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giovedì 3 novembre 2005

Egitto: nella città dalle cento porte

Oltre agli abbaglianti tesori, l'Egitto faraonico ha trasmesso all'umanità un'affascinante cultura ricca di costruzioni meravigliose e di luoghi straordinari che ci parlano di un passato glorioso. Tra tutti, il più consistente indubbiamente è Luxor (Tebe, in egizio), l'antica capitale, la città sacra di Amon-Ra.

Nomade.- Omero, nell’Iliade, chiamò Tebe (Luxor) la città dalle cento porte, forse meravigliato dalla quantità di piloni (mura di entrata ai templi) che ha visto al suo arrivo. Tanti erano i suoi templi che i greci la chiamarono Heliopolis, la città del dio sole. L’importanza di questa città fu tale che ancora oggigiorno continua a regalare prodigiose scoperte agli archeologi che scavano da decenni il suo sottosuolo.

© Nomade
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Entrata al tempio di Karnak. Di fronte, il viale di sfingi, e in fondo, i piloni o mura di entrata dei successivi recinti sacri.

In una civiltà dove solo gli architetti reali conoscevano i segreti della costruzione, gli edifici erano molto bassi e di materiali come mattoni crudi o i fusti di papiro, la pianta che nasce alle sponde del Nilo. I piloni, quelle altissime mura di pietra che fiancheggiavano le porte dei templi erano una dimostrazione in più della grandezza del re-dio, il faraone che ordinava di costruirli.

© Nomade
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Statue di gigantesche proporzioni servivano per dimostrare ai popoli dell’epoca il potere dei faraoni.

Indubbiamente, tanto gli egiziani come la gente che veniva da oltre i confini dell’Egitto impallidivano vedendo costruzioni di dimensioni che mai avrebbero immaginato, o statue e colossi di pietra che parlavano del dominio dei loro re.

Lì a Tebe si trovano due dei più grandiosi templi mai costruiti dai faraoni: il tempio di Karnak e quello di Luxor.

© Nomade
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Interno del tempio di Karnak. Particolare della sala ipostila e delle sue immense colonne.

Il complesso monumentale di Karnak è formato da tre templi, tra i quali risalta splendente il santuario del dio Amon, che copre la bellezza di 30 ettari di estensione.

Di questo tempio, la parte più straordinaria è la sua sala ipostila, dove un bosco di 130 straordinarie colonne lascia attonito il visitatore. Ognuna di quelle misura 25 metri di altezza e sono necessarie otto persone unite per le mani, con le braccia distese, per potere fare il giro del loro perimetro, nel quale ci entrerebbe la cattedrale di Notre Dame di Parigi.

Come costruirono questa meraviglia? Come innalzarono capitelli di 15 metri di diametro dove ci stanno perfettamente 50 persone in piedi? Indubbiamente, questo tempio fu a suo tempo il centro del mondo; una delle costruzioni più incredibili che l’essere umano fondò nell’antichità.

© Nomade
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Accesso al naos, la stanza più piccola e sacra del tempio, dove si trovava la statua di Amon-Ra.

All’interno del complesso si possono contemplare obelischi, cappelle, templi, enormi piloni fino a un numero di dieci, un’infinità di edifici e anche un lago sacro di 120 metri di larghezza dove i sacerdoti realizzavano le loro liturgie notturne. In un angolo, l’immagine di uno scarabeo, uno dei simboli più venerati di questa cultura.

Si potrebbe dire che quasi ogni governante che passò da Tebe volle estendere il complesso con un proprio tempio. Per 2000 anni non cessarono di aggiungergli costruzioni. Nonostante ciò, coloro che maggiormente portarono alla grandiosità di questo complesso furono due dei più egregi faraoni della storia: Seti I e Ramses II.

© Nomade
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Un vigilante di Karnak con la veste tradizionale egiziana.

C’è anche una zona che fu innalzata da Amenophis IV -Akhenaton-, il faraone che sta dando più preoccupazioni ai teologi per le sue enigmatiche relazioni con l’origine del cristianesimo e i manoscritti del Mar Morto. Un re che proibì il politeismo e ordinò l’esodo di tutta la popolazione di Tebe fino ad Amarna affinché dimenticassero Karnak e si dedicassero al culto di Aton, l’unico dio, rappresentato da un disco solare inondandolo tutto con i suoi raggi.

Ma la poderosa casta sacerdotale non rimase impassibile dinanzi alla perdita dei suoi privilegi, e gli storici concordano nell’affermare che questa ebbe molto a che vedere con la fine del regno di Akhenaton, morto in strane circostanze. Il giorno successivo dei suoi funerali, i sacerdoti recuperarono le sue prebende e la popolazione ritornò a Tebe, che continuò a crescere in grandezza all’ombra dei suoi mille dei zoomorfici.

Akhenaton fu dichiarato faraone "maledetto" e si ordinò di distruggere tutto quello che avesse relazione con lui a Karnak.

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Particolare del viale delle sfingi: teste di arieti e corpi di leone.

Per spostasi dal tempio di Karnak a quello di Luxor bisogna camminare per una strada di un chilometro di larghezza, fiancheggiata da sfingi con teste di arieti e corpi di leone.

I piloni di entrata al tempio è fiancheggiato da due statue di granito grigio di 15 metri di altezza -rappresentano la figura de Ramses II- e uno dei due obelischi che originalmente furono eretti qui; il secondo è nella Piazza della Concordia di Parigi.

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Pilone di entrata a Luxor. L’obelisco gemello che manca sta a Parigi.

Nel tempio di Luxor, come in tanti altri, le mura sono autentici libri aperti dove si narrano scene della vita quotidiana, gesta epiche dei faraoni, come la vittoria di Ramses II sulle ittite nella battaglia di Kadesh, o fatti storici come l’inaugurazione di un granaio.

Gli egiziani, e in particolare i suoi scribi, annotavano minuziosamente tutto. Ecco perchè sappiamo tante cose di questa civiltà attraverso quanto scritto nei papiri e sulle pareti.

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Rilievi sulle mura del tempio di Luxor.

Il tempio di Luxor si scoprì nel 1881 sotterrato e pieno di nidi di colombi. Da allora il suo sottosuolo non ha smesso di essere scavato. Recentemente si è scoperta una cavità, a un metro di profondità, che nascondeva numerose statue di enorme valore archeologico.

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Una delle statue sedenti di Ramses II all’entrata di Luxor.

Nei suoi patii proliferano immagini gigantesche di Ramses II, un faraone megalomane come nessun altro personaggio nella storia dell’umanità che lasciò il proprio segno in ogni angolo, in ogni pietra dell’Egitto.

Una delle sue manie che mai cessò di riprodursi con la barba arricciata verso l’alto come tutti i re, ma ciò significava che il faraone era morto. Tutte le immagini dipinte o scolpite di Ramses si caratterizzano perchè la sua barbetta o barba è retta verso il basso, dando così ad intendere che era un essere immortale.

© Nomade
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Patio interno di Luxor, decorato con decine di statue di Ramses II.

Dalla base di uno di questi colossi guardo verso l’altro lato del Nilo, la riva da dove tramonta il sole. Lì sta il regno dei morti, la Valle dei Re e Regine dove si trovano sepolte le tombe dei faraoni.

Sono troppe cose da vedere a suo tempo e decido di lasciarlo per il successivo. Cosicché uscendo dal complesso archeologico mi metto a camminare per le stradine di Luxor, l’antica Tebe, immaginandomi come poté essere questa popolazione nei tempi in cui Omero vi passeggiava al braccio del suo amico Ramses II.

Le grida dei venditori di verdure e l’aroma di spezie del deserto di Nubia mi riportarono al mondo reale.

Ho appetito ed entro a cenare in una vecchia taverna. L’aria è piena di fumo dei narghilé. Odora di tabacco di miele e mela e gli uomini prendono l’infusione di carcadè e giocano con passione al bedemon.

Ho detto che tornavo… al mondo reale?

Gli articoli della serie "Diario di un fotografo nomade" si pubblicano, normalmente, il primo e il terzo giovedì di ogni mese.


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