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![]() Lumix DMC-L1Caratteristiche ![]() Val. utenti: Dim. Sensore: 17,30 x 13,00mm Mass. ris.: 3136 x 2352 p. Fattore: 2,00x Monitor: TFT di 2,50 pollici In due parole Classicismo e ultime tecnologie si tengono la mano nella prima SLR della Panasonic potente e risolutiva. Prezzi Non ci sono prezzi disponibili Foto ![]() ![]() ![]() Verifica la qualità delle immagini della Panasonic Lumix DMC-L1 con le nostre 37 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.Recensione
mercoledì 13 dicembre 2006 Il futuro del classicoLa Panasonic entra nel mondo della reflex da parte dello standard Quattro Terzi e per la porta grande. La Lumix DMC-L1, la sua prima SLR beve dalle tradizionali fonti della fotografia, portando quasi alla perfezione il classico -si nota la mano della Leica- e il contemporaneo. Con novità come la previsualizzazione sul display, la L1 giunge dotata di 7,5 megapixel, una massima sensibilità di 1600 ISO, pulizia del sensore per gli ultrasuoni, un design che fa innamorare e un obiettivo Leica 14-50 mm stabilizzato ecccellente. Preparatevi: la L1 è arrivata. La Lumix DMC-L1 presume una presentazione a doppia partita. Non solo si tratta della prima fotocamera di ottiche intercambiabili creata dalla Panasonic, ma che giunge anche accompagnata dalla prima ottica Leica D. È come dire, un obiettivo intercambiabile firmato dalla mitica marca tedesca e con baionetta Quattro Terzi.Talvolta per la congiunzione di queste due circostanze si possa intendere che la eccitazione al ricevere la fotocamera fosse massima. Non solo già per le aspettative create, ma anche per l'emozione di avere una ottica Leica di nuova fattura tra le mani -soprattutto- in una reflex digitale. Le sensazioni al momento in cui fu scartato il prodotto si susseguirono una dopo l'altra in alcuni secondi: intrigo, emozione, eccitazione.... e ammirazione: non sembrava tanto grande nelle foto! La L1 arriva, effettivamente, protetta dal nuovo Leica D Vario-Elmarit 14-50 mm f2.8-3.5, che nel momento in cui ha ricevuto la fotocamera e all'attesa del lancio del Summilux 25 mm f1.4 era l'unico pezzo incipiente della famiglia Leica D. Nata per piacere Concepita come fotocamera da reportage -non è sufficientemente veloce per fare fotografie sportive nè sufficientemente discreta per fare "scatti rubati"-, la prima cosa che abbiamo fatto in QSBD.COM quando abbiamo ricevuto la fotocamera fu considerare l'opinione professionale. Così, consultammo diversi fotografi affinchè ci dessero una prima impressione basata su sensazioni -non in prove tecniche- di ciò che gli suggeriva questa L1 tra le mani. Le prime impressioni furono variopinte, anche se con tendenza al positivo. Quasi tutte elogiarono la costruzione della fotocamera, l'aroma classico che presenta, la buona sensazione che trasmette....e incluso la qualità dell'immagine che si poteva indovinare attraverso il suo display. Al contrario, la maggioranza protestò per le applicazioni ai lati della cinghia, che impedisce una presa comoda, e non mancò chi -dal settore della fotografia sportiva- criticò il rendimento dell'autofuoco. Però dato che non bastano le sensazioni, mettemmo mano alla opera per analizzarla a fondo. Quelle che seguono furono nostre conclusioni, ora si, basate sull'esperienza e il lavoro nel settore. Accessi diretti Come abbiamo detto, la prima impressione che la L1 provoca è di sorpresa. E questo è dovuto al fatto che la sua grandezza è di gran lunga superiore a quella che ci aspettavamo. Già ci anticiparono i professionisti consultati che la presa della fotocamera non è particolarmente comoda, e la cosa certa è che -in questo senso- ci siamo scontrati con divergenze di criteri tra i membri di QUESABESDE.COM. Dall'altro lato, la disposizione dei comandi e dei pulsanti -il pulsante per lo scatto ci sembra troppo piccolo- e la sua profusione non rende facile il maneggio della fotocamera, anche se è abbastanza comodo. La parte posteriore, come diciamo, è piena di numerosi pulsanti, molti dei quali hanno funzione di accessi diretti, rendendo possibile una agile e rapida modifica di alcune delle funzioni più comuni. Ad ogni modo, tale proliferazione di controlli rende più difficile a volte l'utilizzo della fotocamera, soprattutto fino a quando non si impara a memoria la posizione di ognuno di loro. Esiste anche l'accesso diretto per attivare la previsualizzazione sul display, un comando per la modalità di messa a fuoco, un piccolo multiselettore per muoversi attraverso i menu e incluso un pulsante di profondità di campo. Pensata per essere utilizzata -come tutte le reflex- con entrambi le mani, azionare la maggior parte dei comandi richiede l'allontanamento della fotocamera dal viso. Informazione e previsualizzazione Il display, di 2,5 pollici e 207.000 punti di risoluzione, non solo si incarica della riproduzione delle immagini -offre un buon rendimento in questo campo, per certo-, ma serve anche per mostrare i dati di esposizione e previsualizzare l'immagine inquadrata. Questa ultima prestazione converte la L1 nella seconda reflex equipaggiata con il sistema Live View, a continuazione della pioniera Olympus E-330. Però andiamo per ordine. La possibilità di visualizzare l'informazione sul display, per iniziare, permette di conoscere da uno sguardo dato il bilanciamento dei bianchi, la sensibilità o la combinazione della velocità e del diaframma. Anche se per alcuni questa modalità di funzionamento possa risultare un pò confusa -è sicuro che si tratta di molta informazione per un solo display-, la verità è che alla lunga si apprezza il non dover navigare per i menu o guardare un piccolo monitor a cristallo liquido con multiple icone attaccate le une alle altre soprattutto. La funzionalità del display, che in fin dei conti è ciò che più importa, fa gala dei suoi migliori argomenti nel momento di modificare una variabile. Così, è solo necessario premere il pulsante di accesso diretto corrispondente per, atto seguito, cambiare i parametri mediante una piccola ruota o un multiselettore. Proprio per questo, i menu propriamente detti sono ridotti alle opzioni meno vitali dal punto di vista strettamente fotografico, minimizzando così la navigazione, che nella maggior parte delle fotocamere può giungere ad essere francamente tediosa. Il sistema Live View di previsualizzazione sul display, dal suo canto, contrasta con tutto il classicismo che circonda la L1. Prestazioni come questa, di fatto, convertono definitivamente la L1 in una pera dolce tanto per i fotografi più classici quanto per i più innovatori. La citata previsualizzazione -alla quale si accede mediante un pulsante specifico- fa si che si possa utilizzare il display di questa reflex come un visore al momento della inquadratura. Al non disporre dei due sensori -come avviene nella E-330-, quando si attiva il sistema di previsualizzazione lo specchio si alza- in realtà, gira- e l'otturatore si apre. Il fatto di usare lo stesso sensore di cattura per il visionato implica che il sistema di messa a fuoco, lento di per sè, si rallenti ancora di più. Per compensare questa lentezza è quasi preferibile ricorrere alla messa a fuoco manuale. Controlli alla vecchia maniera È nel controllo del diaframma e della velocità di otturazione dove la L1 gioca le sue fonti più classiche. Ed è il potente Vario-Elmarit che accompagna la fotocamera che incorpora un anello per cambiare il diaframma. Curioso dettaglio per i tempi che corrono. Il maneggio di questo anello risponde ai canoni fotografici più tradizionali. Girandolo si può modificare l'apertura, utilizzando la modalità di lavoro manuale o di priorità del diaframma. Se si desidera lasciare questo parametro in automatico -cioè, nelle modalità programmato o con priorità alla velocità-, bisogna solo muovere il comando fino alla lettera "A". Per poter utilizzare gli obiettivi senza anelli di diaframmi -non ci dimentichiamo che la baionetta della L1 è compatibile con tutte le ottiche Quattro Terzi- un diale secondario, usato normalmente per muoversi per alcuni menu, fa le veci di diale di diaframmi. Così come già abbiamo anticipato nelle nostre prime approssimazioni su questo modello, tutti i dettagli della L1 sembrano calcolati al millimetro, senza lasciare nessun dettaglio alcuno. Il procedimento per controllare la velocità di otturazione è simile. Una ruota nella parte superiore del corpo -le reminiscenze classiche continuano- permette di selezionare i distinti valori a furia di girare. Se scegliamo in questo diale la indicazione "A", la fotocamera prende il controllo della otturazione. Evidentemente, se lasciamo tanto il diale della velocità come l'anello del diaframma in questa stessa posizione, si attiva allora la modalità programmata. Tutto questo configura un sistema di utilizzo alla vecchia maniera che, lungi dal contrastare con la estetica o il tipo di pubblico al quale è diretta la L1, presume una delle sue caratteristiche più importanti. Flash in due tempi Le sorprese non finiscono mai in questa Panasonic. Il flash, per esempio, è una di quelle. Così, oltre a incorporare un pezzo per unità esterne, la L1 conta anche con un flash di tipo pop-up integrato nel corpo e che può liberarsi in due tempi mediante una spirale. Così, dopo una prima pulsazione, il flash rimane puntato verso l'alto, proporzionando una specie di scintillio ripetuto. Un secondo tocco lo libera completamente, puntando -ora- verso avanti. Con un tempo di reciclaggio corretto, la incorporazione di un flash di tipo pop-up in questo modello è quanto meno inaspettata. La maggior parte degli utenti di questo tipo di fotocamere non è solita utilizzarlo, e poi risulta complicato far si che il flash di tanta scarsa potenza si giri. Nelle nostre prove, concretamente, l'efficacia del movimento è stata solo accettabile quando c'erano riflettori bianchi collocati molto vicini allo scintillio. L'abituale ricorso di ricorrere al tetto, per tanto, è scartato quasi del tutto. Il visore dal suo canto non è uno dei punti forti della L1. A parte il fatto che non sia molto fornito di dati -si concede troppa importanza al display a discapito del visore-, non è tanto luminoso come si vorrebbe. In qualsiasi caso, non è neanche tanto scuro come ci si potrebbe aspettare in un modello dotato di previsualizzazione sul diplay. Inoltre, non è particolarmenete grande, e questo limita la visione quando l'occhio non è in posizione completamente perpendicolare al visore. Obiettivo impagabile Il sistema di stabilizzazione anche ha la sua importanza in questa fotocamera, o per meglio dire, nell'obiettivo di serie che lo accompagna. Compatibile con tutte le fotocamere dello standard Quattro Terzi, la nuova Leica 14-50 mm non solo dispone dello stabilizzatore Mega O.I.S., ma incorpora anche degli anelli dello zoom e della messa a fuoco, soavi e di percorso non molto lungo, che proporzionano un uso comodo e abbastanza preciso. Non possiamo fare altro che lanciare fiori per la presentazione della Leica come fabbricante di ottiche intercambiabili per reflex digitali. Da poco, per certo, questa magnifica 14-50 mm può anche acquistarsi separatamente. Con una distorsione inesistente e un'errore cromatico invisibile, questo obiettivo emerge tanto per il suo tipo di focale polivalente come per una eccellente luminosità, anche avremmo preferito -è chiaro- un diaframma di f2.8 continuo. Di costruzione solida e apparentemente robusta, questa ottica non ha offerto durante queste nostre prove nessuna complicazione degna di citazione. Per quel che riguarda la stabilizzazione, l'obiettivo della Leica conta con le due classiche posizioni del sistema Mega O.I.S. della Panasonic. In questo senso, anche se è compatibile con tutte le baionette Quattro Terzi, la modalità di stabilizzazione 2 -per scattare da posizioni in movimento- non è disponibile con le reflex della Olympus, posto che ha bisogno di intercambiare informazione con il corpo. In qualsiasi caso, l'obiettivo stabilizza di forma adeguata, permettendo di scattare fino a 2 passi -incluso 3- al di sotto della otturazione raccomandata in condizioni ottime. La L1 solo conta con 3 punti di messa a fuoco. In questo caso, quello della messa a fuoco, la fotocamera si rivela lenta però precisa, tanto nella modalità semplice come in quella continua. Tale è la fiducia che la Panasonic ha nel suo sistema di autofuoco che, una volta realizzato lo scatto, è possibile verificare automaticamente sul display la sua nitidezza mediante un'ampliazione. Immagine di alta qualità La L1 alberga un sensore Live MOS che segue gli standard Quattro Terzi. Compatibile con tutte le ottiche di questa montatura, esibisce un fattore di moltiplicazione di 2x, per il quale la focale di qualsiasi obiettivo accoppiato a questo corpo soffre un'apparente duplicazione. Con una risoluzione di 7,5 milioni di punti e una grandezza di immagine massima di 3136 x 2352 pixel, la L1 permette di lavorare con i formati JPEG e RAW. Nel primo dei due, la raffica è illimitata e ha una cadenza di 3 fotogrammi al secondo; in RAW, i numeri si limitano a 2 scatti al secondo, con un massimo di 6 scatti consecutivi. Tenendo in conto che l'obiettivo somministrato di serie è un'autentica delizia, la qualità dell'immagine della reflex della Panasonic non poteva non essere buono. La riproduzione del colore è abbastanza indovinata -è possibile selezionare varie modalità di colore, per certo- e mostra una gradazione tonale soave e realista. Il bilanciamento dei bianchi -personalizzabile e con due memorie- funziona molto bene nella modalità automatica, però nelle modalità prefissate lascia a desiderare. Il bilanciamento per la luce del tungsteno offre una strana dominante verde, presente anche nella modalità fluorescente, anche se in questa occasione è molto più soave. Consegue specialmente la possibilità di realizzare un'applicazione fine del bilanciamento, dotando lo scatto di dominanti di colore per correggere possibili variazioni nel tono, prodotto di una combinazione di distinte fonti di luce. La selezione mediante una scala di gradi Kelvin è anche disponibile. Dotata anche di supporto per schede SD Card, la L1 è compatibile con il nuovo Standard SDHC per schede di alta capacità. Più rumore di quello desiderato La sensibilità dal suo canto contiene dai 100 fino ai 1600 ISO. Anche se speravamo una minima velocità ISO di 50 e diversi passi intermedi, la L1 salta da un gradino all'altro, duplicando la sensibilità. Rispetto ai risultati, fino ai 200 ISO la presenza del rumore è minima e totalmente tollerabile. A 400 ISO il rumore in scene con buona illuminazione è già visibile, e se saliamo a 800 o 1600 ISO, il problema si converte in assordante graficamente. Fino, a quasi modificare il colore dello scatto. Pensando -sottolineamo- che l'utente di questa fotocamera darà un'importanza superlativa alla qualità dell'immagne, appuntiamo questo aspetto nella bilancia dei punti negativi. Se in molte analisi affermiamo che a un ususario può dare lo stesso rumore a 800 ISO, in questo caso accade il contrario. Ci tocca, per tanto, segnalare una piccola mancanza in questo aspetto. Conta con la L1, nonostante tutto, con la opzione di minimizzare questi artefatti mediante un algoritmo di riduzione del rumore. Ad ogni modo, data la perdita di nitidezza che implica, questa prestazione non è del tutto funzionale. Pulizia Il sistema di pulizia del sensore si attiva ogni volta che si accende la fotocamera. Anche se non abbiamo voluto macchiare deliberatamente il sensore per mettere alla prova la efficacia del meccanismo, ci siamo abituati a separare il corpo e la ottica in innumerevoli occasioni e senza particolare attenzione. Ci rimettiamo alle foto per assicurare che nelle immagini non appare nè polvere nè sporcizia da nessuna parte. Di nuovo, i risultati offerti dalla tecnologia Super Sonic Wave Filter (SSWF) sviluppata dalla Olympus sono soddisfacenti. La batteria utilizzata dalla L1 è una unità di ione di litio di 1500 mAh. Tenendo in conto la stabilizzazione, il peso dei cristalli degli obiettivi, previsualizzazione e il sistema di pulizia, dobbiamo dire che il suo rendimento è abbastanza soddisfacente; è possibile realizzare varie centinaia di scatti senza preoccuparsi di economizzare energia. Un buon punto di partenza Sentimenti incontrati. Queste potrebbero essere le parole più adeguate per definire le conclusioni dopo che sia passato un pò di tempo con questo modello tra le mani. Con reminiscenze del classico però anche del senza dubbio stampo digitale, la Panasonic Lumix DMC-L1 è una fotocamera che ci porta a invitare -come le vecchie telemetriche- a approfittare unicamente del piacere di fotografare. Scomoda per molti tipi di fotografie, lenta in diversi aspetti, un tanto rumorosa e possibilmente cara per la maggioranza dei portafogli, la prima reflex ella Panasonic ha, nonostante tutto, qualcosa che fa innamorare. Oltre la sua eccellente qualità di immagine, dell'efficace sistema di pulizia o di questa meraviglia fatta obiettivo che è il primo della Leica D, non c'è dubbio che la L1 presume un punto e a capo -un'altro ancora- per ciò che concerne la fotografia digitale. TESTO: Eduardo Parra |
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