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LA PRIMA DIGITALE CON DUE OBIETTIVIvenerdì 3 febbraio 2006 più informazioni notizie correlate ultime notizie Kodak EasyShare V570: primo contatto e fotoPerché usare solo un'ottica? Quella è la sfida che la Kodak pone con la sua nuova EasyShare V570, una compatta che va oltre i giochi di marketing che riempiono i titoli e conta su un sostanziale incentivo di innovazione tecnologica. Quella che è la prima fotocamera digitale con doppia ottica arriva dotata di un angolare -attenzione- di 23 millimetri e disposta a non lasciare indifferente nessuno. QSBD.COM ha potuto verificare in prima persona il funzionamento di un modello di rottura.Iker Morán.-
Una focale fissa di 23 millimetri con una luminosità di f2.8 è, indubbiamente, un argomento seducente e più che sufficiente che permette di collocare la Kodak EasyShare V570 nel punto di mira di molti utenti. Invece, è il peculiare sistema impiegato per ottenere queste brillanti caratteristiche ottiche l’autentico protagonista di questo nuovo modello.
Nonostante sia -al giorno di oggi- la fotocamera con l’angolare più potente dell’attuale catalogo digitale, la V570 possibilmente non è ricordata per questa caratteristica, ma per essere stata la prima fotocamera digitale con due ottiche: il già citato angolare fisso di 23 millimetri e uno zoom ottico da 3 ingrandimenti, le cui focali equivalgono a 39-117 millimetri. La prima "biottica" "Sistema di doppia ottica Kodak Retina" è stato il pomposo nome scelto dalla compagnia per battezzare questa nuova tecnologia che ha inaugurato la V570. Il ragionamento che spiega il suo impiego al posto di un meccanismo di zoom tradizionale montato su un solo obiettivo è sufficientemente chiaro e decisivo: un’ottica da 5 ingrandimenti con queste focali sarebbe molto più complessa e troppo grande per incorporarla in un corpo così compatto come quello di questo modello.
Il suo costo, probabilmente, avrà anche aumentato considerevolmente il prezzo finale di una fotocamera le cui prestazioni generali -non lo dimentichiamo- la collocano a un livello simile a quello delle sue compagne di gamma. Questa caratteristica diventa così il tratto distintivo della V570, sia dal punto di vista delle sue specifiche tecniche sia per quanto riguarda il design.
Discreta, allungata e compatta, la V570 acquista una certa aria classica -o strana, almeno- quando si mette in moto e si fa scivolare il suo coperchio frontale metallico.
Dietro a quello si nascondono i due obiettivi in perfetto parallelismo verticale: l’angolare nella parte superiore, esattamente sotto l’ottica da 3 ingrandimenti. Entrambi gli obiettivi si mantengono in ogni momento dentro il corpo della fotocamera grazie ad un meccanismo di lenti orizzontali che, come si mostra nel grafico, deviano 90 gradi di luce incidente e la conducono verso il suo rispettivo sensore di immagine:
Differenza tra focali In base ai dati forniti dalla Kodak, questa dualità ottica risulta in alcune focali equivalenti a un obiettivo tradizionale la cui estensione era di 5 ingrandimenti. Anche se, certamente, il rango da 23 a 117 millimetri coincide con questi dati, con la fotocamera tra le mani si chiariscono alcuni dubbi che conviene sottolineare.
Effettivamente, il rango di focali non si mostra continuo nella transizione di un’ottica ad un’altra. Anche se l’angolare di 23 millimetri arriva accompagnato da uno zoom digitale che entra in funzione fino ai 39 millimetri, la piccola distanza tra una e l’altra ottica fa sì che il punto di vista vari leggermente e che la differenza sia perfettamente percettibile attraverso l’immagine del display. Un effetto che potremmo comparare al conosciuto errore di parallasse.
Per evitare qualsiasi tipo di confusione, un grafico mostra la focale con la quale si sta lavorando. In giallo appaiono i valori reali dell’ottica, mentre i punti appartenenti allo zoom digitale -tra 23 e 39 millimetri, e a partire da 117 millimetri- si mostrano in colore rosso. Inoltre, una piccola indicazione grafica mostra anche il momento in cui si passa da un obiettivo a un altro. Due sensori Meno conosciuto e evidente è il fatto che la V570 equipaggia due sensori CCD. Anche se l’informazione disponibile è ancora scarsa, sembra che ogni obiettivo si riferisca a uno di questi due sensori, che funzionano alternativamente a seconda dell’ottica che si sta impiegando.
Un punto di particolare importanza sarebbe, per tanto, verificare la calibrazione esistente tra entrambi i captori, in modo tale che il risultato generale dell’immagine ottenuta con uno o con un altro sensore sia identico.
In questo senso, in alcune riprese certamente abbiamo potuto notare qualche piccola differenza -sono un po’ più qualità le immagini realizzate con l’obiettivo angolare- che potrebbe bene essere riferite al sensore di bilanciamento del bianco automatico che impiega ognuno dei sensori. Potrebbe anche trattarsi, invece, di un effetto relazionato all’uso di uno zoom digitale come collegamento tra entrambe le focali. Distorsioni corrette Allo stesso modo, bisogna evidenziare l’eccellente correzione della distorsione ottica realizzata nell’obiettivo grandangolare. Nonostante nelle immagini scattate con una focale da 23 millimetri si apprezzi un certo effetto a barile, questo si mantiene entro alcuni margini piuttosto tollerabili.
Il comportamento dell’ottica per quanto riguarda la vignettatura sembra mostrarsi impeccabile, anche se certe aberrazioni cromatiche appaiono con più frequenza di quella desiderata quando il contrasto della scena è molto pronunciato. Continuando con le ottiche -il tema stella, indubbiamente-, la V570 dispone di un’interessante opzione che si serve di quei 23 millimetri per comporre una panoramica da 180 gradi a partire da tre scatti.
Per quello basta accedere al menu di scene (23 programmate e una personalizzabile) e selezionare il modo panoramico. Una volta scattate le tre immagini -da sinistra a destra o viceversa- la stessa fotocamera si preoccupa di unirle, ottenendo dei risultati realmente spettacolari.
Rispetto alla qualità delle immagini, un primo avvicinamento ai risultati serve per constatare che la V570 condivide alcuni dei limiti delle sue compagne della gamma EasyShare V per quanto riguarda la nitidezza e il rumore a partire da 200 ISO. Maneggio basico Anche se l’esclusività della doppia ottica potrebbe far pensare il contrario, la V570 è una fotocamera molto semplice, con funzionamento puramente automatico e senza nessuna aspirazione professionale. Al di là di quei 23 millimetri, è chiaro.
La distribuzione dei comandi risponde a questi criteri e conserva i concetti essenziali che offrono le sue compagne di gamma. La parte superiore ospita i pulsanti di accensione, accesso a scene, registrazione video, e album fotografico, mentre il resto dei controlli si organizzano nella zona posteriore, attorno a un display da 2,5 pollici.
Precisamente per quella vocazione di semplicità, esigere più accessi diretti per controllare le dimensioni di immagine, la sensibilità o il bilanciamento del bianco è inopportuno in una fotocamera come questa. In qualsiasi caso, che dubbio c’è che tutte queste funzioni sarebbero di grande aiuto.
Intanto, e in mancanza di un’analisi più esaustiva, certamente ci troviamo con alcuni dettagli che forse avrebbero meritato maggiore attenzione. Il semplice e apparentemente fragile coperchio di plastica che ha il compito di proteggere il compartimento per schede SD Card nel laterale del corpo è uno degli esempi più evidenti.
Il comando basculante che si occupa della selezione di focali richiama anche poderosamente l’attenzione per le sue ridotte dimensioni. Anche se la sua maneggevolezza è buona, dato che le ottiche sono precisamente il migliore argomento, si sarebbe gradito che il suo controllo avesse ricevuto un maggiore protagonismo nel quadro dei comandi.
Dettagli a parte, le buone idee e l’innovazione sono sempre accolte con entusiasmo in un settore che non è precisamente pieno di questo tipo di scommesse. La doppia ottica della V570, in questo senso, è una novità. Il tempo e il mercato diranno se si tratta di una rarità o del primo passo di un nuovo cammino. |
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