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STORIA DI UNA FOTOvenerdì 20 gennaio 2006 ultime notizie Sessione di studio: modellando la fotoLa fotografia di studio è un mondo a parte. A tale evidenza, possiamo aggiungere che non è lo stesso scattare foto a un rubinetto che a una modella, o che se fotografiamo una modella, non è lo stesso farlo per vendere una giacca che per "vendere" la sua stessa immagine. QSBD.COM ha indagato nell'interno di una sessione di studio con modelle per vedere che cosa si trama sulle scene.Eduardo Parra.- Scattare fotografia di studio -e non necessariamente in uno studio- non è per niente facile. Può sembrarlo, dato che teoricamente si dispone di un controllo totale della luce. Invece, avere il controllo non significa saperlo utilizzare.
Per cercare di comprendere meglio questa disciplina che è la fotografia di studio, vedremo che cosa si deve fare quando è una stessa persona che preme il pulsante, colloca le luci e si confronta con una modella professionale. Un esercizio illustrativo il cui addestramento può essere utile per chiunque desideri addentrarsi in questo tipo di fotografia, sia quale sia il -o la- modello che posi davanti all’obiettivo. È possibile avere presente, in primo luogo, che questo tipo di sessioni sono un po’ complicate, soprattutto quando la nostra "vittima" non possiede molta esperienza. Non è lo stesso disporre di una modella che sa come posare che di una che -come si dice- è appena alle prime armi.
Quando il fotografo decide la realizzazione della sessione, la cosa comune -o almeno la cosa raccomandabile- è sapere qual è la finalità di quella sessione e con chi si lavorerà. Ovviamente, non è lo stesso fotografare una modella professionista che un’attrice. Un primo passo è conoscere la modella o, come minimo, avere chiaro chi è, com’è e che cosa si può ottenere da lei; se le sta meglio la luce dura, per esempio, o se sarà preferibile usare la luce piana. È inutile, per esempio, utilizzare un ventilatore se la modella in questione ha i capelli corti, o contare sulla presenza di certe mascotte se ne ha terrore o ne è allergica. L’improvvisazione, in questi casi, bisogna regolarla con il contagocce per lasciare nelle mani della provvidenza i più insignificanti dettagli. Una volta fatti i compiti, quando arriva la modella bisogna rompere il ghiaccio. Non è tutto arrivare e scattare: è necessario stabilire una complicità con lei. Se non c’è un piano previsto, non ci sono foto, ma se non c’è complicità, neppure.
In funzione dei flash o delle luci di cui disponiamo e della complessità del nostro schema di illuminazione, potremmo collocare tutto il materiale mentre la modella si cambia e si trucca, oppure averlo già precedentemente preparato. In ogni caso, è importante non farla aspettare.
Al momento di collocare le luci, si deve avere presente l’aria che si vuole dare alla foto. Una luce piana e morbida è utile per cataloghi di moda, per esempio. Questo tipo di luce si utilizza per riempire zone scure, senza che sorgano ombre aggiuntive, anche se tende a distruggere il corpo e a lasciarlo carente di volume. Si corre il pericolo, insomma, di offrire un’immagine visibilmente annoiata.
La luce dura, invece, è una luce diffusa e molto direzionale. Risalta la struttura degli obiettivi e i contorni della superficie ed è molto utile quando vogliamo soltanto una zona senza che la luce si espanda. Gli inconvenienti della luce sono diversi. Per iniziare, un angolo di incidenza della luce non adeguato può rovinare la scena. Questo sarebbe il caso di una luce dura troppo ripresa dal basso per una foto romantica, per esempio. Inoltre, è facile che esistano zone che restano senza illuminazione, o che si formino ombre antiestetiche -la tipica foto del flash integrato.
Combinazioni luminose ci sono quasi in numero infinito e dipende dall’abilità del fotografo di trovare quella adeguata. Una natura morta non si esaurisce se proviamo mille tipi di luce, ma una modella, sì. Se non abbiamo chiaro lo schema di luci, andrà male la nostra sessione. Bisogna anche pensare alle luci al momento di dotare le scene di "ambiente". Un arancione intenso offrirà un’immagine più accogliente, mentre una dominante azzurra imprimerà aggressività. Questo passo si può realizzare nel post-sviluppo digitale, ma non è inutile prenderlo in considerazione prima di scattare.
Finalmente, bisogna avere presente la comodità di tutti quelli che partecipano alla sessione. Le luci danno calore, ma una posa in costume da bagno può essere una gelida esperienza. Trovare la temperatura idonea è vitale, perché se ci passiamo per eccesso come per difetto, può darsi che la nostra modella non sia comoda. Una volta ottenuto l’ambiente ideale, è il momento di iniziare la sessione. Bisogna assicurarsi che la modella sappia che cosa vogliamo fare e quello che ci aspettiamo da lei; una volta raggiunti i nostri obiettivi essenziali, avremo ormai il tempo di sperimentare. La sessione deve constare di una serie di indicazioni precedenti, soprattutto se la modella è inesperta. Le si deve dire che cosa è quello che si sta per fare, ascoltare che cosa è quello che lei vuole e come si va a ottenere di plasmare tutto questo in una foto. È necessario indicarle anche alcuni piccoli trucchetti affinché non si apprezzino certi dettagli -chiamiamoli- antiestetici, anche se occultare i difetti e risaltare le qualità è massima responsabilità del fotografo. Non ci sono lati cattivi, ma cattivi fotografi.
A partire da qui tutto resta ormai nelle mani del fotografo e nella sua forma di guidare la modella. Non bisogna limitarsi a dire "muoviti", ma si deve indicare come deve muoversi, quando si deve fermare, come deve guardare e verso dove. È il fotografo chi decide, non la modella. Se la modella intuisce che il fotografo non sa cosa fare, finirà il gioco. Soltanto le modelle con esperienza sanno sfruttare la loro immagine; una modella inesperta, invece, sarà persa senza la protezione di chi manovra la fotocamera.
Improvvisare -diciamo-, quanto giusto. A volte, invece, è inevitabile. Non tutti disponiamo di flash di scorta, e questi si guastano. Altre volte troviamo che il posto nel quale otterremo le foto è molto insignificante o, semplicemente, incompatibile con i nostri propositi. O è che qualcuno si immagina una sessione di biancheria nel Duomo di Milano? |
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