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GR Digital

Caratteristiche
Val. utenti: 4,2 punti (i punteggi sono stati elaborati in base alla media delle votazioni effettuate dagli/dalle utenti di QSBD.COM)
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Sensore: CCD di 8,10 MP
Mass. ris.: 3264 x 2448 p.
Obiettivo (35 mm): 28,0mm
Zoom: 4x (digitale)
In due parole
Classica, elitaria e -insomma- speciale, la GR Digital e il suo angolare fisso si presentano come buon complemento di una reflex digitale
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Recensione
giovedì 4 maggio 2006

Una compatta con spirito reflex

Fornita di un molto luminoso obiettivo fisso di 28 millimetri, le generose prestazioni e i classici controlli della GR Digital fanno pensare a una reflex. Le sue ridotte dimensioni, la carcassa nera con impugnatura di gomma e i molti accessi diretti programmabili fanno di questa rarità della Ricoh un complemento tascabile ideale per qualsiasi voluminosa reflex. Il rumore nelle alte sensibilità è la sua grande materia sospesa.

Probabilmente non è la scommessa più commerciale del momento, ma il classicismo continua ad essere un ricorso infallibile per attrarre gli sguardi. La Ricoh ha scommesso forte su questo concetto con la sua GR Digital, che nasce con la pretesa di occupare nella categoria digitale lo spazio che le GR a pellicola hanno avuto un decennio fa.

Di essenza elitaria, questo modello è pensato per il professionista che desidera una piccola fotocamera da portare in tasca quando non vuole caricarsi un secondo corpo reflex. Un fotografo che cerca la discrezione di una fotocamera compatta e chi probabilmente sembra attratto da questo angolare fisso.

© Álvaro Méndez, QSBD.COM© Álvaro Méndez, QSBD.COM

Il sensore CCD da 8 milioni di punti, la possibilità di realizzare catture nel formato di immagine RAW, un ampio rango di sensibilità, l’aspetto conservatore della sua carcassa nera e l’obiettivo di 28 millimetri e f2.4 -terminato con un mirino esterno- sono i segnali particolari della GR Digital.

Il prezzo, in questo caso, assume anche un protagonismo fondamentale, date le peculiari caratteristiche di questo modello. Chiedere più di 600 euro per una compatta con ottica fissa -qualcosa di più, se si aggiungono gli accessori di Creative Set con cui si è realizzata questa prova- risulterebbe totalmente assurdo se non si comprende l’idiosincrasia di questa GR Digital.

Bisogna domandarsi, per tanto, se la qualità di immagine, la capacità di risposta della fotocamera in situazioni difficili e il rendimento dell’ottica saranno all’altezza di chi opta per un modello con queste caratteristiche.

Angolare fisso

L’obiettivo fisso da 28 millimetri (a cui si può aggiungere un moltiplicatore opzionale di 0,75x per trasformare la sua focale a 21 millimetri) è indubbiamente la caratteristica più importante della GR Digital. Con un rango di aperture che va da f2.4 fino a f9, una così peculiare ottica trasforma la sua proprietaria in un’opzione da prendere molto in considerazione per il fotografo che esige focali corte.

Con una qualità generale eccellente -chiudendo un paio di step il diaframma può raggiungere il suo punto più elevato-, le aberrazioni cromatiche di questo angolare sono molto controllate. Soltanto nelle situazioni più complesse, in controluce forti, si possono arrivare a percepire i tipici contorni colorati se ci fissiamo sui dettagli dell’immagine visualizzandola in dimensioni reali sul display del computer.

© Álvaro Méndez, QSBD.COM© Álvaro Méndez, QSBD.COM

Rispetto alle distorsioni geometriche, l’effetto barile comune degli angolari si mantiene anche su alcuni limiti accettabili, anche se torna più evidente quando si opta per montare il poco discreto e contundente convertitore da 21 millimetri. In qualsiasi caso, si gradisce che l’uso di questa lente moltiplicatrice non comporti la perdita di qualità nell’immagine.

Continuando con il tema della discrezione, il sistema di autofocus ci ha procurato una delle sorprese meno gradevoli della GR Digital. L’obiettivo ha un suono troppo grezzo quando si mostra e si mette a fuoco. Un dettaglio forse perdonabile, ma che fa vacillare uno dei punti forti di questa fotocamera e del suo utente: passare inosservati.

Come possibile soluzione, il sistema di messa a fuoco si può bloccare nella posizione di infinito o a una distanza di 2,5 metri, evitando in questo modo il citato rumore.

Questione di velocità

Il formato RAW si è consolidato nelle compatte di gamma alta, e la Ricoh -fortunatamente- non ha voluto prescinderne in questo modello. Le immagini in RAW di formato 3:2 che cattura raggiungono gli 11 MB, ed evidentemente permettono di esprimere al massimo le possibilità del suo sensore.

Il prezzo da pagare per quello influisce direttamente sulla velocità di funzionamento della fotocamera, rallentando l’elaborazione di file e -ciò che è peggio- la possibilità di potere tornare a scattare. Se il tempo di avviamento e tra gli scatti è di 2 secondi -forse migliorabile, è certo- questo si eleva fino a 15 interminabili secondi selezionando il modo di cattura in RAW.

© Álvaro Méndez, QSBD.COM© Álvaro Méndez, QSBD.COM

Il ritardo dello scatto, cioè, è incalcolabile: l’otturatore risponde quando il dito dà l’ordine.

Bisogna anche evidenziare la velocità e l’efficacia dell’autofocus, che mostra un compartimento impeccabile al di là del problema sonoro già menzionato. Sorprende anche la modalità di messa a fuoco macro, che permette di scattare fotografie di grandissima qualità a partire da 1,5 centimetri (anche se in questi casi la messa a fuoco può urtare con oggetti più prossimi al nostro soggetto, se questo è troppo piccolo).

Quello di cui forse si sente la mancanza, penetrati in questo livello di esigenza, è la possibilità di mettere a fuoco in forma manuale con un anello proprio nella struttura dell’obiettivo.

Una buona dose di prestazioni

La fotocamera viene dotata delle modalità di scatto manuale, automatico con preferenza al diaframma, programmato e un modo denominato "fotografia". Se il modo programmato permette di combinare simultaneamente i valori di esposizione come ci conviene -mantenendo sempre un valore corretto dato dalla fotocamera-, il modo "fotografia" corrisponde al classico automatico, in cui è soltanto possibile compensare i valori EV di esposizione.

Nella parte posteriore sfoggia un display da 2,5 pollici, con un angolo di visione orizzontale di quasi 180 gradi e una visibilità piuttosto accettabile, anche in condizioni di alta luminosità.

La Ricoh, a proposito, ha lanciato recentemente un aggiornamento del firmware che permette di disattivare il display quando si scatta. Questo era uno dei motivi di risentimento degli utenti per quanto fastidiosa risulta la luce che riflette il monitor utilizzando il mirino esterno, di cui parleremo più avanti.

© Álvaro Méndez, QSBD.COM© Álvaro Méndez, QSBD.COM

La GR Digital dispone di una slitta a caldo di collegamento per un’unità di flash TTL che aggiunge molte possibilità al limitato flash integrato nel corpo. Anche se la Ricoh non ha presentato un’unità specifica per questa fotocamera, si assicura che è compatibile con i Sigma EF-500 DG.

Evidentemente, il mirino esterno si collega nella stessa slitta a caldo e ciò rende impossibile il loro uso congiunto, qualcosa a cui gli utenti di macchine telemetriche sono già abituati.

L’elenco di prestazioni avanzate lo completano la possibilità di scegliere tra gli spazi di colore sRGB e AdobeRGB e vari modi di scatto continuo: il classico scatto a raffica, che permette di registrare 1,6 scatti al secondo fino a quando si esaurisce la capacità della scheda; la cattura di 16 immagini in un intervallo di 2 secondi con un solo scatto ("Stream"), e la registrazione delle ultime 16 riprese, in questo caso lasciando lo scatto pressato e liberandolo ("Memory-Reversal").

Le due ultime opzioni si limitano a creare un file diviso nelle 16 immagini catturate, con delle dimensioni totali di 3264 x 2448 pixel.

Tutto molto a portata di mano

La grande accessibilità ai controlli più comuni è una premessa che ogni fotocamera di grande importanza deve offrire, e la GR Digital supera anche molte reflex digitali in questo senso. Per quello incorpora, oltre ai due dial per controllare il diaframma e l’otturazione, altri due pulsanti configurabili per i controlli più utilizzati.

© Álvaro Méndez, QSBD.COM© Álvaro Méndez, QSBD.COM

Pressando il dial di otturazione, che è situato nella posizione naturale del pollice destro, appare nel display un menu con tre opzioni (quattro, nel modo programmato e in quello denominato fotografia), di cui si possono personalizzare due. Il bilanciamento del bianco è disponibile sempre soltanto pressando un pulsante, e la selezione può farsi indistintamente con i cursori o i dial. La configurazione tipica aggiunge la scelta della sensibilità e del modo di messa a fuoco.

Invece, il pulsante di maneggio dello zoom permette di tenere attivata questa opzione o di configurarsi per controllare sovraesposizione o sottoesposizione (da -2 EV fino a +2 EV) o il bilanciamento del bianco.

Nonostante i pulsanti di tipo cursore non risultino troppo ergonomici, i dial permettono di navigare da qualsiasi menu in modo molto più comodo e rapido.

Mirino esterno

La GR Digital si può acquistare con il kit Creative Set, che incorpora un convertitore ottico con un fattore di moltiplicazione di 0,75X, e che trasforma la focale dell’obiettivo fisso a 21 millimetri equivalenti nel formato 35 mm.

Il kit consta anche di un mirino esterno che si adatta ad entrambe le focali, quella da 28 e quella da 21 millimetri, e che è realmente utile per gli utenti che hanno familiarizzato con questo tipo di mirini e che sono abituati all’inevitabile errore di parallasse, soprattutto nell’inquadratura di soggetti molto vicini.

© Álvaro Méndez, QSBD.COM© Álvaro Méndez, QSBD.COM

Il rango che copre il mirino, con marche per focali di 21 e 28 millimetri, si adatta molto all’angolo di visione reale, che permette di prescindere dal display e di realizzare inquadrature precise e rapide. La sensazione si può confrontare con quella di utilizzare una fotocamera telemetrica professionale.

Ci domandiamo se, messi a disegnare un modello classico e senza discutere l’eleganza del mirino esterno, non sarebbe stato inammissibile dotare anche il corpo di questa fotocamera di un mirino ottico che terminasse il concetto GR.

Completa il citato kit una cinghia per il collo, una custodia di pelle e due parasoli da usare con -e senza- la lente di riduzione di focale. Per collegare questa ultima si fornisce anche un adattatore che si avvita all’obiettivo e, mediante un piccolo giro sulla baionetta, si collega alla fotocamera in modo molto rapido e semplice.

Più rumore

Il coraggio della scommessa della Ricoh su questo peculiare modello non si limita ad una questione di design, ma anche l’elenco di specifiche tecniche offre gradevoli audacie. La sensibilità è una di quelle, dato che la GR Digital contempla un rango di sensibilità che va da 64 fino a 1600 ISO.

© Álvaro Méndez, QSBD.COM© Álvaro Méndez, QSBD.COM

Invece, come temevamo, la combinazione di questi esigenti valori con una risoluzione da 8 milioni di punti e un sensore di ridotte dimensioni (1/1,8 pollici) mette in guai seri l’elaboratore di immagine.

I risultati sono prevedibili: eccellente rendimento fino a 200 ISO e presenza di rumore elettronico nelle immagini a partire da questo valore; rumore che si va evidenziando fino a trasformarsi in incolmabile quando si supera la barriera degli 800 ISO.

Una rarità con alti e bassi

La Ricoh GR Digital è, in essenza, una rarità destinata a professionisti che cercano la descrizione e la maneggevolezza di una macchina telemetrica e che sperano di ottenere risultati altamente soddisfacenti.

La prima parte delle aspettative si risolve magistralmente, dato che poche fotocamere (e questo include le SLR digitali di gamma alta) o nessuna sono capaci di offrire un controllo manuale così comodo, rapido e versatile come quello della GR Digital. Grazie al dial di impostazioni, gli accessi diretti importanti sono alla portata del pollice e dell’indice.

© Álvaro Méndez, QSBD.COM© Álvaro Méndez, QSBD.COM

Il suo aspetto e rifiniture conservatrici, il suo colore nero, il mirino esterno e la possibilità di spegnimento dal display fanno sì che la Ricoh GR Digital sia un autentico lusso di sensazioni nelle mani di qualsiasi professionista. Tutto ciò senza dimenticarci dell’ottica fissa, che come succede con coloro che optano per lasciare lo zoom a casa, impone una forma diversa per avvicinarsi alla realtà.

Nella parte degli inconvenienti, il rumore si presenta all’appuntamento per partita doppia. Quello elettronico si mantiene nei limiti abituali quando si eleva la sensibilità -forse speravamo di più- e il rumore nel suo versante più letterale, quello del suono più fastidioso, irrompe ogni volta che l’obiettivo si mostra o si mette in moto il meccanismo di messa a fuoco.

Risolvere queste due questioni e definire qualche altro dettaglio (correggere le scarse aberrazioni dell’ottica, rendere più praticabile il fuoco manuale, migliorare la velocità di elaborazione) potrebbero dare luogo a una fotocamera eccezionale.

TESTO: Ivan Sánchez
FOTO: Álvaro Méndez

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