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MITO PRIMA DI NASCERE

venerdì 22 settembre 2006

Leica M8: prime impressioni

Toccata da quella bacchetta magica capace di trasformare una fotocamera in un mito, la Leica M8, la prima M digitale, ha concluso la sua lunga traversata per il deserto e è già pronta per il debutto. Gli esagerati prezzi -o le scarse vendite previste-, lontani dallo sminuire l'importanza a un modello come questo, alimentano la leggenda e creano ancora più aspettative. Può darsi che non sia razionale, ma stiamo parlando della Leica.

Iker Morán / Ivan Sánchez.- Con precisione tedesca, la Leica ha compiuto il calendario promesso. Nel 2004, la firma assicurava a Colonia che per la prossima edizione di Photokina avrebbe già avuto un modello della mitica serie M. Ed è stato così con la messa in scena della nuova M8.

Anche se dopo avere aspettato due anni qualche altro giorno non comporta un’ecatombe, QSBD.COM ha approfittato della sua visita al festival internazionale di fotoreporter Visa pour l’Image, nella francese Perpignan, per conoscere qualche dettaglio sulla M8 e annotare le prime impressioni che produce tra le mani questa telemetrica digitale.

 © Ivan Sánchez, QSBD.COM
Tra croissant e caffé, la M8 si fece vedere e toccare circa dieci giorni fa a Perpignan, prima della sua presentazione ufficiale.

Fino a lì si era spostata anche una delegazione della Leica. Pensata per il reportage fotografico -e per il collezionista più previdente- la M8 ha in una competizione fotogiornalistica il terreno fertile ideale per far vedere le prime impressioni.

Leica M8
 © Ivan Sánchez, QSBD.COM

Anche se, indubbiamente, esibire la fotocamera prima della sua presentazione è un’originale idea, prendendo in considerazione la quantità di fughe di notizie, fotografie e anche video della fotocamera che circolano in queste ultime settimane sui diversi forum di Internet prima della data ufficiale di presentazione, forse sarebbe da gradire un po’ più di discrezione -o un po’ meno ingenuità.

A sua immagine e somiglianza

Lo scopo -ci spiegano dalla Leica- era modellare una M digitale che fosse il più simile possibile alle Leica M6 TTL o M7 a pellicola. In vista del risultato, e con la M8 in una mano e una M6 nell’altra, sembra che la meta si sia raggiunta. In effetti, la M8 copia quasi le dimensioni e il peso delle sue predecessore a pellicola.

Leica M6 TTL

Leica M7

Infatti, la stessa denominazione scelta per il battesimo è sufficientemente significativa. Oltre a chiarire la sua scommessa sulla continuità per quanto riguarda design e stile, forse bisognerebbe dedurre che le M a pellicola arrivano qui al punto di inflessione che segna il loro finale.

Leica M8


La M8 si regge su una struttura di magnesio.

Evidentemente, ci sono cambiamenti fisici: dal display posteriore della fotocamera, fino alla logica assenza della leva di avanzamento, dato che l’otturatore si ricarica automaticamente. Cioè, si evitano le acrobazie realizzate dalla R-D1 -la prima telemetrica digitale- per dare un aspetto classico alla fotocamera.


L’otturatore metallico della M8 si lascia sentire al momento di scattare.

Parlando dell’otturatore, la presenza di un nuovo meccanismo metallico che prende il posto dei classici otturatori a tendina è uno dei cambiamenti che più si lasciano notare nella nuova M8. Il suono della fotocamera -almeno le prime volte che si ascolta- suona più forte e contundente che nei modelli anteriori. Un dettaglio che gli utenti delle discrete M potrebbero osservare con sfiducia.

Leica M8

Invece, si è cercato di ottenere un rumore il più "piano" possibile, una specie di suono che suona più come avanzamento e che segna distanze rispetto ai meccanismi che impiegano le fotocamere reflex. Ricordiamolo, qui non c’è nessuno specchio che si interponga nel cammino della luce verso il sensore.

CCD firmato dalla Kodak

I responsabili della firma ci confermano anche qualcosa che molti già davano come scontato da tempo: il CCD da 10 megapixel che ospita la M8 nel suo interno è uscito dalle fabbriche della Kodak.

Invece, sembra che non sia stato un processo semplice adattare la tecnologia digitale alla peculiare idiosincrasia delle Leica M. Alcune complicazioni che potrebbero spiegare perchè la Leica ha tardato a decidersi a fare il salto definitivo al mondo dei pixel e il prolungato tempo di sviluppo che sembra essere stato necessario per questa fotocamera.

Come semplice riassunto, il problema principale sta -ci spiegano- nel fatto che mantenendo il design tradizionale di questo tipo di fotocamere, il captore resta situato troppo vicino all’obiettivo. Come conseguenza, l’incidenza della luce non era perpendicolare negli estremi del CCD, dai quali potrebbero derivare numerosi problemi.


Il sensore incorporato nella nuova Leica porta la firma della Kodak.

La soluzione sembra essere quella di impiegare un sensore che non sia full-frame (pieno formato) e che si collochi a metà strada tra questo e i captori APS. In concreto, il fattore di moltiplicazione della M8 è di 1,33x. Una cifra che non sembra essere casuale, quindi permette di moltiplicare la focale dei classici obiettivi della Leica per trasformarli nel modello immediatamente superiore del catalogo.

Oltre a questo adeguamento delle dimensioni e all’eliminazione del filtro Low Pass -si serve al massimo della risoluzione del captore, eliminando il moire durante lo sviluppo- un’altra astuzia consiste nel modificare la disposizione delle microlenti nei fotodiodi dei bordi del sensore.


Disposizione delle microlenti nel sensore della M8, secondo un grafico fornito dalla Leica.

Come si apprezza nel grafico superiore, la disposizione di microlenti che abitualmente si collocano sopra ogni fotodiodo varia leggermente nell’allontanarsi dalla parte centrale del sensore, spostandosi lateralmente. In questo modo, è possibile dirigere nuovamente l’incidenza della luce per ottenere che la sua entrata sia il più perpendicolare possibile, e ridurre così -assicura la Leica- la vignettatura che si potrebbe creare.


I nuovi caratteri numerici nelle ottiche della Leica è fondamentale per garantire la sua piena integrazione con la M8.

La correzione mediante software si occuperebbe di terminare il compito. Perciò l’importanza del nuovo sistema di caratteri numerici proposto dalla Leica per i suoi obiettivi con montatura M. Mediante questo sistema sarà possibile che la fotocamera riconosca la focale, eccetto l’informazione nei dati EXIF del file e li prende in considerazione al momento di elaborarli.

Mirino telemetrico

A proposito, la messa a fuoco sta nella bravura del fotografo al momento di cavarsela con il mirino telemetrico e con il sistema di immagine suddivisa. Il mirino della M8 ha un ingrandimento di 0,68x, e possiede le guide di inquadratura per le focali di 25 e 35 millimetri, 50 e 75 millimetri, e 28 e 90 millimetri.

Nella parte inferiore, un semplice indicatore di quattro cifre e sei simboli concentra tutta l’informazione disponibile. Se nel caso di una SLR digitale fosse imperdonabile questa scarsità di dati, qui torna a predominare il rispetto del design tradizionale.

Leica M8

Oltre a conoscere i dati della ripresa, il buffer o lo stato del flash, alcune frecce si occupano di indicare se l’esposizione è corretta o sta sopra o sotto la misurazione del fotometro.

Una misurazione che, a proposito, ricorre a un sistema molto simile al TTL -anche se aggiunge un nuovo modo di flash MTTL- impiegato dai modelli precedenti alla pellicola, ma in questo caso sostituisce il caratteristico cerchio bianco delle tendine dell’otturatore con una frangia orizzontale.

Base smontabile

Se la semplicità di maneggio, almeno per quelli che sono abituati al sistema, ha caratterizzato sempre queste fotocamere, la M8 non poteva essere da meno. Nella zona superiore, una grande ghiera di velocità si trasforma in uno dei punti nevralgici del maneggio.

Con valori da 4 fino a 1/8000 secondi -oltre a una posizione B e un’altra automatica-, tale dial è di giro libero. Cioè, non bisogna fare il giro intero per passare dalla velocità più rapida a quella più lenta. Al suo lato riposa lo scatto, circondato dall’interruttore principale, che permette anche di selezionare il modo di scatto semplice o continuo.

Leica M8

Nel secondo caso, la M8 è capace di scattare 2 immagini al secondo -ritmo sufficiente per questo tipo di fotocamere-, con un massimo di 10 fotografie consecutive.

Leica M8

La parte posteriore si mostra anche estremamente libera di pulsanti, con un display di 2,5 pollici e 230.000 pixel, accompagnata da una dozzina di comandi e un semplice dial a quattro frecce. Anche se senza tempo sufficiente per perdersi nei menu, la M8 si mostra anche in questo campo abbastanza maneggevole, con numerose opzioni di personalizzazione che potrebbero supplire la mancanza di accessi diretti.

Leica M8

La base della fotocamera nasconde -letteralmente- lo spazio dedicato alla scheda SD Card e alla batteria, che è capace -ci assicurano- di resistere fino a 600 scatti con una sola ricarica.

In una concessione al classicismo leggermente surrealista, per accedere a questa zona è necessario smontare la base della fotocamera, azionando il sistema di apertura situato in uno dei laterali, come succederebbe al momento di caricare la pellicola nei precedenti modelli.

Le M già sono digitali

Intanto, i fortunati proprietari di qualche ottica con montatura Leica M già dispongono (con permesso della Epson RD-1) dell’opzione più purista per lasciare da parte le diapositive e lo scanner. Almeno, coloro che impiegano ottiche firmate dalla stessa Leica, perché i suoi portavoce non osano confermare o smentire la compatibilità con gli obiettivi Voigtländer per questa montatura.

Leica M8
 © Ivan Sánchez, QSBD.COM

Se ne è valsa la pena aspettare oppure no ce lo diranno più le sensazioni dei fedeli utenti al sistema che qualsiasi meticolosa analisi tecnica. Il mondo della Leica si regge su norme proprie e non sembra che abbiano intenzione che il cambio dagli alogenuri ai pixel abbatta anche questo principio.



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