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lunedì 27 giugno 2005

La battaglia del RAW (Parte II)

Di Albert Sierra. Soltanto alcuni mesi fa si presentava un formato che pretendeva di arrivare ad essere un modello per l'industria fotografica. L'ha creato -oh, che causalità- Adobe, l'ha chiamato DNG Digital Negative (quanto sono furbi...) e l'offre gratuitamente alla comunità fotografica. Un grande servizio all'umanità.

Se lo fanno quelli e lo danno gratis, sarà per qualche motivo, ed è precisamente perché se si arrivasse a adottare, la sua vita sarebbe molto più semplice. Thomas Knoll dirigerebbe un'equipe che farebbe il migliore programma per la sua elaborazione (e che tutti compreremmo) e le marche di fotocamere avrebbero alcune armi in meno tra le mani.

Ma… o mi sbaglio molto o chiedere ai produttori di fotocamere che adottino il modello di Adobe è quasi come chiedere alla Canon e alla Nikon che utilizzino la stessa baionetta perché così potremmo montare gli obiettivi che vogliamo in ognuna. Cioè, poco probabile.


Chiedere ai produttori di fotocamere
che adottino il modello di Adobe è
quasi come chiedere alla Canon e alla
Nikon che utilizzino la stessa baionetta

Che l'unica marca che ha dichiarato che adotterà il DNG di Adobe come formato nativo sia la Leica ci dice soltanto che nella compagnia tedesca hanno l'acqua alla gola e che si sono dovuti aggrappare a qualcosa di solido che abbia quello che gli manca: un futuro assicurato.

Ma possiamo ancora scendere di più, fino al fondo dell'iceberg, e lì l'oscurità comincia a fare paura. Sempre più fotografi, professionisti o principianti, lavorano in RAW per la sua versatilità e qualità.

Il RAW è, indiscutibilmente, l'autentico negativo originale della fotografia digitale perché conserva tutti i dati della ripresa fotografica e permette il suo "sviluppo" in forme molte diverse. Per quello, al momento di pianificare la conservazione a medio e lungo termine delle nostre foto, la stabilità nel tempo di questo formato è cruciale.

Se guardiamo verso il futuro, quello che si scruta nell'orizzonte è la permanenza di due, tre, quattro, o cinque grandi marche e la scomparsa o l'assorbimento del resto. Non è necessario ricordare i nomi illustri che già sono passati a migliore vita o quelli che stanno attualmente in situazione finanziaria delicata.


Dopo un paio di cambiamenti
del sistema operativo, con che
cosa apriremo i file RAW?

La Kodak ha appena annunciato che smette di fabbricare reflex professionali e che darà supporto ai suoi clienti durante niente meno che… 3 anni! E poi che cosa? Che succederà durante 10 anni con quei file RAW? E stiamo parlando di una marca che sopravvive. Immaginate che cosa succederà con quelle che scompaiono.

Dopo un paio di cambiamenti del sistema operativo, anche se fossimo andati migrando di supporto in supporto, con che cosa apriremo i file RAW? Se l'informazione in questione è della NASA, metteranno qualcuno a farlo, sicuro, ma se sono tue le foto e sono tuoi i figli di qui a 20 anni coloro che le vogliono recuperare e non le "sviluppaste" in JPEG, lo troveranno complicato...

Infatti, oggi è molto difficile -per non dire impossibile- aprire i file RAW di alcune delle prime fotocamere digitali professionali che si fabbricarono, perché le marche le hanno già fuori catalogo e nessuno aggiorna il software per quelle. Senza andare più lontano, io ho dovuto buttare uno scanner che funzionava perfettamente perché la marca che lo aveva prodotto, che continua ad esistere e va a gonfie vele, considera che è obsoleto. Da un paio di versioni di Windows che non crea driver per quello.


La permanenza di file RAW è
certamente un problema grave e
non del bianco; quello non è più di
una piccola scaramuccia

La permanenza di file RAW è certamente un problema grave, e non quello cifrato da un bilanciamento del bianco. Quello non è più di una piccola scaramuccia.

Quello che succede è che questo problema di base difficilmente si fa percepibile perché viviamo nell'illusione dei progressi che fa la fotografia digitale ogni anno e guardiamo soltanto quello che sta proprio davanti a noi. Non abbiamo guardato indietro, verso la breve storia della fotografia digitale, né realmente in avanti, a medio e lungo termine.

Quelli che certamente lo hanno fatto, anche se in qualche modo vincolati dalla polemica Nikon-Adobe, sono i creatori del gruppo OpenRaw, che reclama la documentazione esaustiva e aperta dei suoi codici e, se passa, la creazione di un formato unico.


Stiamo davanti ad un tema molto
delicato e nel quale, adesso certamente,
tutti noi giochiamo molto: niente meno
che la conservazione delle nostre foto

Ho già scritto che questo ultimo mi sembra molto poco probabile. Se alla fine le marche accedessero a quello, difficilmente sarebbe il formato di Adobe, ma uno nuovo che le stesse ricorderebbero. Un'altra cosa è che le marche arrivano ad offrire i formati RAW in modo aperto senza restrizioni. Con tutti, lo dubito, ma con quelli fuori catalogo, sarebbe molto più accessibile e uguale di importanza; per lo meno, permetterebbe la creazione del software di "archeologia informatica" per questo tipo di lavori.

Stiamo davanti ad un tema molto delicato e nel quale, adesso certamente, tutti noi giochiamo molto: niente meno che la conservazione delle nostre foto. Niente meno che la conservazione delle nostre foto, cioè, della nostra opera e del nostro lavoro, per i professionisti, e dei nostri ricordi personali, per tutti gli altri.


Articolo di opinione diviso in due parti:
- Parte I
- Parte II

Albert Sierra è l'editore della web Foto Imagen Digital, basata sulle prove di fotocamere digitali di gamma alta e di obiettivi per reflex digitali.

Traduzione dallo spagnolo di Gaia Montesanti

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