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D40

Caratteristiche
Val. utenti: 4,7 punti (i punteggi sono stati elaborati in base alla media delle votazioni effettuate dagli/dalle utenti di QSBD.COM)
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Sensore: CCD di 6,10 MP
Dim. Sensore: 23,70 x 15,60mm
Mass. ris.: 3008 x 2000 p.
Fattore: 1,50x
Monitor: TFT di 2,50 pollici
In due parole
La reflex più accessibile del momento offre praticità e qualità, anche se sacrifica -logicamente- alcune prestazioni.
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Verifica la qualità delle immagini della Nikon D40 con le nostre 36 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.

Recensione
martedì 27 febbraio 2007

Per tutte le tasche

Alla Nikon mancava una fotocamera come la D40. Una reflex per molti affezionati, per quelli che non vogliono complicarsi. Una fotocamera come la D50, ma ancora più economica. E sembra che la scelta fatta sia buona. A parte il prezzo -ci aspettavamo che fosse un pò più accessibile-, la D40 non si piega alla dittatura del megapixel, offre un funzionamento poco complesso e sorprende con un sistema di messa a fuoco che instigherà passioni e critiche allo stesso tempo. Che sia la benvenuta.

La Nikon D40 è, a grandi linee, la reflex digitale per gli affezionati più affezionati del mondo affezionato. Il primo passo che bisogna fare se si vuole iniziare a navigare per il mondo SLR senza ipotecare una casa.

Dando uno sguardo al passato, risulta abbastanza semplice definire il potenziale publico della D40: gli stessi che a suo tempo si comprarono una F50 -una reflex da pellicola, ricordate?- o qualche modello simile e appena sapevano utilizzarla e neanche pianificarono alcun cambio di obiettivo.

Ma semplicità di utilizzo o maneggio limitato non significano cattiva qualità. La D40 ha carenze che praticamente la scartano come secondo corpo per fotografi semiprofessionali o professionali, ma offre qualità -senza alcun dubbio- per soddisfare coloro che cercano un modello semplice e più versatile rispetto a queste compatte di alta gamma.

La D40 è equipaggiata di serie con un modestissimo 18-55 mm f3.5-5.6 AF-S DX, obiettivo con il quale si è realizzata quest'analisi. Disegnata per l'occasione, si tratta di una ottica adeguata per quegli affezionati più preoccupati per la gamma focale che per la qualità o la luminosità.

Miniaturizzando il piccolo

Di dimensione molto ridotta -è in dimensioni e peso un pò inferiore rispetto alla Canon EOS 400D-, la D40 si impugna con relativa facilità e comodità.

Nonostante ciò, questa dimensione tanto piccola può risultare scomoda per le mani più grandi. È un peccato che non esista -almeno per il momento- una impugnatura verticale opzionale per favorire l'esecuzione di certe inquadrature.

Il design tiene in considerazione, come non poteva essere altrimenti in una reflex per affezionati, la semplicità dell'utilizzo. Proprio per questo, i comandi sono scarsi e contano con una certa disposizione nell'ortografia di questo modello Nikon.

Un reparto che -tutto è da decidere- si è basato molto sulle esperienze anteriori della marca. L'argomento era, per tanto, senza scuse.

Ma, come accade in tutti i modelli di bassa gamma, bisogna prescindere da certi aspetti per non eccedere con il prezzo. L'assenza di molti accessi diretti, l'integrazione di un secondo quadrante di controllo -quello che normalmente si usa per cambiare diaframmi- o la mancanza di messa a fuoco -che dopo tratteremo- sono il prezzo pagato in questo caso.

La D40 è dotata di un quadrante di modalità nella parte superiore, molto prossimo al pulsante di scatto. Un piccolo joystick sulla parte destra del display si incarica di navigare per i menu e attivare alcune funzioni, mentre una serie di pulsanti al lato sinistro del display permettono di attivare -tra le altre cose- la revisione di immagini o il menu.

Il pulsante di blocco della messa a fuoco e l'esposizione, dal suo canto, è perfettamente ubicato al lato del visore, per cui si preme comodamente con il pollice senza aver bisogno di realizzare posizioni forzate.

Qualità economica

Come dicevamo al principio, convenienza di prezzo non è sinonimo di bassa qualità, e il display della D40 lo dimostra. Oltre a dei comodi menu -con immagini di esempio, aiuto e multiple informazioni aggiuntive-, il display posteriore compie due funzioni.

La prima è la classica visualizzazione degli scatti registrati, che realizza con nitidezza e qualità, offrendo colori reali e una registrazione di toni eccellenti, con un vasto angolo di visione.

La seconda funzione è il pannello informativo. Dato che la D40 non è dotata di un monitor di riferimento, utilizza il display principale come LCD dei dati nel quale osserva l'informazione di scatto più rilevante.

Il display di 2,5 pollici e 230.000 punti di risoluzione, mostra tutti i dati necessari per fare una foto: dalla velocità di otturazione fino alla sensibilità, passando per la qualità dell'archivio o il punto di messa a fuoco.

Incorpora anche un'illustrativa rappresentazione grafica del diaframma, che aiuta i principianti a capire la relazione tra il numero F e la qualtità di luce che giunge al sensore.

Come aspetto negativo, abbiamo osservato una certa lentezza al navigare per i menu. Così, passare da un menu a un altro o cambiare un valore non è istantaneo.

In alcune occasioni, almeno nel modello provato, neanche i cambi realizzati nel menu sono stati resi effettivi all'inizio. Dettagli che fanno si che la navigazione attraverso le funzioni e le applicazioni risulti un poco tediosa.

E parlando del display, un avviso per i naviganti meno avanzati: con la D40 come con praticamente tutte le reflex del momento, non è possibile previsualizzare lo scatto nel monitor TFT.

Una messa a fuoco che farà parlare

Uno degli aspetti più conosciuti della D40 è il suo peculiare sistema di messa a fuoco. O parlando con proprietà di linguaggio, il suo inesistente sistema di messa a fuoco.

La fotocamera utilizza la tecnologia Silent Wave Motor (SWM) degli obiettivi più moderni -non necessariamente i più cari- per mettere a fuoco. La Nikon ha ottenuto così la riduzione non solo del volume della fotocamera, ma anche il suo costo di produzione.

La consequenza inevitabile di questa particolarità è che risulta impossibile utilizzare la messa a fuoco automatica all'utilizzare gli obiettivi carenti di SWM, per cui bisognerà dimenticarsi di pezzi tanto interessanti come il 50 mm f1.8 o l'incredibilmente utile -e caro- 20 mm f2.8. Inoltre, neanche gli obiettivi senza CPU rendono al 100%.

Questa caratteristica limita la fotocamera? Si e no. Evidentemente, non poter esprimere la vasta gamma di obiettivi Nikon è qualcosa che lascia un sapore amaro in bocca. Uno non sa mai con che ottiche andrà a finire in un anno, e sarebbe un peccato limitarsi con un buon obiettivo "antico" e non poter utilizzare tutte le sue possibilità.

Nonostante ciò, quanti dei potenziali utenti della D40 sono dotati di obiettivi senza SWM che meritino la pena di essere considerati? E ancor più, quali acquirenti di questo modello faranno una inversione aggiuntiva in ottiche?

In cambio rispetto a questa caratteristica, il prezzo è il miglior aspetto della D40. Essendo ancora lontani da un ipotetico modello equivalente di cilindrata, è già abbastanza più accessibile rispetto ai 2.000 euro di qualsiasi plastica con forma di fotocamera reflex fino a qualche anno fa.

Tanto reflex come di più

Gli strumenti di lavoro della D40 non sono distinti a quelli del resto delle reflex digitali. Mantenendo le solite modalità manuali, le automaticità e le priorità, l'ultimo cherubino della Nikon include -come è già norma nelle SLR di bassa gamma- programmi creativi per foto ritratto, paesaggio e alta velocità.

Emerge lo scatto a raffica, più per la sua durata che per la sua velocità. Così, i modesti 2,5 fotogrammi al secondo possono prolungarsi per 100 scatti in formato JPEG. Tradotto alla pratica, lo scatto sembra realmente interminabile.

Se si preferisce scattare in RAW, la raffica è limitata a 5 scatti consecutivi. Allo stesso modo, anche se la D40 permette di registrare simultaneamente in questi due formati (JPEG e RAW), il primo deve stare in modalità "basic" con il livello di compressione più elevato.

Risulta inevitabile che la D40 debba pagare il prezzo della semplicità. L'assenza di una seconda ruota di controllo, per esempio, si fa notare in particolar modo al momento di cambiare i valori del diaframma.

Questa operazione richiede senza motivo la pulsazione di un tasto e l'immediato giro di ruota principale (e unica). Così, a seconda delle situazioni, il cambio manuale di questo parametro risulta un poco noioso.

L'immagine finale, registrata in schede SD Card o MMC, ha una dimensione massima di 3008 x 2000 punti, e si ottiene nei formati JPEG o RAW a partire dal sensore di 6 megapixel. Non c'è niente da dire sul fatto che la sua dimensione continua a rispettare il formato DX della Nikon, e che questo implica un fattore di moltiplicazione di 1,5x.

Le opzioni di personalizzazione dell'immagine sono considerevoli e sono concepite per quegli utenti che non vogliano passare molte ore davanti al computer. La D40, in questo senso, permette di scegliere varie combinazioni di saturazione, nitidezza e contrasto...

Ad ogni modo, e considerando le applicazioni per difetto -in fin dei conti, saranno quelli che la maggior parte degli utenti utilizzano-, le immagini digitali generate da questa fotocamera godono di una buona nitidezza, un colore adeguato e leggermente contrastato -supponiamo che sia per il publico più novello- e una dinamicità sufficiente per il più esigente degli affezionati.

Colpo di silenzio

Con una scala di sensibilità che va da 200 a 1600 ISO -oltre ad un valore non calibrato di 3200 ISO- e la contenuta risoluzione di 6 megapixel, ci si aspetterebbe un buon comportamento dalla D40 in quanto al rumore elettronico.

E così è. La D40 è dotata di alcuni livelli di rumore elettronico minimi, che si posizionano alla pari dei modelli della Canon -marca di differenza in ciò che a rumore basso si riferisce-, anche nelle sensibilità superiori ai 1000 ISO.

La nitidezza ne risente leggermente ad utilizzare queste sensibilità estreme, dovuto possibilmente all'uso dei sistemi di riduzione del rumore.

Luce artificiale no, grazie

Il bilanciamento dei bianchi,dal suo canto, non è l'aspetto che maggiormente evidenzia questa D40. Di fatto, rende in forma abbastanza povera in quelle scene toccate da luci fluorescenti o a tungsteno.

Particolarmente migliorabile è il funzionamento con luci a tungsteno. Nonostante ciò, questo problema si può attenuare utilizzando l'applicazione delicata che ogni modalità di bilanciamento incorpora. Una pena che non includa questa Nikon un selettore di gradi Kelvin, anche se probabilmente questa non sarà una grande preoccupazione per gli utenti a cui è diretta.

Come abbiamo già commentato, l'assenza del motore di messa a fuoco è uno dei punti chiave della D40. Oltre a questa peculiarità tecnica, questa reflex giunge con solo 3 punti di messa a fuoco che, ad ogni modo, mostrano un comportamento sufficientemente rapido e preciso per l'affezionato.

Bisogna insistere ancora una volta sugli obiettivi non equipaggiati di motore di messa a fuoco che solo possono mettere a fuoco manualmente.

Un dato positivo al quale ultimamente si concedeva poca importanza è la lampada di aiuto di autofuoco. Nella D40 non si usa il flash di tipo pop-up come in altri modelli, ma una piccola lampada bianca, potente e molto utile.

A vista d'occhio

Il visore reflex è abbastanza luminoso, anche se offre una informazione di scatto abbastanza breve. È carente, come in tanti altri corpi di gamma superiore, di informazione sulla sensibilità o sul bilanciamento dei bianchi selezionato.

Il flash, dal suo canto, è abbastanza utile, con un tempo di reciclaggio corretto e un'efficacia adeguata. Praticamente, come il 90% dei flash dello stesso stile. Si può liberare manualmente, se è necessario, anche se in alcune modalità di scatto si apre automaticamente.

La batteria -che non può essere utilizzata in nessuna reflex della Nikon precedente- mostra un comportamento realmente evidenziabile.

Basta dire che durante vari giorni di prova non è stato necessario visitare il caricatore. Dopo più di 650 scatti, senza economizzare sull'uso del display o del flash, l'indicatore di carica rimanente non dava segni di fiacchezza.

Per gli affezionati

Che nella fotografia SLR per affezionati -tanto nelle ottiche come nei corpi- risieda uno dei futuri più convenienti del negozio fotografico non è nessuna novità. L'entrata in questo segmento di nuove marche e la scommessa per le reflex più semplici sono la prova più evidente di questa tendenza.

La D40 suppone un passo oltre. Se fino a poco fa la moda era che le compatte si confrontassero alle SLR, ora sono le fotocamere di ottiche interminabili quelle che riducono la propria lista economica per popolarizzarsi.

La relativamente bassa risoluzione -più che sufficiente- e l'assenza di motore di messa a fuoco nel corpo potrebbero essere i suoi talloni d'Achille commerciale nelle vetrine. Bisognerà vedere se criteri tanto attraenti come il prezzo, la praticità con cui giunge e la qualità di cui è dotata conseguono imporsi agli stratagemmi del marketing.

In attesa di vedere la reazione della concorrenza -si cimenterà qualcuno a ribassare la frontiera dei 500 euro?-, la D40 non solo è il pezzo più economico per dare il salto delle compatte alla reflex, ma la scusa perfetta per gli affezionati che vogliano fare questo passo.

TESTO: Eduardo Parra
FOTO: Álvaro Méndez

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