![]() |
|
|
|
|
||
|
Ricerca: Offerte di lavoro Sei giornalista e ti interessano la fotografia e le nuove tecnologie? Se sei così, clicca qui.
|
lunedì 27 febbraio 2006 ultime notizie Tragedie, foto e demagogieDi Iker Morán. Già stufi delle moleste caricature di Maometto? Proprio quando il tema iniziava a decadere -non si creano, nei circoli fotografici tra megapixel, alogenuri e numeri di serie, si parla anche del divino e dell’umano- il World Press Photo si è presentato al suo appuntamento annuale.
La cosa brutta di questo tipo di premi che si concedono ogni anno e nei quali, quasi sempre, la tematica delle immagini vincitrici di solito sta tra il cruento e il tragico, è che le opinioni e i dibattiti che suscitano si ripetono con lenta assiduità. Ogni dodici mesi ci tocca ascoltare le riflessioni di coloro che si dichiarano stufi di tanta foto demagogica, tanta disgrazia ritratta e di tanto ricorso facile in forma di bambino, donna o soldato armato. Sinceramente, non so che cosa passava per la mente di Finbarr O'Reilly quando scattò la sua fotocamera e captò l’immagine che è stata selezionata come la migliore fotografia dell’anno. Non so se era in Niger perché l’agenzia Reuters lo aveva inviato a seguire l’informazione sulla fame che soffre la zona, se passava da lì in piano avventuriero o se arrivò fino a quella zona mosso da uno scopo umanitario.
La ragione è la minore spesa. Sia quale sia, ogni anno, proprio dopo avere visto la foto premiata con il World Press Photo o il Pulitzer o qualsiasi altro premio di questo stile sempre scattano gli stessi per parlare della mancanza di etica del fotografo, sul suo sfruttamento della sofferenza altrui, su quanto è demagogico il discorso visivo che si presenta. Eccetera, eccetera, eccetera. Già lo sanno. In realtà, al buono di O'Reilly tutto quello della fame e della gente che muore non gli importa nulla e adesso la sua massima preoccupazione possibilmente è di spendere i 10.000 euro che ha ricevuto come premio.
Proprio dopo avere visto la foto premiata con il World Press Photo o il Pulitzer sempre scattano gli stessi per parlare della mancanza di etica del fotografo Non è sufficiente sapere che lui, o Sven Torfinno, o David Guttenfelde o Mohamed Azakir, vincitori in altre categorie di World Press Photo, stavano in Iraq, Libano, Niger o in Congo -posti poco raccomandabili attualmente per il turismo e dove la vita di un reporter vale ben poco- e ottennero delle eccellenti fotografie. Vogliamo sapere di più. Cosicché propongo che per la prossima edizione si organizzi un interrogatorio e giudizio pubblico per i vincitori. Così, potrebbero uscire dal seminato e domandarli direttamente se tutto fu un montaggio, se fu lui che collocò la mano del bebé sulla bocca di sua madre, se non si vergogna di essersi approfittato di questa situazione. Accusarli di essere loro, un potente lobby di fotografi, giornalisti e gente di bassa indole i responsabili di tutta quella ingiustizia e miseria umana che continuano a raccontarci anno dopo anno. Quelli, e non gli stessi di sempre, impegnati a continuare a giocare a Monopoli con il pianeta.
Fotografi come O'Reilly viaggiano in posti dove la vita di un reporter vale ben poco per ottenere eccellenti fotografie Oltre alle accuse e ai dubbi sulle qualità di questo tipo di reportage, la frontiera tra il giornalismo e la semplice morbosità è, per alcuni, una delicata linea che scompare alla minima negligenza e che nasconde dietro di sé un vecchio e conosciuto problema, il cui equilibrio è realmente complesso. E, la verità, può essere che non abbiano torto coloro che indicano che le notizie che non vengono dai confini della mappa non hanno un trattamento simile nei mezzi di comunicazione: anche qui c’è sangue, ci sono morti e disgrazie, ma tutti ci scandalizzeremmo se osassero mostrarci una goccia di sangue del vicino. Le stesse norme che servono per fuori, sembra che non siano valide all’interno delle frontiere dell’occidente, dove la cosa politicamente corretta, la sottile delicatezza sembra la norma stabilita. Un tema complesso, indubbiamente, quello dell’equilibrio tra l’informazione e l’etica.
La frontiera tra il giornalismo e la semplice morbosità è, per alcuni, una delicata linea che scompare alla minima negligenza In qualsiasi caso, mettere in dubbio le intenzioni dei fotografi e dei giornalisti che seguono queste notizie non sembra un buon percorso. Tra le altre cose perché, per essere giusti, bisognerebbe applicare quel trattamento in forma retroattiva. In quel caso, se quelli di questo anno sono dei crudeli e senza scrupoli, bisognerà ricordare che Robert Capa, per esempio, stava ritraendo il massacro dello sbarco di Normandia, e che una delle sue istantanee più conosciute cattura precisamente il momento in cui un miliziano repubblicano è abbattuto. E senza domandargli se voleva diventare un’icona. Indecente, vero? Un’attitudine che ricorda quella che adottano alcune ONG che non hanno altro mezzo che ricorrere al messaggio diretto e impressionante per captare la nostra attenzione per alcuni secondi nello schermo del televisore.
Bisognerà ricordare che Robert Capa stava ritraendo il massacro dello sbarco di Normandia In questo caso, può essere che alcune foto non solo abbiano riempito la copertina di un giornale o di una rivista, ma hanno anche contribuito affinché qualcuno scoprisse che il Niger è un paese e che -oh, che sorpresa- c’è gente che muore di fame. O affinché il telegiornale abbia dedicato 15 secondi alla notizia, proprio tra gli avvenimenti, la sfilata di biancheria intima e i 20 minuti sullo sport. Che volete che vi dica. Se bisogna tenersi una versione, tra il fotografo malvagio e colui che fa il suo lavoro e agita alcune coscienze -anche se solo è di passaggio-, preferisco essere ottimista e credermi la seconda. Diceva Eugene Smith che "la fotografia è solamente una voce debole ma a volte, soltanto a volte, una o diverse fotografie possono portare i nostri sensi verso la coscienza". Un altro demagogo, no?
La colonna di opinione "Contando i pixel" si pubblica, normalmente, il primo e il terzo lunedì di ogni mese. |
newsletter di foto Ricevi ogni settimana tutte le nostre notizie sulla foto digitale Le più nuove Le più visitate
|
|