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![]() Camedia C-370 ZoomCaratteristiche ![]() Val. utenti: Mass. ris.: 2048 x 1536 p. Obiettivo (35 mm): 38,0-114,0mm Zoom: 3x (ottico) / 4x (digitale) In due parole Semplicissima e di qualità discreta, la C-370 va rivolta al fotografo più inesperto e meno esigente Prezzi Non ci sono prezzi disponibili Foto ![]() ![]() ![]() Verifica la qualità delle immagini della Olympus Camedia C-370 Zoom con le nostre 20 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.Recensione
martedì 3 maggio 2005 Assolutamente essenzialeEssenziale tra le essenziali. Questa sarebbe, semplificando, l'allocuzione che meglio definirebbe la Camedia C-370 Zoom. Si tratta di una fotocamera che nessun fotografo con minime ambizioni comprerebbe -non ha nessun richiamo speciale, salvo il supermacro da 2 centimetri- ma che di sicuro sarà un successo di vendite tra quelli che rispolverano le loro compatte a pellicola per i compleanni. Probabilmente sono questi i 3,2 megapixel più semplici del mercato che conosciamo. Quello che si dovrà vedere è se semplicità e qualità vanno unite per mano. Fino a poco tempo fa, le persone che volevano sostituire le loro pellicole con i pixel lo trovavano difficile. Nel mondo della pellicola fotografica c’erano macchine compatte -cioè- per poco denaro e senza nessuna funzione extra oltre all’otturatore. A malapena si usavano e generalmente a stento passavano a due o tre rullini all’anno.Quelli che pretendevano di continuare allo stesso modo ma progredire fino al XXI secolo scoprirono che non soltanto dovevano sborsare una grande quantità di denaro, ma quasi inevitabilmente si vanno a trovare con una serie di extra che né volevano né sapevano utilizzare. Meglio o peggio, le compatte digitali che andavano nascendo come sete includevano qualche priorità, una sensibilità selezionabile, effetti speciali... prestazioni che -comprensibilmente- molti fotografi non sapevano neppure che esistono. La Camedia C-370 Zoom è una fotocamera che va a riempire quel vuoto. Non è l’unica -ci sono altre marche che hanno segnato il punto -né la migliore, e quella che continua è la sua storia. Semplicità in tre dimensioni La prima impressione che trasmette questa fotocamera è che non è molto cara né troppo completa. Il suo corpo di plastica ricorda vagamente quello di alcune Coolpix della Nikon, e avvisa di non colpirla troppo forte. Piccola, quasi come una saponetta -piccola anche se abbastanza grossa-, la C-370 non pretende di fingere e va con la verità davanti: semplice fino a dire basta. Non è particolarmente ergonomica, anche se si controlla facilmente con una sola mano, e neppure pensiamo che sia comoda da portare -non lo fu per chi redige queste righe- in un taschino del pantalone. La maggior parte dei comandi si concentrano nella parte posteriore, fiancheggiando ad un piccolo display da 1,5 pollici e 130.000 pixel di risoluzione. Questo possiede una buona ricezione -si rallenta un po’ con luci scarse- e una qualità notevole; riproduce bene i colori e, anche se la sua visualizzazione si complica in situazioni di luce direttamente riflessa, non va peggio di altre macchine molto più care. Scarsa com’è in funzioni, lo è in pulsanti. La ghiera dei comandi si limita ad ospitare il modo automatico, il video e quattro modalità scene prefissate. Il resto dei comandi si limitano a dare copertura alle funzioni più tipiche: visionato di foto, attivazione del flash, zoom, temporizzatore, ecc. Come si è già detto: semplice in tutto. La parte frontale accoglie uno zoom da 38-114 mm nel formato 35 mm, con un’apertura di f2.9-5. È evidente che la luminosità dell’ottica, specialmente in tele, sarebbe migliorabile. Quello che sì risulta esasperante, invece, è la lentissima velocità del gruppo ottico. Per cominciare, l’accensione -estensione dello zoom e attivazione dell’elettronica della fotocamera- si fa eterno: circa 5 secondi da quando si pressa il pulsante di accensione fino a quando si può scattare la prima fotografia. Neppure è rapido lo zoom, che emette -a proposito- un suono meccanico estremamente fastidioso, anche se il suo scarso rango focale permette di passare dall’angolare al teleobiettivo con relativa velocità. La messa a fuoco, continuando con l’obiettivo, è allo stesso modo lenta e -inoltre- poco efficace, anche con luci medie (l’interno di un centro commerciale, per esempio). Intendiamo che per mantenere un prezzo ridotto si deve prescindere così come dalla comodità, ma forse in questo caso la Olympus ha abbassato eccessivamente i suoi criteri di qualità. Un supermacro che fa giustizia al suo nome Nonostante questi inconvenienti, ci scopriamo davanti al supermacro da 2 centimetri che incorpora la macchina. Qualcosa di buono hanno le compatte, ed è precisamente questa particolarità, che la Olympus ha sperimentato alla perfezione in questo modello. Se il resto di prestazioni dell’ottica sono criticabili, il macro non merita se non elogi. Bisogna citare anche il piccolo flash integrato che fornisce la C-370. Abitualmente lo sorvoleremo, ma in questo caso ci vediamo obbligati a toglierlo dalla collocazione per criticare il suo riciclaggio. In una stessa situazione, il flash può offrire un ritardo nella sua ricarica di appena 1 secondo o di 3, 4 e anche di più secondi Un altro sorprendente dettaglio da conservare nei nostri particolari espedienti X fotografici. La qualità di immagine, in linea La C-370 è fornita di un CCD da 3,2 megapixel il cui rendimento è in armonia con la semplicità che impera in quella. Anche tenendo presente che la fotocamera ha un prezzo di vendita di un po’ più di 100 euro, la qualità di immagine che offre non è esattamente da includerla nel bigliettino da visita. Il livello di dettaglio è basso, la definizione mediocre -nel senso più stretto della parola- e il risultato generale migliorabile. Durante le prove realizzate con la C-370, la prima cosa che ci richiamò l’attenzione fu l’inspiegabile presenza nelle catture di dominanti verdi o magenta quando si scatta con luce bianca, cioè, la luce del sole. Non troviamo nessun motivo, ma le foto sono così: due istantanee scattate una dopo l’altra offrono una dominante magenta, la prima, e verde, la seconda Dato che questo modello possiede solo il bilanciamento del bianco automatico, senza modi prefissati né manuali, dobbiamo attribuire questo errore a tale automatismo. Anche se la luce bianca già dà problemi, che cosa succederà con le luci artificiali? Quindi con luci artificiali succede qualcosa di simile: alcune foto mostrano dominanti -gialle, questa volta-, anche se sì è certo che altre risultano ben bilanciate. È il caso delle immagini catturate in scene con luce artificiale, per esempio, nelle quali i risultati sono eccellenti. È un autentico peccato che questo modello non disponga di un paio di bilanciamenti prefissati; non crediamo che il prezzo sarebbe aumentato troppo. Sintetizzando quanto detto, per quanto riguarda la qualità di immagine pura e dura a cui si riferisce, la C-370 si comporta, ma non tanto come per fare sfoggi. È di più, le foto scattate per la realizzazione di questa analisi ricordano a quelle realizzate un paio di anni fa, in cui gli algoritmi di riduzione si mangiavano il dettaglio e impastavano l’immagine (la popolare Nikon Coolpix 775 aveva questo problema). È più che probabile, invece, che chi sceglie tale modello sorvoli questo dettaglio e non abbia obiezioni sulla sua fotocamera, ma prendendo in considerazione il resto dei modelli compatti della Olympus, sarebbe possibile sperare un po’ di più dalla C-370. Possiamo dire poco sulle sensibilità e sul rumore elettronico. La fotocamera oscilla tra i valori 64 e 250 ISO in forma automatica. Le nostre prove -e davvero ci abbiamo tentato- ci hanno soltanto dato prese fino a un massimo di 128 ISO, esibendo un livello di rumore accettabile. In suo favore parleremo delle batterie. La Olympus commercializza una serie limitata di C-370 con un caricatore e quattro batterie Ni-MH di 2200 mAh. Indubbiamente, piuttosto sufficiente: le nostre prove dimostrano che il consumo di questa fotocamera è minimo; almeno, con le citate batterie, perchè la C-370 è anche compatibile con le pile alcaline. Invece, continua a non gustarci la porticina delle pile, che condivide l’alloggiamento con la scanalatura per schede xD- Picture Card. Il perché già lo abbiamo ripetuto altre volte: per cambiare scheda, bisogna togliere le pile, con cui la fotocamera deve spegnersi, aprirsi, chiudersi e riaccendersi, facendoci perdere un tempo considerevole. La Camedia C-370 Zoom è la scommessa della Olympus per i fotografi più principianti, e all’interno di questa categoria, per i più essenziali. Letteralmente carente di opzioni manuali, sprovvista di complicazioni o prestazioni che facciano aumentare il suo prezzo è, semplicemente, una fotocamera per compleanni e vacanze in spiaggia, perché il suo prezzo è -prendendo in considerazione il mercato- quasi irrisorio. Nonostante, sia non sia una macchina di gamma bassa, è certo che la C-370 non raggiunge certi minimi di qualità. La mediocrità di cui è influenzata, indubbiamente, è la sua più rilevante qualità. TESTO E FOTO: Eduardo Parra |
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