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Lumix DMC-LZ5

Caratteristiche
Val. utenti: 4,4 punti (i punteggi sono stati elaborati in base alla media delle votazioni effettuate dagli/dalle utenti di QSBD.COM)
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Sensore: CCD di 6,00 MP
Mass. ris.: 2816 x 2112 p.
Obiettivo (35 mm): 37,0-222,0mm
Zoom: 6x (ottico) / 4x (digitale)
In due parole
La Panasonic ripete quasi a memoria la formula della sua Lumix DMC-LZ2, con buoni risultati e miglioramenti poco sostanziali
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Foto
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Verifica la qualità delle immagini della Panasonic Lumix DMC-LZ5 con le nostre 37 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.

Recensione
giovedì 10 agosto 2006

Più è meglio… o così dicono

Più megapixel (un totale di 6), più display (2,5 pollici), più visibilità dello stesso, più sensibilità (fino a 1600 ISO) e migliore autofocus. Queste sono le più importanti caratteristiche che presenta la Panasonic Lumix DMC-LZ5, una fotocamera che nasce dalla collaborazione della marca giapponese con la Leica e che arriva sul mercato disposta a occupare il cuore dei fotografi normali che cercano "un po' più" che una compatta. Qualità, estetica e semplicità formano la tripletta con cui la Panasonic sostituisce la sua veterana LZ2.

I cambiamenti con il contagocce continuano ad essere inarrestabili. La lenta marcia del settore fotografico si nutre ultimamente di piccoli progressi, non di grandi novità, e in mancanza di aggiornamenti di hardware, i nuovi modelli fioriscono come i papaveri in primavera.

Ancora una volta, la Panasonic rinnova una delle sue consolidate compatte, cambiandole il nome e mettendola, di nuovo, nella cresta dell'onda. In questa occasione, il turno è per la Panasonic Lumix DMC-LZ5, presentata agli inizi dell'anno e che beve dalle fonti della precedente LZ2.

In poche parole, quello che questa macchina offre è un miglioramento generale senza grandi novità. Il sensore aumenta di un milione di punti la sua risoluzione per arrivare a 6 megapixel; la sensibilità sale anche a 1600 ISO, anche se non si può controllare manualmente e la qualità che offre è per tirare razzi; il display possiede maggiori dimensioni e visibilità grazie alla tecnologia "High Angle"; l'autofocus è più rapido, e si aggiunto qualche altro nuovo modo di esposizione scenica.

Aggiunge e continua

Con un corpo senza eccessive modifiche, la LZ5 si presenta come una compatta di quelle "scomode": non c'entra in una tasca ed è troppo piccola per metterla in una borsa da trasporto.

La sua ergonomia è entro i margini accettabili di uso. Sostenendola con una sola mano, non risulta complicato accedere a tutti i pulsanti che popolano la sua carcassa, anche se è certo che per girare il dial di controllo forse è necessario smettere di prestare attenzione al display.

Come aspetti negativi, bisogna criticare che il barile dell'obiettivo può essere un po' fastidioso per quei fotografi con mani grandi, e che l'attacco per la collocazione di un treppiede non è messo nel luogo che garantisce un maggiore equilibrio.

Angolo pronunciato

La parte posteriore del corpo accoglie il display da 2,5 pollici º e solo 85.000 punti di risoluzione.

La sua ricezione è discutibile per quanto la luce scarseggi un po', anche se la qualità di immagine è buona durante la ripresa e la riproduzione. I colori sono abbastanza reali e il livello di dettaglio è piuttosto decente per questi scarsi 85.000 punti che offre.

Carente di mirino diretto, la LZ5 mostra nel display una serie di menu semplici e facili da controllare. Divisi in due submenu (con aspetti fotografici da un lato e aspetti più tecnici dall'altro), tutte le opzioni modificabili della fotocamera stanno a un paio di clic di distanza.

Oltre alle sue maggiori dimensioni, il display ha sperimentato miglioramenti rispetto a quello della LZ2. La Panasonic ha aggiunto a questo modello la tecnologia High Angle, che permette -previa attivazione- un visionato in condizioni difficili e da angoli più pronunciati. L'effetto specchio e le bande in controluce -cioè- continuano lì, perenni.

Risoluzioni senza ostentazioni

Il sensore che attrezza la LZ5 aumenta di un megapixel e si arrampica fino alla rispettabile cifra di 6 milioni (bene per la Panasonic per non lasciarsi inebriare dalla risoluzione). Quello si trasforma in catture da 2816 x 2112 punti. Con una rinnovata elaborazione dell'immagine rispetto al modello precedente -assicurano dalla Panasonic- la LZ5 aumenta la sensibilità e arriva adesso fino a 1600 ISO, anche se con un trucco (o trappola, dipende da come si guarda).

In effetti, la massima sensibilità è soltanto disponibile in un modo di esposizione predefinito, con la cui attivazione il fotografo perde il controllo su quella. In teoria, la fotocamera sceglie automaticamente la sensibilità tra i valori da 800 a 1600 ISO, anche se nelle nostre prove la LZ5 selezionò soltanto quello: 1600 o 800 ISO, senza nessun valore intermedio.

In qualsiasi caso, entrambe le sensibilità si ripercuotono enormemente sulla nitidezza finale dell'immagine e lasciano praticamente inutilizzabile qualsiasi ripresa realizzata con quelle.

Per quanto riguarda la qualità, la LZ5 offre una buona immagine quando impiega il resto di sensibilità. Il livello di rumore elettronico è basso, affacciandosi a partire da 200 ISO e lasciandosi notare più notoriamente a 400 ISO.

La nitidezza delle immagini è -in generale- soddisfacente, anche se ci permettiamo di raccomandare di aumentarla con l'opzione che offre la fotocamera. I colori, finalmente, sono molto fedeli.

Il bilanciamento del bianco, invece, funziona molto bene nel modo automatico e anche in quelli prefissati. Il contrasto lo pone il bilanciamento per luce artificiale, propenso a riprodurre dominanti di colore e con un rendimento molto al di sotto del resto dei bilanciamenti prefissati.

Fino a 222 millimetri

L'obiettivo Leica stabilizzato con la tecnologia della Panasonic -ben stabilizzato, come in modelli precedenti- è un clone di quello della LZ2. Si tratta, per tanto, di uno zoom da 37-222 millimetri in formato universale.

La Panasonic offre, a proposito, la possibilità di aumentare un po' la focale massima a costo di ridurre la risoluzione del sensore, accentuando in questo modo l'effetto di moltiplicazione. O che è lo stesso: la magia del marketing applicata alla fotografia.

Di autofocus rapido e -assicura la Panasonic- migliorato, questo zoom da 6 ingrandimenti offre una molto rispettabile luminosità f2.8-4.5, anche se quei 37 millimetri seguono la tonica sempre più radicata di dotare le fotocamere di angolari più angolari. Per fortuna, le aberrazioni -cromatiche e geometriche- sono minime.

Questione di modi

La LZ5 offre niente più e nientemeno che 17 modalità scene per facilitare il lavoro del fotografo, e manca di un modo manuale di esposizione e delle priorità all'otturazione e al diaframma.

Alcuni di quei modi prefissati sono così pratici come quelli che si possono trovare in qualsiasi altro modello, ma ci sono altri la cui efficacia si deve mettere in discussione.

Precisamente, il più affascinante di questi modi è quello concepito per fotografare cieli stellati, che permette alla Panasonic di parlare di una fotocamera con persino 60 secondi di esposizione massima… anche se senza controllo sul diaframma o sulla sensibilità. La cosa certa è che le prove che abbiamo realizzato con quello non sono troppo lusinghiere.

Il flash è di tipo integrato, utile a breve distanza ma di riciclaggio un po' lento. Esegue, anche se senza essere meritevole di nessuna medaglia.

Per quanto riguarda l'alimentazione, basata su due pile di dimensioni AA, la LZ5 incorpora una molto strana opzione che permette di selezionare il tipo di pila inclusa -intendiamo- per migliorare il rendimento. La cosa certa è che né con le pile fornite né con altre più potenti abbiamo osservato grandi differenze né grandi rendimenti.

Senza maggiori sorprese

Aggiornamento necessario… sì o no? Anche se forse abbiamo formulato troppo volte quella questione, in questa occasione neppure è inutile tornare a farlo.

Indipendentemente dalle discrete novità che apporta, la Lumix DMC-LZ5 offre al fotografo un'immagine piuttosto adeguata, una facilità di uso adatta per tutti i tipi di pubblico e un potente obiettivo che permetterà di immortalare senza grandi preoccupazioni quasi qualsiasi istantanea a cui un principiante possa aspirare.

TESTO e FOTO: Eduardo Parra

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