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![]() E-300Caratteristiche ![]() Val. utenti: Dim. Sensore: 17,30 x 13,00mm Mass. ris.: 3264 x 2448 p. Fattore: 2,00x Monitor: TFT di 1,80 pollici In due parole La prima fotocamera di E-System per il pubblico dilettante convince per il suo rendimento altamente soddisfacente. Prezzi Non ci sono prezzi disponibili Foto ![]() ![]() ![]() Verifica la qualità delle immagini della Olympus E-300 con le nostre 33 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.Recensione
martedì 21 dicembre 2004 La riuscita scommessa della Olympus per il dilettanteAnche se in un primo momento il mercato SLR digitale fu stravinto dalle fotocamere professionali -o con prestazioni professionali-, l'utente dilettante di questo tipo di fotocamere ha oggi giorno il suo piccolo momento. La Olympus è entrata adesso nel mercato con la seconda macchina del suo sistema Quattro Terzi, la E-300, disposta a mettere in difficoltà alle consolidate D70 e 300D della Nikon e della Canon, rispettivamente. Non in vano, si presenta con 8 megapixel di risoluzione, un nuovo sistema di riflessione senza pentaprisma, l'impeccabile meccanismo di pulizia del CCD della casa e un buon arco di sensibilità ISO. Prima di cercare di chiarire i segreti che la E-300 nasconde nel suo interno, è necessario collocarla nel contesto pertinente. Nonostante il suo aspetto, è evidente che non si può catalogare come una compatta: è una reflex digitale in tutta regola. Una reflex, sì, ma di natura modesta.Con un prezzo confermato di 1.000 euro, la E-300 sfida alle due macchine reflex che stravincono le vendite oggi giorno in questo settore, quello delle SLR digitali a bassa condizione: la Canon EOS 300D e la Nikon D70 (la recente Canon EOS 20D, un’altra popolare reflex, amoreggia in misura minore con questa categoria). Per questa ragione, parliamo di una fotocamera per dilettanti; una fotocamera, per finire il lavoro, che è la seconda della sua specie, quella di E-System o dei Quattro Terzi. Un corpo che non lascia indifferente La E-300 non è esattamente il toccasana nel campo dell’ergonomia, anche se -siamo imparziali- si deve riconoscere che non è disegnata male. Come buona reflex che è, il centro di gravità è spostato a destra, dove si colloca la sistemazione della batteria, compensato in questo modo il peso dell’obiettivo. Grazie a quello, l’aderenza con gli obiettivi di peso moderato, come il 14-45 mm di serie, è abbastanza comodo. Tutti i comandi e i pulsanti sono alla portata di ciascuna delle dita, e si può accedere a tutti quelli con comodità e senza bisogno di adottare posizioni complicate. Così, ancora senza spostare l’occhio dal mirino, i pulsanti di cui possiamo avere bisogno mentre scattiamo sono perfettamente accessibili, anche se dobbiamo cercarli alla ceca. Questa reflex, stranamente, dispone soltanto di una ghiera di selezione. (Ricordiamo che è comune avere una per la velocità e un’altra per i diaframmi, come minimo.) E’ il dito pollice, cioè, quello che sopporta tutto il peso del lavoro. Il display, invece, è da 1,8 pollici e da 134.000 punti di risoluzione. Come in tutte le SLR digitali, non si può usare per inquadrare e la sua azione è limitata ad esercitare dal menù di opzioni e il display per la revisione delle riprese. Offre, invece, molte informazioni sulle fotografie, incluso un istogramma, e ha una buona visibilità sotto praticamente le situazioni luminose. La costruzione della E-300 sembra solida -anche se no, non abbiamo provato a lanciarla sul suolo, nonostante alterni plastica con metallo, senza una logica apparente. Alcune zone specialmente sensibili sono di materiale plastico, e altre che non hanno motivo di subire sono metalliche. La carcassa ha, inoltre, una copertura antiscorrevole nella sua protezione di tenuta. Il montaggio, invece, è metallico e apparentemente robusto. Quando collochiamo l’obiettivo, controlliamo che non ci sia il più piccolo buco che provochi gioco; come se si trattasse di un orologio, lente e corpo si uniscono in un solo oggetto senza che esista una minima tremarella. Reflex, anche se sprovvista di pentaprisma La E-300, a differenza delle SLR convenzionali -di pellicola o digitali-, non possiede pentaprisma. La luce, in questa macchina, arriva al mirino ottico attraverso un sistema speciale di specchi denominato TTL Optical Porro (sic) Finder, composto da uno specchio che oscilla orizzontalmente, invece di farlo verticalmente. L’assenza del pentaprisma si giustifica solo in favore di un corpo più compatto. Secondo quanto abbiamo potuto controllare, non c’è nessuna differenza con una SLR convenzionale per quanto riguarda la qualità, nitidezza o qualsiasi altro aspetto. Tutti i modi di esposizione di cui abbiamo bisogno Nel capitolo delle esposizioni, la E-300 segue la scia delle sue concorrenti. La nuova beniamina “olimpica” possiede, certamente, un modo totalmente manuale, un altro programmato e i tipici modi di priorità. Il dial della fotocamera include anche i vari modi prefissati di esposizione, un modo macro e altri preconfigurati per il ritratto, paesaggio, velocità e scene notturne. Esistono, allo stesso modo altre opzioni, alle quali possiamo accedere attraverso i menù del display. I diaframmi sono condizionati dalla cristalleria che montiamo, certamente, ma in velocità la E-300 copre un importante arco che va da 1/4000 di secondo al minuto, arrivando agli 8 minuti in un tipo di posa B. La E-300 ha, anche, la possibilità di scattare piccole raffiche, a ragione di 2,5 fotogrammi per secondo. Inoltre, permette di registrarli tanto in JPEG come in TIFF o RAW, o in una combinazione di questo ultimo formato con il primo. È strana, bisogna dirlo, la forma di variazione di alcuni parametri nella E-300. Questa macchina non ha nessun display, eccetto lo stesso monitor LCD. Per questo motivo, è il monitor quello che fa le veci del display per indicarci che diaframma e velocità di otturazione abbiamo selezionati in ogni momento. Ovviamente, questi valori sembrano anche riflessi sul mirino reflex della fotocamera, ma ci sono altri parametri chiave che potremmo soltanto conoscerli se abbiamo il monitor acceso. Certamente, costa un po’ abituarsi al fatto di avere il monitor acceso in ogni momento, anche quando stiamo caricando il mirino, anche se si può disattivare, se si preferisce così. In qualsiasi caso, le opzioni, come dicevamo, si modificano mediante una semplice combinazione di pulsante e ghiera. Il display mostra costantemente tutte le variabili della macchina, dalla sensibilità fino al diaframma, passando per i valori di contrasto o saturazione. Per combinarli, bisogna pressare il pulsante di selezione -quasi tutte le funzioni hanno il loro proprio pulsante- e poi girare la ghiera. Anche se il sistema è semplice, risulta un po’ scomodo quello che si deve pressare e girare per modificare il tempo di esposizione e il diaframma. È poco pratico. Accessori all’ultima moda Un commento a parte merita il sistema di pulizia ultrasonico del sensore della E-300, lo stesso che vediamo già nella E-1 e che continua a essere semplicemente eccezionale. Per metterlo alla prova, scegliamo di esporre alla polvere durante un momento il CCD della fotocamera. I giganteschi pelucchi accumulati sulla sua superficie, molto più grandi di quelli che rimarranno associati ad un uso convenzionale della fotocamera, furono sradicati in un solo colpo attivando il sistema di pulizia. "Chapeau" per la Olympus, il cui sistema di pulizia del CCD è un esempio per il resto delle compagne. La E-300 possiede una slitta a caldo per il flash esterno e un piccolo flash di tipo pop-up. Questo, inoltre, svolge le veci di assistente dell’autofocus, scattando una rapida sua successione di lampi di breve durata nello stile estroboscopio. È questo un modo di lavoro abbastanza deficiente. In primo luogo, perché scomoda ai soggetti fotografati momenti prima della cattura; invece, ciò che dovrebbe aiutare all’autofocus aiuta piuttosto poco. Esattamente, il sistema di autofocus era uno dei talloni di Achille della sorella maggiore della E-300, la E-1; e il problema, sfortunatamente, ancora convive nella piccola della famiglia. È certo che in questo modello la velocità è più rapida, come è anche evidente che si tratta di un prodotto chiaramente rivolto al pubblico dilettante. Per quello, possiamo affermare bene che, anche se l’autofocus non è perfetto, rende a un livello abbastanza accettabile. L’obiettivo che trae di serie la E-300, un Zuiko di 14-45 mm disegnato espressamente per quella, rende a un grande livello e si colloca all’altezza del molto riuscito 18-70 che si può acquistare con la Nikon D70. È certo che non si tratta di un obiettivo semiprofessionale, stabilizzato e ultrasonico, ma compie con ampiezza il suo dovere di prima ottica, permettendosi di ottenere fotografie di qualità. Parliamo di foto La E-300 è una fotocamera di qualità destinata a marcare differenze, nonostante comporti lo svantaggio di arrivare quando le sue concorrenti siano più che collocate. E ciò si nota. Cominciando con un buon piede, la nuova Olympus supera ai vigenti modelli di questa nicchia di mercato in risoluzione: fornisce un CCD Quattro Terzi da 8 megapixel effettivi. Grazie a quello, è capace di registrare istantanee fino a 3264 x 2448 punti, con una qualità niente affatto disprezzabile. Anche se questi 8 milioni di pixel si lasciano notare, invece, alla E-300 le manca un puntino di nitidezza. Che nessuno lo interpreti male. Non si tratta che le foto siano brutte, no. L’unico inconveniente è che, con tanto pixel, allargando le immagini si perde un po’ di definizione. Crediamo, sinceramente, che la nitidezza aumentata a +2 favorisca il risultato finale. I colori delle immagini, invece, con dei toni un po’ soavi, sono abbastanza fedeli alla realtà. In qualsiasi caso, le estese possibilità di modificare il contrasto e la saturazione permettono al fotografo di modellare il risultato finale per adattarlo a proprio piacimento. Per quanto riguarda le sensibilità, la E-300 permette di variare tra i 100 e i 1600 ISO. In questo aspetto, riconosciamolo, ci mettiamo in piedi, ci togliamo il cappello e applaudiamo per 10 minuti. I risultati a 1600 ISO sono letteralmente incredibili. C’è rumore, certamente -parliamo di 1600 ISO!-, ma la quantità è così relativamente insignificante che la possiamo sorvolare. Un gran bravo per la Olympus, quindi, sotto questo aspetto. Quelli che nel suo giorno affermiamo che in un sensore così piccolo (17,3 x13 millimetri) non si potrebbero imbottire tanti pixel senza che il rumore inondasse le immagini catturate con alte sensibilità dovremo ritrattare davanti alla E-300. Nel caso fosse poco, la fotocamera possiede un sistema di riduzione del rumore dal quale possiamo prescindere. Nel capitolo delle aberrazioni, la E-300 si porta anche un applauso. Lasciando da parte le geometriche, quindi sono cosa della lente, le aberrazioni cromatiche brillano per la loro apparente assenza. Il bilanciamento del bianco, trattandosi di una macchina per dilettanti, è abbastanza efficace. Il modo automatico offre una fedeltà abbastanza elevata, e il prefissato, con un’ampia gamma di sfumature, risulta anche riuscito. È un peccato, quindi, che la macchina non possiede una scala di gradi Kelvin. Il sistema di misurazione ha, invece, le tipiche modalità; spot, ponderata al centro e multi, tutte quelle abbastanza riuscite. Non abbiamo osservato, infatti, una sotto o sovraesposizione degna di menzione. Minuzie che non sono poca cosa La E-300 utilizza una batteria agli ioni di litio da 1500 mAh che la Olympus include di serie. Il consumo della reflex è semplicemente fantastico, concedendo un’importante mole di lavoro con una sola ricarica. Prendendo in considerazione che il display rimane la maggior parte del tempo acceso per modificare e vedere i dati di esposizione, la Olympus aspira, con ciò, ad un altro gol. Sfortunatamente, la E-300 incorpora un’anacronistica uscita USB 1.1 per il trasferimento delle fotografie al computer. Risulta incomprensibile che, a questo punto, non incorpori un collegamento USB 2.0 o Firewire. Le immagini si salvano su schede di memoria CompactFlash di Tipo I e II. Così come faceva con la E-1, la Olympus prescinde nella E-300 dal supporto di memoria xD-Picture Card, di cui è il principale promotore con la Fujifilm. Un incremento definitivo La E-300 sfida alle scarse fotocamere della sua categoria, e lo fa deliberatamente dalle sue possibilità. Come abbiamo già detto durante questa analisi, questa fotocamera arriva con uno svantaggio, e è che le sue rivali hanno già mostrato tutto quello che dovevano dimostrare, e aspettano anche già a una sostituta. Ciò nonostante, la E-300 non ha nulla da invidiarle, piuttosto al contrario. Poche possono vantare il suo livello di rumore a 1600 ISO, o della sua fedeltà di colore, o della sua risoluzione. Da seguire su questo percorso, i Quattro Terzi si seguono facendo parlare molto di loro. * L’analisi della E-300 si è realizzata con l’obiettivo Zuiko 14-45 mm f2,8-3,5 Zoom (28-90 mm, su standard 35 mm), accessorio standard della fotocamera. TESTO E FOTO: Eduardo Parra |
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