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![]() Dimage Z5Caratteristiche ![]() Val. utenti: Mass. ris.: 2560 x 1920 p. Obiettivo (35 mm): 35,0-420,0mm Zoom: 12x (ottico) / 4x (digitale) In due parole La quarta componente della gamma Dimage Z apporta più megapixel e più display, ma soffre di un rumore considerevole Prezzi Non ci sono prezzi disponibili Foto ![]() ![]() ![]() Verifica la qualità delle immagini della Konica Minolta Dimage Z5 con le nostre 41 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.Recensione
venerdì 27 maggio 2005 Clonica evoluzioneSolo due differenze, anche se importanti, separano la Dimage Z5 dalla sua precedente versione: un sensore da 5 megapixel e un display TFT da 2 pollici e 114.000 pixel di risoluzione. Senza maggiori novità. Quindi, parliamo di una fotocamera con uno zoom che non è di questo mondo (12x), un aspetto a prova di indifferenza, di un'ergonomia molto riuscita e operativamente veloce. Allo stesso tempo, un eccesso di rumore, un autofocus con tendenza all'inganno (anche se rapido) e un mirino elettronico deplorevole, equilibrano la bilancia; non sarà che risulti troppo buona per il prezzo. Presentata a gennaio del 2005, la Dimage Z5 è la quarta generazione del clan galattico della Konica Minolta. Il nome di questa nuova compatta invita alla confusione, dato che è l’erede diretta della Z3 (senza passare per la quattro) e non suppone il grande salto qualitativo che il suo numero identificativo sembrerebbe suggerire.Il ritratto della Z3 La Dimage Z5 conserva esattamente lo stesso aspetto "futurista" della Z3, non adatto a discreti coatti ma eccellente per esibizionisti ostinati. Estremi a parte, non piacerà a chi insegue una fotocamera polivalente e carina. Le forme estreme del suo corpo, oltre all’inevitabile impatto visivo, apportano un’ergonomia radicale, difficile da trovare in altre fotocamere. La sua sproporzionata impugnatura garantisce un attacco quasi immune nella mano, definitivamente assicurata da una gradevole gomma antiscivolante in entrambi i lati dello chassis. Come nella Z3, lo scatto ovale e obliquo è il massimo esponente di un eccellente lavoro ergonomico. A sua volta, la maggior parte dei controlli esterni (pochi) stanno perfettamente collocati per la loro facile manipolazione al tatto. Il punto debole di tanta eccellenza ergonomica si trova nel comando dello zoom, la cui ubicazione ostacola un po’ la manipolazione del dial di modi. Inoltre, la sua estrema sensibilità è comodissima per la manipolazione volontaria dello zoom, ma provoca frequentemente la sua modificazione involontaria, al più lieve tocco, durante qualsiasi altra operazione. Per quanto riguarda la sua costruzione, e dato che nulla è cambiato, possiamo riaffermare la sua solidità, ad eccezione ancora una volta dei coperchi del compartimento della batteria, che ha un gioco strano e antipatico molto evidente quando si chiude. Invece, il coperchio della scheda di memoria è molto comodo da aprire e chiudere; anche troppo, perché si apre accidentalmente con molta facilità. Il flash incorporato, invece, offre un lampo di potenza sufficiente per il suo uso normale. Logicamente non si può aspettare che illumini una scena fotografata da lontano, ma per questo include una slitta a caldo dove collegare un flash esterno compatibile. Il pulsante del flash, insieme a quello della messa a fuoco macro e davanti al dial di modi di esposizione, permette di selezionare i diversi tipi di lampo. Bisogna prendere in considerazione che il flash non ha la molla automatica, in modo che bisogna aprirlo a mano per attivarlo. La verità è che, almeno con la fotocamera nuova, è un po’ duro. ma con un nuovo display L’unico cambiamento estetico visibile (oltre alle lievi variazioni nei colori dello chassis e ad un’obbligata nuova collocazione del pulsante di accensione e della leva del modo) è il nuovo display TFT da 2 pollici e 114.000 pixel. Non è un cambiamento minore, perché questo era un attributo molto poco riuscito nella Z3, tanto per dimensioni come per risoluzione. L’unica cosa buona che aveva il display precedente era la sua eccellente velocità di ricezione, caratteristica che la Z5 mantiene, raggiungendo un’immagine continua e senza movimenti, ciò contribuisce alle qualità di questa fotocamera per la fotografia istantanea. Non possiamo negare che si sono visti display migliori, più nitidi e chiari. Ma con tutta certezza, questa è una novità azzeccata e molto benvenuta. Invece, il mirino elettronico continua ad essere il pezzo più deplorevole -con differenza- di questa fotocamera, così come succedeva con tutte le precedenti. Il suo scarso contrasto e peggiore lucentezza risultano in un’immagine oscurantista di colori funebri che a mala pena permette di discernere la scena e molto meno la corretta messa a fuoco dell’immagine. e un milione in più nel conto L’altra novità che offre la Z5 è la maggiore risoluzione del sensore. Il nuovo CCD da 1/2,5 di pollice ha adesso 5 megapixel, ciò conferma definitivamente la sua appartenenza al club di compatte di gamma alta. Non è che la Z3 sia di gamma bassa precisamente, ma in questo mondo di apparenze certo deriva da un milione in più o in meno. Vanità a parte, questo incremento implica, logicamente, una nuova dimensione dell’immagine, che arriva fino a 2560 x 1920 pixel, ma non sembra che questa sia l’unica conseguenza, come vedremo dopo. Rumore e dominanti Sarà per avere collocato più pixel in un sensore con le stesse dimensioni, o sarà perché qualche fascino maligno si è collocato nel suo interno, ma la Z5 ha un evidente problema di rumore. Già a partire da 100 ISO, la "grana" è chiaramente visibile, troppo per questa sensibilità. Ma a 200, e particolarmente a 320 ISO, il rumore è semplicemente grossolano. È chiaro che nelle Konica Minolta non sono estranei a questo problema, perché la sensibilità massima si è ridotta due terzi di punto rispetto ai 400 ISO della Z3, e il tempo massimo di esposizione è passato da 15 a 4 secondi. Certamente, la posa B è stata eliminata in maniera fulminante. Ciò che è raccomandabile è di mantenere sempre il sistema Anti-Shake attivato -molto efficace- per potere lavorare sempre a 50 ISO, che è l’unica sensibilità in cui si mantiene il rumore entro certi limiti. In un altro ordine di cose -sensore a parte-, il bilanciamento del bianco automatico ha anche i suoi limiti. Sebbene la luce del giorno non comporti nessun problema, l’illuminazione fluorescente lo disorienta un po’, mentre la luce incandescente provoca un risultato grottesco, con una dominante arancione tanto pronunciata che bisogna vederlo per crederci. Il prefissato per fluorescente risolve degnamente la questione, ma quello della luce artificiale si salva solo mediante il prefissato manuale. Invece, il flash neppure resta libero dalla sua stessa dominante, magenta, anche se in questo caso non è particolarmente grave. Telescopio compatto Senza variazioni in questo aspetto, la Dimage Z5 può continuare a vantare uno zoom con un rango focale spettacolare: 35-420 millimetri equivalenti, ciò significa una versatilità estrema in questo senso. Dimenticate lo zoom digitale chi vuole rovinare l’immagine avendo tale telescopio ottico? Inoltre, la sua apertura massima di f2.8 (in angolare) e f4.5 (in tele) implica una luminosità piuttosto notevole in uno zoom così esteso e di così discreto diametro. La messa a fuoco macro mantiene anche le sue interessanti capacità. Bisogna attivarlo pressando il pulsante corrispondente (collocato insieme al pulsante del flash e davanti al dial di modi), ciò permette di avvicinare l’obiettivo a 10 centimetri dalla scena, in grandangolare. Il meglio viene pressando due volte detto pulsante, perché la distanza minima diminuisce fino a 1 centimetro e lo zoom si colloca automaticamente nella focale equivalente a 62 millimetri. Con questo supermacro, gli appassionati del dettaglio avranno un giocattolo per un bel po’ di tempo. A dire il vero, bisogna affermare che non è un obiettivo di grande definizione né offre le immagini più pulite e contrastate; è certo. Come si è già detto della Z3, ci sarà chi legittimamente preferisce meno focale e più qualità. Ma la dignità di questo complesso sistema ottico è indiscutibile (soprattutto prendendo in considerazione la buona luminosità e la sua enorme ampiezza focale), piuttosto sufficiente per soddisfare l’esigenza media che presumibilmente si può chiedere a una fotocamera come la Z5. Buoni riflessi Può darsi che non sia la fotocamera più rapida della sua categoria per quanto riguarda i tempi del sistema, iniziando dalla messa in moto, che non è nessuna meraviglia. Ma non si può negare che possegga una buona rapidità operativa. Come si è già detto, la maggior parte delle operazioni stanno a uno o due clic, ciò contribuisce in modo favorevole a non perdere troppo tempo in operazioni precedenti allo scatto. Inoltre, le opzioni di scatto a raffica sono molto interessanti. Il modo continuo scatta 2 immagini per secondo; né rapido né lento, ma nella media. Però quello sorprendente sono i 20 scatti successivi che è capace di realizzare, nel modo ultra-rapido, a più di 10 fps. Nel caso questo non fosse sufficiente, il modo progressivo permette di fare lo stesso senza limite di immagini, anche se solo "ricorda" le ultime 20 foto. Questi due ultimi modi fissano le dimensioni dell’immagine a 1024 x 768 pixel. Vista stanca Invece, la messa a fuoco automatica è anche certamente veloce, ma sarebbe poco conveniente dire che è precisa, perché il sistema commette errori sottili in molte occasioni, risultando in immagini con la messa a fuoco leggermente spostata. Apparentemente, questo spostamento solo si deve al comune problema degli autofocus "intelligenti", che abusano erroneamente del suo potere di decisione, se ci permette il giro animista. La soluzione passa per bloccare questa capacità di decisione, dato che il sistema passa per furbo, fissando la zona di messa a fuoco nel centro. Ma quello che certamente è grave è che, in certe occasioni, la fotocamera dà per valida la messa a fuoco avendola sbagliata totalmente. Il risultato, se non prestiamo attenzione, è un’immagine totalmente sfuocata. Questo non succede continuamente, ma neppure è raro che succeda; francamente, non è conforme alla regola. Informazione chiara e accessibile La Dimage Z5 offre un eccellente livello di accessibilità, tanto per gli scarsi clic che portano fino alla maggior parte di opzioni come per la chiarezza dell’informazione che si mostra nel display. Per esempio, i pulsanti di direzione permettono (in modo manuale) di modificare in maniera semplice la velocità di otturazione e l’apertura. I corrispondenti valori diventano rossi quando stiamo fuori del rango accettabile di esposizione, e inoltre, il display si schiarisce o si scurisce mostrando un’affidabile previsualizzazione dell’esposizione dell’immagine. Per quanto riguarda i menù, sono completamente contestuali e mostrano solo l’informazione rilevante secondo la modalità di esposizione scelta, essendo il manuale quello che offre più opzioni. Sono molto completi, molto chiari e di uso molto intuitivo. Eccellenti, indubbiamente. Pena che alcune opzioni di uso attuale si trovino troppo nascoste, come la sensibilità e il bilanciamento del bianco. Un pregio e un difetto Questa nuova entrata della saga Dimage Z, la quarta anche se ha un 5 dietro, è a prima vista un clone della Z3. Delle due novità incluse, soltanto una si vede, anche se entrambe si notano. Nella fotografia digitale, nessuno sembra mettere dei "ma" all’incremento, sia dei megapixel, dei pollici, dei millimetri o di quello che sia necessario. È chiaro che un display migliore e di più dimensioni era una necessità evidente nella Z3, come è anche chiaro che quello che è buono non è necessario cambiarlo. Neppure è necessario discutere la convenienza del milione di pixel aggiunti al sensore, anche se ci domandiamo se il rumore non sarà un prezzo troppo alto. Quello che non è chiaro è perché ci mente l’autofocus, e meno chiaro resta ancora che peccato abbiamo commesso per dovere sopportare durante tante "zete" un mirino vergognoso. Non sono mali minori, ma neppure sarebbe giusto condannare la fotocamera per quello. Se della Z3 abbiamo detto che era la migliore della sua serie, questa volta non osiamo dettare sentenza, anche se due pollici di display risultano molto tentatori come per lasciare la Z5 in un secondo posto. Chi possiede la terza non avrà bisogno della quinta, e chi guarda il clan con affetto ma non lo ha ancora provato, che si decida finalmente. Qui va un’opinione velata. TESTO: Alfred Pallàs FOTO: Iker Morán |
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