![]() |
|
|
|
|
||
|
Ricerca: Offerte di lavoro Sei giornalista e ti interessano la fotografia e le nuove tecnologie? Se sei così, clicca qui.
|
![]() D50Caratteristiche ![]() Val. utenti: Dim. Sensore: 23,70 x 15,60mm Mass. ris.: 3008 x 2000 p. Fattore: 1,50x Monitor: TFT di 2,00 pollici In due parole Anche se la sua posizione sul mercato risulti un po' compromessa, la D50 offre un'ottima relazione qualità-prezzo Prezzi Non ci sono prezzi disponibili Foto ![]() ![]() ![]() Verifica la qualità delle immagini della Nikon D50 con le nostre 36 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.Recensione
mercoledì 3 agosto 2005 Reinventare quanto inventatoDato che la reflex digitale per il fotografo non professionista era già un concetto inventato da tempo, la Nikon ha deciso di tirare i dadi un'altra volta. Il risultato è la D50, una delle SLR digitali più semplici del mercato, che unisce un corpo e prestazioni totalmente focalizzate per il principiante con una qualità di immagine indiscutibile e che, su alcuni punti, potrebbe fare arrossire a modelli di gamma superiore. Soltanto lo stretto margine di prezzo che -per adesso- esiste con quelle fotocamere più contundenti potrebbe oscurare il successo della D50 nelle vetrine. Anche se all’inizio destò non poche diffidenze, il rapido arrivo sul mercato della D50 -pochi mesi fa era soltanto una voce- è servito per lasciare chiaro che la Nikon è ancora in condizioni di essere protagonista di qualche altro colpo di effetto nel confuso panorama fotografico.La D50 costituisce, invece, un’acrobazia che a prima vista costa interpretare. Se la D70 si presentò nel suo giorno come la reflex non professionale della Nikon, la domanda sarebbe che ruolo le tocca giocare alla nuova D50 e qual è quello che corrisponde alla rinnovata D70s. Se nel caso delle citate D70 e D70s sono molti quelli che hanno optato per dare un uso professionale -la stessa marca non ha esitato a presentarla come una fotocamera perfetta per il reportage sociale-, la D50 potrebbe arrivare a segnare le nuove regole di una reflex che sarebbe soltanto utilizzata tra gli utenti principianti e che ripropone la lotta con le fotocamere della concorrenza. Questa volta, invece, non lo farebbe nell’apice, ma nella base del mercato. Il tipo di utente al quale va rivolta non si accontenta delle prestazione che offrono le fotocamere compatte e vuole recuperare tutto quel gioco delle ottiche intercambiabili che aveva prima dell’irruzione del pixel nel mondo fotografico. Piccola e leggera Per consolidare questa idea, sembra che la ricetta scelta dai fabbricanti è di disegnare corpi sempre più leggeri, compatti e-contemporaneamente- con un aspetto meno contundente. Questo processo, nel quale -indubbiamente- interviene anche la riduzione dei costi per offrire modelli più competitivi, ha nella D50 un buon esempio. Se quello che pretendeva era di dare l’immagine di una fotocamera per principianti, la verità è che lo ha ottenuto con successo. Anche se non è né la più piccola né la più leggera, alle sue ridotte dimensioni si unisce una certa sensazione di fragilità che la fotocamera trasmette tra le mani. Identica, cioè, a quella di uno qualsiasi dei modelli della concorrenza. La costruzione plastica del corpo ha molto a che vedere con questa prima impressione, anche se, per fortuna, si sono stabiliti certi limiti e la baionetta continua ad essere metallica. Nel caso del modello argentato -andato a finire, sicuramente, in secondo piano-, questa sensazione è ancora più pronunciata. Anche se sia solo visivamente, il corpo nero aiuta sempre a trasmettere un aspetto più vigoroso. Design semplificato Dato che la semplicità di maneggio deve essere uno dei punti forti di questo tipo di reflex di gamma bassa, i comandi si sono visti ridotti e semplificati rispetto a altre reflex della stessa marca. Il dial principale, situato a sinistra della zona superiore, offre il controllo sui comandi di scatto: totalmente automatico, programmato, manuale, priorità e uno totale di sei scene. Nell’altro estremo, l’interruttore principale e lo scatto condividono protagonismo con il display di controllo che mostra tute le impostazioni della ripresa. Un display in cui, a proposito, si sente la mancanza di qualche tipo di illuminazione. Alla portata del dito pollice si trova l’unica ghiera di controllo della fotocamera. La scomparsa della parte frontale, proprio sotto lo scatto, non comporta un grande problema fino a quando si seleziona il modo manuale. È allora quando per cambiare il diaframma dell’ottica bisogna combinare il pulsante collocato vicino allo scatto -così come si indica nello stesso corpo della fotocamera- insieme a questa ghiera. Il tema si complica se quello che si vuole è compensare l’esposizione del flash. In questo caso è necessaria la combinazione dei due pulsanti -compensazione del flash e compensazione dell’esposizione- e la citata ghiera. Fortunatamente, in entrambi i casi la distribuzione dei pulsanti si è fatta con una certa logica e non sono necessarie troppe acrobazie per ottenerlo. Display senza protezione La parte posteriore della D50 è presieduta da un display LCD da 2 pollici e 130.000 pixel di risoluzione. Esattamente le stesse caratteristiche di quelle incorporate nella D70s, a eccezione del fatto che, in questo caso, è sparita la comoda protezione del display che la accompagna. L’organizzazione dei menu risponde agli stessi criteri delle sue ultime compagne di marca: quattro parti nelle quali si dividono tutte le opzioni di visualizzazione, configurazione e opzioni personalizzabili della fotocamera. La qualità, il bilanciamento del bianco e la sensibilità possiedono accessi esterni che permettono di modificare questi valori senza doversi addentrare nei menu. Non succede lo stesso, invece, con il sistema di misurazione della fotocamera. Per selezionare tra misurazione matrix, ponderata al centro o spot è necessario andare fino all’opzione 13 della configurazione personale, senza che abbiamo scoperto nessun espediente per semplificare questa operazione. Il display superiore, invece, certamente mostra questo dato, insieme al tipo di autofocus selezionato. Com’è comune, il mirino è più scarso nelle informazioni. La qualità, sensibilità o bilanciamento del bianco della ripresa continua a non mostrarsi attraverso l’oculare. Dato che neppure lo fanno i modelli più professionali, non è da stupirsi che la D50 abbia optato per questa opzione. La buona notizia è che si è aggiunta un’informazione sullo stato della scheda di memoria e della batteria della fotocamera. Scheda SD Card Una delle caratteristiche che maggiormente richiamava l’attenzione scoprendo uno per la prima volta le specifiche tecniche della D50 era il supporto di registrazione delle immagini. Invece della classica scanalatura per schede CompactFlash, la Nikon aveva optato per un compartimento per schede SD Card, dettaglio inedito fino ad allora nelle reflex della marca. Con la fotocamera tra le mani, è chiaro che la decisione non ha nulla a che vedere con le dimensioni del corpo. Lo spazio laterale dove si colloca la scheda, con un’accessibilità invidiabile -anche se lo sportello sembra un po’ fragile-, sarebbe stato sufficiente per ospitare una scheda CompactFlash. Pertanto, la scommessa sul modello SD Card sembra avere più relazione con questa idea di rafforzare il concetto di reflex non professionale che con questioni tecnologiche. In qualsiasi caso, il cambio non comporta nessun effetto sull’operatività e sulla velocità della fotocamera. La messa in marcia e la risposta dell’otturatore quando si preme lo scatto sono immediate. Rispetto allo scatto a raffica, anche se la D50 ha ridotto le sue prestazioni continua ad offrire delle caratteristiche interessanti: 2,5 fotogrammi per secondo, fino a 9 scatti in formato JPEG di massima qualità, e 3 in RAW, in base a quanto abbiamo potuto verificare con una scheda standard. La velocità dell’otturatore si è anche ridotta a 1/4000 secondi in questo nuovo modello. Se come si è già commentato la localizzazione della scanalatura della scheda e l’accesso alla stessa meritano qualche elogio, non succede lo stesso con la batteria. Situata nella base della fotocamera, l’estrazione della batteria una volta aperto lo sportellino tende a resistere al primo tentativo. Inoltre, ci ha richiamato l’attenzione la differenza rispetto alla maggiore autonomia che offrono le nuove batterie impiegate nella D70s rispetto a quella che incorpora questa D50. Meno rumore La qualità generale di immagine che dà la D50 offre pochi pretesti alla critica, soprattutto se si prende in considerazione che si tratta di un modello non professionale. Detto ciò, certamente ci sono alcuni aspetti relativi al rendimento del sensore e allo sviluppo della fotocamera che vale la pena risaltare. La sensibilità e il livello del rumore delle fotografie, per esempio, è uno dei punti più riusciti in questo modello. Così, rispetto a sua sorella maggiore, le immagini ottenute a 1600 ISO dalla D50 migliorano sensibilmente i livelli della D70s. Non c’è che dire che nella grande maggior parte delle situazioni e nei valori inferiori, i risultati sono identici o, almeno, le differenze sono quasi inapprezzabili. La gamma di sensibilità, a proposito, possiede solo quattro valori assoluti (200, 400, 800 e 1600 ISO), a differenza della scala della D70s, con differenze di 1/3 EV tra ognuna delle impostazioni disponibili. La questione è, pertanto, se la Nikon ha scelto di utilizzare un nuovo sensore o le modifiche si sono realizzate al momento di elaborare l’immagine. Sia come sia, quando si osservano con attenzione le fotografie catturate dalla D50 certamente si può apprezzare un po’ meno di dettaglio non soltanto dei modelli con più risoluzione, come la Canon EOS 350D, da 8 megapixel, ma anche nella stessa D70s, da 6 megapixel. Lo stesso succede con la nitidezza delle immagini. Anche se nel display LCD le fotografie offrono una messa a fuoco apparentemente perfetta -anche se a volte sembra eccessiva-, quando si aprono le immagini queste mancano -in alcuni casi- di quel punto di nitidezza a cui la Nikon ci ha abituati. Tutto ciò fa pensare che lo stesso procedimento capace di eliminare più rumore si potrebbe scontrare con parte dell’informazione delle immagini. Temiamo, invece, che l’arrivo della nuova fotocamera non sia servito per risolvere i già classici problemi vincolati al bilanciamento del bianco in alcune riprese. Sebbene sia certo che con luce diurna il modo automatico funziona alla perfezione -in certe occasioni, anche meglio dello stesso parametro stabilito-, non succede lo stesso quando affronta scene con luce fluorescente o incandescente. Un altro dettaglio da prendere in considerazione è che la modalità del colore prestabilita nella D50 è la sRGB IIIa, che offre colori più vivi e saturi -è pensata per foto di paesaggio e di natura- della modalità che appare come standard nel resto di reflex digitali della Nikon. La soluzione per quelli che preferiscono toni più reali non ha troppo mistero; basta accedere al menu “Ottimizzare immagini” e selezionare lì un’altra modalità del colore. Obiettivo semplice La presentazione ufficiale della D50 è arrivata accompagnata da due nuove ottiche appartenenti alla serie DX della Nikon. Si tratta di un 18-55 mm e di un 55-200 mm che per le loro prestazioni e prezzo sembrano chiaramente orientati verso il mercato principiante e come accessori perfetti di questo corpo. L’obiettivo 18-55 mm f3.5-5.6 DX risponde letteralmente alle caratteristiche classiche di un’ottica semplice che, anche se può vantarsi di una relazione qualità-prezzo accettabile, soffre alcune delle limitazioni più tipiche. Oltre alla discreta luminosità e alle interessanti focali una volta applicato il fattore di moltiplicazione focale (27-82 mm, approssimativamente) la costruzione dell’ottica lascia ben chiaro l’uso al quale è destinata. Compatta e leggera, come le proposte simili di altre marche, possiede un sistema di messa a fuoco rapido e preciso. Com’è comune tra quelle della sua classe, l’anello di messa a fuoco manuale è più decorativo che pratico. Si tratta di un comando così poco ergonomico come il commutatore dei comandi di messa a fuoco automatica e manuale collocato sul laterale del corpo, alla sinistra della montatura. Rispetto alle limitazioni, i noti aloni porpora appaiono con insistente frequenza in qualsiasi immagine che comporti forti contrasti o controluce. E lo stesso succede con l’oscuramento nei bordi dell’immagine e la perdita di qualità in base a come ci allontaniamo dal centro dell’ottica. Bisogna anche criticare che, sebbene la fotocamera presenta un buon rango dinamico capace di adattarsi a situazioni con una pronunciata differenza di illuminazione, si è potuto scoprire un effetto di “blooming” -molto scandaloso, a proposito- in quei controluce più estremi, nei quali il sole filtra direttamente nell’immagine. Buon lavoro Piccoli problemi e confronti a parte, non ci sono dubbi che la Nikon abbia fatto un buon lavoro al momento di disegnare e presentare la sua D50. La macchina rappresenta un nuovo accesso -come quello che nel suo giorno fu la quasi omonima F50- alla fotografia reflex digitale. In combinazione con una buona ottica, la D50 sarà capace di offrire tutta la qualità -e anche di più- di cui qualsiasi principiante avrà bisogno. Come già dicevamo all’inizio, l’unico freno che la Nikon potrebbe trovare a quello che può essere un magistrale colpo di effetto nelle vetrine è il prezzo di uscita della D50 in confronto a altri modelli della concorrenza. E soprattutto, e anche se sembra contraddittorio, in confronto ai modelli di design e con prestazioni più avanzate. TESTO: Iker Morán |
newsletter di foto Ricevi ogni settimana tutte le nostre notizie sulla foto digitale pubblicità
|