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mercoledì 11 gennaio 2006 ultime notizie Il CEO della Kodak mostra la sua delusione sull'evoluzione del mercato fotografico digitalePresidente e CEO -direttore esecutivo- della Kodak, Antonio M. Perez si mostra ottimista sul futuro della compagnia che dirige. Invece, non nasconde un certo sconforto per la lentezza di un settore che si è limitato a sostituire i rullini con i sensori digitali. Molte fotocamere sono dinosauri, dice Perez, le cui opinioni hanno raccolto il Newsweek e The New York Times in due recenti intervisteRedazione.- Sono giorni di molta attività per la Kodak. La recente celebrazione del salone CES a Las Vegas e l’arrivo della prima fotocamera digitale di doppia ottica, la Kodak EasyShare V570, coincide con il decimo anniversario della presentazione della Kodak Digital Science 50, la prima digitale della compagnia con un prezzo inferiore ai 1.000 dollari.
Se fosse poco, la Kodak ha anche annunciato il cambio del suo logotipo, che si modernizza e sostituisce il caratteristico sfondo giallo con il bianco.
Coincidendo con questo amalgama di eventi, il quotidiano The New York Times e il settimanale Newsweek hanno pubblicato le proprie interviste con il presidente e direttore esecutivo della Kodak, Antonio M. Perez. Con un discorso molto simile in entrambi i mezzi di informazione, il responsabile della compagnia offre la sua sorprendente ma deludente opinione sull’industria fotografica. Nonostante si mostri speranzoso sul futuro e sui progetti della compagnia che lui dirige, non nasconde una certa delusione per il settore: "Tutti parlano delle possibilità della fotografia digitale, ma ancora nessuno ne ha approfittato completamente", asserisce. Nuova architettura "La maggior parte delle fotocamere digitali sono dinosauri, che non si sviluppano così rapidamente come l’ecosistema a cui appartengono". Così decisivo si mostra Perez parlando del molto che, a suo parere, resta da fare. Perché una fotocamera non può inviare direttamente un’immagine, o correggere gli occhi rossi o chiusi in una fotografia?, si domanda. Secondo lui, le compagnie si sono limitate a sostituire la pellicola chimica di sali d’argento con il silicio dei sensori digitali, ma mantenendo lo schema tradizionale: una lente, un otturatore, un flash… Perez si mostra chiaro in questo senso: l’architettura impiegata per la pellicola non è valida per il terreno digitale. A partire da questa idea, le riflessioni corporative in riferimento alla EasyShare V570 -perché usare soltanto una lente?, si domanda- arrivano accompagnate da quelle che potrebbero essere predizioni o anticipazioni di quanto sarebbe possibile sperare dalla Kodak. Così, per esempio, discute l’utilità del flash nelle fotocamere digitali: "Perché usare il flash? Con la pellicola era necessario, ma ormai non c’è bisogno se i sensori possono catturare luce di minore intensità dell’occhio umano." Futuro della Kodak Rispetto alla situazione economica della Kodak -stressata dagli azionisti, come si deduce dalle domande realizzate a Perez-, il presidente della firma si attiene al piano di ristrutturazione presentato nel 2003 e che contemplava un periodo di transizione di quattro anni. Ottimista in questo senso, Perez assicura che quando si pubblicano i dati economici del 2005 gli analisti economici si renderanno conto dei buoni risultati che sta avendo questo piano di riassestamento.
Invece, assicura che l’ADN della Kodak gira intorno all’industria dell’immagine digitale. Per quello -secondo le sue dichiarazioni- la Kodak resterà soltanto in quelle categorie dove può avere il primo o il secondo posto del mercato. Nonostante ciò, il responsabile della compagnia di Rochester dichiara che "finché ci sono gli acquirenti, venderemo sempre pellicola". Il futuro, evidentemente, va per altre rotte. Così, Antonio M. Perez evidenzia il recente accordo per cui i CMOS della Kodak si implementerebbero nei telefoni cellulari della Motorola. Più informazioni su questa notizia:
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