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![]() Coolpix 4800Caratteristiche ![]() Val. utenti: Mass. ris.: 2288 x 1712 p. Obiettivo (35 mm): 36,0-300,0mm Zoom: 8,3x (ottico) / 4x (digitale) In due parole Nonostante il suo aspetto plastico e la sua essenza automatica, la Coolpix 4800 si vanta di un generoso zoom e di un eccellente macro Prezzi Non ci sono prezzi disponibili Foto ![]() ![]() ![]() Verifica la qualità delle immagini della Nikon Coolpix 4800 con le nostre 32 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.Recensione
martedì 19 aprile 2005 Squisita, ma le manca la cotturaCome uno stufato perfetto e gustoso fatto in fretta. La Nikon Coolpix 4800 possiede un importante zoom da 8,3x (e un eccellente macro!) montato su un corpo leggero e compatto che, invece, delude al tatto per troppa plastica. Un CCD da 4 megapixel, una misurazione fotometrica affidabile -anche se con qualche errore- e una gestione del colore soddisfacente si univano alla qualità ottica per ottenere immagini piuttosto notevoli; anche se il rumore potrebbe essere più sottile. Ergonomicamente migliorabile, ma corretta; funzionamento non molto veloce, ma relativamente facile da usare; display e mirino elettronico mediocri, anche se tuttavia degni… La Coolpix 4800 è una buona fotocamera con troppi "ma" accumulati che finiscono per abbassarle il voto. La Coolpix 4800 riempie un vuoto nella collezione di compatte del produttore giapponese, che non possedeva nessuna fotocamera automatica -manuale- dotata di un superzoom. Questo cambiò nel settembre del 2004, quando la Nikon la presentò al pubblico: i 4 megapixel effettivi e lo zoom da 8,3 ingrandimenti la collocano al secondo posto nel ranking di zoom della famiglia Coolpix; proprio dietro alla sua nave ammiraglia, la 8800.Le esteriorità Questa è una fotocamera leggera che, per la forma e dimensioni, potrebbe essere bene una compatta con pellicola, di quelle di sempre ma con ritocchi "modernizzanti". Argentata -su due tonalità-, il corpo è massicciamente di plastica, ad eccezione dell’anello anteriore al barile dell’obiettivo. Per essere giusti bisogna dire che il complesso è solido, nel senso che non è di quelle che sembrano rompersi afferrandola con troppa forza. Cioè, con delicatezza sicuro che dura di più, perché una cosa è la solidità e un’altra la resistenza. Come sempre, i coperchi della scheda e della batteria sono i punti deboli, anche se non sono neppure eccessivamente deboli. Per quanto riguarda la batteria, la generosa molla che c’è nell’interno del suo compartimento è potenzialmente un pericolo. Se la fotocamera non è a testa in giù quando si apre il coperchio, la batteria si trasforma in un piccolo ma denso proiettile in volo gallinaceo. Occhio al tavolo di cristallo. Dietro, il display e il mirino elettronico occupano l’estremità sinistra della parte posteriore. Alla sua destra, i tre comandi principali: quello dello zoom, il controllo di direzione e il dial di comandi, in una classica e efficace disposizione che colloca tutto a portata di mano. Anche così, il dial delle modalità potrebbe essere un po’ più accessibile. Non ci sono molti più bottoni: uno per il menù, un altro per la riproduzione di immagini salvate e un altro per l’eliminazione delle stesse, che si raggruppano classicamente vicino al controllo di direzione. Lo scatto, logicamente, e il pulsante di accensione e spegnimento sono gli unici che si trovano fuori dalla parte posteriore, nella parte superiore della fotocamera. La Coolpix 4800 non è un prodigio dell’ergonomia, ma si difende in modo degno. Display mediocre Il display da 1,8 pollici e 118.000 pixel, cioè, dimensioni accettabili e una risoluzione discreta. Niente di più sul versante positivo. Sul versante negativo, bisogna dire che il suo rendimento all’esterno è giusto, molto giusto. Si può solamente modificare la luminosità, ciò evidentemente non basta. Se splende il sole, perché c’è troppa luce, e se è annuvolato, per il poco contrasto. A causa di ciò, l’immagine che riproduce non sempre è l’affidabile che sarebbe possibile sperare e in molte occasioni non è particolarmente piacevole guardare questo display. Nulla di ciò significa che sia un disastro, ma sì una considerevole mediocrità (nel senso, si intende, più preciso della parola: di qualità mediocre). Il mirino elettronico si ferma anche alla sufficienza, sebbene è certo che colui che sta scrivendo si confessa favorevole a bocciare la maggior parte di quelli che esistono sul mercato. Come molti, questo tende alla confusione, alla dubbiosa definizione e alla scomoda miniaturizzazione. Cioè, permette un’uscita di emergenza ogni volta che la luce ambientale danneggia il buon utilizzo del display. E inoltre ha -come tanti, certamente- un correttore di diottrie. Velocità messa in dubbio Questa Coolpix non è il paradigma della rapidità, diciamolo fin dall’inizio. Per accenderla è necessario pressare il pulsante di accensione e spegnimento per un secondo, dopo di che la fotocamera impiega più di tre per essere operativa. Quattro secondi che, in certe occasioni, possono sembrare eterni. Sebbene il modo di scatto semplice è ragionevolmente veloce tra foto e foto, alcune volte sembra fermarsi a pensare più del previsto. Lo scatto a raffica non è neppure notevole e, inoltre, fa male i conti con i suoi 4 scatti consecutivi nelle immagini da 4 megapixel. Bisogna dire che inquadra con ragionevole rapidità e precisione, anche se il teleobiettivo scivola a volte quando tenta di mettere a fuoco a corta distanza. Ma nella maggior parte delle situazioni è capace di mettere a fuoco e scattare in meno di un secondo, cosa che non tutte possono dire. Ciò che realmente rovina il funzionamento di questa fotocamera non è la sua relativa lentezza, ma la quantità di clic che bisogna fare per accedere a quasi qualsiasi posto. La Nikon sembra avere deciso di semplificare l’uso della fotocamera e per quello ha eliminato i pulsanti, ma non le funzioni. In modo tale che per modificare il bilanciamento del bianco bisogna fare non meno di quattro digitazioni -e per cambiare la sensibilità, non meno di sei- tra il pulsante "Menù" e le frecce di direzione. Questi sono soltanto due esempi, ma la verità è che termina uno con la sensazione che tutto è troppo lontano, che bisogna passare il tempo pressando il dito, e non precisamente nello scatto. Avvicinati! Le ottiche Nikon di solito sono all’altezza per quanto riguarda la nitidezza, distorsione o aberrazioni cromatiche, e questo Nikkor ED di 6-50 millimetri (equivalente a 36-300 millimetri nel formato 35 mm) non è un’eccezione. La sua qualità si fa notare nelle immagini, i cui contorni definiti attestano queste affermazioni. L’apertura massima è variabile e, così, il diaframma si apre fino a f2.7-4.4. Buona luminosità in un obiettivo tanto compatto e con un rango focale tanto ampio. In questo zoom supercompresso c’è posto anche per una lente di superfici artificiali, la cui funzione è evitare o minimizzare le aberrazioni cromatiche. Vedendo i risultati compie la sua missione efficacemente, perché solo in controluce estrema e un po’ sovresposti arriva a apprezzarsi l’alone porpora che di solito appare in queste situazioni. Dopo il notevole rango focale, la caratteristica più affascinante di questo obiettivo è il suo macro con capacità di mettere a fuoco a 1 centimetro soltanto di distanza. È precisamente nelle immagini di avvicinamento dove si illumina di più e meglio questo Nikkor. La riproduzione del dettaglio è semplicemente eccellente e la messa a fuoco automatica risponde molto bene davanti agli oggetti vicini. Se bisogna evidenziare qualche assenza, questa è, una volta di più, quella di uno stabilizzatore per migliorare il rendimento dello zoom. Gli stabilizzatori ottici sono un fenomeno relativamente recente nella fotografia e sempre ci siamo arrangiati senza quelli: quando il buon polso non basta si cerca un appoggio e problema risolto! Ma succede che ci abituiamo molto rapidamente, e queste compatte con tanti ingrandimenti perdono molta stabilità a causa del loro scarso peso e ridotte dimensioni. Mondo automatico Pensata per pensare poco, questa Coolpix non permette di esporre manualmente: tutte le modalità di esposizione che offre sono automatiche: il modo "Auto", quattro scene assistite e undici scene senza assistente. Nella modalità "Auto" la fotocamera decide la combinazione di apertura e velocità con un criterio abitualmente conveniente, anche se, come vedremo più avanti, non sempre è così. Nonostante la considerevole automatizzazione, resta un certo margine per la creatività. Così, oltre alla composizione di esposizione (tra +2 EV e -2 EV, in incrementi da 1/3 EV), si possono controllare manualmente parametri come la sensibilità (tra 50 e 400 ISO) e il bilanciamento del bianco (cinque preimpostazioni di fabbrica e una preimpostazione manuale). Se si preferisce, entrambe le opzioni possono preimpostarsi automaticamente. Dispone anche, come no, di filtri di colore intenso, bianco e nero, seppia e toni freddi) e, dall’atro lato, è possibile aumentare o diminuire il contrasto e la nitidezza dell’immagine. Scene in grande quantità Ci sono quattro scene assistite (ritratto, paesaggio, sport e ritratto notturno) che si attivano mediante il dial dei modi. Sono scene correnti, infatti, ma con più opzioni del comune. Quando selezioniamo una scena assistita nel dial dei modi, mediante il pulsante "Menù" apriamo un menù contestuale, diverso in ogni caso. Lì troviamo fondamentalmente scene soggiacenti alla principale: che se ritratto con modella alla destra o primo piano, che se vista panoramica o edifici in gruppo alla sinistra e così fino a coprire una varietà di possibili composizioni adatte ad ogni caso. Con lo scopo di indicare al fotografo o fotografa di turno dove va ogni cosa nella foto, alcune grandi linee gialle disegnano sciocchi scarabocchi, grezze montagne e confusi tracciati geometrici per i ritratti, i paesaggi e gli edifici, rispettivamente. Si gradisce l’aiuto. Peccato che i disegni sono così grossi che a malapena si può vedere quello che c’è dietro di quelli, conosciuto comunemente come “quello che tentiamo di fotografare”. Ci stupisce un po’ più di acutezza, francamente. Invece, la modalità "Sport" ci libera dalle guide. La sottoscena più rilevante permette di realizzare -con una sola digitazione dello scatto- 16 prese consecutive, in 2 secondi, approssimativamente, che si montano in una sola tela con relative immagini distribuite in una matrice di quattro per quattro. Ciò suona come latino, ma il risultato è un mosaico, un po’ come quei primi esperimenti sulla fotografia in movimento (con un cavallo al galoppo) che, nel XIX secolo, hanno preceduto l’invenzione del cinema. Cioè, in colore e digitale: ideale per "sorprendere" al birichino della casa a tutta velocità dietro la palla. Un’opzione quasi identica si trova nel "Menù di Scatto": il "Multiscatto 16" fa lo stesso, ma in un lasso di tempo di 7 secondi. A queste sofisticazioni bisogna aggiungere undici scene convenzionali, tra le quali troviamo un assistente per realizzare viste fino a 360 gradi. Forse se l’attacco per il treppiede fosse allineato con l’obiettivo, questo lavoro risulterebbe ancora più semplice. Dopo tutto, scatta belle foto La Coolpix 4800 dimostra in generale una buona capacità per misurare correttamente nella maggior parte delle situazioni, ottenendo immagini equilibrate con un’eccellente riproduzione di toni. La cosa solamente si rovina in alcune scene ad alto contrasto nelle quali un’area significativa dell’immagine è particolarmente brillante (per esempio, asfalto a pieno sole o un cielo chiaro). Allora, la misurazione sbaglia con relativa frequenza e il risultato è un’immagine sovresposta (o sottoesposta, in alcuni casi). Il bilanciamento del bianco, invece, offre un buon rendimento. Le foto realizzate in automatico di solito sono di toni leggermente caldi, lontani dalla friabilità industriale che alcune fotocamere imprimono a loro immagine. È certo che questa tendenza verso il rosso può essere un po’ eccessiva sotto un cielo annuvolato, ed esagerata quando usiamo il prefissato “Nuvoloso”. Per il resto, la gestione del colore è francamente buona. Per quanto riguarda il rumore, è già apprezzabile a 50 ISO, un po’ sorprendente, anche se non arriva ad essere fastidioso fino a 400 ISO. Sotto la sensibilità massima è un rumore simile alla grana delle foto chimiche, molto caratteristico della Nikon, che le dà anche certa aria all’immagine (sacrificando il particolare, è chiaro). Ma a 400 ISO il rumore è evidente, molto più elettronico e perde tutto l’incanto. Nonostante, sta nella media. In un minuto Trasportabile, un potente zoom affinché la montagna venga da noi quando abbiamo voglia di camminare, automatismi di ogni tipo per economizzare il lavoro, 4 megapixel e un buon sistema ottico per non perdere il particolare Alla fine, la Nikon Coolpix 4800 si può definire come una fotocamera con molti propositi di tipo familiare. Possiamo affidarle senza riserbo la responsabilità di registrare eventi quotidiani del clan, nel senso più esteso del termine: il week-end con il "gruppo"; il classico scapoli contro sposati dopo l’arrosto e il rosso scadente; il compleanno della nonna o lo stellare debutto sul palcoscenico della nostra migliore amica nel karaoke dell’angolo, il giovedì all’alba. Se questi sono i requisiti, la Coolpix 4800 sarà un acquisto soddisfacente che non ci abbandonerà alla propria sorte e che fornirà eccellenti immagini con le quali costruire il nostro particolare mondo di ricordi visivi. Com’è logico, l’impossibilità di controllare manualmente i valori di esposizione limita l’uso di questa fotocamera, anche se lascia qualcosa di margine per permettersi certe velleità -poche-, specialmente grazie al suo magnifico macro. Tra le sue limitazioni è possibile includere una semplicità di uso non strettamente certa. Non è, niente affatto, una fotocamera complicata, ma alla fine bisogna manipolare troppi menù, pulsanti e dial per arrivare dappertutto. TESTO: Alfred Pallàs FOTO: Iker Morán |
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