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D200

Caratteristiche
Val. utenti: 3,77777777777778 punti (i punteggi sono stati elaborati in base alla media delle votazioni effettuate dagli/dalle utenti di QSBD.COM)
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Sensore: CCD di 10,20 MP
Dim. Sensore: 23,70 x 15,70mm
Mass. ris.: 3872 x 2592 p.
Fattore: 1,50x
Monitor: TFT di 2,50 pollici
In due parole
Un'eccellente opzione nel segmento delle SLR digitali di gamma media: buon corpo, funzionamento rapido e immagini di qualità
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Verifica la qualità delle immagini della Nikon D200 con le nostre 49 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.

Recensione
lunedì 3 aprile 2006

Equilibrio senza strepiti

Ne è valsa la pena aspettare? Sebbene possa suonare ripetitivo ricorrere alla stessa domanda ogni volta che la Nikon decide di rinnovare la sua vetrina professionale, quella è la questione fondamentale che l'utente si porrà con la D200. La lunga attesa è servita per dare alla luce un modello che ha poco a che vedere con l'originale D100 e molto con la D2X. Corpo ridisegnato, CCD da 10 megapixel, 5 fotogrammi al secondo… attrattive che, di fronte a quelle della concorrenza, presentano le loro mancanze e punti culminanti. Nonostante ciò, l'equilibrio tra prestazioni e prezzo raggiunto dalla D200 sembra difficile da battere.

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Sono ormai trascorsi alcuni mesi da quando in queste stesse pagine abbiamo cominciato a parlare del già famoso "scoppio di bomba" della Nikon. La D200 divenne realtà con un elenco di caratteristiche, sebbene separatamente non supponevano nessuna grande riuscita oltre alla rapidità dimostrata dal suo CCD, avevano la sua migliore arma precisamente nella congiunzione di tutte quelle prestazioni semiprofessionali con un prezzo attraente.

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Sia a prima vista sia con la fotocamera tra le mani, dal primo momento non resta nessun dubbio che il salto fatto dalla D100 sia considerevole. Sebbene quella fotocamera fu una delle più apprezzate da principianti e professionisti, è evidente che il cambio generazionale ha portato con sé miglioramenti non soltanto nel risultato finale offerto dal sensore, ma anche nel maneggio e nella rapidità della fotocamera.

Aspetto professionale

Come dicevamo, la posizione della D200 come sorella minore della D2X è un’idea che si installa nell’utente appena vede la fotocamera. La rimodellazione del corpo è stata profonda e ha dato luogo a una reflex con forme tondeggianti, piena di curve e con un aspetto e un tatto conformi a quelle idee di resistenza e ermetismo pubblicizzati dalla Nikon.

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L’impeccabile ergonomia non ha in realtà troppi misteri: basta prendere lo schema e la localizzazione dei comandi degli attuali modelli professionali della marca e adattarli alle peculiarità di una carcassa più piccola.

Presiede la zona posteriore un monitor da 2,5 pollici, felicemente accompagnato dal già classico coperchio di protezione che la Nikon incorpora nella grande maggioranza delle sue reflex. In questa occasione, la generosità nelle dimensioni interessa anche quella che di solito è la grande dimenticata delle fotocamere digitali: il display superiore.

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La posizione della leva incaricata di passare dalla messa a fuoco manuale all’autofocus semplice o continuo -situata in quella insistente e inaccessibile posizione al lato dell’obiettivo- è uno dei pochi ostacoli che sarebbe possibile porre alla plausibile strutturazione dei comandi.

Anche se, messi a chiedere, senza dubbio molti utenti gradirebbero un’impugnatura verticale integrata (altri criticherebbero allora l’aumento di peso e dimensioni) e l’uso di un pulsante di scatto meno plastico e compatibile con i tradizionali cavi di scatto.

Velocità e CCD

La grande maggioranza dell’informazione che appare sul monitor superiore si riproduce attraverso il mirino della fotocamera, incluse alcune delle più classiche e fastidiose assenze, come il bilanciamento del bianco o la sensibilità selezionata.

Allo stesso modo, queste impostazioni (sensibilità, bilanciamento e qualità di immagine) dispongono di comandi di accessi diretti situati nella ghiera principale sinistra, esattamente come succede nelle Nikon della famiglia D2. In questo dial si integra anche la selezione della velocità di scatto, con un modo rapido che raggiunge i 5 fotogrammi al secondo in interminabili raffiche fino a 37 immagini.

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È questa velocità nello scatto e nella gestione dei file una delle caratteristiche più notevoli della D200. Logicamente, una CompactFlash di gamma alta è un requisito molto importante per potere ottimizzare quella celerità che, in formato RAW, permette di raggiungere i 22 scatti senza alzare la mano dallo scatto.

Le prove realizzate non fanno altro che confermare l’eccellente rendimento della fotocamera in questo terreno.

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I 5 fotogrammi al secondo e le immense raffiche, proprio con un recupero del buffer abbastanza rapido quando si libera lo scatto, trasformano la D200 nella più rapida della sua classe. Ancora di più se prendiamo in considerazione che il CCD è, in teoria, meno rapido di un CMOS per questi strumenti.

Punti e zone di messa a fuoco

In vista delle prestazioni evidenziate dalla stessa compagnia al momento di presentare la fotocamera, sembra che il sistema di messa a fuoco automatica sia stato un altro dei pilastri su cui hanno basato l’atteso rinnovamento.

Provato sia con ottiche Nikkor sia con quelle di terzi produttori, il motore di messa a fuoco risulta straordinario in condizioni ottime di luce e ci dà una piacevole sorpresa se combiniamo il modo di messa a fuoco continua con i modi di autofocus di area unica, dinamica e dinamica di gruppo. Certamente, in questi casi la rimessa a fuoco nella zona selezionata mediante il multiselettore è precisa e rapida.

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Nonostante tutto, quando sottoponiamo la D200 a una prova più esigente, come fotografare il limite tra due oggetti in piani un po’ lontani tra di loro, la messa a fuoco è in contrasto con l’oggetto più vicino, ciò obbliga a reinquadrare oppure a selezionare un’altra delle 10 aree restanti di messa a fuoco normale (o 6, se abbiamo selezionato una delle 7 zone di messa a fuoco allargata). Anche in condizioni precarie di luce è probabile che il fuoco abbia bisogno di un secondo tentativo.

Un altro tema che si deve menzionare è che la posizione della lampada di luce ausiliare all’autofocus -a destra e sopra l’obiettivo- è poco idonea, se l’obiettivo usato è molto voluminoso e selezioniamo un punto (o area) di messa a fuoco dalla parte sinistra del mirino.

18-200 mm VR

Il Nikkor 18-200 mm f3.5-5.6 DX VR, presentato congiuntamente con la D200, forma una buona coppia con il corpo della fotocamera. L’obiettivo risponde perfettamente alle aspettative che si possono avere di un’ottica "tutto in uno", capace di coprire le focali da un angolare moderato di 27 millimetri fino a un tele di 300 millimetri, in entrambi i casi nel suo equivalente al formato di 35 millimetri.

Come abbiamo già visto, il comportamento della messa a fuoco non ammette ostacoli nella grande maggioranza delle situazioni, con un motore preciso e silenzioso appoggiato da un anello di messa a fuoco molto maneggevole. Quello delle focali, invece, si mostra un po’ più duro del previsto, almeno nell’unità provata per questa analisi.

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La sua costruzione sembra rispondere agli stessi criteri del corpo della fotocamera: aspetto e tatto professionali, sebbene senza un peso eccessivo. Bisogna ricordare, cioè, che come corrisponde alla maggior parte di ottiche che si muovono in un rango di focali così generoso, la dimostrazione della lunghezza dell’ottica è considerevole tra la posizione angolare e quella del teleobiettivo.

L’interessante trio che si stabilisce tra qualità, angolo di copertura e prezzo -sufficiente per guardare con certa condiscendenza il leggero effetto di vignettatura scoperto nelle riprese angolari e qualche altra aberrazione cromatica- viene rafforzato da un’altra caratteristica di particolare importanza: lo stabilizzatore di immagine identificato con le sigle VR.

Con l’interruttore integrato nel laterale dell’ottica, il sistema VR conta su tre posizioni: spento, normale e attivo. Se nel modo normale i risultati già mostrano una notevole differenza rispetto a una cattura senza stabilizzatore, attivando l’opzione VR Active si possono realizzare riprese a naso a una velocità di 1/3 di secondo e senza traccia di movimento, tutto ciò con un tele moderato.

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Dato che la posizione del comando di controllo di questa funzione permette la sua attivazione senza necessità di alzare l’occhio dalla fotocamera, sarebbe molto interessante e pratico includere nel mirino qualche informazione sullo stato dello stabilizzatore.

Flash CLS

L’inserimento di un flash di tipo pop-up integrato nella fotocamera è una di quelle decisioni che avranno diversa accoglienza tra gli utenti.

Sebbene questo flash può salvarci da qualche difficoltà nel caso non si avesse in mano un’unità esterna compatibile con la fotocamera, la sua incorporazione sembra diminuire punti di professionalità al corpo (sebbene la D100 lo aveva anche, nessuno dei modelli di gamma più alta della famiglia D non lo ha mai avuto integrato).

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Sottigliezze di gamma, è chiaro che i suoi apporti sono sempre interessanti, ancora di più se prendiamo in considerazione che si tratta di un’unità di tipo CLS e che, per tanto, può agire come emittente "master" di un’unità SB-800 o SB-600. Si può creare, in questo modo, un piccolo studio fotografico senza fili basato sulla tecnologia iTTL della Nikon.

Nonostante la sua posizione relativamente elevata, se lavoriamo con questo flash e un’ottica angolare di grandi dimensioni o con un parasole è probabile che troviamo ombre nell’immagine catturata.

Ben protetta

Continuando con il ripasso del corpo della D200, i suoi già citati ermetismo e resistenza hanno nella protezione dei collegamenti e del compartimento per la scheda di memoria un buon esempio, a meno che il tempo dimostri il contrario.

Situati nel laterale della fotocamera, i collegamenti appaiono coperti con propri tappi di plastica. La Nikon ha fatto anche il suo dovere nel suo ripasso delle carenze della veterana D100, e in questo caso non manca la connessione sincronizzata di cui tanto si sentiva la mancanza in quel modello.

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La scheda CompactFlash, invece, implica l’apogeo di questa idea. Si propone in questo caso un sistema di ricarica a metà strada tra le fotocamere della saga D2 e il compartimento della D70 o della D50, con un risultato che c’è piaciuto molto.

Il compartimento si localizza adesso in un laterale della fotocamera, e per la sua apertura dispone di un meccanismo un po’ isolato, sulla base del display. Forse qualcosa di ricercato -non mancherà chi impiega alcuni secondi nello scoprire come si apre-, ma certamente molto sicuro.

La batteria, invece, resta nella base. Un solo spazio -due, con l’impugnatura opzionale- ospita l’EN-EL3e, che offre un buon rendimento e un’autonomia realmente prolungata -fino a 1800 scatti, dicono i dati ufficiali-, sebbene il tempo di ricarica diventa un po’ lungo.

Rango dinamico migliorato

Un CCD da 10,2 milioni di pixel effettivi e, certamente, dimensioni conformi al formato DX della Nikon fu la scelta della compagnia giapponese per questa D200. Un passo forse inaspettato, prendendo in considerazione che la D2X sembrava ufficializzare il passaggio alla tecnologia CMOS, capace di offrire una relazione tra qualità e velocità realmente affascinante.

La D200, al contrario, rinnova la scommessa sul CCD, dimostrando che oggigiorno è già possibile muovere file da 10 milioni di pixel a un ritmo di 5 fotogrammi al secondo. Qualcosa che, indubbiamente, il processore della fotocamera ha molto da dire.

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Il salto dai 6 megapixel della sua predecessora e della gamma più accessibile della Nikon -D50 e D70s- ai 10 milioni di questa fotocamera è considerevole e visibile non soltanto nelle dimensioni dei file finali -evidentemente-, ma nella realtà e nel dettaglio dell’informazione catturata.

Anche se il numero di pixel è cresciuto e le dimensioni del sensore si mantengono -conseguentemente, dovrebbe aumentare l’intensità di fotodiodi e ridursi le dimensioni degli stessi-, la D200 mostra un eccellente rango dinamico anche lavorando in formato JPEG.

La tolleranza dimostrata nelle immagini sottoesposte e bruciate senza che la perdita di informazione in entrambi i lati dell’istogramma sia estrema, così come la resistenza al "blooming", sembrano dimostrare che si è fatto un buon lavoro nell’elaborazione di questo CCD, così come nella successiva elaborazione delle immagini.

Colori e elaborazione

Queste buone notizie arrivano accompagnate da alcuni dettagli meno positivi che, almeno, ha presentato il corpo che abbiamo avuto occasione di provare e che altri utenti hanno confermato.

Come si può verificare in alcune delle foto in allegato, le esposizioni realizzate in piena luce del giorno -con un’illuminazione molto forte e verticale, è certo- presentano delle dominanti qualità esagerate, che richiedono un passaggio per il software di ritocco digitale per acquistare toni più neutri.

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Sebbene non sembra essere qualcosa che dipenda dal bilanciamento del bianco (ci siamo accorti dell’effetto sia nel modo automatico sia lavorando con il parametro per luce diurna) e le impostazioni di tono e saturazione dell’elaborazione si trovavano in una posizione neutra, è anche vero che in molte altre riprese non abbiamo osservato nessuna incidenza cromatica di queste caratteristiche.

Rispetto alla nitidezza, abbiamo trovato risultati diversi. Il valore prestabilito nella fotocamera per l’elaborazione standard è molto moderato. Forse troppo, o sufficientemente scarso affinché non sia quella la nostra percezione con le foto ottenute, alcuni utenti mostrano la loro insoddisfazione per la mancanza di una messa a fuoco più decisa delle immagini nella fotocamera.

Fino a 1600 ISO e oltre

Il tema della sensibilità e del rumore con valori ISO elevati è sempre un punto obbligatorio nell’analisi di qualsiasi fotocamera SLR digitale, ancora di più se si tratta di un prodotto con aspirazioni professionali e che tanta aspettativa ha destato.

In questo terreno, la D200 dispone di un ampio margine di lavoro che va da 100 fino a 1600 ISO, con tre posizioni non calibrate oltre a questo livello che raggiungono -sebbene non si indichi specificatamente questo valore nei controlli della fotocamera- l’equivalente a 3200 ISO.

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A partire dalle immagini catturate per questa analisi, si possono formulare conclusioni abbastanza chiare: il rendimento della fotocamera fino a 800 ISO si potrebbe classificare praticamente impeccabile, con immagini utilizzabili senza nessun tipo di problema. Nonostante ciò, bisogna anche riconoscere che a partire da questo punto e nei valori più estremi, il rumore delle immagini sembra un po’ più grande di altri modelli della concorrenza.

Salto accessibile

Come si è andato analizzando in queste righe, la D200 rappresenta -con alcune mancanze e notevoli risultati- una delle scommesse più interessanti della Nikon negli ultimi tempi. Anche se il mercato sembra esigere un ritmo più accelerato che la Nikon pare disposta a seguire, se questi sono i risultati si potrebbe dire che sì, che ne è valsa la pena aspettare.

Senza argomenti chiassosi ma con uno dei migliori equilibri tra prezzi e prestazioni, la D200 offre agli utenti della montatura F l’opportunità di fare il salto alla fotografia reflex professionale -o semiprofessionale- senza una spesa così abbondante quanto quella che rappresenterebbe la D2X o altre compagne di vetrina…. Alle quali neppure ha molto da invidiare.

TESTO: Iker Morán e Ivan Sánchez
FOTO: Iker Morán

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