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Lumix DMC-FZ50

Caratteristiche
Val. utenti: 4,4625 punti (i punteggi sono stati elaborati in base alla media delle votazioni effettuate dagli/dalle utenti di QSBD.COM)
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Sensore: CCD di 10,10 MP
Mass. ris.: 3648 x 2736 p.
Obiettivo (35 mm): 35,0-420,0mm
Zoom: 12x (ottico) / 4x (digitale)
In due parole
Con una delle migliori ottiche integrate e una invidiabile quattro di specificazioni, la FZ50 continua a combattere con il rumore elettronico.
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Verifica la qualità delle immagini della Panasonic Lumix DMC-FZ50 con le nostre 44 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.

Recensione
venerdì 20 ottobre 2006

Accellerazione a mezzo gas

In un momento in cui le fotocamere reflex sono più economiche e versatili che mai, in una era in cui gli obiettivi sono ogni volta migliori e più precisi, le compatte di tipo SLR seguono sulla cresta dell'onda. La Lumix DMC-FZ50 raccoglie il testimone della FZ30, e lo fa con la difficile missione di mantenere la tipologia rispetto a un modello che lasciò la sua traccia. Lo stesso zoom stabilizzato di 35-420 millimetri, 10,4 megapixel di risoluzione e una modalità di sensibilità intelligente che raggiunge i 1600 ISO riassumono gli incanti di una rinnovata fotocamera pronta a divorare il mercato. Anche se questa volta lo fa a mezzo gas.

Circa un anno fa giunse alla redazione di QSBD.COM la Panasonic Lumix DMC-FZ30. La FZ30 era una falsa reflex che combinava in modo notevole i vantaggi del mondo SLR con quelle del compatto, respingendo quasi tutti gli inconvenienti. Marcò un'epoca, e ancora oggi continua a essere al primo posto delle liste dei modelli favoriti di molti fotografi.

Ad ogni modo, per quanto sia buona una fotocamera, prima o poi giunge la sua sostituzione. E quello della FZ30 si chiama Lumix DMC-FZ50.

Talvolta il principale problema della FZ50 è che si può confrontare con le difficoltà già masticate, e ci si aspetta che faccia ancora di più. Se già decidere tra una fotocamera e un'altra è difficile, sceglere tra una reflex e una compatta di tipo SLR è l'ineludibile preludio di un mal di testa.

Come tutte le evoluzioni, la FZ50 conta con alcune differenze rispetto alla sua predecessora. Le più importanti le presentiamo in seguito: più megapixel, fino a 10,4 in un sensore CCD che ha lo stesso formato della FZ30; nuovo processore Venus III; un monitor di 207.000 pixel -quasi 30.000 in meno rispetto alla FZ30; compatibilità con flash esterni TTL, e una sensibilità migliorata e "intelligente" che giunge fino a 1600 ISO (o di 3200 ISO, se non ci addentriamo nel pantanoso terreno dei valori non calibrati).

Inoltre, è stato migliorato il consumo -Panasonic assicura che possono realizzarsi fino a 360 foto con una sola ricarica- e la qualità del video. Il resto delle caratteristiche essenziali, come lo zoom stabilizzato di 35-420 millimetri firmato dalla Leica o i modelli di lavoro -automatici, semiautomatici e manuali- si mantengono invariati.

Eredità genetica

A grandi linee, l'aspetto esteriore della FZ50 è uguale alla sua predecessora. Si tratta di una fotocamera compatta molto sviluppata e con un corpo abbastanza grande, nel quale però domina la plastica.

All'immobilizzarla con fermezza -come avveniva con la FZ30- non trasmette la sensazione che si possa rompere facilmente. Questo non è un ostacolo, di nuovo, per desiderare un corpo che sia più metallico, anche se fosse solo nelle sue parti vitali.

Sicuramente, ci sono poche cose che si possono decidere sui tratti esterni di questo modello che non siano già stati detti con la FZ30.

Nel momento dello scatto, la presa della fotocamera è comoda, però il dito mignolo continua a ballare. I pulsanti posteriori e superiori sono poco comodi da maneggiare senza dover separare l'occhio dal visore -sono nella zona limite di azione delle dita- e la ruota delle modalità è quasi inaccessibile senza lasciare la macchina .

Al contrario, gli anelli dello zoom e della messa a fuoco sono tremendamente soavi da azionare e comodi da utilizzare, e permettono di controllare totalmente entrambi gli elementi.

La postazione della scheda SD Card, situata nella parte destra giusto sotto il palmo della mano, è protetta da un tappo di plastica debole, abbastanza simile a quello che protegge le connessioni esterne all'altro estremo del corpo. Esattamente uguale alla FZ30, senza andare troppo lontano.

Non ci sono -neanche in questo caso- molti comandi e pulsanti, considerando le generose dimensioni della fotocamera.

La distribuzione dei comandi si ispira a quella dei modelli SLR, con molti di questi collocati strategicamente nella barra dell'obiettivo. I due diali di controllo -uno avanti e l'altro dietro- permettono di modificare certi valori, come l'otturazione o il diaframma, al più puro stile reflex.

La Panasonic ha aggiunto, inoltre, il pulsante FUNCTION che già abbiamo visto nella Lumix DMC-FZ7 e che permette di modificare rapidamente valori tanto ricorrenti come la grandezza dell'immagine o la velocità ISO.

Meno punti, più mobilità

La parte posteriore accoglie il display TFT di 2 pollici e di 207.000 punti, una risoluzione minore rispetto a quella utilizzata nel modello precedente. Il suddetto monitor è movibile e oscilla verso l'alto e verso il basso, ruotando su se stesso quando vogliamo proteggerlo da graffi mentre utilizziamo il visore elettronico. La sua mobilità -e conseguentemente la sua versatilità- è superiore rispetto a quella offerta dalla FZ30.

La qualità del display, considerato che si conforma con i 2 pollici e che la Panasonic abbia ridotto leggermente la sua risoluzione, è certamente buona. Ê dotato di un buon trattamento quando la luce è abbondante ed è un pò più limitato quando è più carente di luce. Considerato che subisce l'effetto specchio e che si apprezza l'apparizione di bande quando la incidenza della luce è intensa, la qualità di riproduzione è eccellente.

Anche se è possibile farlo attraverso il visore elettronico, la navigazione attraverso il menu è -evidentemente- una delle mansioni del diplay. Questi menu si dividono in due cartelle, una per la registrazione e l'altra per le applicazioni. Sono semplici e si piegano allo schema di tutte le Lumix che conosciamo.

Il visore elettronico, di 235.000 pixel di risoluzione, offre tutte le possibilità del display TFT, inclusa la revisione delle immagini o l'istogramma in tempo reale, e conta con un trattamento virtualmente uguale a quello del display. Neanche in questo caso possiamo parlare di una qualità simile a quella che offre il visore reflex tradizionale, però non ci possiamo lamentare.

Temi sensibili

Il sensore porta a 2 megapixel la risoluzione della FZ30, raggiungendo i 10,1 milioni di punti effettivi e offrendo una risoluzione massima che arriva fino a 3648 x 2736 pixel in ogni immagine.

Come è abituale nelle Panasonic, la FZ50 permette di realizzare gli scatti in formato 4:3, così come in 3:2 e in una falsa modalità panoramica 16:9. Il ventaglio di sensibilità si estende dai 100 fino ai 1600 ISO, e si aggiunge un valore non calibrato di 3200 ISO perfettamente prescindibile. La FZ30, lo ricordiamo, non superava la sensibilità di 400 ISO.

Il bilanciamento del bianco funziona in modo più che soddisfacente in tutte le situazioni. Sicuramente potrebbe fare di più, però la FZ50 conta con un pratico sistema di applicazioni del bilanciamento che permette di modificare la sfumatura del colore. In questo modo, è il fotografo colui che da la tonalità desiderata alle sue immagini.

Le opzioni di sensibilità disponibili nella FZ50 sono, possibilmente, la novità più importante rispetto ai modelli precedenti. E non solo per il già descritto ventaglio disponibile, ma anche per la denominata opzione di controllo intelligente della sensibilità o ICC. Andiamo per parti.

Il controllo intelligente della sensibilità, funzione che hanno inaugurato la FZ50 e la Lumix DMC-LX2, intercetta il movimento presente nella scena inquadrata e seleziona il valore ISO appropriato per congelarlo.

Nelle nostre prove sono stati utilizzati diversi oggetti e situazioni, dal pendolo alle macchine, passando per fonti d'acqua o giocolieri. Sicuramente, la conclusione è un pò affrettata: salvo che il movimento sia costante e non troppo rapido, questo controllo intelligente della sensibilità non è una soluzione definitiva.

Le nostre fonti e le nostre macchine risultavano mossi, e solo con il pendolo e oggetti simili siamo riusciti ad ottenere che questa prestazione funzionasse. Teniamo in conto che di una versione 1.0 non ci si può aspettare troppo, e che la Panasonic ridefinirà questa tecnologia a future innovazioni.

Intelligenze al margine, la FZ50 ha ampliato il suo catalogo di sensibilità, passando dagli 80-400 ISO della FZ30 a un più interessante 100-1600 ISO, al quale si aggiunge un valore forzato di 3200 ISO. Ed è qui che iniziano i problemi.

Una buona foto (e ci riferiamo solo a quello che può offrire una fotocamera) risulta dal binomio ottica-sensore, dando per certo una buona condizione di lavoro e di maneggio. In questo caso, la FZ50 è dotata di un'eccellente ottica -parleremo ora di questa- e di un sensore migliorabile.

Il catturatore integrato nella FZ50, offre un funzionamento molto soddisfacente con sensibilità basse. A 400 ISO, ad ogni modo, le immagini già iniziano a impastarsi, con una palpabile mancanca di nitidezza e un rumore elettronico e degli artefatti ogni volta più visibili.

Così, tenendo in conto gli sforzi realizzati dalla Panasonic, persistono i problemi di rumore detettati nella FZ30. E si aggravano con i valori più alti, con un 800 ISO poco raccomandabile, un 1600 ISO chiaramente insufficiente e un 3200 ISO che è di più.

Dice il folletto della stampa della Panasonic che il nuovo processore Venus III riduce "drasticamente il rumore. Anche se si spia un minimo effetto, quello che è creto è che il sistema di riduzione del rumore riduce "drasticamente" la nitidezza.

Questo è certo: gli scatti a 100 ISO sono di una qualità praticamente insuperabile. Date queste circostanze, ci si chiede se era realmente necessario aumentare la risoluzione a 10 megapixel conservando la stessa superficie del sensore.

"Delicatessen" ottica

Per quanto riguarda le lenti, c'è poco da dire sulla FZ50 che non sia già stato detto della FZ30: a Cesare ciò che è di Cesare. La canna che porta come obiettivo la FZ50 è lo stesso 35-420 mm f2.8-3.7 già visto nel modello precedente. La messa a fuoco rapida e precisa, e non ci sono segnali di distorsione negli scatti, stabilizzazione ottica Mega O.I.S. di effettività dimostrata (seguiamo scattando a 1/20 secondi senza problemi). Tutto un lusso.

La traccia della Leica nell'obiettivo continua a notarsi, e senza dubbio è un attributo che vale oro. Ê una pena che il sensore non sia all'altezza.

Controllato di forma automatica e manuale, offre un rendimento più che adeguato quando la luce non è la ottica. Di fatto in una prossima rinnovazione, la Panasonic potrebbe integrare la messa a fuoco manuale con l'automatico, di modo che non sarebbe necessario selezionare l'una o l'altra -in modo esclusivo- per il suo maneggio.

Così come lo zoom, la messa a fuoco si controlla mediante un anello di tatto gradevole. La Panasonic fugge una volta in più del controllo elettronico che divora la batteria di altri modelli simili.

Il flash, che compie la sua funzione senza eccellere, è un altro calco di quello incorporato nel modello anteriore. La slitta a caldo, ad ogni modo, è dotata in questa FZ50 di compatibilità TTL. Con rispetto al flash, una piccola obiezione: il suo scintillio continua a provocare piccole ombre in circostanze concrete e quando e quando si utilizza il parasole incluso nel pacchetto.

Il consumo energetico è stato ridefinito in questa FZ50 per guadagnarne in autonomia. La batteria di ione a litio inclusa nella fotocamera continua ad offrire un'intensità di 710 mAh, però il consumo si è ridotto -assicura la Panasonic- fino ai 360 fotogrammi, 80 in più rispetto a quelli della fotocamera precedente. Non ci sono dubbi che la FZ50 offre un buon rendimento con questo aspetto.

Fastidioso rumore

Con una eredità genetica invidiabile, la Panasonic Lumix DMC-FZ50, aveva i doveri praticamente fatti. Forse per questo, e considerate le novità che apporta, pecca di avarizia in alcuni aspetti -leggere risoluzione- che incide negativamente sulla consecuzione di miglioramenti largamente anelati -leggere riduzione del rumore elettronico.

Sull'altro lato della bilancia, lo zoom luminoso di 12 ingrandimenti Leica DC Vario-Elmarit -superbo- e l'effettivo sistema di stabilizzazione Mega O.I.S. sono due pere dolci. E lo stesso potrebbe dirsi degli ampi controlli manuali e del gradevole display rotatorio.

TESTO: Eduardo Parra
FOTO: Álvaro Méndez

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