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![]() µ 750Caratteristiche ![]() Val. utenti: Mass. ris.: 3072 x 2304 p. Obiettivo (35 mm): 36,0-180,0mm Zoom: 5x (ottico) / 5,6x (digitale) In due parole Automatica e resistente, la prima fotocamera con stabilizzazione meccanica della Olympus passa con nota alta. Prezzi Non ci sono prezzi disponibili Foto ![]() ![]() ![]() Verifica la qualità delle immagini della Olympus µ 750 con le nostre 33 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.Recensione
giovedì 21 dicembre 2006 Stabilizzazione contro vento e mareaPraticamente uguale alla µ 740, la Olympus µ 750 irrompe nelle vetrine con l'onore di essere la prima fotocamera digitale della compagnia giapponese che approfitta di un sistema di stabilizzazione meccanica. Banco di prova assicurano non poco per la futura reflex Quattro Terzi della Olympus la µ 750 non si scoraggia con i 10 megapixel di alcune delle sue sorelle e offre 7 milioni di punti di risoluzione, semplice da utilizzare e con un corpo attraente e resistente alla pioggia. Non ci sono dubbi che presenti buone qualità. Quando la Olympus µ 750 giunse nelle mani di QUESABESDE.COM, non dubitammo in investigare che impressioni iniziali suscitava tra i vari professionisti della fotografia. Alcuni furono entusiasmati, mentre altri quasi accusarono di essere un buon corpo macchina vuoto.Indipendentemente da tante reazioni differenti, la µ 750 vende a semplice vista stabilizzazione, risoluzione, 5 ingrandimenti di zoom, una massima sensibilità di 1600 ISO, un poco di design da un lato e un altro poco di robustezza -è resistente a certe inclemenze meteorologiche- dall'altro. In altre parole: offre in modo rapido praticamente tutto quello che un fotografo più o meno affezionato può desiderare. Stabilizzata, infine La stabilizzazione è un argomento che, ora, è già moneta comune nel mondo fotografico e non tarderà in popolarizzarsi tanto come l'autofuoco. La Olympus sembra molto sicura del suo particolare sistema antivibrazioni -unica prestazione che differenzia questa compatta dalla µ 740-, fino al punto di sottomettere la µ 750 a prove realmente crude nelle ultime esposizioni e fiere in cui è stata presentata. Prove, inoltre, che hanno avuto successo. Questo nuovo sistema di stabilizzazione si basa su quello che la marca denomina sensore gyro, e che funziona in modo simile al riduttore di vibrazioni della Sony o della Pentax. Così, è il senosre e non la ottica colui che cambia la sua posizione per mantenere l'immagine nitida, senza considerare i movimenti involontari della mano che sono nocivi allo scattare a basse velocità. Anche se non ci sono dati tecnici ufficiali sull'efficacia di questa tecnologia, nelle nostre analisi sono venuti fuori dei risultati di cui la Olympus può essere orgogliosa. Immagini pulite di trepidazioni fino a quasi quattro punti al di sotto della velocità -diciamo- raccomandata. Così come si può vedere nelle foto -e come già commentiamo in un primo contatto con questo modello-, siamo stati capaci di scattare immagini con velocità di 1/6 al secondo a pulsazione. Anche se la nitidezza non è perfetta, il miglioramento rispetto alla istantanea senza stabilizzatore è più che evidente. Ci rimane, per il momento, il dubbio su cosa sarà capace di fare la Olympus con questo sistema integrato in una reflex...Però questa è un'altra storia. Sette il numero della fortuna Il cammino delle baldose gialle ci porta al secondo aspetto in cui la µ 750 pretende di trionfare: la risoluzione. O almeno questo devono pensare nel dipartimento di marketing della Olympus. Sebbene è certo che nella più recente giornata "olimpica" è la µ 1000 colei che porta il gatto all'acqua con i suoi 10 megapixel, la µ 750 non rimane indietro. I suoi 7 megapixel le permettono di catturare immagini che arrivano fino a 3072 x 2204 punti. Come dicevamo, la Olympus sventola la bandiera della risoluzione per vendere il suo prodotto, però non dice niente della qualità dell'immagine.Come in questo mondo digitale quello di "asino grande, vada o non vada" è solito avere gran successo, analizziamo con più attenzione che offre -ci si riferisce alla qualità di immagine- questa fotocamera. E lì sono le foto per uso e consumo dei possibili compratori della µ 750. Colori naturali -un pò spenti, talvolta, in alcune situazioni-, degradati naturali e un'ampia gamma di tonalità. Dando per buone tutte le opinioni, la nostra sentenza finale si aggiunge a quelli che sono contenti. E anche se tutto è migliorabile, la cosa sicura è che la qualità di immagine di cui risplende la µ 750 è, ai nostri occhi, molto più che accettabile. La fotocamera è dotata di vari bilanciamenti dei bianchi prefissati, tra quelli che si distinguono i tre per la luce fluorescente (i risultati con quelli sono ottimi). Con luce a tungsteno, dall'altro lato, la fotocamera offre un rendimento un pò più discreto: con il bilanciamento automatico i risultati sono ben più mediocri, anche se migliorano leggermente con la modalità prefissata per questa luce. La nitidezza dell'immagine -e in questo già sappiamo che l'obiettivo ha molto a che vedere- è razionalmente assicurata per una compatta con aspirazioni. I dettagli si risolvono senza troppe filigrane, e sebbene i risultati potrebbero essere migliori, la nitidezza finale dello scatto è più che soddisfacente per l'utente affezionato. 1600 ISO, ma con riserve Questa Olympus è dotata di un ventaglio di sensibilità che va da 80 a 1600 ISO, tutto un argomento per una compatta. Ma solo teoricamente, perchè la massima sensibilità si utilizza -nuovamente- come puro reclamo pubblicitario. Questi 1600 ISO sono di uso poco raccomandabile, però restano lì per i più incauti. Il ventaglio disponibile raggiunge -come già abbiamo segnalato- gli 80 ISO, un valore molto interessante che, in mancanza di 50 ISO, dovrebbe essere obligatorio per legge in tutte le fotocamere. Evidentemente, la presenza del rumore a questo livello è apparentemente nullo. La cosa procede bene a 200 ISO, e a 400 ISO le zone di ombra già lasciano intravedere un pò di rumore elettronico. A 800 ISO la sua presenza è palpabile, però ancora continua ad essere disprezzabile per l'affezionato più occasionale, che inoltre non percepirà una gran perdita di nitidezza. A 1600 ISO, ad ogni modo, il rumore affiora da tutte le parti; come era prevedibile, le immagini sono praticamente inutilizzabili. L'obiettivo, dal suo canto, equivale a 36-180 millimetri -è come dire, uno zoom di 5 ingrandimenti- ed è dotato di un diaframma di f3.3-5, un poco scarso di luminosità in angolare e con un relativamente accettabile f5 in tele. Di messa a fuoco rapida e precisa, le lenti che conformano l'obiettivo della µ 750 offrono un livello di errore minimo, tutto quello senza che ci sia segnale per un rendimento ottico considerevolmente buono. Emerge, questo si, la modalità macro di 3 centimetri, ha effetto in realtà. Manualmente incompetente Di utilizzo automatico -ci aspettavamo una opzione manuale o, per lo meno, alcune proprietà-, la u 750 è dotata di diverse modalità di lavoro preconfigurati. A parte la opzione di scatto con stabilizzazione, la u750 offre più di 20 modalità sceniche, tra quelli che si mischiano i più tipici -"luce di candele" o "macro", per esempio- con alcune più curiose, come i titolati "vetrina" o "macro sottomarino". Senza visore diretto, il display, un'altra delle grandi basi di questa fotocamera, è dotata di 2,5 pollici di diagonale e 215.000 punti di risoluzione. Di eccellente rinfresco e qualità, questo monitor LCD permette -come è solito- di inquadrare le foto e controllare gli scatti realizzati. Il monitor si difende con scioltezza in interiori e anche quando la luce è realmente scarsa, grazie al già noto sistema Bright Capture della Olympus. Ad ogni modo, i riflessi che incidono sul display quando realizziamo scatti all'esterno e con pieno sole convertono lo scatto fotografico in un'autentica odissea. Con alcuni menu del display a forma di croce e un pò complessi -costa un poco abituarsi a confermare alcune opzioni o a disfare il cammino per cambiare i parametri-, questa macchina segue la stella delle modalità precedenti e mantiene quasi invariate tutte le sue funzionalità. A livello esterno, la fotocamera non è particolarmente prolissa in comandi e pulsanti. Nonostante ciò, le sue ridotte dimensioni e il fatto di averli tutti concentrati nella stessa zona complicano un poco il suo utilizzo. Oltre a una quantità di accessi diretti alle funzioni più fluttuanti -flash, macro, temporizzatore-, la µ 750 dispone anche di una ruota di modalità che, nella misura possibile, facilita il lavoro. "All weather" Il corpo, precisamente, include l'iscrizione "all weather", sintesi anglosassone di ciò che nella lingua di Cervantes avremo potuto chiamare "resistente a contrattempi meteorologici". La µ 750 può funzionare senza complicazioni sotto la pioggia o il sole più inclemente. Anche se non abbiamo avuto occasione di provarla in nessun deserto, la µ 750 ha sofferto -e molto- le rigidità dell'autunno madrilegno, dimostrando che funziona perfettamente sotto la pioggia intensa e prolungata. La Olympus in questo caso, passa nuovamente con la nota prova. Con display simile, la µ 750 ha bisogno di una batteria che sia all'altezza. E tutto sembra indicare che ne è fornita, considerate le sue piccole dimensioni. Una sola carica -dopo 5 pesanti ore di attesa- è abbastanza per un buon numero di scatti. Abusando della stabilizzazione, flash -corretto come sempre, però senza troppe meraviglie- e display, potremo approfittare della cattura consecutiva di più di un centinaio di fotografie. Molto interessante Con il suo passaggio per QUESABESDE.COM, la Olympus µ 750 ha dimostrato varie cose. La prima è che la sua tecnologia di stabilizzazione meccanica, inedita fino ad ora in una Olympus, funziona a meraviglia. La seconda è che sopravvive senza spettinarsi a intere sessioni sotto la pioggia. La terza, che le sue immagini danno qualità sufficienti per quasi qualsiasi fotografo affezionato. E la quarta, che il suo design e utilizzo sono, anche se semplici, efficaci. È un peccato che questa fotocamera non sia dotata di modalità manuali di esposizione, perchè incluso alcuni non dubiterebbero in convertirla in complemento della sua SLR digitale; questa fotocamera che si può prendere quando la pigrizia non le concede la pazienza necessaria per lavorare con l'ingombrante reflex. TESTO: Eduardo Parra |
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