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giovedì 21 luglio 2005

L'India: dal cielo all'inferno, passando per la città sacra del Gange

Non è possibile parlare dell'India senza citare Ganga, chiamata così dagli indù. Raccontano che in un principio il Gange scorreva dal cielo, ma il re Bhagarathi gli chiese che scendesse nella terra per lavare le ceneri dei suoi antenati. Ganga volle compiacerlo, e per non schiacciare il paese nella sua caduta, si fece scivolare soavemente per l'arricciata chioma di Shiva.

Nomade.- Il Gange nasce in una remota grotta gelata, lassù, quasi nel cielo. Giovane e ansioso di avventure, scende tumultuoso -acqua cenerognola, schiuma bianca- dai ripidi contrafforti dell’Himalaya. Sa che gli aspetta un lungo viaggio fino al Golfo del Bengala dove diventerà mare.

Quasi 3.000 chilometri strapieni di paesaggi, musiche e storie e, soprattutto, di persone che andranno a adorarlo lungo il loro cammino, ma in maniera speciale al loro passaggio per la città di Shiva, l’eterna Varanasi (Benares).

© Nomade
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Vista del Gange al passaggio da Varanasi. Caratteristiche: f8, 1/400 s, 100 ISO.

Sono appena arrivato in treno alla più antica e sacra città dell’India, e quando scendo dal vagone le sensazioni si ammassano nella mia testa e mi commuovo. Varanasi, oppressa e opprimente, offre ospitalità a migliaia di pellegrini che giornalmente arrivano fino alle sue porte per bere acqua del Gange o bagnarvi per ottenere la redenzione dalle loro vite.

© Nomade
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In India tutti i treni vanno zeppi di gente. I biglietti si prendono con un mese di anticipo e, anche così, bisogna entrare a spintoni. Caratteristiche: f2, 1/60 s, 100 ISO, flash.

Distesi sui marciapiedi e nella stazione, corpi di persone di ogni condizione sociale: malati, persone con mutilazioni inumane o crudeli deformazioni e anziani agonizzanti che hanno fatto un viaggio estenuante, alcuni a piedi, altri ammucchiati in vecchi treni, per congedarsi nella braccia della Madre Ganga.

Como accade nella selva, quando il vecchio elefante, sapendo di morire, si separa dal branco e se ne va, solo, in cerca del suo ultimo destino, in India molti anziani riservano le loro ultime forze per fare l’unico viaggio. L’ultimo viaggio, quindi Shiva ha detto che se muoiono alle sponde del Gange, se i loro corpi sono inceneriti e le loro ceneri si disperdono nell’acqua, resteranno liberati dal samsara (ciclo della reincarnazione) e conosceranno infine il paradiso: il Nirvana.

© Nomade
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Non tutto è morte nel Gange: nella sponda, il brahman benedice un bambino. Caratteristiche: f4, 1/200 s, 100 ISO.

Qui i cani sono disprezzati, nessuno li cura e vivono abbandonati al loro destino, alimentandosi di quello che ottengono frugando tra l’immondizia e gli escrementi delle vacche. Questo è normale, perché in India tutto il mondo sa che i ladri quando muoiono si reincarnano sotto forma di cane.

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Essere cane in India è una disgrazia: tutto il mondo li ignora e li disprezza. Caratteristiche: f2.1, 1/8 s, 100 ISO.

Non c’è nulla che un induista tema di più che fare un passo indietro nella sua successiva reincarnazione, perché, che cosa succederebbe se si reincarnasse in un intoccabile? Quello non deve succedere, per ciò il sogno di tutti quelli è morire, in questa sponda, e così completare il circolo di reincarnazione.

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Varanasi, la città sacra dove persino i graffiti sono preghiere. Caratteristiche: f3.4, 1/100 s, 100 ISO.

Cammino per la zona più antica di Varanasi avvicinandomi al Gange. Il frastuono della gente è sempre maggiore. Le strade sono un brulichio dove i commercianti gridano le bontà dei loro prezzi, i musicisti litigano per essere ascoltati e le donne con le loro proli camminano raggruppate chiacchierando incessantemente. Tutto accompagnato da una sinfonia di campanelli di rickshaws e di biciclette arrugginite.

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Il corpo duro e fibroso, si direbbe di legno: quaranta anni pedalando con il suo rickshaw per l’affollata Varanasi. Caratteristiche: f4.5, 1/125 s, 100 ISO.

Mi sento eccitato. Sto per vedere quello che ha ispirato a tante storie e a tanti sogni, ciò che ha il potere della vita e la chiave del Nirvana… certamente, credo che sta qui! Accelero il passo, già lo vedo: alla fine di una breve viuzza appare il Gange.

Tra i curiosi e i santoni arrivo fino a una scalinata di marmo divisa in zone o in gaths. Cammino da uno all’altro e osservo che tutti hanno un’attività diversa. In uno recitano i brahmani, in un altro lavano i vestiti, più in là c’è gente che fa abluzioni immergendosi, raccogliendo acqua con le loro mani e sollevandola al cielo in preghiera, in un altro spazzolano i denti e si bagnano. Negli ultimi vedo uscire file di fumo: sono i crematori.

Per avvicinarmi a quelli devo passare per buie scorciatoie che mi fanno dubitare di continuare, quindi vado schivando cadaveri e i mendicanti scheletrici mi chiedono l’ultima elemosina con cui pagarsi la legna che li brucerà in quella desiderata forma di morire.

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Facendo la coda per entrare nel tempio. Una fila per gli uomini, un’altra per le donne. Caratteristiche: f4, 1/160 s, 100 ISO.

Mentre, i familiari fanno la coda per incenerire i loro esseri cari. Stranamente non mostrano pena, soltanto rispetto, silenzio e una rara espressione che non riesco a tradurre. Messa in disparte, una donna piange, forse è la vedova, che sa che ormai nessuno la manterrà…

L’aria sta raffreddandosi, l’umidità e il calore creano un’atmosfera spessa, acre. Puzza di morto, di carne bruciata, di fumo pieno di foliggine nera. Nella riva del gath due falò ardono senza cessare. Tra i tronchi, alcuni corpi coperti da semplici sudari crepitano tra le fiamme. Qualche arto sembra muoversi…

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Nelle abluzioni, si immergono interamente con grande devozione: sono acque sacre. Caratteristiche: f4.8, 1/250 s, 100 ISO.

E quando il fuoco comincia a estinguersi, i becchini, senza dare tempo a che il cadavere si consumi, raccolgono le ceneri e i resti di piedi o di teste senza che siano bruciate e li lanciano nel Gange. Sono molti i cadaveri che aspettano e molto pochi i falò. La corrente trascina arti e i corpi mezzi bruciati che, giù per il fiume, serviranno come cibo per i coccodrilli e i corvi.

Sono impressionato e mi scende un sudore freddo per la schiena. Sembra che il Gange si renda conto e mi manda una soave brezza dall’altra sponda. Mi dà conforto. Molto vicino, vedo il cadavere di un uomo giovane; porta una corda al collo per stringerla e recuperare il corpo nel caso cada nel fiume quando si colloca nel rogo.

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Lava il suo sari e lo purifica. Vicino ai suoi piedi, brucia delle micce di essenza di sandalo. Caratteristiche: f4.8, 1/260 s, 100 ISO.

Prendo la macchina fotografica e scatto. Ma quel "clic" suona come un fracasso nella mia testa. Rifletto… No, non devo fotografare. Non posso profanare l’intimità di un corpo che ha appena lasciato la vita. Mi sento male.

Conservo la mia fotocamera nello zaino e in quel momento noto che una mano mi tocca il braccio. Una bambina con enormi occhi neri mi dice che le foto sono vietate. Porta una cesta di vimini piena di piccole offerte floreali con una minuta candela tra i petali. Ne compro una e mi dice di accendere la candela e di depositare l’offerta sulle acque del Gange, come fanno le persone che stanno lì.

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Chiedendo l’elemosina: un’immagine straziante e onnipresente. Caratteristiche: f5.6, 1/160 s, 100 ISO.

Faccio così. Mi scalzo e con i pantaloni rimboccati entro nel fiume e la lascio andare. Sta calando la sera e la vedo allontanarsi lentamente, dondolando la sua piccola fiamma tremante accanto ad altre, fino a trasformarsi in punti di luce.

Il fiume che nacque in cielo si è portato la mia offerta in direzione dell’inferno, il luogo più miserabile e caotico della terra, Calcutta, per arrivare dopo al mare e raggiungere l’illuminazione eterna.

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Hanno incenerito suo padre. Non piange, sa che lui ha raggiunto il Nirvana. Caratteristiche: f3.4, 1/100 s, 100 ISO.

La bambina sta lì, al mio lato. Nel suo inglese di scuola elementare mi domanda se sono cristiano. La guardo e dopo un momento di esitazione balbetto un breve "sì" che mi costa pronunciare… Con un gesto di incomprensione mi chiede il perché amo solo un dio, e mi dice che lei ama il fiume e il sole, e le montagne che si vedono nell’orizzonte… Per caso non sono anche dei? E io non so che cosa rispondere.

Quella notte sogno che una dea in forma di bambina viene a darmi il benvenuto al Gange. Una bambina con enormi occhi neri che odora di fiori.

Gli articoli della serie "Diario di un fotografo nomade" si pubblicano, normalmente, il primo e il terzo giovedì di ogni mese.


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