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Cyber-shot DSC-T9

Caratteristiche
Val. utenti: 5 punti (i punteggi sono stati elaborati in base alla media delle votazioni effettuate dagli/dalle utenti di QSBD.COM)
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Sensore: CCD di 6,00 MP
Mass. ris.: 2816 x 2112 p.
Obiettivo (35 mm): 38,0-114,0mm
Zoom: 3x (ottico) / 6x (digitale)
In due parole
La prima ultracompatta della Sony dotata di stabilizzatore ottico unisce linee affascinanti e un buon rendimento fotografico
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Verifica la qualità delle immagini della Sony Cyber-shot DSC-T9 con le nostre 38 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.

Recensione
giovedì 2 febbraio 2006

Bellezza stabilizzata

Può darsi che le marche abbiano iniziato a prendere sul serio gli utenti di fotocamere digitali. Ciò, accanto all'evoluzione logica del settore, rende possibile che alcuni nuovi modelli come la Sony Cyber-shot DSC-T9 giochino un doppio ruolo che prima era incompatibile. Squisito design ultracompatto e stabilizzatore di immagine si danno appuntamento in una fotocamera che ormai non si accontenta di essere attraente, ma che aspira ad aggiornare la T7 con interessanti miglioramenti.

La scusa della risoluzione ormai non serve. Fortunatamente, sono sempre meno i produttori che osano rimpiazzare un modello impiegando un argomento, quello dei megapixel, il cui peso specifico diminuisce con il trascorrere del tempo.

La Sony non è caduta in questo errore, e la nuova Cyber-shot DSC-T9 arriva con importanti novità, più per i suoi effetti che per il suo numero.

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Bisognerà verificare se il salto dalla T7 a questa T9 valeva la pena. Le maggiori dimensioni del display, lo stabilizzatore di immagine e l’elevata sensibilità lasciano necessariamente in secondo piano la risoluzione, che è cresciuta da 5 a 6 megapixel.

Design impeccabile

Nonostante la soggettività dell’apprezzamento, dire che la T9 è una delle fotocamere più affascinanti della vetrina attuale non è nessuna insolenza. Il longilineo corpo metallico non arriva ai 140 grammi di peso e ai 20 millimetri di larghezza.

A differenza della sua predecessora, la parte frontale possiede un copriobiettivo scorrevole che copre l’obiettivo e la metà superiore del corpo. Una copertura che, inoltre, fa anche le veci di interruttore, dato che permette di spegnere o accendere la fotocamera con un solo movimento.

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La parte posteriore ha anche subito delle modifiche, provocate in maggioranza dall’apprezzabile crescita del display. Se la T7 si accontentava di 2 pollici, la nuova T9 eleva le dimensioni del monitor LCD a 2,5 pollici, riuscendo ad avere il controllo della maggior parte della zona posteriore.

Nonostante questa buona notizia, il monitor continua a presentare certi problemi che possono detrarre alcuni decimi al punteggio finale del modello. La complicata visibilità quando l’ambiente presenta molta luminosità o le aberrazioni cromatiche del monitor dinanzi a scene molto contrastate o in controluce -aberrazioni che non si riproducono nell’immagine, fortunatamente- sono punti che bisognerà migliorare.

Ergonomia migliorata

Stranamente, nonostante il minore spazio disponibile, la disposizione dei comandi e l’efficacia che offrono nel maneggio della fotocamera si mostra come un interessante miglioramento rispetto ai modelli precedenti.

Se nella T7 parlavamo di eccesso di miniaturizzazione, sembra che in questo caso i 6 millimetri in più nello spessore e la ricollocazione di alcuni controlli siano stati sufficienti per ottenere un maneggio più razionale di tutte le funzioni della fotocamera, dalla semplice visualizzazione delle foto alla modifica dei parametri della ripresa.

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In questo senso, bisogna menzionare gli accessi diretti alla sensibilità, al bilanciamento del bianco e anche ai parametri relativi alle dimensioni e formato dell’immagine, un’autentica rarità anche in modelli con più pretese.

Per il resto, l’organizzazione delle opzioni e dei menu risponde ai criteri abituali della marca, per cui gli utenti comuni lo troveranno facile e gli appena arrivati neppure si troveranno con troppi problemi di apprendimento.

Continua ad essere conflittuale -lo indicavamo già in un articolo di primo contatto con la fotocamera- la posizione dell’obiettivo nel bordo superiore sinistro. Per evitare di inserire il dito nella composizione dell’immagine, forse la cosa migliore è abituarsi a maneggiare la fotocamera con una sola mano. Qualcosa che, date le ridotte dimensioni del suo corpo, non è neppure molto complicato.

Zoom corto, ma stabilizzato

Il tema della fotografia quando le condizioni di luce non sono ottime sembra che sia stato uno dei nuclei centrali di questo rinnovamento. Solo così si spiega che la T9 arriva con due novità come lo stabilizzatore di immagine e una sensibilità che raggiunge i 640 ISO.

Anche se ogni volta sono di più i fabbricanti che si incamminano in questa direzione, per adesso non sono troppo comuni queste prestazioni in una categoria nella quale l’aspetto esteriore predomina sulle qualità fotografiche della fotocamera.

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In effetti, la T9 è una delle prime ultracompatte -con autorizzazione delle Lumix della Panasonic- ad incorporare un meccanismo di stabilizzazione. Rimarcabile decisione, ancora di più se si prende in considerazione che i 3 ingrandimenti dell’ottica Carl Zeiss non sono valori sui quali gli stabilizzatori sono soliti muoversi.

Il meccanismo conta su un controllo proprio nell’estremo superiore destro della fotocamera, anche se lo stabilizzatore funziona per difetto in tutte le riprese. Nel caso in cui si sia disattivato, il display mostra un avviso che allerta sul pericolo che l’immagine resti mossa.

Il suo funzionamento è molto efficace e i vantaggi che fornisce sono evidenti, come si può apprezzare nelle foto di prova ottenute con la fotocamera. Scattando a intuito con una velocità di 1/10 di secondo, l’immagine con stabilizzatore guadagna molti punti in nitidezza rispetto a quella che mantiene questo meccanismo disinserito.

L’autofocus, come succede in tanti modelli, funziona alla perfezione con buona illuminazione e presenta certi problemi al momento di simpatizzare su un punto quando la luce è un po’ più scarsa.

Sviluppo senza rumore

L’altro pilastro che sostiene le pubblicizzate qualità della T9 di fronte alle scene di limitata luminosità è la sensibilità. La più stilizzate delle Cyber-shot osa con una gamma che va dai 64 fino a 640 ISO.

Nonostante non sia questa una gamma di sensibilità che possa definirsi sorprendente -i fabbricanti stanno presentando con diversa fortuna molte compatte che già superano la barriera dei 1000 ISO-, la verità è che la T9 può vantasi di cavarsela con dignità e scioltezza in tutti i suoi valori, inclusi i più alti.

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Sembra, per tanto, che si è realizzato un buon lavoro per quanto riguarda l’elaborazione dell’immagine per attenuare i possibili limiti che in sensibilità potrebbe avere un sensore piccolo come quello che incorpora. Infatti, la Sony si riferisce a questo punto elogiando le prestazioni del suo nuovo sistema Clear RAW NR, che possiede un algoritmo espressamente destinato a "pulire" le immagini più rumorose.

Nonostante il nome impiegato per questa tecnologia, il formato JPEG continua ad essere l’unico disponibile per la registrazione di file. Il CCD da 6 milioni di punti, a proposito, crea immagini fino a 2816 x 2112 pixel.

L’unico ostacolo che potrebbe porre alla qualità di immagine piuttosto accettabile che offre la T9 è che alcune immagini ottenute gradirebbero un punto in più di nitidezza che eliminerebbero l’aspetto un po’ soave che alcune di quelle sfoggiano. Forse lo sviluppo o lo stesso stabilizzatore di immagine possono conservare una relazione con questa lieve mancanza.

Allusioni multimediali

A questa eleganza e alle rilevanti prestazioni che siamo andati dicendo, la Sony ha deciso di sommare alcuni valori aggiunti che possono elevare ancora di più la T9 nella vetrina di turno.

Il citato display da 2,5 pollici è sempre una buona mossa. Un display che, a proposito, sembra non ridurre l’autonomia della batteria, di cui il buon rendimento possiamo mettere per iscritto. La marca concretizza il dato: 240 scatti con una sola ricarica.

Approfittando di queste considerevoli dimensioni del monitor, la Sony pone la possibilità di usare la propria fotocamera come visore di immagini. Per quello, la T9 include un’opzione che è capace di creare automaticamente affascinanti presentazioni di immagini nelle quali non manca la musica.

Aggiornamento giustificato

Davanti ad un mercato così ricco di novità e con tanta fretta al momento di rinnovare modelli, ogni nuova incorporazione alla vetrina invita a domandarsi se il cambio è sufficientemente giustificato o se -al contrario- è uguale al precedente modello. In questa occasione, sembra che la Sony si è impegnata a argomentare il salto dal modello predecessore.

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Con opzioni più complementari e con funzioni realmente interessanti come la maggiore sensibilità e -soprattutto- lo stabilizzatore, la Cyber-shot DSC-T9 sembra dimostrare che ci sono aggiornamenti che certamente valgano la pena o che, almeno, fanno affidamento su un discorso sufficientemente convincente.

TESTO E FOTO: Iker Morán

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