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![]() E-330Caratteristiche ![]() Val. utenti: Dim. Sensore: 17,30 x 13,00mm Mass. ris.: 3136 x 2352 p. Fattore: 2,00x Monitor: LCD di 2,50 pollici In due parole La prima SLR con valida previsualizzazione nel display passa con un voto alto, anche se non è né rapida né la più economica Prezzi Non ci sono prezzi disponibili Foto ![]() ![]() ![]() Verifica la qualità delle immagini della Olympus E-330 con le nostre 42 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.Recensione
martedì 6 giugno 2006 Un'altra prospettivaSe innovare nel mercato digitale è complicato, farlo con una fotocamera reflex è un'autentica rarità. Ma ciò sembra essere il cammino scelto dalla Olympus, e la E-330 è la prova più chiara. Se la E-300 segnò un nuovo stile, questa SLR rompe gli schemi essendo la prima fotocamera con previsualizzazione nel display. Oltre all'originalità del progetto, il buon rendimento del nuovo sensore Live MOS fa sì che la fotocamera non si fermi ad una semplice acrobazia spettacolare. D'accordo, può darsi che non sia la più rapida né accessibile della sua categoria, ma certamente l'unica che offra una prospettiva diversa. Da quando fu presentata agli inizi di questo anno, la Olympus E-330 è stata una delle fotocamere che più ha fatto parlare di sé. Non invano, si tratta della prima reflex digitale che traccia un ponte tra il mondo delle compatte e quello delle SLR, separati finora dalla previsualizzazione nel display -tra le altre caratteristiche meno evidenti.La tecnologia, denominata Live View, si basa su una di quelle idee la cui implementazione per la prima volta sembra più complessa. Separare la luce dal mirino e collocare un altro sensore capace di creare l’immagine del display è, a prima vista, semplice da comprendere. Quella è -semplificandolo al massimo e senza intenzione di tornare a ripetere quello che si è spiegato già con abbondanza di dettagli in altri articoli- la base di questa E-330 e una delle caratteristiche che traccia in grande misura il suo comportamento. Ma non si tratta soltanto di fermarsi al dettaglio originale o al tratto distintivo della macchina. Oltre alle sue peculiarità, bisogna esaminare dettagliatamente le sue prestazioni, il rendimento e la posizione che deve occupare nella contesa categoria delle reflex digitali di gamma media. 2,5 pollici di previsualizzazione Fino a quando la Panasonic Lumix DMC-L1 non si affaccia definitivamente sul mercato -prevedibilmente lo farà nella fiera Photokina 2006-, la E-330 può sfoggiare il titolo di unica SLR digitale con previsualizzazione ininterrotta nel display. Questo la colloca in una strana posizione, a metà strada tra le fotocamere reflex e le compatte. Con la qualità delle prime e la comodità delle seconde, penseranno alcuni che i pessimisti collocheranno la più giovane dell’E-System tra due trincee: rifiutata dagli utenti SLR più puristi e vista con sfiducia dai principianti. In qualsiasi caso, è chiaro che il display si trasforma nel centro nevralgico di questa fotocamera. Se era già così nella E-300 e nella E-500 nel concentrare tutta l’informazione della ripresa e nel prescindere da qualsiasi altro display, adesso l’effetto si moltiplica. Per tanto, la previsualizzazione della scena, il ripasso delle immagini e le impostazioni della ripresa passano necessariamente da questo LCD da 2,5 pollici di diagonale, 215.000 pixel e un’eccellente visibilità nella maggior parte delle situazioni. La mobilità del display non è soltanto una delle caratteristiche più pratiche della fotocamera. Unita alle possibilità di vedere la scena sul display, questa funzione fa sì che le inquadrature complicate -soprattutto nelle posizioni basse o elevate- siano il terreno dove la E-330 sia capace di delineare le differenze con i modelli della concorrenza. Soltanto un inconveniente: in una superficie di cristallo di queste dimensioni e con tanto movimento al suo intorno, le impronte delle dita e la sporcizia possono diventare fastidiosi, per cui si gradirebbe qualche sistema di protezione che minimizzasse questi effetti. Ergonomia continuista Nonostante l’innovazione di questo tipo di inquadrature in una reflex -costa abituarsi a vedere maneggiare una SLR separata dal viso come se fosse una compatta-, la disposizione dei comandi e l’ergonomia generale si mantengono abbastanza fedeli alle regole tracciate a suo tempo dalla E-300. Leggera e di dimensioni misurate, l’assenza del pentaprisma ormai non sorprende, ma continua a contrassegnare il design di questo corpo. Un concetto coronato dal dial principale di controllo, che permette di selezionare tra le classiche modalità automatiche, manuali e scene. L’accompagnano in questa posizione lo scatto, l’interruttore generale, un piccolo comando che permette di compensare l’esposizione -o di controllare il diaframma nel modo manuale- e la ghiera incaricata di porre alla portata del dito molte delle operazioni più comuni. Nel capitolo degli accessi diretti, la E-330 non esce dal copione comune: perfetto il controllo della sensibilità, del bilanciamento del bianco, della misurazione e dell’autofocus, ma deve passare obbligatoriamente -obbligo inspiegabile- dal menu principale della fotocamera per modificare le dimensioni e la qualità della ripresa. La Olympus, a proposito, insiste sul formato TIFF e sull’indicazione di categorie senza informazione precisa sulle dimensioni dell’immagine. Il bilanciamento del bianco possiede niente meno che tre impostazioni per scene con illuminazione fluorescente. Invece, ci siamo imbattuti in immagini in cui, stranamente, la posizione automatica ha ottenuto risultati più realistici. Mantenere il modo di impostazione per gradi Kelvin è, indubbiamente, una buona idea. Nel laterale del corpo, una mezza porta dà accesso al doppio compartimento per schede CompactFlash e xD-Picture Card. L’apertura di questo coperchio -attenzione- detiene il funzionamento della fotocamera, con il pericolo che ciò comporta per l’integrità delle immagini che si stanno registrando in quel momento. Anche mirino tradizionale Anche se inquadrare impiegando il mirino è un’abitudine che si acquisisce più rapidamente di quanto sarebbe possibile pensare, la E-330 offre in realtà tre modi di visualizzazione: nel display (Modo A); attraverso il mirino reflex tradizionale, e nel denominato Modo B. In questo ultimo bisogna lavorare con la messa a fuoco manuale, visualizzandosi nel display lo stesso che capta il mirino principale della fotocamera. Due pulsanti situati alla destra dell’oculare si preoccupano di rimaneggiare questo trio di possibilità. Con quelli si può alternare tra i due citati modi -nel B si solleva lo specchio reflex, come spiegheremo più avanti- o scollegare il display come se la E-330 fosse una SLR tradizionale. Ecco dove uno si rende conto del prezzo che la fotocamera deve pagare per offrire immagini in diretta attraverso l’LCD. Come si sa già, la luce che arriva al mirino si divide, in modo tale che il 70% va al sensore da 5 megapixel incaricato di alimentare il display, mentre il 30% restante segue la rotta del mirino tradizionale. La conseguenza è evidente: se la E-300 già non offriva un mirino troppo luminoso (in conseguenza del sistema di specchi di porro della Olympus, responsabile del peculiare design carente di pentaprisma), la E-330 soffre questo stesso limite. Per ciò, sarebbe interessante vedere nei prossimi modelli qualche tipo di meccanismo che, oltre a selezionare il modo di visualizzazione, fosse anche capace di condurre più o meno quantità di luce verso uno o un altro luogo, in dipendenza della modalità scelta. Cioè, se si sta lavorando con il mirino reflex tradizionale, che tutta la luce vada in quella direzione affinché la perdita di luminosità sia minima. Quando si passa dall’LCD al mirino, questo mostra i dati della ripresa, diversamente, appaiono soltanto sul monitor. Sfortunatamente, tale informazione non si prodiga in troppi dettagli: né bilanciamento del bianco, né dimensioni, né sensibilità. Mancanza che la E-330 condivide con modelli -anche di gamma alta- di altre marche. Il mirino, a proposito, offre una copertura visibilmente superiore a quella che si mostra attraverso il display posteriore. Il consumo energetico è il secondo dei "ma" che sarebbe possibile porre alle geniali innovazioni proposte dalla E-330. L’autonomia della fotocamera, senza arrivare ad essere molto bassa, certamente si indebolisce quando si impiega il modo di previsualizzazione nel display. Un dettaglio a cui senza dubbio contribuisce il fatto che non ci sia nessun meccanismo che, passando un certo tempo di inattività, scolleghi il funzionamento della fotocamera. Live MOS Difensora finora dei sensori CCD FFT (Full-Frame Transfer), la Olympus si è servita della piroetta della E-330 per fare il salto alla tecnologia CMOS. In realtà, si tratta di un sensore Live MOS, essendo la già commentata possibilità di previsualizzare le scene la sua caratteristica più notevole. Anche se finora la tecnologia FFT aveva dimostrato un migliore rendimento, la verità è che il nuovo MOS da 7 megapixel rimane indietro. Come abbiamo visto confrontando la fotocamera con la E-500 (dotata di un CCD da 8 megapixel) la qualità di entrambi i captori è molto simile, e anche la E-330 riesce a imporsi se prestiamo attenzione al rango dinamico delle fotografie. Rispetto alla sensibilità, ci sono anche notizie per ottimisti e pessimisti. I primi vedranno che il comportamento della nuova Olympus in questo senso non si è visto danneggiato dal cambiamento di sensore, ottenendo dei risultati simili o leggermente superiori a quelli visti nella E-500. Neppure il logico riscaldamento che si produce in conseguenza della previsualizzazione -nonostante non si tratti dello stesso sensore- incrementa il rumore delle immagini, che sono perfettamente utilizzabili a 800 ISO. A partire da questo punto, la presenza del rumore è più notevole. Invece, i pessimisti non lasceranno passare che il livello di rumore in sensibilità alte è un po’ superiore a quello che attualmente offrono i modelli della concorrenza. L’uso di un sensore piccolo sembra che continui a fatturare, anche se l’ammontare di questa è sempre minore. Macro in Modo B Gli amanti della macrofotografia scopriranno che la previsualizzazione nel Modo B è, se è possibile, più rivoluzionaria di quanto visto finora. È in questo punto dove il sensore Live MOS mostra le sue possibilità, dato che quello è incaricato di alimentare il segnale reale del display e di catturare le immagini. Per ciò, lo specchio reflex si solleva e l’otturatore si apre per lasciare via libera al passaggio della luce. Una circostanza che implica che la messa a fuoco dovrà essere manuale, ma con un grande aiuto: la possibilità di aumentare fino a 10 volte la previsualizzazione della scena per riuscire a regolare il fuoco con una precisione degna di elogio. Basta un treppiede, un’ottica macro -Zuiko Digital 50 mm f2 ED Macro è eccezionale- e una scena statica per scoprire le possibilità che questo sistema offre per la fotografia di avvicinamento. Invece, se confrontiamo scene particolarmente dinamiche -in questo caso il Modo A o il mirino reflex sono la scelta più logica-, i dati della E-330 in questo campo sono un po’ più modesti. Così, la nuova SLR dispone di un ritmo di scatto di 3 fotogrammi al secondo, con un limite di 15 immagini consecutive in JPEG e di 4 in RAW o TIFF. Neppure la messa in moto è fulminante, anche se in questo caso il fine giustifica bene i mezzi. Come tutte le sue compagne di marca, la E-330 incorpora il conosciuto filtro ultrasonico SSWF, che attualmente continua ad essere l’unico rimedio infallibile per evitare che la sporcizia raggiunga il sensore digitale. Gamma ottica La montatura Quattro Terzi della E-330 apre alla fotocamera un’ampissima gamma di possibilità al momento di scegliere l’ottica. Infatti, recentemente la Olympus presentava fino a mezza dozzina di possibili configurazioni e kit per essere venduti con questa fotocamera. In questo caso, abbiamo realizzato la maggior parte delle prove per questa analisi con un’ottica Olympus Zuiko Digital 14-45 mm f3.5-5.6, una delle opzioni più modeste e accessibili che propone la firma. Con delle focali equivalenti a 28-90 millimetri nel formato 35 mm, l’obiettivo offre delle prestazioni abbastanza convenienti. Così come il suo prezzo. Così, e nonostante la buona resistenza alle aberrazioni cromatiche, i riflessi interni sono apprezzati con più frequenza di quanto ci sarebbe piaciuto. La messa a fuoco, invece, ha un comportamento accettabile con buone condizioni di luce, anche se il suo rendimento peggiora in modo considerevole quando affronta scene più scure. Per terminare, la vignettatura che provoca il parasole che accompagna l’ottica quando si seleziona la posizione più angolare neppure è conforme alla regola. Un investimento un po’ più generoso per quelli che vogliono esprimere le possibilità della E-330 sarebbe, per tanto, un buon consiglio per iniziare. Invece, dobbiamo riconoscere che il fatto di avere potuto provare la fotocamera con obiettivi della taglia dello Zuiko 150 mm f2 o il 7-14 mm f4 fanno sì che qualsiasi confronto con questo 14-45 mm sia totalmente ingiusto. Un cammino alternativo La Olympus sembra essersi posta una doppia sfida con questa E-330, che suppone un’agile stratagemma non solo parlando in termini tecnologici, ma anche a livello di marketing. L’esame dell’innovazione e dell’originalità resta superato con lode. Non c’è nessun dubbio al riguardo. Ma la reflex più peculiare dell’E-System non si può accontentare di ciò. Oltre a originale, deve essere una fotocamera capace di competere con il resto delle reflex digitali di gamma media e bassa. Su questo punto, la battaglia è molto contrastante, dato che la relazione tra qualità e prezzo è arrivata in questa categoria a alcuni livelli che sembrano impossibili da superare. Principianti abituati alle fotocamere compatte, utenti fedeli alla Olympus, seguaci della concorrenza e i più puristi possibilmente hanno opinioni molto diverse su questa fotocamera. Ciò che è chiaro è che a nessuno di quelli -firme della concorrenza incluse- risulterà estranea. È meglio? È peggio? Semplicemente, è differente. TESTO: Iker Morán FOTO: Álvaro Méndez |
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