cui proiezione nelle future novità della Olympus è una incognita prevedibile.Iker Morán.-
Pochi giorni dopo che la Olympus
Anche se è già pronto per determinare il rendimento generale che offre, le prime prove effettuate con questa nuova µ di 7 megapixel permettono di comprovare l’efficacia dello stabilizzatore, la sua prestazione di punta.
La Olympus, come altre compagnie, è stata decantata per un sistema di stabilizzazione basato sulla mobilità del sensore. Un sistema che secondo i dati ufficiali, permette di riconoscere e correggere il movimento al momento dello scatto per evitare che la trepidazione sia riflessa sulla fotografia. La scia delle µ Una inaugurazione di questa intensità potrebbe far pensare a una fotocamera di alto livello. Ad ogni modo, la µ 750 è, prima di tutto, una µ della Olympus, e come tale, i criteri di grandezza, design e facilità di utilizzo primeggiano su qualsiasi altro concetto, incluse alcune superiori possibilità di controllo sulla fotocamera. In effetti l’estetica si mantiene fedele alle linee della popolare saga delle compatte della Olympus, con un corpo metallico e resistente alle inclemenze –dicono i dati ufficiali, e questa è la sensazione che trasmette la µ 750- e di grandezza perfetta per essere portata in tasca, a dispetto del progressivo ingrandimento di spessore in una delle parti laterali.
Batteria e scheda (xD-Picture Card) si posizionano alla base, mentre la zona posteriore è riservata per un display di 2,5 pollici e visibilità che può migliorare in ambienti soleggiati. I comandi si concentrano nella parte destra.
Sebbene la ruota che permette di selezionare la modalità di lavoro –la cattura fotografica, video, modalità sceniche, riproduzione o una curiosa guida nella quale consiglia i parametri da utilizzare a seconda del tipo di immagine- è realmente pratica, il resto delle modalità sembrano qualcosa di piccolo e sono troppo vicine le une alle altre.
Al momento di utilizzare la fotocamera, lo zoom mostra un comportamento agile in tutte le sue funzioni. Sarebbe ben accetta qualche informazione in più nel display sull’immagine che si scatta. Anche se l’istogramma può sempre essere utile, lo è di più se è accompagnato, per esempio, dai dati sulla esposizione.
E lo stesso accade al parlare degli accessi diretti. Anche se il bilanciamento del bianco, la sensibilità o la misura si concentrano nel bottone centrale “Func”, bisogna accedere al menu principale per cambiare la risoluzione della fotocamera.
Imbarazzanti dettagli, tutti questi, che ci ricordano che la µ 750 è una fotocamera ideata per appuntare e scattare. Uno stabilizzatore qualcosa di timido Come dicevamo, a discapito del fatto che la stabilizzazione è un piatto forte di questo modello, la caratteristica è poco percepita al momento del controllo della fotocamnera. Per esempio, nessuna delle inscrizioni frontali che ricordano la risoluzione e lo zoom della fotocamera fanno riferimento al sistema di stabilizzazione. Allo stesso modo, un piccolo comando situato accanto al pulsante di scatto e al bottone di accensione nella zona superiore è la unica via di accesso al suddetto sistema di antivibrazioni.
Al pressarlo, il menu mostra le due uniche opzioni disponibili rispetto a questo meccanismo: attivato o disattivato. Se uno si sofferma su uno dei due, un avviso a forma di mano apparirà sul display mentre inquadriamo e realizziamo gli scatti.
Dietro tanta discrezione si nasconde uno stabilizzatore che ha dimostrato di essere –almeno in queste prime prove- abbastanza efficace. Sufficientemente efficace per realizzare scatti a 1/10 secondi e con lo zoom posizionato nella sua posizione di massima estensione, 180 millimetri. In queste condizioni, la immagine ottenuta mostra evidenti differenze rispetto a uno scatto quasi identico. Nelle nostre prove, la fotocamera scelse automaticamente una velocità di 1/6 secondi con lo stabilizzatore spento e di 1/10 secondi nel momento in cui era connesso, incorrendo solo in una certa sotto esposizione.
Nel momento dello scatto è percepibile l’attuazione dello stabilizzatore, quindi l’otturazione è accompagnata da un altro suono che suggerisce la promessa mobilità del sensore, capace di compensare il movimento. Anche 1600 ISO Anche se la stabilizzazione mette in secondo piano altre prestazioni della fotocamera, non bisogna dimenticare che la rinnovata gamma di compatte olimpiche fa dell’alta sensibilità uno dei suoi argomenti più convincenti. La µ 750 non è da meno, e giunge provvista di una gamma di sensibilità che va 80 a 1600 ISO.
Quello che alcuni fabbricanti già si cimentano a chiamare anche sistema di stabilizzazione –per la funzione di poter congelare soggetti in movimento grazie a maggiore valori ISO- suscita sempre lo stesso dubbio al momento di confrontarsi con una compatta che si cimenta con 1600 ISO. In effetti, parliamo del rumore elettronico. Nel caso di questa µ 750, nei primi risultati apprezziamo un comportamento che si muove nei parametri abituali, però che si svolge con una certa eleganza. Nella sequenza di sensibilità realizzata si rileva che la limitazione dell’otturatore a 1/2 al secondo –eccetto nelle situazioni notturne- fa si che le immagini con sensibilità più basse risultino irrimediabilmente sottoesposte se si vuole prescindere dal flash.
Così, fino a 200 –e incluso 400 ISO- il rumore è percepibile solo in alcune situazioni, mentre le ombre si mantengono abbastanza pulite. A 800 e 1600 ISO, logicamente, il tema si complica. A dispetto di ciò, e alla evidente presenza del rumore dell’immagine, il risultato è abbastanza degno e non si avvertono artefatti generati da un processo più aggressivo. E poi? Se le prove successive dimostrano queste prime impressioni, lo stabilizzatore di immagine si rivela come un interessante aggiunta al catalogo della Olympus.
Per il momento, si dovrà conformare con questa sonda globo in formato µ 750, però sembra logico pensare che in un futuro prossimo la Olympus scommetta per inserire questa tecnologia in più modelli di compatte e evidentemente, nelle sue reflex del sistema Quattro Terzi. |
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