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IL CAVALLO DI TROIA REFLEX DELLA SONYmercoledì 14 giugno 2006 più informazioni notizie correlate ultime notizie Sony A100: primo contatto e fotoPrestazioni avanzate, un quadro di specifiche tecniche allettante e un corpo pensato per il fotografo principiante. Dietro quella descrizione si nasconde l'essenza della A100, la prima macchina SLR della Sony. Mentre comincia il conto alla rovescia per il suo arrivo nelle vetrine, QSBD.COM ha potuto verificare di prima mano se la prima SLR della Sony se la cava con la stessa scioltezza che sulla carta e se è capace di confermare le sue promettenti aspettative.Iker Morán.-
Se la comparsa di una nuova fotocamera digitale sul mercato fa sempre notizia, l'arrivo di una marca come la Sony in questo conteso segmento è tutto un avvenimento. Dopo avere sostenuto la parte della protagonista e dopo il già classico pellegrinaggio per la via delle voci di corridoio e fughe di notizie, la A100 (denominata anche α100) è già una realtà tangibile che, in poco più di un mese, presenterà le sue proposte e novità nelle vetrine.
Frutto del matrimonio tra la Sony e la poi estinta in termini fotografici Konica Minolta, la A100 gioca a combinare prestazioni già conosciute e viste nelle reflex di quella marca con nuove funzioni che, fino ad allora, erano territorio esclusivo di altre compagnie.
Alta risoluzione, pulizia del sensore o ottimizzazione del rango dinamico dovranno dimostrare il loro potenziale nella pratica. Intanto, un primo contatto con la fotocamera e le ottiche e alcune immagini catturate permettono di farsi un'idea dei cambiamenti che si avvicinano sul mercato. Utenti novelli L'orientamento commerciale della fotocamera è uno dei dubbi che resta immediatamente risolto con la A100 tra le mani. Anche se il ghiotto quadro di specifiche tecniche può trarci in inganno, il modello si colloca nella gamma iniziale della fotografia reflex, con un corpo compatto e leggero in cui la plastica impone i suoi criteri. Riguardo alle specifiche tecniche della stessa marca, la fotocamera è rivolta agli utenti novelli. La Sony non cerca transfughe di altri modelli, ma pretende di sedurre quegli utenti che vogliono fare il passaggio da un modello compatto. "Passa a un nuovo livello" è il motto scelto dalla compagnia, e non sembra per nulla fuori strada.
Sia quale sia il profilo di utente che si avvicina a questa fotocamera, si troverà con un corpo che eredita molti dei suoi tratti dalla scomparsa Konica Minolta Dynax 5D, dal design e dalle dimensioni, fino alla distribuzione della grande maggioranza dei comandi.
Pensando a questo tipo di fotografi, la A100 arriva provvista di una buona dose di automatismi, incluse le classiche scene programmate. La selezione di queste, così come dei modi manuali e di priorità, si realizza attraverso la ghiera principale, situata nella parte superiore destra della fotocamera. Due ghiere Con un'apparenza metallica e di aspetto un po' più consistente del resto del corpo, questa ghiera ha la sua copia nella zona sinistra, in questo caso dà accesso a funzioni un po' più avanzate: la scelta della sensibilità ISO, l'ottimizzazione del rango dinamico o le impostazioni dello sviluppo dell'immagine, tra le altre cose.
Per accedere a tutti questi controlli -al principio, si rende necessario concentrare l'attenzione sulla ghiera per localizzarli- basta girare il comando fino alla posizione selezionata e premere il pulsante "Fn", collocato al centro.
In questo modo, il display mostra le opzioni disponibili, che si possono selezionare mediante il dial posteriore di quattro posizioni o la ghiera frontale. Alla portata del dito indice, questa ultima accompagna lo scatto. Menu rotatori nel display Il display, da 2,5 pollici e 230.000 pixel, fa onore all'elevata risoluzione e se la cava con molta eleganza, anche nelle condizioni più complicate di illuminazione. Un display che -come sarebbe successo nelle Dynax- ha la responsabilità di essere l'unico display della fotocamera, sia per impostare i valori di esposizione sia per rivedere successivamente le immagini.
Inoltre, possiede una nuova prestazione ereditata dalle compatte Cyber-shot: la rotazione dei menu quando si gira la fotocamera e si colloca in posizione verticale. Una strana funzione che non si mantiene operativa al momento di visualizzare le fotografie scattate. Anche eredità della Konica Minolta è il sensore situato sotto il mirino. Se finora serviva per attenuare l'illuminazione del display quando si avvicinava l'occhio, adesso aggiunge una nuova utilità: attivare l'autofocus, in modo tale che non sia necessario premere il pulsante dello scatto affinché la messa a fuoco entra in azione.
Di indubitabili vantaggi, bisogna prendere in considerazione che quando la fotocamera si porta tra le mani o appesa, quando si avvicina -per esempio- l'indumento a questo sensore il sistema entra ugualmente in funzione. Anche se non abbiamo avuto il tempo di verificarlo, è molto probabile che attraverso i menu della fotocamera possa disattivarsi. Montatura arancione La baionetta Konica Minolta rinasce adesso sotto la denominazione Sony α o Sony Alpha. Il colore arancione è l'estetica scelta per lanciare questo nuovo sistema di ottiche. È per quello che la montatura appare circondata da una striscia di questo colore, al pari del punto che indica la collocazione corretta delle ottiche.
Con il corpo della A100 abbiamo potuto provare i due obiettivi che comporranno uno dei kit di lancio: il Sony SAL 18-70 mm f3.5-5.6 DT e il Sony SAL 75-300 mm f4.5-5.6. Entrambe le ottiche non dissimulano le loro linee "amateur", sfoggiando -come succede in questi casi- una composizione totalmente di plastica e un peso estremamente leggero.
Con un anello di zoom corretto -quello del 75-300 mm è forse un po' duro - la ghiera di messa a fuoco resta relegata ad una posizione molto meno pratica. In qualsiasi caso, la messa a fuoco è abbastanza rapida, anche se quando affronta scene con scarsa illuminazione si ha bisogno di un secondo tentativo, soprattutto quando si usano le focali più lunghe.
Per passare dalla messa a fuoco automatica -con 9 punti da selezionare mediante il dial posteriore- al modo manuale, il laterale della montatura ospita un interruttore un po' grezzo. Lo stesso succede con il pulsante di accensione, la cui posizione e il cui azionamento sono identici nelle Dynax.
Utilizzando questo ordine di aspetti che si dovrebbero migliorare, ci siamo accorti di un flash integrato nel corpo della fotocamera che richiede obbligatoriamente l'intervento manuale dell'utente per mostrarlo. Neppure nel modo automatico -ci chiariscono i responsabili della Sony- si solleva da solo.
Questo ultimo dato, unito all'assenza del collegamento "sincro" per flash esterni, ci ricorda ancora una volta che stiamo dinanzi ad un corpo che non raggiunge i 1.000 euro e che, in nessun caso, è pensato per il fotografo professionista. 10 promettenti megapixel Dall'altro lato di quella montatura e dello specchio reflex si trova uno dei punti forti più importanti della A100: il suo sensore CCD da 10,2 megapixel, rafforzato inoltre dallo stabilizzatore di immagine basato sulla mobilità del captore e un sistema antipolvere che utilizza queste stesse caratteristiche. Un trio di assi di indiscutibile fascino che, inoltre, non si è mai visto integro in una fotocamera reflex. L'esperienza della Sony nella produzione di sensori CCD è molto ampia. Infatti, adesso già sappiamo che anche se questo captore e quello della D200 non sono fratelli, certamente sono di una famiglia vicina, anche se con qualche punto a favore del più nuovo di quelli, indica la Sony. Uno strano paradosso nella rapida evoluzione tecnologica che sostiene che una fotocamera basilare possa implementare un sensore più potente -in teoria- di quello di una semiprofessionale. Sia come sia, le prime immagini che abbiamo potuto ottenere con questa A100 invitano all'ottimismo per quanto riguarda il rendimento che si potrà ottenere da quella quando si dispone di più tempo per esprimere le sue possibilità.
Intanto, nelle riprese improvvisate che abbiamo captato ci siamo imbattuti -nella maggior parte dei casi- in affascinanti risultati. Soltanto in alcune sembra esserci un certo abuso dell'elaborazione e della nitidezza, conferendo alla fotografia un aspetto poco naturale.
Certamente ci hanno richiamato l'attenzione le poche possibilità che si offrono per quanto riguarda la scelta della risoluzione (10, 5,5 e 2,5 megapixel), accompagnati da due livelli di compressione in formato JPEG.
La scheda CompactFlash incaricata di salvare le immagini si nasconde in un ampio compartimento localizzato nel laterale della fotocamera. Sia l'accesso sia l'espulsione della scheda -che si realizza premendo un grande pulsante- sono molto pratici, e si gradisce che la fotocamera non si spenga né aprendo la porta della scheda né togliendola. Meno applausi merita il dettaglio che la connessione USB si trova nascosta -letteralmente- in questo spazio. Dall'Anti-Shake al Super SteadyShot Come il sistema Anti-Shake della Konica Minolta, la tecnologia di stabilizzazione Super SteadyShot è basata sul montaggio del sensore su una piattaforma mobile, capace di compensare i movimenti prodotti al momento dello scatto.
Operativa con la grande maggioranza di obiettivi compatibili con la baionetta Sony α, la sua attivazione è a carico di un interruttore di considerevoli dimensioni situato nella parte posteriore del corpo della fotocamera. Una volta collegato, l'unico testimone che avverte della sua attivazione è nella zona destra del mirino della fotocamera. Lì, una piccola scala indica il livello di movimento che si deve compensare e il momento ottimo per realizzare lo scatto. In caso contrario, questo indicatore -identico a quello che già usavano le SLR della Konica Minolta- scompare. Con lo stabilizzatore spento, appare un avviso quando si seleziona una velocità di otturazione troppo bassa. Rispetto alla sua utilità, le prime prove che abbiamo potuto realizzare non fanno altro che confermare l'efficacia che già conoscevamo. Con l'obiettivo 18-70 mm, la differenza in uno scatto realizzato a 1/6 di secondo con e senza il sistema è piuttosto evidente, anche se è certo che le scene registrate con il Super SteadyShot attivato continuano ad apparire leggermente mosse. Di nuovo, le prove con più tempo e migliori condizioni determineranno i limiti reali di questa tecnologia. Immagini senza polvere Più nuovo è, indubbiamente, il sistema antipolvere del sensore. Questo utilizza lo stesso meccanismo dello stabilizzatore per applicare una vibrazione e togliere la polvere attaccata, nonostante la prima barriera interposta per quella pellicola libera di elettricità statica che protegge il filtro Low Pass.
Esteriormente, l'unica pista che ricorda l'esistenza di questo strumento si trova abbastanza nascosto, dentro il menu della fotocamera. Lì è possibile trovare una funzione che attiva la vibrazione quando l'utente lo desidera, e non soltanto quando si spegne la fotocamera come succede abitualmente. È questa opzione alla quale si riferiscono i responsabili della Sony quando parlano di forzare la vibrazione, sia per lasciare cadere la sporcizia accumulata nell'interno della fotocamera oppure per far fuori la sporcizia che ha resistito ai due meccanismi standard, senza dovere ricorrere ai sistemi di soffiatura o di bastoncini che propugnano la maggior parte dei produttori.
Sarà interessante verificare più avanti l'efficacia di questo sistema antipolvere con l'uso quotidiano della fotocamera, così come confrontare la sua efficacia con i risultati offerti dalla tecnologia SSWF di cui si vantano le reflex della Olympus e la futura Lumix DMC-L1 della Panasonic. Bionz e rango dinamico Il CCD conta sull'appoggio di un nuovo elaboratore di immagine che la Sony ha denominato Bionz e che attribuisce interessanti qualità al momento di trattare l'immagine. Oltre alla velocità (3 fotogrammi al secondo, con un suono poco attenuato e un'interminabile raffica in JPEG), il rango dinamico accentra molti dei messaggi che abbiamo potuto ascoltare durante il debutto in società di questa nuova reflex. Nella ghiera di sinistra troviamo l'accesso a questa funzione, conosciuta come Dynamic Range Optimizer (ODR) e identificata nel dial con le iniziali D-R. Sono tre i modi che si offrono: disinserito, standard e avanzato. Una ripresa con una ratio di contrasto considerevole ci ha permesso di percepire che, effettivamente, l'ottimizzazione del rango dinamico permette di captare più informazioni nei due estremi dell'istogramma dell'immagine. Nelle immagini incluse si può vedere come il cielo -in modo più evidente- e le zone più scure dell'edificio ottengono un po' di struttura e come i suoi istogrammi migliorano. Forse per il tipo di scena, si apprezza a malapena la differenza tra uno e l'altro modo, salvo l'ODR standard sembra agire meglio sulle zone sovraesposte, mentre l'ODR avanzato recupera informazioni nelle ombre. Il rumore è un altro dei temi che probabilmente desta più interesse al momento di affrontare una nuova fotocamera. Prendendo in considerazione le similitudini del sensore con quello della D200, poche sorprese bisognerebbe aspettarsi in questo senso. Nonostante ciò, abbiamo catturato una scena a 800 e 1600 ISO per verificare il rendimento nei limiti della gamma di velocità ISO offerte. Effettivamente, poche sorprese: a 1600 ISO il rumore è presente (moderato, ma presente), mentre a 800 ISO i livelli sono accettabili e le immagini potrebbero essere perfettamente utilizzabili. Un nuovo giocatore Anche se un rapido e brevissimo primo contatto con la Sony A100 non è sufficiente per valutare tutto il suo potenziale, certamente risulta un'eccellente anticipazione che permette di intravedere le prestazioni che la fotocamera può arrivare ad offrire.
Se il quadro di prestazioni è uno dei più appetitosi che ultimamente sono nati nel panorama fotografico digitale, la fotocamera lascia chiaro tra le mani che né la stabilizzazione né il potenziale dei suoi CCD, neppure prestazioni come quella ottimizzazione del rango dinamico sono semplici trucchi. Un nuovo giocatore ha già messo le sue carte sul tavolo, e tutti gli indizi indicano che non si tratta di un bluff. |
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