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![]() D40xCaratteristiche ![]() Val. utenti: Dim. Sensore: 23,60 x 15,80mm Mass. ris.: 3872 x 2592 p. Fattore: 1,50x Monitor: TFT di 2,50 pollici In due parole Nonostante le encomiabili alternative che offre la concorrenza, la D40x si serve di un'eccellente relazione qualità-prezzo Prezzi Non ci sono prezzi disponibili Foto ![]() ![]() ![]() Verifica la qualità delle immagini della Nikon D40x con le nostre 37 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.Recensione
mercoledì 28 novembre 2007 D40, versione 1.5Sicuramente la D40x della Nikon non porta con sé sorprese. Concepita come precoce e timida evoluzione della D40, fa suoi la grande maggior parte degli argomenti di quel modello, anche se mette in ginocchio una delle sue scommesse più grandi: i 6 megapixel di risoluzione. In effetti, la D40x soccombe alla pressione del mercato e scommette su un nuovo CCD da 10 milioni di pixel che si erge come principale novità di questa reflex di gamma bassa. Con lievi miglioramenti per quanto riguarda la velocità e la sensibilità, i buoni voti che ha ottenuto a suo tempo la D40 sono applicabili a sua sorella minore, quella che -invece- abbiamo sottoposto a nuove prove. Avvicinarsi alla Nikon D40x è camminare su un terreno già conosciuto. Identica per aspetto e ergonomia alla D40, i cambiamenti si limitano all'interno di questa piccola reflex digitale, collocata nella parte inferiore della vetrina della Nikon.Invece, queste modifiche non segnano neanche un abisso tra la D40 e la nuova D40x. Soltanto la risoluzione, elevata fino ai dieci megapixel nel modello più giovane, permette di segnare chiaramente la frontiera tra entrambi i foglietti delle specifiche tecniche. Le due facce di una moneta simile Separate da appena quattro mesi di differenza, la D40x causò in un primo contatto una certa confusione. La Nikon difese a spada tratta i 6 megapixel della D40 con il plausibile ragionamento che quella mezza dozzina era più che sufficiente; poco dopo, soccombeva alla dittatura della risoluzione con la D40x. Il risultato è che entrambi i modelli convivono adesso in armonia come in realtà sono: due versioni di una stessa fotocamera (e in grande misura, di una stessa idea). Precisamente per quello, mettere alla prova la D40x non implica tanto dimostrare se è o no una buona reflex per i principianti -la D40 lo era già-, ma rispondere a un'unica e complessa domanda Vale la pena aumentare leggermente l'investimento e scommettere sulla D40x o è meglio riservare gli euro in più per un'ottica migliore? Nel caso fosse così, abbiamo aggiunto alla prova un nuovo componente, alternando l'uso del semplice Nikkor 18-55 mm f3.5-5.6 che accompagna la D40x di serie, con il più polivalente Nikkor 18-135 mm f3.5-5.6. Uso senza cambiamenti Come dicevamo, le novità registrate nella D40x si limitano alla configurazione interna della fotocamera, per cui nell'ergonomia e nel maneggio non si percepisce nessun cambiamento. La semplicità estrema continua ad essere il nucleo fondamentale di questa D40x, rivolta a un utente esordiente nel mondo delle ottiche intercambiabili. In questo modo, questi strani menù con ogni tipo di indicazioni continuano ad essere la nota dominante. Un peccato che il rinnovamento si sia concentrato soltanto sui megapixel e non si sia utilizzato per risolvere qualche carenza di utilizzo, come la mancanza di accessi diretti. Il pulsante "func", saggiamente collocato in un laterale della baionetta, ci permette di personalizzare l'accesso all'impostazione che utilizziamo maggiormente. Anche così, collocare in questo punto la sensibilità, per esempio, comporta di dovere addentrarsi nel menù generale per modificare il formato, la risoluzione, il bilanciamento del bianco o la misurazione, tra altre possibili variazioni. L'altra opzione consiste nel modificare i parametri attraverso il display, accedendo mediante il pulsante "i", nascosto nello stesso comando che si occupa di ingrandire le immagini al momento della revisione. Il sistema, che ricorda le proposte della maggior parte delle reflex della Olympus, permette di spostare tutte le impostazioni e modificare i valori mediante il dial posteriore. Un comando che, dato lo spazio libero disponibile, forse dovrebbe sfoggiare delle dimensioni un po' più generose. Piccola, ma resistente Senza essere la SLR più piccola del mercato (al giorno d'oggi, la Olympus E-410 continua ad ostentare il titolo), la D40x è realmente leggera e di facile trasporto. Infatti, è questo un punto di vista che porta a raccomandare la fotocamera non soltanto come un passo iniziale al mondo delle reflex, ma anche come una buona compagna di viaggio. Nonostante la piccolezza, il corpo presenta delle buone rifiniture che rende tollerabile la presenza della plastica. La tenuta è pure buona, anche se la fotocamera perde del tempo a sistemarsi nella mani grandi. Approfittando di una scappata estiva, ci è successo di mettere alla prova la resistenza della D40x in un contesto che esce dalle sue competenze. Così, trascorrere alcune ore con la D40x tra le mani sotto un sole di più di 40 gradi nel deserto del Sahara -versione tunisina-, non ci ha permesso soltanto di confermare la sua comodità al momento di viaggiare nello zaino, ma di ribadire la resistenza del corpo in condizioni complicate. Si è dovuto mantenere, cioè, una precauzione: lasciare il cambio di obiettivi per un contesto meno difficile. Infatti, in momenti come questo si sente la mancanza dell'esistenza di qualche tipo di sistema di pulizia automatica del sensore. Adesso ancora di più la Nikon si è già messa all'opera con la D300 e questa proposta si andrà estendendo -prevedibilmente- tra i futuri modelli. 10 contro 6 Lasciando da parte le questioni di design ed ergonomia (è sufficiente rivedere quanto detto sulla D40 per conoscere tutti i segreti di questa D40x), quei 4 megapixel in più si trasformano nel nuovo punto di interesse. Anche se dal punto di vista più commerciale è facile intendere questo aggiornamento, dato che posiziona la D40x all'altezza delle sue concorrenti per quanto riguarda la risoluzione, la domanda è se non erano sufficienti quei 6 milioni di punti iniziali. Per la grande maggioranza degli utenti, effettivamente, lo saranno. Soltanto quelli con una certa tendenza ai grandi ingrandimenti o a reinquadrare piccole zone di una fotografia vedranno alleggerito l'arrivo della decina di megapixel. In qualsiasi caso, è anche certo che, confrontando le immagini, i 4 megapixel si faranno vedere. O almeno osservando il display con lente di ingrandimento (sulla carta, con una copia di dimensioni standard, la missione risulterebbe molto più complicata). Ricorrendo precisamente alla lente di ingrandimento, constatiamo che, quando si lavora con risoluzioni basse e medie -e mantenendo il rumore e l'elaborazione sotto controllo-, la D40x offre più informazioni e dettaglio di quelli di cui la D40 era capace di percepire. Si gradisce, è chiaro, ma non implica un salto imprescindibile. A metà del gas Molto più sofisticato è anche il miglioramento nella velocità di scatto della D40x, che passa dai 2,5 ai 3 fotogrammi al secondo. Di nuovo, è uguale alla concorrenza in questa categoria iniziale, anche se non si deve ostacolare un altro dettaglio interessante per quanto attiene alla velocità: se si utilizza una scheda di memoria rapida, sia SD Card o SDHC, la raffica in JPEG può essere illimitata. Nel caso in cui si scatta in formato RAW, il ritmo si mantiene, ma la raffica resta limitata -secondo le nostre prove- a circa 5 riprese consecutive. Lo stesso succede quando si ricorre alla registrazione simultanea in RAW e JPEG, prendendo in considerazione che -in questo caso- la qualità del file JPEG può soltanto essere la più basilare. Non è neppure nessuna sorpresa che la messa a fuoco della D40x non stupisce per la sua velocità. Infatti, così come già succedeva con la D40, non è necessario parlare di messa a fuoco della fotocamera, ma dell'obiettivo. Quando manca il motore di messa a fuoco, tutta la responsabilità in questo campo ricade sull'ottica. Così, è possibile apprezzare differenze tra l'obiettivo incorporato di serie -la cui costruzione lascia, a proposito, molto a desiderare- e lo zoom da 18-135 millimetri che proponiamo. Differenze che non soltanto si vedono quando si mette a fuoco su zone di poco contrasto o la luce scarseggia. Anche se non crediamo che l'uso di ottiche senza motore di messa a fuoco sia una delle priorità del tipo di utente che si avvicina alla D40x -ad eccezione di colui che cerca un secondo corpo di riserva, forse-, è certo che alcuni avrebbero cambiato quei 4 megapixel in più con qualche punto di messa a fuoco maggiore. Certamente, i 3 punti che utilizza sono quelli che predominano in questa categoria e risulteranno più che sufficienti per la maggior parte. Invece, e entrando nell'odioso terreno dei paragoni, a nessuno sfugge che l'aumento del prezzo della D40x la colloca più vicina ai modelli come la EOS 400D della Canon, che certamente dispone di 9 punti. 100 ISO Senza trascurare la velocità di sincronizzazione con il flash (1/500 secondi rispetto ai 1/200 precedenti), la terza delle novità introdotte nella D40x consiste nell'impostazione di sensibilità da 100 ISO. Risulta poco comune -e interessante- che si corregge una scala di sensibilità non per aumentare valori estremi, ma per includere impostazioni di uso molto più comune. La D40x, cioè, permette di lavorare con valori compresi tra 100 e 1600 ISO, con alcuni risultati piuttosto notevoli per quanto riguarda il controllo del rumore. Quello non è strano, prendendo in considerazione che la D40x incorpora, molto probabilmente, un CCD simile a quello della D80. Anche se il rumore si percepisce a 800 e 1600 ISO, la verità è che non risulta in assoluto rischioso affermare che tutti i valori sono perfettamente utilizzabili. Anche il valore forzato a 3200 ISO risulta gradevole, sebbene in questo caso -e pure a 1600 ISO- la nitidezza e il dettaglio dell'immagine si deteriora. Più rumore che nella D40? In mancanza di prove più concrete che possono affermare o smentire questo dato, quello che certamente è chiaro guardando le fotografie scattate con la D40x è che le alte sensibilità non sono un problema per questa fotocamera. Ancora di più se prendiamo in considerazione la categoria nella quale si muove. Neppure il rango dinamico delle immagini sembra vedersi danneggiato dalla maggiore risoluzione del captor e le conseguenti minori dimensioni dei fotodiodi del CCD. Infatti, la D40x combatte molto bene con le luci alte. Quello, unito ad un buon sistema di misurazione, permette di ottenere buoni risultati in una gamma di toni abbastanza ampia. Fa piacere verificare anche che non si percepisce effetto moiré in nessuna delle nostre immagini ottenute, così come è successo con alcune fotografie della D40. Invece, la colorimetria continua a non essere la materia preferita dalla D40x. Anche se i risultati con luce diurna sono piuttosto corretti, se si opta per luci artificiali e si vuole prescindere dalle dominanti più pronunciate, la cosa migliore è impostare manualmente il bilanciamento del bianco. 18-135 mm, se può essere Come alternativa al debole ed economico zoom da 18-55 millimetri che la D40x incorpora di serie, optiamo per integrare il corpo con il Nikkor DX 18-135 mm f3.5-5.6. Provvisto di un comodo anello di messa a fuoco manuale, si tratta di un obiettivo di eccellente costruzione, soprattutto se si confronta con quello del kit. Il suo punto forte è, evidentemente, la relazione tra prezzo -meno di 500 euro al momento del suo lancio-, dimensioni e copertura focale che offre. Le carenze di questo 18-135 mm sono anche abbastanza chiare: assenza di stabilizzatore (in confronto con il più completo 18-200 mm VR della Nikon), così come una distorsione angolare piuttosto visibile e certa tendenza alle aberrazioni cromatiche. Nonostante ciò, suppone un'alternativa economica per quelli a cui piace viaggiare leggeri di bagagli. Dura concorrenza Anche se non molto tempo fa la Nikon D40x sarebbe stata molto più di quello che qualsiasi principiante avrebbe potuto sognare, l'evoluzione del mercato ha fatto sì che il settore delle reflex di gamma bassa sia uno dei più competitivi. Che questa piccola Nikon è una grande fotocamera è fuori dubbio. Come anche lo è che il salto rispetto alla D40 -nonostante il nostro scetticismo iniziale- è stato considerevole grazie ad un nuovo CCD molto più avanzato. Accessibile, piccola, ben costruita e con un livello di qualità molto elevato, il principale inconveniente della D40x sono, precisamente, le alternative che altre marche propongono per prezzi molto simili. Anche se parliamo di qualità la disputa sarebbe molto complessa e soggettiva, è certo che la D40x non ha, per esempio, il sistema di pulizia che la E-410 della Olympus o la più recente Pentax K100D Super certamente offrono. La sua più grande rivale, invece, sarà la Canon EOS 400D, che sfida senza nessun complesso per quanto riguarda la qualità e il rendimento a alte sensibilità, e vince se parliamo di prezzo o dimensioni. Invece, la messa a fuoco da 3 punti e l'assenza di motore nel corpo sono limitazioni evidenti per questa D40x. TESTO: Iker Morán |
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