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![]() Lumix DMC-LX1Caratteristiche ![]() Val. utenti: Mass. ris.: 3840 x 2160 p. Obiettivo (35 mm): 28,0-112,0mm Zoom: 4x (ottico) / 4x (digitale) In due parole Una compatta con reminiscenze classiche che, nonostante i suoi elevati livelli di rumore, farà la gioia dei più nostalgici Prezzi Non ci sono prezzi disponibili Foto ![]() ![]() ![]() Verifica la qualità delle immagini della Panasonic Lumix DMC-LX1 con le nostre 23 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.Recensione
martedì 8 novembre 2005 Il ponte tra la Leica e il pixelIn questa era del consumismo nella quale viviamo, le compagnie forse si sono concentrate troppo sulla categoria più redditizia -cioè quella del principiante- e hanno trascurato il fotografo più classico. Questi utenti, amanti della fotografia fino a dire basta, sono sempre stati a spese degli altri. Finora. La nuova Lumix DMC-LX1 della Panasonic va diretta a loro, con un corpo di estetica classica, un angolare da 28 millimetri e una qualità di immagine notevole -molto nonostante alcuni indiscreti livelli di rumore. Il sensore panoramico da 8,4 megapixel e uno stabilizzatore da togliersi il cappello li manterrà nel pixel per sempre. L’anagramma della mitica marca fotografica Leica e il suo design -leggermente simile a quello delle fotocamere della marca tedesca- hanno portato molti di quelli a cui abbiamo mostrato la Lumix DMC-LX1 a porsi un dubbio: è o non è questa fotocamera una Leica digitale?Anche se questa percezione iniziale non è del tutto sbagliata (la Leica ha nella nuova D-Lux 2 una replica esatta di questa LX1), quello che la Panasonic ci presenta in realtà è un tentativo di mettere il meglio di una fotocamera in un corpo piccolo, maneggevole e -perché non dirlo- gradevole da vedere. La LX1 si scopre graziosa e seduttrice, come quelle sinuose attrici degli anni quaranta che facevano sì che uno morisse di voglia di ballare con quelle a qualsiasi prezzo. È questa una fotocamera che fa innamorare ai fotografi più conservatori per la sua estetica, semplice ma allo stesso tempo attraente, moderna e seduttrice, ma classica e enigmatica contemporaneamente. Tutto un risultato di design nei tempi che corrono. Se non fosse per le molteplici iscrizioni tecniche, uno quasi vedrebbe in quella una fotocamera di quelle di tutta la vita. Corpo magnifico Il corpo, di una rifinitura metallica opaca gradevolissima alla vista e al tatto, è sorprendentemente leggero. Tenere tra le mani questa fotocamera invita a guardare dal mirino che non ha. Anzi, pur sapendo che non ha il mirino, uno tende a cercarlo quasi istintivamente. Danno anche voglia di cercarlo un anello di diaframmi nell’obiettivo o una levetta nel dorso mediante la quale caricare un rullino. Non ha nulla di ciò, ma certamente una tenuta che, pur non essendo molto comoda, permette di afferrare la fotocamera con una sola mano senza complicazioni e controllandola -come se dicessimo- con due dita. La parte posteriore ospita un enorme display -occupa più della metà della superficie- da 2,5 pollici e 207.000 pixel di risoluzione. Il display possiede una buona ricezione in condizioni ottime di luce, ma non appena questa diminuisce la velocità di riciclaggio si deteriora un po’. La sua qualità, ciò nonostante, è eccellente. Produce appena bande quando si inquadrano controluce e offre dei colori fedeli alla realtà e un livello di dettaglio invidiabile, tanto nella riproduzione come nella ripresa di immagini. Il suo visionato è fattibile anche con condizioni luminose complicate, dato che l’effetto specchio della protezione del display non risulta così marcato come in altri modelli. Il resto dei comandi si distribuiscono uniformemente dalla parte posteriore e superiore della macchina. Particolare attenzione merita un piccolo joystick, di funzionalità discutibile. Il dial di controllo, collocato nella parte superiore, permette di scegliere tra vari modi di uso, dal manuale -si possono impiegare fino a 60 secondi di esposizione, niente meno- all’automatico. Sono anche disponibili le classiche priorità e alcune scene predefinite, come quelle denominate "soft skin" e "starry sky". Dei gradevoli 28 millimetri L’obiettivo di fattura Leica incorporato in questo modello è di tipo retrattile -è un peccato che estendendosi si perda questa nostalgia delle fotocamere Leica-, con delle focali equivalenti a 28-112 millimetri (uno zoom ottico da 4 ingrandimenti) e dei diaframmi di f2.8 e f4.9, rispettivamente. Non c’è che dire che quei 28 millimetri, pur essendo disponibili soltanto nel modo di cattura panoramica 16:9, sono tutta una benedizione. Bisogna evidenziare, nonostante ciò, che la distorsione di barile che esibisce è un po’ elevata. Non possiamo dire lo stesso della focale più lunga: 112 millimetri non sono troppi, e se a quello le aggiungiamo l’irrisoria luminosità di f4.9, non bisogna aggiungere altro. E che dire dello stabilizzatore da tre passi marchio della casa. Superbo. Le nostre prove dimostrano che si può scattare con lo zoom a più non posso e a velocità di 1/8 secondi, con un livello inesistente di trepidazioni. Perché il resto delle marche non copieranno questa prestazione? Nel capitolo delle aberrazioni cromatiche, l’ottica della LX1 è promossa, anche se non con un voto particolarmente alto. I fastidiosi aloni porpora scoperti, per minimi che siano, dovrebbero essere allontanati da un cristallo che porta scritto la parola Leica. La qualità ottica dell’obiettivo, aberrazioni al margine, è elevata. Il livello di dettaglio e la definizione sono eccellenti, degni della marca tedesca. Invece, lo zoom e la messa a fuoco lasciano molto a desiderare per quanto riguarda la velocità. Il primo è lento e non obbedisce al comando corrispondente con prontezza, dato che i passaggi dello zoom, sono molto definiti dalla fotocamera. La messa a fuoco, invece, è abbastanza lenta e in certe occasioni poco precisa. Quando c’è poca luce, si appoggia nel modo automatico su un illuminatore arancio abbastanza utile -anche se un po’ fastidioso. Nel modo di messa a fuoco automatica, la LX1 esalta parte dell’immagine nel display per correggere il tiro con maggiore precisione. La modalità di messa a fuoco macro, fino a 5 centimetri di prossimità, stimola le già citate impressioni che si riferiscono alla velocità di reazione. 8 megapixel panoramici Facendo compagnia all’obiettivo, troviamo un sensore di niente meno che 8,4 megapixel, capace di scattare fotografie con la per nulla disprezzabile risoluzione da 3840 x 2160 punti in formato panoramico. Infatti, questo modello della Panasonic permette di scattare fotografie nei formati 16:9, 4:3 o 3:2. Il modo panoramico, a proposito, è reale: il sensore è certamente di proporzioni 16:9. Non si tratta, come abbiamo visto in altre fotocamere, di un sensore di formato 4:3 che cattura immagini ritagliate dall’alto al basso affinché appaia panoramico. La qualità del captore è abbastanza elevata, offrendo un magnifico rango dinamico, così come degli eccellenti valori di contrasto e saturazione. I colori sono sorprendentemente reali e non danneggiano in assoluto le aspettative che ci siamo fatti spacchettando questa compatta. Il difetto evitabile La sensibilità, un capitolo che ultimamente offre abbastanza delusioni nel mondo digitale, permette di muovesi in un arco da 80 a 400 ISO. Sfortunatamente, il cattivo presagio del rumore elettronico si compie anche in questa occasione. Scattando con sufficiente luce, la presenza del rumore è quasi tollerabile, anche a 200 ISO. Non si può dire lo stesso quando si lavora a 400 ISO, dove le conseguenze di collocare tanti megapixel in così poco spazio si lasciano notare. Il filtro di riduzione del rumore funziona abbastanza bene in questi casi. Invece, in condizione di luce bassa -una foto notturna, per esempio- gli effetti di detto filtro risultano praticamente impercettibili, e il rumore è fastidioso già a 100 ISO. È un peccato che un errore così sottragga punti a una compatta di così alto livello. Il bilanciamento del bianco funziona stupendamente, sia nel modo automatico sia nei diversi modi prefissati. Il rendimento è molto favorevole in situazioni complesse di luce, anche se forse è con luci artificiali quando la LX1 risolve peggio la scheda di valutazione. Il modo di impostazione manuale, invece, funziona anche perfettamente. Il flash di tipo pop-up è integrato nel corpo e dissimulato in modo tale che, quando sta ritirato, quasi neppure si intuisce la sua presenza, contribuendo a conservare l’estetica Leica che tanto piace. Il suo funzionamento è piuttosto decente, offrendo un’illuminazione correttissima a una portata piuttosto moderata -circa 4 o forse 5 metri-, anche in condizioni di oscurità totale. Il suo riciclaggio, finalmente, è sufficiente per scattare una foto dopo l’altra. La batteria offre un funzionamento continuato di molte decine di fotografie con una sola carica. Si sistema nella base accanto alla scheda SD Card, protetta da una porticina di plastica. La LX1 permette -da tempo che non lo vedevamo- di sostituire la scheda senza necessità di spegnere la fotocamera, con cui il cambio di memoria si può realizzare con più rapidità che in altri modelli nei quali bisogna aspettare che l’obiettivo si ritiri e torni ad estendersi. Per i nostalgici delle compatte Quanto è bello ricordare i felici tempi della Leica, e quanto è bello -ancora di più- conciliare la mitica marca con il pixel, in tempo completo e nello stesso luogo. Che questa fotocamera sia un gioiello per la vista è un fatto; che lo sia al tatto, anche; che scatti delle foto meravigliose, pure; che la sensibilità -concretamente il rumore- sia una macchia nel suo certificato di servizio, nessuno lo metterà in discussione. Ma non è meno certo che la Panasonic Lumix DMC-LX1 sia una compatta che ridarà a più di uno le sensazioni più gradevoli della fotografia. |
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