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PRIME FOTO CON L'ULTIMA SLR DELLA OLYMPUSgiovedì 23 marzo 2006 più informazioni notizie correlate ultime notizie Il sensore Live MOS della Olympus E-330, in provaOttiche intercambiabili, qualità reflex e previsualizzazione nel display come le fotocamere compatte. Con questa combinazione sotto braccio, la Olympus ha inaugurato nella sua E-330 un nuovo tipo di sensore denominato Live MOS, che si delinea come una delle migliori arme del rinnovato sistema Quattro Terzi. Arriva il momento di vedere il rendimento di questa tecnologia in confronto ai captori classici, come quello della E-500.Iker Morán.-
Proprio prima che la Olympus E-330 si faccia posto nelle vetrine, QSBD.COM ha avuto la possibilità di effettuare una prima valutazione dei risultati offerti dall’ultima SLR della marca approfittando delle
Questo mezzo ha messo alla prova il nuovo sensore Live MOS della E-330, realizzando foto alla massima risoluzione e a alte sensibilità. E ciò che possibilmente è ancora più interessante: ha avuto l’opportunità di confrontare il suo comportamento con quello della E-500, dotata di un sensore convenzionale.
Sebbene tempo fa già si pubblicò su QSBD.COM un primo contatto con l’appena presentata E-330, non si poterono scattare foto che permettessero di valutare il loro rendimento perché si trattava di un modello di preproduzione. È adesso, con il firmware definitivo installato, il corpo a pieno rendimento e una vasta gamma di ottiche Zuiko disponibili, il momento idoneo per dare un primo sguardo alle immagini realizzate. Live MOS contro CCD Dietro alla rivoluzionaria prestazione che permette di previsualizzare l’immagine sul display di una fotocamera reflex, e che la Olympus ha chiamato Live View, si nasconde un nuovo tipo di sensore.
Denominato Live MOS, la sua principale caratteristica è che a differenza di quello che si è visto nelle fotocamere SLR, può inviare un segnale al display LCD posteriore, riproducendo ciò che vede il sensore prima della cattura dell’immagine.
Invece, non bisogna dimenticare che questa funzione si ha soltanto nella E-330 quando si lavora con il denominato Modo B del sistema Live View. In questi casi, lo specchio reflex si solleva, l’otturatore si apre e il captore entra in funzione come se si trattasse di una fotocamera compatta. Anche se si può pensare che il continuo funzionamento del sensore principale potrebbe provocare un aumento del rumore elettronico per riscaldamento, le foto ottenute in questa modalità con l’obiettivo Zuiko 50 mm Macro offrono un buon risultato in questo senso.
Non c’è che dire la comodità del sistema di previsulizzazione e messa a fuoco mediante zoom in questo Modo B rappresenta un avanzamento molto importante rispetto alla cattura fotografica come finora si concepiva. Distribuzione di luce Il resto del tempo -Modo A- il segnale del monitor lo produce un secondo sensore da 5 milioni di pixel a cui arriva parte della luce che va rivolta verso l’oculare tradizionale. Concretamente, e secondo i tecnici della Olympus, solo il 30% della luce va rivolta verso questo captore, mentre il 70% restante segue la sua rotta abituale.
In qualsiasi caso, la transizione realizzata è molto importante, dato che finora le fotocamere dell’E-System della Olympus avevano scommesso su un sensore di tipo CCD-FFT (Full-Frame Transfer), che ancora al giorno di oggi passa per essere una delle migliori tecnologie di cattura esistenti.
Non bisogna neppure dimenticare che, secondo i dati fornitidalla Panasonic durante la scorsa fiera PMA, questa compagnia è la corresponsabile dello sviluppo del sensore Live MOS. Infatti, la Lumix DMC-L1 arriverà dotata -salvo cambiamenti dell’ultimo momento- di questo stesso sensore da 7,5 milioni di pixel. Evidentemente, i diversi elaboratori utilizzati dalla Olympus e dalla Panasonic segneranno le differenze tra entrambi i modelli. Superficie sensibile La matematica dice che se in un sensore con la stessa superficie (22,3 millimetri di diagonale, così come comanda lo standard Quattro Terzi) si aumenta il numero di fotodiodi, lo spazio che si può dedicare ad ognuno di quelli è minore.
Invece, sembra che l’avanzamento tecnologico degli ultimi anni ha permesso di compensare la logica di queste leggi fisiche. Come quanto spiegato dai tecnici della Olympus, la superficie sensibile della sua E-500 da 8 megapixel è equiparabile a quella della veterana E-1, che impiega 5 milioni di fotodiodi.
Nel caso della E-330 -assicurano- si è riuscito a fare un passo in più in questo senso per ottimizzare la zona fotosensibile e ottenere che sia equivalente a quella della E-500. Per quello, si è ridotta leggermente la risoluzione (da 8 a 7,5 megapixel) e si è impiegato un nuovo sistema di trasferimento e amplificazione del segnale.
Senza addentrarsi in più questioni tecniche, e in base ai dati maneggiati dalla firma, queste innovazioni (tecnologia NMOS) si trasformano in un sensore con un 140% in più di superficie sensibile -la parte utile del fotodiodo- di un CMOS comune. Rango dinamico Bisogna domandarsi, per tanto, l’incidenza pratica che il sensore Live MOS e le sue innovazioni tecnologiche hanno avuto sulla qualità finale delle immagini. In vista dei risultati ottenuti durante una breve sessione con la fotocamera, sembra che si compiano le aspettative previste per quanto riguarda la quantità di informazione catturata e il rango dinamico delle immagini (direttamente riferito alla superficie sensibile). Così, nelle immagini realizzate si apprezza un completo rango tonale, dalle luci più alte fino alle zone più scure. Bisogna sottolineare comunque, l’eccellente riproduzione dei toni di pelle, sia con luce del giorno sia con luce artificiale del flash. Una caratteristica in cui, indubbiamente, il rendimento dello Zuiko 150 mm e dello Zuiko 35-100 mm impiegati ha molto a che vedere. Se confrontiamo un’immagine captata in identiche condizioni con la E-500 e la E-330, oltre a un migliore risultato del bilanciamento del bianco con luce del giorno della seconda di quelle e di visibile "moire" in entrambi i casi, è anche significativa la differenza per quanto riguarda il rango dinamico ottenuto dalla combinazione di sensore e processore della nuova fotocamera. Rumore controllato Un’altra grande questione che si pone con la E-330 tra le mani si riferisce al rumore che l’incorporazione di questo nuovo sensore potrebbe produrre nelle immagini scattate in condizioni complese. Un dettaglio che, non lo dimentichiamo, si deve avere molto presente quando si parla di sensori "piccoli". Vedendo le foto a 800 e 1600 ISO, sembra che il processore faccia un buon lavoro per quanto riguarda la pulizia della fotografia, sebbene a costo di un po’ di nitidezza. C’è rumore, evidentemente, e questo è percettibile soprattutto nelle riprese a 1600 ISO, ma i risultati si inquadrano all’interno del tollerabile. Se si confrontano immagini ottenute con la E-500 e la E-330 in queste condizioni, il comportamento è molto simile in entrambi i casi, con uno sviluppo che coincide anche con la sua resistenza. Se ci fissiamo su più dettaglio, nonostante la somiglianza -soprattutto- nelle zone di ombra, il risultato della E-330 è superiore nelle parti meglio illuminate, con un rumore cromatico più controllato.
Sebbene si tratta soltanto di un primo approccio pratico a una delle fotocamere più innovatrici del settore, resta testimonianza che queste novità tecniche non sono andate a danno della qualità finale dell’immagine e che hanno anche collaborato al suo miglioramento. Si dovrà vedere adesso il comportamento di questa E-330 e del suo Live MOS con più calma e la sua posizione rispetto alle proposte della concorrenza. |
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