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AGENDA FOTOGRAFICAmercoledì 2 agosto 2006 ultime notizie Italia, Spagna e il neorealismo del dopoguerraIl museo MNAC di Barcellona ospita in questi giorni, in una delle sue sale, una prestigiosa esposizione collettiva di alcuni fotografi italiani e spagnoli del neorealismo. Lungi dall'essere un confronto della fotografia dei due paesi degli anni 40, 50 e 60, la mostra espone una visione del passaggio, dei personaggi, dalla vita rurale a quella urbana. Oggi, queste fotografie sono un documento di innegabile valore.Barcellona. Ivan Sánchez.- "Miradas Paralelas" (Sguardi a Confronto) riunisce fotografie di autori spagnoli e italiani di grande rilievo come Carlos Saura, Francesc Català-Roca, Eugeni Forcano o Joan Colom e come Franco Pinna, Nino Migliori o Enrico Pasquali, tra gli altri. Il risultato è una esposizione di 240 fotografie realizzate da fotografi, 27 spagnoli e 19 italiani, che può essere visitata nel Museo Nazionale dell'Arte di Catalunya (MNAC), a Barcellona, fino al 3 settembre.
Anche se l'Italia e la Spagna hanno vissuto due realtà politiche molto differenti, le decadi centrali del XX secolo ebbero, in entrambi i paesi, due realtà sociali molto simili. Questa esposizione evidenzia come un movimento di enorme rilievo in Italia, come il neorealismo, ebbe una certa analogia con la Spagna franchista.
Ciò che rende questo confronto unico, al di là delle insegne e dei paesaggi urbani riconoscibili, è che qualsiasi immagine può essere estrapolata da entrambi i paesi: ritratti di famiglie, contadini, scuole, riti religiosi e molteplici scene urbane. Prende forma in questo modo la convinzione che il realismo fosse un modo attraverso cui documentare una realtà sociale degradata. Il neorealismo "Il neorealismo non è altro che un'idea, un punto di vista, un'attitudine morale". Questa defizione di Cesare Zavattini spiegava con chiarezza che il neorealismo è stato più un mezzo per documentare una realtà sociale -utilizzando principalmente il cinema e la fotografia- che una corrente artistica.
Il neorealismo si sviluppò tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e l'inizio dell'industrializzazione. Dalla campagna alla città attraverso 240 fotografie L'esposizione non vuole essere una collezione di immagini dei migliori fotografi dell'epoca, ma un percorso fotografico attraverso tre decenni. Ciò che più urgeva era mostrare attraverso queste fotografie la quotidianeità di una società, il lavoro, i bambini, i bar e i momenti di ozio…
Il filo conduttore della mostra ci porta dalla precarietà della vita rurale del dopoguerra all'inizio dell'industrializzazione delle zone urbane, passando attraverso l'inevitabile esodo migratorio della popolazione.
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