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LA PRIMA SLR DELLA PANASONIC, SEMPRE PIÙ VICINAmartedì 8 agosto 2006 più informazioni notizie correlate
interviste correlate ultime notizie Panasonic Lumix DMC-L1: primo contattoClassicismo fotografico e ultime tecnologie si danno la mano nella Lumix DMC-L1. La Panasonic ha scelto questa combinazione -con cui ha già giocato nella categoria di fotocamere compatte- per modellare il suo debutto nel mercato reflex. Se nella fiera PMA di Orlando QSBD.COM fu uno dei primi mezzi che ebbe tra le mani il prototipo di questa peculiare SLR digitale, è arrivato il momento di conoscerla un po' meglio con un modello di produzione quasi definitivo.Iker Morán.- Cinque mesi dopo il nostro primo incontro, rincontriamo una Lumix DMC-L1. Se quella volta l'appuntamento aveva luogo a Orlando, la prima reflex digitale della Panasonic si esibisce adesso in libertà per Barcellona in occasione del Lumix Seminar 2006, facendosi strada per il suo definitivo atterraggio nelle vetrine europee previsto a settembre.
Anche se, almeno esteticamente, non si apprezzano cambiamenti rispetto al prototipo iniziale mostrato nella fiera PMA, questo mezzo anno certamente è servito per stabilire gli ultimi dettagli e realizzare sia le specifiche tecniche come il prezzo finale di una fotocamera che, alla fine, si potrà acquistare per 2.000 euro insieme alla nuova ottica Leica 14-50 mm. Angoli retti La L1 è piena di allusioni all'utente più classico, proprio quello che si può sentire attratto non solo dalla qualità che è possibile aspettarsi dall'ottica che si include di serie con la fotocamera -ancora non è possibile scattare immagini finali da pubblicare con il modello analizzato, assemblato artigianalmente-, ma anche dalla firma della Leica nel frontale dell'obiettivo.
Il design, l'ergonomia e la distribuzione dei comandi della fotocamera è la prima cosa che salta agli occhi. Anche se in principio potrebbe sembrare che soltanto la situazione di alcuni controlli e il display fisso permettono di differenziare questa L1 dalla Olympus E-330, basta osservare entrambe le fotocamere accanto per rendersi conto che, oltre al sensore, la montatura Quattro Terzi o il sistema SSWF, hanno poco a che vedere l'una con l'altra.
Se la Olympus scommette sulle linee più curve, nel caso della L1 queste cedono il loro posto a degli angoli più duri, che ricordano le fotocamere telemetriche o a la veterana Lumix DMC-LC1 della Panasonic.
Anche se questo contundente design -l'imponente obiettivo ne è in grande misura responsabile- si trasforma in un peso considerevole, né l'ottica né il corpo separati sono particolarmente pesanti. Dettagli Come dicevamo, la prima Lumix con obiettivi intercambiabili arriva con quel tipo di dettagli che, oltre a piacere all'utente classico, suppongono anche un interessante apporto per il maneggio della fotocamera.
La ghiera di velocità, per esempio, o le leve per selezionare il modo di scatto a raffica o il tipo di misurazione risultano tremendamente pratiche. È anche una buona idea il flash integrato -di aspetto un po' debole rispetto al resto della montatura-, che si distingue in due posizioni e che, nella prima di quelle, permette di respingere la luce proiettata.
Continuando con l'elenco degli apporti interessanti, dopo ogni scatto il display mostra un dettaglio ingrandito della scena, per potere verificare all'istante se il fuoco è stato corretto. Anche se può darsi che a qualche utente gli risulti pesante questa prestazione, la sensazione che trasmette in un primo momento è che i dettagli nella L1 siano stati studiati con cura.
Certamente, la fotocamera dispone di quattro modi abituali di scatto (PASM), anche se per accedere a quelli si ricorre -sempre di più- a un certo classicismo. A partire dall'anello di diaframmi dell'ottica, se si seleziona il modo automatico, la fotocamera opera con priorità alla velocità. Invece, se l'operazione si realizza collocando la A nella ghiera di velocità, la priorità è nel diaframma. Logicamente, basterà scegliere questo modo in entrambi i controlli affinché l'esposizione si selezioni automaticamente.
Anche se tutta questa informazione e molta di più si mostra nel display della fotocamera, si gradirebbe che anche il mirino offrisse alcuni dati in più. La sensibilità della ripresa, il bilanciamento del bianco o la risoluzione e il tipo di formato sono aspetti che è sempre necessario controllare attraverso l'oculare reflex.
Tutti questi comandi -non bisognerebbe dimenticarsi della ghiera collocata in un laterale, all'altezza del pollice, o degli accessi diretti o dei due pulsanti di funzioni personalizzabili- configurano un'ergonomia che, in mancanza di un'analisi più dettagliata, sfiora l'impeccabile. Previsualizzazione nel display Tutto questo classicismo convive, stranamente, con uno dei progressi più sorprendenti nel settore delle SLR digitali e che la Olympus già inaugurò con la sua E-330. La previsualizzazione nel display, in effetti, convive nella L1 con un oculare reflex collocato nell'angolo sinistro della parte posteriore.
Il pulsante Live View si fa carico di attivare questa prestazione. A differenza di quanto succederebbe nella E-330 qui non esistono due modalità di previsualizzazione, dato che la Panasonic prescinde da quel secondo sensore che la Olympus ha collocato vicino al mirino. Una decisione che ha due conseguenze: da un lato, il mirino tradizionale registra una minore perdita di luce, per cui senza essere particolarmente luminoso, certamente sembra superare quello della E-330.
Invece, in questa modalità di previsualizzazione che mostra la scena che sta registrando il Live MOS, lo specchio deve essere sollevato e l'otturatore aperto. Quindi, per mettere a fuoco automaticamente la fotocamera ha bisogno di un po' più di tempo del comune -si deve mostrare il meccanismo che permette di mettere a fuoco automaticamente-, perdendo così parte della sua agilità e discrezione sonora.
L'opzione è, certamente, ricorrere alla messa a fuoco manuale. Per quello, la L1 conta su un aiuto di messa a fuoco che ingrandisce la zona selezionata dell'immagine affinché possa verificare con maggiore precisione la sua nitidezza. Stabilizzazione Quattro Terzi Con la L1 arriva, inoltre un interessantissimo contributo al sistema Quattro Terzi: la prima ottica stabilizzata con il conosciuto sistema Mega O.I.S. della Panasonic, firmata inoltre dalla Leica. Un obiettivo che, anche se in principio non si venderà separatamente, è totalmente compatibile con le reflex della Olympus nelle quali, unicamente il denominato modo di stabilizzazione 2 -che richiede una certa comunicazione con il processore che impiega la Panasonic- non sarà operativo.
Il debutto della Leica nell'ambito delle ottiche specifiche per reflex digitali arriva, per tanto, con questo D Vario Elmarit 14-50 mm f2.8-3.5 di eccellente aspetto e tatto. Oltre al già citato anello di diaframmi, dispone delle rispettive rondelle per lo zoom e della messa a fuoco, il cui maneggio è molto soave per tutto il percorso.
Insieme al modello non definitivo della L1 che abbiamo avuto tra le mani, detto obiettivo ha mostrato un buon comportamento al momento di mettere a fuoco, anche se in condizioni di luce molto complicate -una scena notturna o in spazi illuminati dalle candele- la velocità al momento di trovare un punto di messa a fuoco si è vista ridotta, anche con l'aiuto della luce ausiliare dell'autofocus.
Il suono dei meccanismi durante il processo, cioè, mantiene il contegno e l'eleganza che appartengono a un obiettivo di questa indole. Velocità e sensibilità La risposta del sensore Live MOS da 7,2 megapixel si potrebbe qualificare già conosciuta, prendendo in considerazione che questo stesso captore è quello che utilizza la E-330. Invece, e considerato che i modelli utilizzati durante la prova non sono di produzione definitiva, bisognerà aspettare un po' per verificare quello che il processore della Panasonic è capace di fare con il suo stesso sensore e se riesce ad arrivare con dignità a quei valori di 800 e 1600 ISO che appaiono sul menu.
Come spetta a una fotocamera della sua categoria, le immagini si possono registrare elaborate in formato JPEG o salvarle in formato RAW.
L'accesso a questa ultima opzione risulta diversa da quanto siamo abituati a vedere in altre reflex. Se lì il formato di solito appare integrato nei menu di dimensione o qualità di immagine, la Panasonic ha deciso di concedere al RAW un menu proprio in cui unicamente si può attivare o disattivare questa opzione. Per coloro che vanno a modificare questo parametro abitualmente, sarebbe raccomandabile attivare uno dei pulsanti configurabili dal pannello superiore della fotocamera a questa funzione.
Al momento di premere lo scatto -un po' piccolo e con un aspetto che forse stona con il resto dell'estetica del corpo e anche con il suono dell'otturatore che provoca-, la L1 si colloca nei margini abituali rispetto al ritmo di scatto, con alcune raffiche da 3 fotogrammi al secondo (2 in formato RAW) e un culmine fino a 6 immagini consecutive.
La L1 non è particolarmente rapida, ma neppure è questo un punto troppo rilevante in questa particolare categoria. Al contrario, curiosità come la "modalità a pellicola", con impostazioni a colori prefissati per riprodurre alcuni dei supporti chimici più ammirati dai fotografi, si aggiungono a questo elenco di allusioni e dettagli classici che siamo andati analizzando.
Vedremo se i modelli finali sono capaci di mantenere le aspettative suscitate quando ci sarà l'opportunità di scattare foto analizzabili e -ancora più importante- la reazione che provoca la L1 quando si affaccerà alle vetrine dopo la parentesi estiva. |
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