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ARTICOLO DI OPINIONE lunedì 28 novembre 2005 ultime notizie Affari sporchiDi Iker Morán. Il "Libro nero delle firme", di Klaus Werner e Hans Weiss, è un'interessante opera che descrive il lato sporco di alcune conosciute multinazionali. Una specie di bestia nera di quel capitalismo neoliberale che considera che, alla fin fine, neppure è così grave che i bambini raccolgano cacao -per esempio- o che le condizioni lavorative di mezzo mondo sembrino prese da un romanzo del terrore. Il mercato comanda, signori.
Finora, uno pensava innocentemente -o voleva immaginare- che le imprese dedicate al mondo della tecnologia in generale e della fotografia in particolare fossero liberi da peccati maggiori. Nulla che non sappiamo già e che non si possa dedurre da quelle etichette "made in" che sfoggiano tante fotocamere digitali. Chiaro che neppure bisogna dimenticare la maledetta crisi del settore che, tra le altre cose, si sta trascinando centinaia di migliaia di posti di lavoro con i conosciuti eufemismi che parlano di ristrutturazione della produzione o adeguamento alle nuove circostanze del mercato. Licenziamenti, come si diceva prima.
Gli artigli della globalizzazione non si limitano al settore del petrolio, all’industria farmaceutica o ai bambini che cuciono palloni di calcio Ma no. Risulta che gli artigli della globalizzazione non si limitano ai classici settori del petrolio, all’industria farmaceutica o all’arciconosciuto caso dei bambini che cucivano palloni di calcio. Così, per esempio, uno vede che in questo nero elenco sembra citata una conosciuta marca che si dedica alla fabbricazione di prodotti elettronici, tra i quali si trovano le fotocamere digitali. Tra i grandi risultati di questa marca si citano la produzione di attrezzature in Messico "in cambio di salari da fame". La citazione, a proposito, non corrisponde agli autori del libro, ma alla rivista The Economist, poco sospetta di condotte antisistema.
Un altro caso sanguinoso è quello del tantalio, questo strano minerale utilizzato nella fabbricazione di telefoni cellulari, obiettivi di macchine fotografiche… Il gusto di quella compagnia per il Centroamerica non termina lì. A quanto pare, nel libro si specifica che la marca esordisce nell'industria tessile e ha costituito diverse fabbriche in quella zona confinante con gli Stati Uniti. Si tratta di quelle chiamate "truccatrici", dove, secondo una relazione dell’organizzazione Human Rights Watch, le operaie -oltre a ricevere uno stipendio misero- sono sottomesse a test illegali di gravidanza. Certamente, quando il risultato è positivo, il licenziamento è assicurato. Un altro caso sanguinoso e che neppure gode di troppa buona fama -infatti, non gode di nessuna fama perché non è un tema troppo conosciuto- è quello del tantalio. Questo strano minerale era un grande sconosciuto fino a quando alcuni decenni fa si cominciò a utilizzare nell’industria tecnologica.
La stessa ONU riconosce che "il conflitto del Congo ruota essenzialmente attorno al controllo e al commercio delle risorse minerali" Concretamente, il tantalio è indispensabile per la fabbricazione di telefoni cellulari, condensatori elettrolitici, elaboratori informatici, obiettivi di macchine fotografiche… Motivi piuttosto sufficienti affinché sia una delle materie prime più conosciute del momento e la sua quotazione nelle borse del primo mondo salga molto rapidamente. Le maggiori riserve del tantalio si trovano in Africa, soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo e nelle regioni confinanti. Una fonte di ricchezza che, così come succede con il petrolio o con i minerali preziosi, si è trasformato in un grande problema per gli abitanti della zona, che vivono sprofondati da decenni in una delle maggiori e più dimenticate guerre della storia. Travestito e venduto nel primo mondo come una lotta etnica sorta dalla corruzione dei governi locali, la stessa ONU riconosce in una relazione che "il conflitto del Congo ruota essenzialmente attorno al controllo e al commercio delle risorse minerali".
Sono varie le imprese che non hanno grandi problemi nell’acquistare partite di tantalio provenienti da regioni in guerra Il funzionamento del sistema risponde ad una logica tanto atroce quanto semplice. Le imprese che si fanno carico di comprare e di sfruttare quei materiali sono quelle che stanno finanziando in forma più o meno diretta l’acquisto di armi delle fazioni affrontate e, per tanto, il prolungamento del conflitto. Anche se così come succede con i diamanti, il tantalio proveniente da queste zone subisce un embargo, numerose ricerche hanno dimostrato che sono varie le imprese del settore che non hanno grandi problemi ad acquistare partite provenienti da regioni in guerra. Arrivati a questo punto, la domanda obbligatoria sarebbe che parte di responsabilità tocca ai consumatori di quella tecnologia e, soprattutto, che cosa si può fare. Probabilmente informarsi è un buon primo passo. |
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