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![]() giovedì 7 luglio 2005 ultime notizie L'India: alla ricerca della città perduta di Shangri LaSto seduto in un vecchio caffé di Delhi. Il caldo umido è asfissiante e i vestiti si attaccano alla mia pelle mentre uno sgangherato ventilatore geme alla mia schiena. Sul tavolo, la guida della Lonely Planet e un libro di poesie di R. Tagore. Noncurante del rumore e con lo sguardo perso nel bicchiere di tè che tengo nella mano penso: sarà vero il mito di Shangri La?Nomade.- La leggenda racconta che nel nord dell’India si trova una città occultata, circondata da ripide montagne e alla quale si può accedere solo attraverso sconosciuti sentieri e grotte segrete chiuse da gigantesche porte di pietra nascoste tra il fogliame. Una volta attraversate, si entra in una soleggiata valle di bellezza mai contemplata dall’essere umano. Lì, gli alberi sono carichi di dolce frutta e i fiori sono di rara bellezza e inimmaginabile profumo.
A Shangri La, che è così come si chiama il posto, i suoi abitanti non patiscono malattia e muoiono centenari, placidamente, senza sofferenza né dolore. È soltanto una leggenda? Sarà la Città delle Sette Porte che si menziona nella Bibbia? Forse il luogo dove i templari nascosero l’astuccio del Santo Graal…? Da settimane sto visitando un paese dove si parlano più di 800 lingue, e si capiscono tra loro senza difficoltà. Uomini di Sikkim con tratti mongoli che seducono donne tamil praticamente nere. Bambini kashmiri che giocano con bengalesi…
Nel mio cammino ho visto induiste che parlavano con musulmani, buddiste che prendevano il tè con seguaci di Zoroastro, jainiste che davano acqua a sikhs…
E ho visto guaritori di Ayurveda, la madre delle medicine, consolare a invalidi e anziani senza futuro; coppie di sposi piangere abbracciati in una panchina davanti a uno spaventoso fotoromanzo; calzolai che rammendano polverosi e impossibili scarpe di sette leghe; belle gitane nomadi con un intenso sguardo, la cui casa è la strada…
Palazzi di inenarrabile bellezza, miseria atroce. Odore all’essenza di sandalo, fetore di porcheria di vacca. Occhi curiosi e sfuggenti dietro a un velo di donna, mani abbronzate del conducente di carovana di cammelli. Bambini con stracci, ma bambini che giocano. Cani vegetariani, elefanti alla porta di un cybercafé. Ocra eterna e monotona del deserto, esplosione di colori nei sari e punjabi… Scrivo nel mio diario con penna e lo illustro con disegni a matita, uno dei miei piaceri inconfessabili. Con la fotocamera fotografo cose che vedo, anche cose che credo di vedere; con la matita disegno cose che immagino, che vedo soltanto io.
E vedo Shangri La con i suoi frondosi boschi e fiumi di acque cristalline, circondata da alti torrioni con bandiere di mille colori, e nella sua cittadella gente laboriosa che va di qua e di là, salutandosi, sorridendo…e io camminando tra di loro.
Un uomo con forti braccia mi offre una grossa pagnotta di pane, e una bambina un mazzolino di fiori selvatici. Ascolto il flauto di un incantatore di serpenti, al suo lato due giovani fanno giochi malabaresi e più in là un burattinaio maneggia con abilità le sue marionette.
Certamente, l’India è il luogo dove tutto è possibile: Shangri La esiste ed è qui. Il caldo opprime e mi scivola la matita tra le dita. Assonnato, sogno che l’ho trovata. Dietro allo pseudonimo Nomade si nasconde un appassionato di fotografia e ineffabile giramondo.
Gli articoli della serie"Diario di un fotografo nomade" si pubblicano, normalmente, il primo e il terzo giovedì di ogni mese. |
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