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LA PEN DIGITALE

giovedì 25 giugno 2009

Olympus E-P1: primo contatto

È passato molto tempo da quando una fotocamera non destava tanta aspettativa come questa attesissima Olympus E-P1. Anche se non è la prima fotocamera Micro Quattro Terzi -infatti, è la terza- è proprio il peculiare design più delle sue prestazioni quello che ha provocato tale scompiglio. Svelata una settimana fa a Berlino durante una presentazione di massa, QSBD.COM ha potuto passare alcuni giorni con questa fotocamera per iniziare a rispondere a quello che tutti si domandano: la E-P1 è all'altezza di così elevate aspettative?

Iker Morán.- La Lumix Lumix DMC-G1 della Panasonic non era -probabilmente- quanto molti si aspettavano dal nuovo sistema Micro Quattro Terzi. Mentre alcuni già sognavano una compatta con ottiche intercambiabili e sensore grande, la Panasonic ha preferito un tipo di SLR in miniatura, pensata precisamente per quel pubblico che osserva le reflex con un po’ di timore.


© Álvaro Méndez, QSBD.COM

La Olympus E-P1 con il nuovo M.Zuiko 14-42 mm f3.5-5.6

Con la recente Lumix DMC-GH1, più orientata al mondo del video, adesso è il turno della Olympus E-P1. Dopo molte voci di corridoio e dopo avere seguito per mezzo mondo i passi del primo modello concettuale, la fotocamera salta lo scenario con una strana combinazione di prestazioni di ultima generazione -video ad alta definizione anche- e un design pieno di allusioni retro alle mitiche Olympus Pen.

Olympus E-P1
© Álvaro Méndez, QSBD.COM


© Álvaro Méndez, QSBD.COM

Dato che il modello provato aveva installato il firmware 0.9, dovremo aspettare ancora un po’ per vedere le prime immagini raccolte durante l’evento che si è celebrato a Berlino.

Ad ogni modo, le nostre prime ore di convivenza con questa fotocamera una settimana fa sono serviti per farci un’idea abbastanza precisa di quello che la Olympus ci propone con questa E-P1.

Questione di dimensioni

Salta agli occhi che il design della E-P1 è all’altezza di quanto ci si aspettava. È piccola -forse non tanto come speravamo-, contundente tra le mani e lascia trapelare un’aria classica ed elegante.

Olympus E-P1
© Álvaro Méndez, QSBD.COM


© Álvaro Méndez, QSBD.COM

Nel caso ci fossero dubbi, la Olympus si è già incaricata di mettere i puntini sulle “i” in un’incisione della parte superiore della fotocamera: "Olympus Pen dal 1959".

Olympus E-P1
© Álvaro Méndez, QSBD.COM

L’eredità di quelle fotocamere non solo si percepisce nelle dimensioni, ma nella pulizia delle linee che né la morbida impugnatura frontale né i dial posteriori rompono in nessun momento. Particolarmente strano il comando di controllo posteriore, che scommette su una disposizione verticale che, in realtà, risulta molto comoda quando si impostano i parametri con il dito pollice.


© Álvaro Méndez, QSBD.COM


© Álvaro Méndez, QSBD.COM

La E-P1 vicino ad una veterana Olympus Pen EE2

L’uso del metallo nella costruzione del corpo si traduce in un peso considerevole che, sebbene sia piacevole tra le mani, alcuni potenziali utenti di questa fotocamera -dopo un rapido e improvvisato studio di mercato- sembrano non accoglierlo con grande entusiasmo.

Per quanto riguarda le dimensioni, basta dare un’occhiata alle foto dove si confronta alla Sigma DP2 e alla Lumix DSC-GH1 della Panasonic per farsi un’idea delle sue dimensioni. È piccola, indubbiamente. La più piccola delle fotocamere con ottiche intercambiabili del momento, per essere più esatti.


© Álvaro Méndez, QSBD.COM


© Álvaro Méndez, QSBD.COM

La E-P1 è un po’ più piccola della Panasonic Lumix DMC-GH1, ma più grande della Sigma DP2.

Ma è anche certo che non è né molto più piccola né leggera della Olympus E-450, per esempio. Gli obiettivi, cioè, segnano distanze in maniera più chiara con quelli impiegati dalle SLR convenzionali.

Senza mirino

Chiarito questo punto -essenziale, prendendo in considerazione che le dimensioni sono uno dei punti forti delle fotocamere Micro Quattro Terzi rispetto alle reflex-, la E-P1 ha dovuto pagare un piccolo conto per mantenere entro certi limiti le dimensioni del suo corpo. Come già era previsto, la fotocamera arriva sprovvista di flash integrato. Invece, il display LCD da 3 pollici -la cui eccellente visibilità decade solo un po’ a pieno sole- è l’unico mirino disponibile al momento di inquadrare.

Olympus E-P1
© Álvaro Méndez, QSBD.COM


© Álvaro Méndez, QSBD.COM

In attesa di potere provare il mirino opzionale V-F1, la verità è che abbiamo sentito molto di più la mancanza di questo accessorio anziché il flash della fotocamera. Dipenderà -logicamente- dalle manie di ciascun utente e dall’uso che questo dà al flash, ma dopo avere trascorso un paio di giorni giocando con la E-P1, il design e il maneggio che propone questa fotocamera trasformano il mirino in un dettaglio che le manca per renderla completa. E un mirino elettronico come quello della Ricoh GX200? Potrebbe essere una buona soluzione per modelli futuri, anche se arrivati a questo punto, la cosa giusta sarebbe esigere una qualità all’altezza del mirino della G1 della Panasonic.

Baionetta Micro Quattro Terzi

La giovane baionetta Micro Quattro Terzi della E-P1 arriva accompagnata dalle due prime ottiche della Olympus per questo sistema: uno zoom standard M.Zuiko 14-42 mm f3.5-5.6 e un interessante 17 mm f2.8 che, sfortunatamente, non abbiamo ancora potuto provare.

M.Zuiko 14-42 mm f3.5-5.6
© Álvaro Méndez, QSBD.COM

Piccolo e compatto grazie ad un sistema che mantiene rientrato l’obiettivo quando non si utilizza, guardando i primi risultati lo zoom mostra un comportamento conforme a quanto bisogna sperare in questo tipo di ottiche standard.

Olympus E-P1
© Álvaro Méndez, QSBD.COM


© Álvaro Méndez, QSBD.COM

La distorsione e le aberrazioni sono abbastanza ben controllate ma sia la perdita di nitidezza negli angoli che certa morbidezza generale nelle immagini ricordano che stiamo alla base del sistema.

In mancanza del citato 17 millimetri, abbiamo approfittato dell’occasione per sperimentare con alcune ottiche Micro Quattro Terzi della Panasonic.

È il caso del Lumix Lumix G 7-14 mm f4 (la combinazione offre risultati spettacolari) e il Lumix G 14-140 millimetri , uno zoom polivalente che, sebbene pensato per la registrazione di video con la GH1 della Panasonic, permetterà anche agli impazienti di sfruttare focali più lunghe fino a quando la Olympus aumenti la sua gamma di ottiche Micro Quattro Terzi.


© Álvaro Méndez, QSBD.COM

La E-P1 con il Panasonic Lumix G 7-14 mm f4

Giocando con la baionetta, non abbiamo neppure esitato a chiedere aiuto all’adattatore DMW-MA1 della Panasonic, che ci ha permesso di collocare obiettivi Quattro Terzi nella E-P1.


© Álvaro Méndez, QSBD.COM


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Grazie all’adattatore DMW-MA1 è possibile usare obiettivi Quattro Terzi con la E-P1, come questo Zuiko 50-200 mm f2.8-3.5..

Senza fare caso per adesso ai dubbi che esibisce la messa a fuoco automatica a contrasto (si tratta di un corpo di pre-produzione in cui, precisamente, la messa a fuoco deve essere migliorata, ci ricordano dalla Olympus), l’esperimento vale la pena soltanto per vedere una combinazione quanto meno singolare: la E-P1 con il Zuiko 50-200 mm f2.8-3.5.

Sensore a vista

Come già succedeva con la citata G1, anche in questo caso il sensore è a vista quando cambiamo l’ottica, dato che -ricordiamolo- qui non c’è specchio reflex e l’otturatore resta aperto per alimentare la previsualizzazione Live View.

Lasciando da parte il timore delle macchie sul sensore -dopo vari cambiamenti di ottiche non abbiamo scoperto problemi in questo senso- o della fragilità di questo, il fatto che l’otturatore resti sempre aperto obbliga le tendine a realizzare due movimenti in ogni scatto.

Olympus E-P1
© Álvaro Méndez, QSBD.COM


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Probabilmente per quello il suono della E-P1 è meno silenzioso di quanto ci aspettavamo (e speravamo).

L’otturazione, a proposito, raggiunge un ritmo di 3 fotogrammi al secondo, con un massimo di 15 riprese consecutive -almeno con il modello provato- sia in JPEG sia in formato RAW.

Stabilizzatore nel corpo

Senza lasciare ancora staccate le ottiche, una delle prestazioni che meritano di essere evidenziate è lo stabilizzatore meccanico integrato nel corpo. L’esperienza della E-620, una SLR abbastanza piccola e stabilizzata, ha già lasciato chiaro che era possibile rendere compatibile un corpo ridotto con questo meccanismo. Alla sua efficacia ancora bisogna mettere le obbligatorie virgolette che richiede qualsiasi modello non definitivo, ma in vista dei primi risultati, sembra collocarsi intorno ai tre incrementi di diaframma.

Olympus E-P1
© Álvaro Méndez, QSBD.COM


© Álvaro Méndez, QSBD.COM

In qualsiasi caso, non bisogna neanche dimenticare che le sue ridotte dimensioni, la buona tenuta e l’assenza di specchio sono i punti forti quando si scatta a fiuto senza problemi di trepidazione.

Con tre modi di funzionamento, lo stabilizzatore include anche un’impostazione che permette di indicare l’ottica impiegata. Un dettaglio che ci fa pensare che questo meccanismo sarà anche valido con qualsiasi obiettivo che accoppieremo alla fotocamera mediante il corrispondente adattatore.

Maneggio per qualsiasi tipo di pubblico

Anche se a prima vista potrebbe sembrare che la E-P1 si rivolga a un tipo di pubblico abbastanza specializzato, la Olympus non vuole neppure rinunciare ad attrarre -come a suo tempo fecero le Pen- un numero di fotografi molto più ampio: colui che cerca la qualità di una SLR, ma senza complicazioni.

Olympus E-P1
© Álvaro Méndez, QSBD.COM


© Álvaro Méndez, QSBD.COM

Forse per quello, la nuova fotocamera combina con abbastanza abilità i menu propri delle SLR della marca con un menu laterale nel display che ricorda di più le compatte. Il maneggio, con il dial posteriore e la ghiera per il pollice come principali nuclei, c’è sembrato abbastanza semplice e abbastanza intuitivo.

Olympus E-P1
© Álvaro Méndez, QSBD.COM


© Álvaro Méndez, QSBD.COM

Quello che è più importante: è capace di adattarsi ad una gamma di utenti molto vasta, da coloro che cercano accessi diretti (numerosi e finiti nella E-P1 con un pulsante di funzione personalizzabile) o velocità nel controllo manuale, persino coloro che utilizzerebbero il modo i-Auto per dimenticarsi di tutto.

Un CMOS familiare

Sebbene non è possibile aspettarsi molte sorprese da un CMOS che, guardando il catalogo della Olympus e della Panasonic, risulta già abbastanza familiare, bisognerà vedere come va la relazione con le nuove ottiche Micro Quattro Terzi e come si risolve la piccola distanza tra questo sensore e l’obiettivo.

Olympus E-P1
© Álvaro Méndez, QSBD.COM


© Álvaro Méndez, QSBD.COM

Probabilmente uno dei dati che sorprenderà di più sarà scoprire che la E-P1 osa con nientemeno che un’impostazione calibrata fino a 6400 ISO.

In qualsiasi caso, e come abbiamo potuto verificare, la E-P1 risponde molto bene fino ai 1600 ISO, sempre che le condizioni di luce non siano critiche. Malgrado il rumore inizi a farsi notare nelle ombre già a 400 ISO, soltanto a partire da questo punto risulta fastidioso e il rango dinamico si deteriora con le luci alte.

Olympus E-P1
© Álvaro Méndez, QSBD.COM

Perchè allora un valore così elevato? Può essere interessante, per esempio, per le foto in bianco e nero nelle quali la struttura del rumore è meno fastidiosa, o soprattutto combinato con alcuni dei sei filtri artistici che questa E-P1 incorpora.

Video con controllo manuale

Insieme al nuovo processore True Pic V arriva anche la registrazione video alle fotocamere con ottiche intercambiabili della Olympus.

La E-P1 è capace di registrare -con un massimo di 5 minuti per file- sequenze 1280 x 720 pixel a 30 fotogrammi al secondo. Per quello ricorre al codec MJPEG e all’AVI come formato di uscita. Ha anche un connettore HDMI, e in mancanza di entrata per microfoni esterni i dati ufficiali assicurano che il sistema di audio PCM offrirà eccellenti risultati in questo terreno.

Olympus E-P1
© Álvaro Méndez, QSBD.COM


© Álvaro Méndez, QSBD.COM

Per quanto abbiamo potuto verificare finora -insistiamo sul fatto che si tratta di osservazioni preliminari basate su un modello di pre-produzione-, il risultato ricorda di più quanto visto nella Nikon D90 che nella Panasonic GH1 o nella EOS 5D Mark II della Canon. E non tanto per una questione di dimensioni di quadro, ma per ricorrere a un formato meno fluido in cui la compressione si fa notare molto di più.

In attesa di potere confermare queste impressioni, restiamo con tre dettagli molto interessanti. Il primo è l’abbandono delle schede xD-Picture Card, sostituite adesso dalle SD Card e SDHC, capaci di sopportare la registrazione di video ad alta definizione.

Olympus E-P1
© Álvaro Méndez, QSBD.COM

Invece, c’è piaciuto molto scoprire che, a differenza della maggioranza dei modelli che registrano video, la E-P1 offre un modo di controllo manuale che permette di impostare il diaframma durante la regitrazione.

Olympus E-P1
© Álvaro Méndez, QSBD.COM


© Álvaro Méndez, QSBD.COM

I meno esperti sull’argomento del video o che non vogliono passare dal computer accoglieranno anche con entusiasmo la possibilità di applicare i già citati filtri creativi alle sequenze video per ottenere -direttamente dalla fotocamera- risultati molto vistosi.

Una scommessa straordinaria

Con molte domande sul rendimento ancora nell’aria la verità è che questo primo incontro con la E-P1 ci ha permesso di confermare che la E-P1 è, in effetti, quello che molti si aspettavano da quella.

Sia se ci avviciniamo dal lato delle prestazioni (12 megapixel, stabilizzatore integrato, registrazione video...) che dal punto di vista del design (semplicemente raffinato) fa più del dovuto.

Olympus E-P1
© Álvaro Méndez, QSBD.COM


© Álvaro Méndez, QSBD.COM

Come di solito succede, le alte quote di entusiasmo obbligano ad essere più esigenti -il suono dell’otturazione, la mancanza del mirino o l’assenza di una versione in nero- che molti considereranno minori.

Così quelli che possono sopravvivere con le solite limitazioni del sistema Quattro Terzi in questioni come la sensibilità o il rango dinamico -cioè la grande maggioranza degli utenti- probabilmente accettano questa E-P1 come l’attesissima fotocamera compatta con ottiche intercambiabili di cui si è parlato tanto.

Olympus E-P1
© Álvaro Méndez, QSBD.COM

La moderazione nel prezzo e una buona gamma di ottiche intercambiabili dovrebbero essere i seguenti passi della Olympus per permettere che la fotocamera si stabilisca con successo nelle vetrine.

Bisognerà vedere anche se sono soltanto gli utenti esperti quelli che la ricevono con le braccia aperte o, come desidera la Olympus, tutti quelli che cercano una via di mezzo tra le compatte e le reflex.

Non c’è nessun dubbio che la E-P1 sia una delle scommesse più straordinarie viste nel mercato fotografico negli ultimi tempi. Una fotocamera e un sistema che, segni o no il futuro di quello che saranno i modelli di ottiche intercambiabili, riporta la Olympus alla prima divisione per quanto riguarda l’innovazione.


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