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K10D

Caratteristiche
Val. utenti: 4,34666666666667 punti (i punteggi sono stati elaborati in base alla media delle votazioni effettuate dagli/dalle utenti di QSBD.COM)
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Sensore: CCD di 10,20 MP
Dim. Sensore: 23,50 x 15,70mm
Mass. ris.: 3872 x 2592 p.
Fattore: 1,50x
Monitor: TFT di 2,50 pollici
In due parole
La Pentax ha subito il prezzo dell'equazione prezzo-prestazioni nel segmento SLR con la sua K10D, una fotocamera da tenere in considerazione.
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Verifica la qualità delle immagini della Pentax K10D con le nostre 42 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.

Recensione
mercoledì 21 febbraio 2007

Prendano nota

Cattive notizie per chi pensi che il mercato reflex digitale è solo cosa per due. Se la Olympus già dispone della sua terza via. È ora il turno della Pentax che con la K10D si insinua senza nessun tipo di problema nella gamma dei modelli semiprofessionali. La prima cosa è sciogliere i dubbi: la K10D è una fotocamera molto capace, che supera la concorrenza in alcuni punti e scarseggia in altri -come accade quasi sempre. A partire da li, c'è qualcosa che risulta indiscutibile: oggi giorno, nessuno offre per 1.000 euro tutto ciò che la Pentax ha dato di serie nel corpo stella, costruzione impeccabile, pulizia, stabilizzazione e una generosa lista piena di buone idee. A chi compete, che prenda nota.

Considerato l'entusiasmo che sveglia qualsiasi nuova reflex digitale, era tempo che non si vedeva nel settore un interesse simile alla vissuta durante i mesi di attesa della Pentax K10D. Insinuata da quasi un anno e presentata ufficialmente il passato autunno alla fiera della Photokina, la nuova SLR si è fatta vedere con il contagocce nelle vetrine durante questo Natale.

Dopo delle rapide e gradevoli prime impressioni, passare alcuni giorni con questa reflex tra le mani ci ha permesso di affinare alcune opzioni e approfondire in certi aspetti il suo rendimento.

Le prove sono state realizzate con una modesta Pentax DA 18-55 mm f3.5-5.6, che è l'ottica che accompagna il corpo nel kit di lancio.

Anche se la relazione qualità-prezzo risulta molto interessante e la costruzione supera le ottiche di serie proposte da altre marche, salta all'occhio che questo obiettivo non sia all'altezza di un corpo con aspirazioni semiprofessionali. Nonostante ciò, e finchè l'utente possa permettersi di ampliare il catalogo di ottiche, per iniziare non è male.

Costruzione senza fessure

La nitidezza dell'immagine, il rendimento del sensore o anche il rumore sono aspetti che nella K10D invitano a un ampio ventaglio di interpretazioni, come vedremo più avanti. Ad ogni modo, se c'è qualcosa in questa fotocamera che risulta totalmente indiscutibile è la sua costruzione.

Un'ergonomia notevole tanto a livello fisico -consistenza, tatto- come per ciò che riguarda il senso comune al momento di posizionare i comandi e abilitare le funzioni di accesso. Un terreno nel quale, dopo aver ricordato il prezzo che ha questo corpo, il merito è ancora maggiore. Fotocamere abbastanza più care non dispongono di idee tanto fortunate come in questa K10D.

Considerato il corpo marcato -il prezzo da pagare è un accesso un pò più lento alla scheda Card e alla batteria- e il peso considerevole, le dimensioni della fotocamera non risultano eccessive. Un prova in più che la consistenza non deve per forza essere legata alla dimensione.

La presa è, semplicemente, eccellente, e la distribuzione dei comandi è dotata di una gran logica. Sorprende anche la dimensione e la luminosità del visore, basato su uno di quegli ogni volta più scarsi pentaprismi. È chiaro che continuano a esistere, ma non con questi prezzi.

Considerato ciò, c'è sempre spazio per fare gli avvocati del diavolo. Una ruota di modalità un poco più grande, il blocco dell'esposizione (AE-L) di accesso più semplice per il pollice perchè posto non più in un angolo, rispetto a questa specie di ruota posteriore un comando circolare in realtà o che il visore contasse con un pò più di informazione servirebbe per passare dall'eccellente alla matricola d'onore.

In due passi

Un'altra piccola tirata d'orecchie: perchè tra tanta profusione di comandi nella zona posteriore non si sono inclusi anche accessi diretti alle applicazioni più importanti? La croce situata all'interno del circolo posteriore -che permette di scegliere la misura- era il luogo perfetto, ma si è optato al suo posto per un'applicazione in due tempi.

Per lo meno era così fino a quando la Pentax lanciò la prima attualizzazione del firmware per la fotocamera -coincidendo con l'elaborazione di queste linee- e saggiamente include tra i cambi un accesso più rapido alla sensibilità. Se così si configura nei comandi, è possibile modificare il valore ISO con una delle due ruote nelle modalità di priorità alla velocità o al diaframma.

Nonostante tutto, per il resto delle funzioni bisogna premere il pulsante "Fn" per accedere alle applicazioni occulte dietro il citato comando: bilanciamento dei bianchi, scatto a raffica, flash e sensibilità. Peccato che la dimensione dell'immagine non completi il quintetto o la sostituisca il flash, che già dispone di un pulsante proprio lateralmente per la sua attivazione.

Anche se poi vedremo in dettaglio le applicazioni del bilanciamento dei bianchi e la sensibilità, la raffica e i parametri di dimensione meritano una piccola pausa. La K10D è capace di scattare 3 quadri al secondo in modo illimitato in JPEG e 9 immagini consecutive in RAW. Una velocità un pò modesta in confronto ai 5 fotogrammi al secondo che offrono i modelli come la D200 della Nikon o la Canon EOS 30D.

Rispetto alla dimensione dell'archivio, la nuova Pentax torna a peccare di scarsità come già fecero i modelli della gamma precedente della marca. Con una risoluzione massima di 10 megapixel, al di sotto di questa si offrono solo due applicazioni: 6 e 2 megapixel. Un valore intermedio di 8 milioni di punti e -talvolta- un altro di 5, non disturberebbero per niente.

RAW di accesso diretto

Per quanto riguarda il formato RAW, la K10D giunge munita di novità che meritano la pena di essere commentate. Quando potemmo vedere la fotocamera per la prima volta, fu precisamente il pulsante per gli archivi RAW uno dei punti che più ci sorprese e piacque.

Effettivamente, sulla parte laterale della montatura, tra l'interruttore di messa a fuoco e il pulsante flash, un comando permette di attivare con un solo tocco la registrazione in formato RAW. È questa una funzione che fino ad ora non si era incontrata, e anche se potesse credersi non necessaria, ci vengono alla mente non poche situazioni -soprattutto facendo un uso più professionale della fotocamera- in cui questo comando può essere di grande aiuto.

Attraverso il menu di opzioni personali, si può stabilire che il formato RAW rimanga attivo in modo permanente al premere il suddetto comando che solo abbia effetto in uno scatto. Ad ogni modo, oltre al documento RAW catturato, la fotocamera registra anche sulla scheda un'immagine JPEG alla massima risoluzione.

È anche molto interessante -e nuova- la possibilità di selezionare tra due formati di registrazione RAW: il DNG, proposto dalla Adobe come uno standard, o il PEF, formato proprio della Pentax.

Tenendo in considerazione quanto sia eccessivamente semplice il software che accompagna la K10D e quanto risulti comodo lavorare con DNG senza doversi preoccupare della corrispondente attualizzazione che accetti un nuovo modello, non sembra improbabile che l'utente preferisca il secondo.

Nel caso fosse poco, nel menu incontriamo altre funzioni inedite: il processo del RAW nella propria fotocamera, con l'opzione di modificare le applicazioni di esposizione o nitidezza, tra gli altri. Di nuovo, un apporto che, anche se non sarà di uso generalizzato, non da neanche fastidio a nessuno.

Da 12 a 22 bits

Dietro tutti questi formati si nasconde un convertitore analogico-digitale (ADC) di 22 bits, che nel momento di presentare la fotocamera fu uno dei dati che più stupore provocò. Tenendo in considerazione che la maggior parte delle fotocamere lavorano a 12 bits per canale di colore (RGB), questi 22 bits dovrebbero tradursi in una gamma cromatica di più milioni di colori e in delle registrazioni di maggiore qualità.

Non ci dimentichiamo, ad ogni modo, che in ultima istanza gli archivi finali con i quali lavorerà l'utente rimarranno incapsulati negli 8 bits per colore di un JPEG, con cui la vastità cromatica sarà irrimediabilmente ridotta.

Ad ogni modo, per verificare il suo rendimento abbiamo captato una stessa immagine in formato RAW (DNG) e JPEG a massima qualità. Lo scatto di getto è stato fatto con le applicazioni automatiche di Adobe Camera RAW. Inoltre, a partire da una terza immagine in formato PEF (il RAW della Pentax) si sono ottenuti due archivi JPEG: uno ottenuto con il Pentax Photo Laboratory 3 e l'altro sulla propria fotocamera.

Come si può verificare negli scatti aggiunti, considerate le differenze da considerare nelle fotografie, queste neanche risultano spettacolari. Ad ogni modo, non si apprezza un salto qualitativo rispetto ai convertitori tradizionali di 12 bits.

Se si percepisce, al contrario, che la leggera mancanza di nitidezza degli JPEG -che tanto stupore hanno provocato- è facilmente migliorabile applicando una maschera di messa a fuoco nel momento di processare il RAW. Se si lavora in JPEG, può essere anche necessario applicare detta maschera di messa a fuoco o aumentare l'applicazione di nitidezza sulla fotocamera.

Optare per una o per l'altra opzione dipenderà dalla dinamica di lavoro o da se si ha intenzione di passare dal computer, ad ogni modo, è necessario ricordare che la nitidezza è un fattore direttamente relazionato con la quantità di processo che si applica a un'immagine, e che quanto più professionale pretende di essere una fotocamera, meno aggressivo è solito essere questo passo.

Sensibilità prioritaria

La ruota delle modalità anche nasconde una quantità di sorprese gradevoli. Oltre alle classiche applicazioni manuali e automatiche e alle priorità, la K10D è dotata di una novità molto interessante: la modalità di priorità alla sensibilità.

Come indica il suo nome, in questo modo l'utente seleziona il valore ISO desiderato e la fotocamera regola le applicazioni di velocità e diaframma. In modo inverso funziona la modalità Tav, che permette di scegliere questi due campi, mentre la fotocamera si occupa di sensibilità.

Intorno alla sensibilità, la nuova SLR della Pentax offre un'altra applicazione degna di ovazione. Così, al selezionare la sensibilità automatica, l'utente può determinare i valori minimi e massimi nei quali si muoverà il tipo di ISO.

Rispetto ai risultati, il rumore non sembra essere un problema per la K10D. Nelle prove realizzate con buone condizioni di luce, i risultati a 800 ISO sono più che decenti, e a 1600 ISO risultano perfettamente tollerabili, anche se il rumore già è visibile in diverse zone.

Peggiorando un poco le condizioni luminose e allungando l'esposizione, neanche deludono i risultati, con livelli accettabili a 1600 ISO senza attivare il sistema di riduzione del rumore nè applicare nessun filtro posteriore. In entrambe i casi, si può parlare di immagini perfette fino a 400 ISO.

Pulizia e stabilizzazione

Oltre i citati 22 bits, la K10D portava con se un'altra primizia sul mercato: uno stabilizzatore meccanico oscillante che rapidamente fu battezzato con la commerciale denominazione di 3D.

Così, oltre i due assi di movimento orizzontale e verticale della piattaforma sulla quale si trova il CCD, la K10D aggiunge un terzo vettore che abilita la mobilità avanti e indietro.

Con la plasmazione pratica di questa tecnologia accade qualcosa di simile a ciò che è stato visto con il processore di 22 bits: erano tante le aspettative, che qualsiasi risultato delude.

Così, anche se abbiamo ottenuto foto con una notevole nitidezza a velocità che arriva a 1/8 di secondo scattando di forza, lo stabilizzatore SR ha mostrato un comportamento un tanto irregolare. Un dato che obbliga a decidere -tra virgolette- che si ottenga un miglioramento che va dai due ai tre punti di luce rispetto agli scatti realizzati senza nessun tipo di aiuto.

La pulizia automatica del sensore è un altro dei pilastri sui quali si sostiene questa K10D. Se qualcosa si può dire del suo meccanismo -basato come in altri casi sulla vibrazione del sensore- non passa inosservato: la scossa al momento di accendere la fotocamera o all'attivare l'opzione in qualsiasi momento si nota e si sente.

I risultati sono quasi perfetti. Durante i giorni che la K10D passò con noi, non abbiamo percepito nessuna immagine gravata da queste macchie fastidiose.

Dato che i cambi di ottica non furono abituali, decidemmo di lasciare una notte la baionetta allo scoperto per vedere che accadeva. La mattina seguente, dopo un paio di pulizie non si percepiva nessuna macchia. Solo scattando al cielo con un diaframma molto chiuso (f11 in avanti) era possibile distinguere due piccoli difetti che resistevano.

In questi casi, la Pentax mantiene abilitata nel suo menu l'opzione di accesso al sensore per facilitare la pulizia manuale di tutta la vita.

Questione di ottiche

Già dicevamo iniziamo con il semplice obiettivo di 18-55 millimetri utilizzato dalla prova che rimane un pò corto in una fotocamera come questa. Un'ottica che patisce di un leggero riquadro -che praticamente scompare a f8- e una certa inclinazione per gli aloni porpora nei bordi e le zone di alto contrasto.

Proprio per questo, risulta difficile valutare la capacità di messa a fuoco della K10D, che rimane in gran parte limitata dall'uso di quest'ottica.

Sarebbe preferibile mettere alla prova questi 11 punti di messa a fuoco -che possono scegliersi attraverso il diale posteriore di quattro direzioni- con un obiettivo dotato di autofuoco ultrasonico. Ad ogni modo, ancora non sono disponibili le tre ottiche che si occuperanno di presentare questa tecnologia nel catalogo della Pentax, anche se la montatura della K10D è già preparata per quelle grazie a due nuovi connettori.

Questo è, precisamente, uno dei principali inconvenienti ai quali dovrà far fronte la K10D. A confronto con la concorrenza, il numero delle ottiche di un certo livello -senza ricorrere a terze marche- risulta talvolta troppo limitato.

Al contrario, la K10D anche nasconde un asso nella manica. La sua montatura KAF2 è compatibile con tutti quegli obiettivi Pentax K che si sono sviluppati nelle ultime decadi, anche quelli di fuoco manuale e con anello di diaframmi. Per quello, bisogna solo abilitare la opzione "usare annello di apertura" nel menu delle applicazioni personali.

In questo modo, è possibile impiegare -nella modalità manuale- l'anello di diaframmi del veterano obiettivo che stiamo utilizzando, mentre la fotocamera controlla la velocità. Inoltre, due dettagli sono di grande aiuto: premendo il tasto verde l'esposimetro ci da una lettura della scena, e anche se la messa a fuoco è manuale, la luce e il suono di conferma continuano a essere validi.

Opzioni interminabili.

Fino ad ora ci siamo concentrati sulle linee generali della K10D, e bisogna concretare ognuna delle opzioni e menu di cui dispone questa reflex sarebbe un compito interminabile. Questo da un'idea delle possibilità di personalizzazione che l'utente può applicare, a coloro, alle quali -sicuramente- sono state aggiunte nuove prestazioni mediante la suddetta attualizzazione del firmware.

Tra loro, bisogna sottolineare la possibilità che il flash integrato permette di scattare altre unità senza fili. Indipendentemente da questo dato, è certo che il flash di tipo pop-up sottoespone un poco più del dovuto e la sua funzione come luce di aiuto per la messa a fuoco è terribilmente fastidiosa.

Per considerare alcuni altri dati, il display di 2,5 pollici di diagonale è dotato di una eccellente qualità e una invidiabile visibilità da tutti gli angoli. I menu, dal loro canto, risultano un pò difficili precisamente per il numero delle opzioni disponibili. Nonostante ciò, due giorni con la fotocamera basteranno per scoprire i suoi misteri.

Il bilanciamento dei bianchi è un'altra scusa della K10D per mostrare il suo buon lavoro. Con un rendimento notevole -fluttua in tungsteno, ma abbiamo visto risultati abbatanza peggiori in questo campo- il suo menu di selezione e l'applicazione manuale risultano realmente comodi e intuitivi.

Approfittando della denominata previsualizzazione digitale -si apre l'otturatore, ma la scheda non registra l'immagine- è possibile verificare il risultato di un bilanciamento dei bianchi a priori. Chiaro è che possiamo anche navigare per le differenti opzioni con medesimo fine.

Compenso per le buone idee

Con le fotocamere SLR seguendo lo stesso cammino della omogenizzazione che le sue compagne compatte, farebbe piacere qualsiasi soffio d'aria fresca. E in questo senso, la K10D è un autentico uragano di nuove -e buone- idee.

Che la qualità dell'immagine di cui riluce sia la migliore del segmento sarebbe un lungo tema di discussione sul quale gli utenti di differenti marche difficilmente si metterebbero d'accordo.

Ciò che suscita meno discussioni è che le differenze in questo terreno con la concorrenza sono tanto sottili che solo saranno percepibili in occasioni molto concrete e per una percentuale minima di utenti. Gran parte dei quali, sicuramente, neanche gli concederebbero la maggior importanza.

Ci troviamo, per tanto, dinanzi una reflex con qualità sufficiente per confrontarsi nel segmento delle semiprofessionali. Un modello intorno al quale si erano create tante aspettative che una certa delusione per il rendimento di quei 22 bits potrebbe anche essere ingiusta.

Per la maggiore, la K10D non ammette molti "però". Sulla carta e tra le mani offre ciò che fino ad ora nessuno aveva provato a offrire, e molto meno per questo prezzo. Per optare a una costruzione simile bisognerebbe aggiungere qualche zero in più al nostro preventivo e prescindere dalle funzioni come la pulizia o la stabilizzazione.

Avviso ai naviganti

Se dar più per meno è già una tendenza senza marcia indietro nel segmento delle SLR, la Pentax ha dato finalmente una scossa alla bilancia tra prezzo, qualità e prestazioni. La K10D è la prova più evidente che andare sotto i 1.000 euro non significa vedere plastica da tutte le parti nè rinunciare a certe prestazioni.

Si può parlare più forte, ma non più chiaro: la situazione -in forma di pulizia, costruzione, stabilizzazione, prezzo- è ora nelle mani della concorrenza. Confidiamo in che prendano nota.

TESTO: Iker Morán
FOTO: Álvaro Méndez

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