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![]() Cyber-shot DSC-H5Caratteristiche ![]() Val. utenti: Mass. ris.: 3072 x 2304 p. Obiettivo (35 mm): 36,0-432,0mm Zoom: 12x (ottico) / 2x (digitale) In due parole Un'eccellente compatta di tipo SLR, con un'ottica invidiabile e prestazioni avanzate, anche se con il perenne problema del rumore. Prezzi Non ci sono prezzi disponibili Foto ![]() ![]() ![]() Verifica la qualità delle immagini della Sony Cyber-shot DSC-H5 con le nostre 45 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.Recensione
mercoledì 24 gennaio 2007 Una fotocamera quasi senza problemiDopo un anno di cammino, la Sony decise di presentare una delle sue fotocamere più trionfanti, la Cyber-shot DSC-H1. E lo fece doppiamente con le Cyber-shot DSC-H2 e H5. Convertitasi quest'ultima nel nuovo modello di punta delle compatte della marca (con l'anticipo della contundente Cyber-shot DSC-R1, sia chiaro), la H5 mantiene intatto il suo potente obiettivo di 12 ingrandimenti stabilizzati, anche se la sua firma va a carico ora della prestigiosa Carl Zeiss. Il resto delle novità bisogna ricercarle nella risoluzione (7 megapixel), la sensibilità (fino a 1000 ISO) e il display (3 pollici). Argomenti rafforzati che convertono questo modello in uno dei più interessanti al momento di far fronte alla dura concorrenza a cui fanno fronte le reflex di bassa gamma. È chiaro che la Sony scommette sempre sul cavallo vincente. Mentre è in primo piano ciò che riguarda le vendite delle compatte, inizia ad avere difficoltà il segmento delle reflex.Tutto questo senza abbandonare il terreno delle denominate compatte di tipo reflex in cui la Cyber-shot DSC-H5 si eleva come rinnovato baluardo della compagnia giapponese.Anche se ci impegnammo in augurare un futuro poco promettente per questo tipo di modelli, con la H5 tra le mani questi pronostici perdono gran parte della loro forza. Prima anche di provare esaustivamente la fotocamera, già abbiamo la sensazione che ci trovavamo dinanzi un corpo con il quale è piacevole lavorare. Verso l'equazione perfetta Il fatto che risulti utopico concepire la fotocamera perfetta è qualcosa che già abbiamo ripetuto in numerose occasioni. È questo un tema troppo soggettivo: mentre alcuni avrebbero scommesso sulle dimensioni ridotte, altri si sarebbero concentrati esclusivamente sulla qualità dell'immagine. Beh alcune di queste caratteristiche si trovano nella H5. L'anno che separa la pioniera H1 dalla rinnovata H5 è servito alla Sony per concepire una nuova fotocamera di zoom lungo provvista di interessanti miglioramenti. Alcuni cambi che, ad ogni modo, rispettano i numeri dell'obiettivo, eretto ovviamente come uno dei pilastri fondamentali di questa fotocamera. Le focali non cambiano (alcuni interminabili 36-432 millimetri che risultano in un potente zoom di 12 ingrandimenti ottici) nè la luminosità (dei più che interessanti diaframmi di f2.8-3.7). Ciò che è cambiato, curiosamente, è la firma stampata in questo potente obiettivo. Se nella H1 era la Sony stessa colei che assumeva l'autorità, ora è la prestigiosa Carl Zeiss colei che da il suo nome a questo zoom Vario-Tessar. Cambio reale o semplicemente trucco di mercato, ciò che è indiscutibile è la qualità di cui è dotato questo immenso zoom, al quale bisogna sommare un'eccellente luminosità e -come vedremo più oltre- un efficace stabilizzatore. Cambia anche la sensibilità, elevata ora fino a un massimo valore di 1000 ISO (la H1 si conformava con 400 ISO), così come la risoluzione del CCD SuperHAD, che si cimenta con i 7 milioni di punti (la H1 supponeva 5) ancora conservando le sue dimensioni. Anche il display aumenta la sua dimensione fino a raggiungere i 3 pollici (media superiore rispetto alla H1), con un notevole incremento della risoluzione: da 115.000 a 230.000 pixel. Una mano vincente Iniziamo con ciò che tradizionalmente lasciamo per il finale: il consumo energetico. Considerato il portentoso zoom di azionamento elettronico, l'autonomia è stata uno dei punti che più ci ha sorpreso di questa H5. Con solo due batterie ricaricabili di tipo AA, la H5 offre un rendimento superbo, permettendo varie centinaia di scatti senza aver bisogno di passare dal caricatore. La Sony parla di 340 foto con le batterie incluse di serie, e alla vista dei risultati, non saremo noi che ci opponiamo alle specificazioni ufficiali. Un buon punto di partenza che si aggiunge ai gradevoli ricordi che ancora conserviamo della H1. Anche l'obiettivo ha un suo protagonismo nel bilanciamento dei risultati. Di qualità eccellente, è dotata di una relativamente bassa carica di errori cromatici e -in minore misura- geometrici, oltre ad una messa a fuoco precisa e rapida. Certo è che ci avrebbe fatto piacere che questi 12 ingrandimenti includessero un pò più di angolare, anche se si dovesse sacrificare parte della focale del teleobiettivo. Ad ogni modo, le eccellenti luminosità massime (f2.8-3.7) possono servire per eclissare questo dettaglio. Stabilizzazione "made in" Sony Senza uscire ancora dall'obiettivo, il sempre eterno stabilizzatore Super SteadyShot della Sony -la cui essenza ancora rimane un pò in penombra, senza smettere di essere puramente meccanico nè solo elettronico- torna a fare atto di presenza. Il sistema, già utilizzato in molti altri modelli della Sony, è dotato nella H5 di una efficacia molto interessante -equivale a un passo di velocità o anche due-, anche se non tanto elevata come in certi modelli più consolidati di altre marche. Per ciò che riguarda l'obiettivo, è necessario citare l'eccellente macro di 2 centimetri del quale fa gala la H5. Tutto un commento per una fotocamera che si fa amare non solo dagli amanti della fotografia lontana, ma anche dai fotografi del più piccolo. Rapida è -forse troppo- la risposta del comando dello zoom. Questo controllo, situato nell'angolo superiore destro della parte posteriore della fotocamera, si presenta eccessivamente sensibile al tatto. Come consequenza, risulta troppo facile premerlo in modo involontario con la parte interna della mano quando si sta lavorando con la fotocamera. Insieme alla sua straordinaria velocità, un piccolo errore può far si che lo zoom passi da zero a cento in un sospiro. Tutta un'arma a doppio taglio che può arrivare a risultare fastidiosa fino a quando una persona non rimane tranquilla. Talvolta questa sia la scusa perfetta per alcuni che non dubiteranno in utilizzare per reclamare alla Sony anelli meccanici per le focali e la messa a fuoco. Anche se sarebbe di grande aiuto, un cambio di questa magnitudo obbligherebbe a un riinstallamento integrale della fotocamera. Ciò che la Sony sa fare meglio Prima di addentrarci nel sistema di intercettazione, non possiamo smettere di mensionare il display di 3 pollici come un'altra delle certezze della Sony H5. Emerge in modo molto positivo, ha migliorato la sua dimensione e risoluzione rispetto al modello precedente. Offre una qualità e una nitidezza eccellenti, ed è dotata di una riproduzione del colore -durante lo scatto e la riproduzione- molto affermata. Il rinfresco del display non risulta molto soddisfacente quando la luce non è ottima. In questi casi, l'immagine smette di essere fluida e avanza a salti e con discontinuità. Il sensore SuperHAD di 7,2 megapixel permette di catturare immagini che vanno fino a 3072 x 2304 punti, con una qualità eccezionale e ricca di dettagli. Della sua registrazione si incarica la testimonial memoria interna della fotocamera (34 MB) e le schede opzionali degli standard MemoryStick Duo e pro Duo. Il formato RAW, nonostante ciò, continua ad essere riservato dalla già citata R1 e dalla Alpha A100, la prima -e unica fino alla data- reflex della compagnia. Si tratta di una strategia per sottolineare distanze rispetto a queste o di semplice continuazione rispetto alle sue antecedenti, la cosa certa è che manca questa possibilità in una fotocamera che pretende di essere di alti livelli. Senza che possa qualificarsi in modo eccezionale la dinamicità delle immagini, le fotografie offrono un gradevole degrado nelle tonalità. Alcuni risultati, per riassumere, che permettono di parlare della qualità dalla maggior parte dei fotografi, posizionandosi la H5 come una scommessa sicura per gli affezionati che non si decidono per una SLR. Grandi piccoli dettagli L'ergonomia della H5 si basa sulle classiche linee di queste reflex miniaturizzate che crearono tanto scompiglio fino a non molto tempo fa. La sua presa è buona, anche se forse è un pò piccola, e i comandi sono alla portata delle due dita. Il suo uso con una sola mano è, per tanto, comodo e pratico. Nonostante ciò, e grazie al suo aspetto reflex, la presa a due mani anche è possibile ed è dotata di una stabilità totale per gli scatti più lunghi. I menu del display continuano ad essere fedeli allo stile tradizionale della Sony, organizzati in sottomenu sviluppabili sottoforma di cascata. In questo senso, risulta molto interessante che si permetta l'accesso alle applicazioni dell'esposizione più importanti (bilanciamento, sensibilità, nitidezza...), mentre la fotocamera continua a mostrare l'inquadratura dell'immagine sul display. Un altro tipo di configurazioni, come il formato del video o la data, si riservano per due menu di accesso e utilizzo un pò più complicata. Il visore elettronico disponibile sull'H5 soffre, quasi in modo identico, le virtu e i difetti del display, offrendo -come questa- un rinfresco migliorabile, con una qualità di immagine e un colore molto affermati. Su di lui si posiziona un piccolo flash di elevamento automatico. Considerata la sua dimensione e le classiche limitazioni che ci si aspetta da quelli, presenta un buon funzionamento in tutte le situazioni, non offre nè una sottoesposizione molto pronunciata all'utilizzarlo con focali lunghe nè lascia ombre -sempre che non usiamo il parasole che la Sony mette in dotazione con la fotocamera- nelle posizioni angolari. Oltre l'ottica Se la H1 aveva tra le sue debolezze un tipo di sensibilità molto ridotto, la Sony ha preso buona nota e la sua H5 si presenta con dei valori situati tra 80 e 1000 ISO. Alcune applicazioni che non offrono troppe sorprese: livelli del rumore bassi fino ai 400 ISO, essendo questo il punto da cui le interferenze elettroniche iniziano a farsi notare. A 800 ISO la nitidezza si riduce notevolmente per effetto del sistema di riduzione del rumore, e i risultati a 1000 ISO sono abbastanza nefasti. Come c'era da aspettarsi, la sensibilità continua ad essere il tallone di Achille di questo tipo di compatte rispetto alle reflex, e la H5 non è un'eccezione. O almeno per quelli che superano con una certa frequenza la barriera dei 400 ISO. Rispetto al bilanciamento dei bianchi, la H5 da dei risultati molto accettabili, con dei colori che risultano buoni in tutte le condizioni di illuminazione. Anche al momento di lavorare con la modalità automatica in situazioni con luci a tungsteno o fluorescenti, la fotocamera si sviluppa con successo. Destinata, come abbiamo detto, a un ampio ventaglio di utenti, la H5 è dotata di una sorta di modalità di lavoro all'altezza delle circostanze: include varie scene prefissate, così come le modalità tipiche di priorità e programmi, e non mancano un'applicazione totalmente manuale e un'altra automatica. Futuro incerto? Dicevamo al principio -e non siamo gli unici- che il mercato delle compatte di tipo SLR è in discesa. L'invito delle reflex di bassa gamma, con le proprie prestazioni, qualità e versatilità, fanno si che la competizione sia molto squilibrata. Ad ogni modo, dopo aver impugnato questa Sony e aver visto i risultati che è capace di offrire, risulta obbligatorio riflettere su questa questione. La semplicità di utilizzo, la leggerezza nella borsa, le ampie possibilità di uso e, soprattutto, la qualità che offre, potrebbero far si che questo pronosticato fine non sia tale o -per lo meno- non arrivi tanto presto. Coloro che cercano, precisamente, tutte queste caratteristiche e che siano disposti a convivere con un pò di rumore all'elevare la sensibilità, hanno nella Cyber-shot DSC-H5 un opzione molto plausibile. TESTO: Eduardo Parra |
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