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LA PRIMA SLR DELLA PENTAX CON STABILIZZATORElunedì 3 luglio 2006 più informazioni notizie correlate ultime notizie Pentax K100D: primo contatto e fotoPrima ancora che la più recente reflex della Pentax, la K100D, si mostrasse nelle vetrine, QSBD.COM ha già avuto tra le mani un esemplare di quella che è la prima SLR della marca giapponese che incorpora uno stabilizzatore di immagine. Con poche peculiarità in più, la K100D si pone -con permesso della più umile K110D- come la prima di una nuova famiglia di reflex digitali della Pentax.Iker Morán.-
Sensore CCD di dimensioni APS-C e 6 megapixel, corpo longilineo e abbastanza leggero, design eccessivamente conosciuto e delle prestazioni che non escono dai copioni abituali. Quella potrebbe essere la lettera di presentazione della K100D, se non fosse per la tecnologia di stabilizzazione di immagine che questo nuovo modello ospita nel suo interno.
È precisamente questa nuova prestazione quella che, nonostante quello che potrebbe sembrare a prima vista, salva la K100D dall'essere definita come "un'altra" reflex della Pentax.
Infatti, dopo la prolificità dimostrata dalla compagnia giapponese negli ultimi tempi per quanto riguarda la presentazione dei nuovi corpi -senza contare le riproduzioni firmate dalla Samsung-, la prima cosa che uno si domanda sulla nuova K100D tra le mani è il posto che la compagnia le ha riservato nel suo catalogo. Eredità delle DS Una buona pista per realizzare questo esercizio di ubicazione -essenziale per intendere le prestazioni offerte- è fissarsi sul sistema di autofocus della K100D. Negli ultimi modelli della Pentax, questa era l'unica caratteristica che permetteva di stabilire differenze tra le diverse gamme.
In questo caso ci accorgiamo di un meccanismo di messa a fuoco automatica di 11 punti -di funzionamento e efficacia corretta per i canoni esigibili in questa categoria- che sembra direttamente ereditata dalle *ist DS e *ist DS2.
Effettivamente, le pagine ufficiali della Pentax avvalorano questo tipo di cambio di guardia generazionale per cui le due nuove K occupano il posto mantenuto finora dalle DS. Seguendo questa logica, la *ist DL sarebbe il modello più semplice della marca, e nonostante la sua giovane età, il cambio di nomenclatura obbliga a interrogarsi sulla sua continuità.
Ma quello che probabilmente risulta più interessante è che questa K100D potrebbe non essere altro che un'anticipazione di quella SLR da 10 megapixel che la Pentax ha promesso per la fiera Photokina di Colonia e il cui prototipo abbiamo già potuto vedere nella PMA di Orlando. Una fotocamera che, probabilmente, potrebbe seguire la nuova denominazione K inaugurata in questa occasione e nella quale lo stabilizzatore di immagine sembra essere una caratteristica sicura. Sottile redesign Previsioni a parte, la verità è che le differenze tra la K100D e le sue predecessore o le sue compagne di gamma sono così sottili che bisogna ricercare attentamente tra i dettagli del design per trovarle.
Lente di ingrandimento in mano, verifichiamo che la parte laterale del corpo include una striscia verticale nel lato opposto all'impugnatura, che l'oculare del mirino scommette su delle linee più rettangolari, che il dial principale di modi include una posizione per accedere al menu di scene, che si sono modificate alcune di quelle nella ghiera o che la porticina della scheda -SD Card, chiaro- è adesso di apertura totalmente manuale.
Nella parte posteriore -presieduta dallo stesso monitor da 2,5 pollici e 210.000 pixel di risoluzione che abbiamo già visto in corpi precedenti- soltanto un nuovo comando a quattro posizioni che sostituisce il dial basculante di prima e l'interruttore del sistema di stabilizzazione permettono di tracciare distanze con il passato.
Non succede lo stesso con l'alimentazione, che continua ad essere a carico di quattro pile standard o di un paio di pile CR-V3. Esattamente come nella *ist DL, la K100D non sembra possedere una prospera autonomia.
Stabilizzazione SR È, effettivamente, il meccanismo di stabilizzazione denominato SR (Shake Reduction) la principale attrazione di questa nuova fotocamera. Visto già in una fotocamera compatta della marca, la Optio A10, è adesso il momento di verificare la sua efficacia in un corpo di ottiche intercambiabili.
Nonostante le differenze che possono esistere tra una e l'altra tecnologia, il sistema SR ricorda inevitabilmente lo scomparso Anti-Shake della Konica Minolta, rinato adesso come Super SteadyShot per cortesia della A100 della Sony. Si mantiene, per tanto, il principale argomento: stabilizzazione nel corpo, invece che nell'ottica, per permettere così che qualsiasi obiettivo collocato nella fotocamera possa godere dei benefici della stabilizzazione meccanica. Una volta collegato l'interruttore della parte posteriore, soltanto un avviso nel mirino ci informa che il meccanismo è attivato. Un mirino che, a proposito, sembra continuare ad essere un po' insufficiente in luminosità e in informazioni sulla ripresa.
Le prime prove che abbiamo potuto realizzare con questo modello -un prototipo, insistiamo- insieme al modesto obiettivo Pentax 18-55 mm f3.5-5.6 DA dimostrano chiaramente che il sistema SR è efficace. Basta affrontare una scena nella quale la velocità di otturazione sia sufficientemente bassa e lo scatto deve essere a mano per verificare come l'attivazione dello stabilizzatore elimini il mosso.
Anche se, evidentemente, bisognerà aspettare un modello finale con il firmware definitivo installato per vedere se si riescono a migliorare i risultati, le foto ottenute con questo primo modello lasciano vedere chiaramente la differenza tra scattare a 1/8 di secondo e con e senza stabilizzatore. Nonostante ciò, bisogna riconoscere che a questa velocità e con lo zoom al massimo l'immagine stabilizzata neppure appare totalmente nitida. Nonostante la mano del fotografo e le circostanze della ripresa sono quelle che, in ultima istanza, determineranno i limiti pratici della tecnologia SR, nel nostro caso la frontiera sembra collocarsi intorno a 1/20 di secondo per una focale equivalente a 80 millimetri. Continuità Poche -per non dire nessuna- novità in più nel funzionamento della fotocamera. Sia il rendimento del sensore da 6 megapixel sia il suo comportamento con sensibilità alte, fino a 3200 ISO, è eccessivamente conosciuto: buoni risultati di risoluzione, saturazione e colore e dei livelli di rumore abbastanza accettabili, anche a 3200 ISO, soprattutto se prendiamo in considerazione la sua gerarchia nella cristalleria. Nonostante ciò, un'analisi più dettagliata permetterebbe di verificare se il processore ha sofferto qualche cambiamento capace di migliorare il rendimento della fotocamera quando la luminosità scarseggia.
Intanto, non è successo ciò per quanto riguarda la velocità di scatto, un tema in cui la discrezione è la nota dominante di questa K100D al momento di realizzare fotografie a raffica, sia nella teoria sia nella pratica. Le cifre, senza andare più lontano, sono di 2,4 fotogrammi al secondo, fino a 5 immagini consecutive in JPEG.
Bisogna riconoscere, cioè, che l'attivazione del sistema di stabilizzazione non riguarda la velocità di elaborazione o scatto. La K100D prende in prestito anche dalle *ist DL un paio di prestazioni curiose che vale la pena ricordare. La denominata "previsualizzazione digitale" è la prima di quelle, e anche se il nome ci potrebbe portare a pensare a qualcosa di simile alla previsualizzazione offerta dalla Olympus E-330 nel suo display, non ha nulla a che vedere con questo sistema.
In realtà, questa previsualizzazione non è altro che un'immagine di riferimento che il sensore della K100D cattura, ma non si salva sulla scheda di memoria.
Così, per vedere come resterà l'immagine finale basta azionare l'interruttore principale della fotocamera fino alla posizione che corrisponde alla previsualizzazione della profondità di campo. In quel momento, l'otturatore si aziona e il display posteriore mostra -senza che si salvi sulla memoria- la scena come resterà registrata con le impostazioni selezionate in quel momento.
Ugualmente interessante -e un avviso che la K100D è una fotocamera rivolta al principiante- è la possibilità di ritoccare le immagini salvate senza necessità di passare per il computer. Attraverso il menu principale -e in una posizione abbastanza privilegiata, a proposito- si possono realizzare cambi nella totalità dell'immagine, la saturazione o anche applicare qualche filtro.
In questo stesso menu principale si trova l'unico percorso per modificare la risoluzione e il formato delle immagini salvate, mentre la sensibilità, la misurazione, il flash o il bilanciamento del bianco tentano la migliore fortuna disponendo di accessi diretti attraverso il pulsante "Fn" della parte posteriore. Aspetto fresco? La K100D arriva con poche novità -la fedeltà al sensore da 6 megapixel da parte della Pentax è realmente ammirevole- e interessanti aspettative intorno alla stabilizzazione di immagine, sia per il miglioramento dei risultati sia per i possibili effetti collaterali nella concorrenza.
Tutto ciò delinea una macchina reflex che, anche se non è destinata ad essere la regina della vetrina, certamente potrebbe aprire un nuovo e interessante cammino per la Pentax. |
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