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giovedì 18 agosto 2005

L'India sacra: un universo di religioni che convivono in armonia

Camminando per l'India, il caleidoscopio di immagini sorprende agli occhi del visitatore, ma anche quella sensazione anarchica senza complessi: ognuno crede in quello che vuole e nessuno si mette in quello. Qui, dal principio dei tempi, si convive, si ammette, si osserva e si accetta la differenza.

Nomade.- L’India è il paese dove ci sono più diversità di religioni e sette in tutto il pianeta. Non solo è la terra dove nacque l’induismo e il buddismo; è anche l’epicentro dei guru, l’unico dove si pratica il jainismo, il terzo paese -dopo l’Indonesia e il BanglaDesh- di seguaci di Allah e anche uno dei territori più estesi del zoroastrismo…

© Nomade
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Shadus, santoni che dedicano la loro vita alla ricerca della spiritualità.

Seduto su una grande pietra, al bordo del lago di sporche acque verdi di Jaisalmer, vado ricordando la quantità di templi e di religioni che ho conosciuto dai giorni che sto qui.

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La svastika, un simbolo antichissimo e sacro, radicato in questa terra e utilizzato diabolicamente dall’uomo occidentale.

Il primo ricordo è per i sikhs il tempio che visitai a Delhi. Lì vidi uomini diversi dal resto degli altri indiani, con sguardo sincero e penetrante, turbante impeccabile, barba curata e portamento eretto che ricorda il loro passato di nobili e di temuti guerrieri.

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Uomini sikh fanno la guardia alle porte del tempio.

Quelli hanno il loro libro sacro, il Grant Sahib, bruciano ai loro morti e non battezzano ai loro discendenti fino a quando hanno età sufficiente per capire la religione. Non ammettono il sistema di caste dell’induismo.

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Custodendo il libro sacro di sikhs.

Ricordo anche che nella "Vecchia Delhi" visitai la Jamá Masjid, la moschea più grande dell’India, costruita da Shah Jahan, lo stesso che comandò di costruire il Taj Mahal. L’Islam, portato all’India dai mongoli, non si trasformò mai nella religione maggioritaria. Nonostante tutto, più di 100 milioni di indiani leggono il Corano e pregano guardando la Mecca.

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Facendo le abluzioni prima di entrare nella moschea.

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Preghiera guardando la Mecca.

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In questa moschea di Fatepur i fedeli appendono un filamento e esprimono un desiderio.

Un altro dei riferimenti religiosi dell’India è il buddismo, dato che fu qui dove nacque 2.500 anni fa. Per alcuni è una religione, e per la maggior parte una filosofia, un codice etico. Dove più si fa vedere è il nord, ai piedi dell’Himalaya.

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Mulini di preghiere buddiste. Quando si girano, le preghiere salgono in cielo.

Buddha non scrisse nessun libro, cosicché le diverse interpretazioni dei suoi insegnamenti diedero origine ad una rottura in varie scuole come la Theravada, la Mahayana, la Zen o la più esoterica del Buddismo Tantrico del Tibet.

Buddha affermava che la sofferenza scaturisce dai desideri, da quanto importanti crediamo che siano. Liberandoci di quelli scompare la sofferenza e raggiungiamo il nirvana.

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Bruciando incenso per le offerte.

Arrivare fino a qui permette di percorrere il cammino delle reincarnazioni e quel cammino si chiama karma: Un buon karma è il risultato di una vita piena di buone azioni e garantisce una prossima vita migliore… e viceversa, chiaro.

Nella stessa epoca nacque il jainismo, molto simile al buddismo ma sorto come una ribellione contro il dominio dei sacerdoti e dei brahmani. Sono famosi per la bellezza dei loro templi e per il loro successo negli affari.

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Architettura la più virtuosa nell’interno dei templi jainisti. Non c’è una colonna uguale ad un’altra.

I jainisti sono vegetariani inflessibili e molti arrivano a coprirsi la bocca con un velo per non inghiottire accidentalmente un insetto. Quando si visita il loro tempio di Ranakpur, ricordo che dovetti togliermi persino l’orologio, quindi non ammettono nessun oggetto derivato dagli animali e il cinturino e la mia cinta erano di pelle…

Ci sono jainisti così austeri, quelli "vestiti di cielo", che vanno assolutamente nudi in segno del loro distacco dai possessi materiali.

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Donne che bruciano all’entrata del tempio delle prostitute.

Il jainismo vanta di avere dei templi più belli dell’India, ed è così. Nelle loro pareti e cappelle ci sono centinaia di colonne, ma nessuna uguale all’altra, e il marmo è un autentico lavoro di oreficeria.

Ma ancora più antica di queste ultime religioni è il zoroastrismo, fondato dal profeta Zarathustra, nato a Mazar-i-Sharif (Afghanistan). Il suo dio, Mazda, è il fuoco, e il suo libro sacro è il Zend-Avesta.

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Simboli millenari del zoroastrismo, una religione il cui ultimo fortino è l’India.

I zoroastristi non cremano né seppelliscono ai loro morti perché potrebbero contaminare al fuoco (Mazda, il loro dio). Semplicemente depositano i cadaveri in quello che chiamano Torri del Silenzio, dove sono pasto degli avvoltoi e di altri necrofagi.

Così come il cristianesimo e il giudaismo non hanno grande rappresentazione in India, salvo in alcune zone di Goa e Kerala, la religione che impregna tutto il paese è l’induismo, una delle più antiche e eterogenee.

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Questa pellegrina ha percorso 500 chilometri a piedi per venerare a Shiva. Il suo unico possesso è il suo fagottino.

Una religione caricata di simboli, di riti e di segni indecifrabili, molto di più -ancora- di qualsiasi altra professione di fede. Vederla in situ richiama la mia attenzione e mi fa cercare di comprenderla, anche se davanti a tanta complessità comincio a desistere dall’intento.

L’induismo si basa su libri così importanti come Vedas, ma ci sono anche altri che godono di grande venerazione, come i poemi epici del Mahabharata e del Ramayana.

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Il dio Ganesh, il preferito dagli indù. È il dio della fortuna.

Attorno alla reincarnazione, un complesso mondo di norme e pratiche sacre come il dharma o legge naturale, l’impegno o adorazione, la cremazione dei morti o le regole del sistema di caste. Una religione che non ammette convertiti: o si nasce induista o non si è.

E, com’è logico, a un paese tanto sovrappopolato gli corrispondeva un’estesa collezione di divinità: non meno di 300 milioni di dei e demoni configurano l’affollato Olimpo indù, anche se molti di quelli sono diverse manifestazioni di uno stesso dio. Brahma, Vishnu, Shiva… ogni indù ha il suo dio preferito, ma tra tutti quello che più simpatie provoca è Ganesh, considerato come il dio della buona sorte.

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Mani dipinte con henné. Credenze e... civetterie.

L’India, il sentiero dei sadhus e dei guru, il paese delle mucche sacre, la tika nella fronte e l’henné nelle mani, la terra benedetta dalla svastika, quel simbolo millenario, quasi un amuleto, che adorna tutte le cose che quelli apprezzano… Infine, come raffigurare tutto questo nel mio diario…?

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La svastika, anche chiamata la croce della fortuna, è presente in tutte le parti.

Il sole inizia a tingere di arancione la carta dove scrivo e la brezza si è fermata. È il momento in cui gli stormi di uccelli ritornano nei loro alberi preferiti per dormire… e io qui, seduto su questa pietra, continuo a pensare a come descrivere l’India, un luogo capace di ispirare il movimento hippie o di trasformare la musica dei Beatles in stravagante. Quale forza racchiude l’India?

Gli articoli della serie "Diario di un fotografo nomade" si pubblicano, normalmente, il primo e il terzo giovedì di ogni mese.


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