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Dimage Z3

Caratteristiche
Val. utenti: 4,2 punti (i punteggi sono stati elaborati in base alla media delle votazioni effettuate dagli/dalle utenti di QSBD.COM)
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Sensore: CCD di 4,00 MP
Mass. ris.: 2272 x 1704 p.
Obiettivo (35 mm): 35,0-420,0mm
Zoom: 12x (ottico) / 4x (digitale)
In due parole
La migliore delle tre "zeta" apparse fino al momento attuale, con un teleobiettivo da 420 mm e tecnologia Anti-Shake.
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Foto
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Verifica la qualità delle immagini della Konica Minolta Dimage Z3 con le nostre 21 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.

Recensione
lunedì 4 ottobre 2004

Alla terza va la vittoria

Il clan Dimage Z ritorna alla carica con la terza generazione. La Z3 possiede importanti cambi rispetto alla sua predecessora, cominciando dall'opportuna sessione di maquillage alla quale si è sottoposta e che le conferisce un aspetto più solido e affidabile e una maneggevolezza molto migliorata. Due grandi novità tecniche colmano le aspettative di cambio: uno zoom ancora più lungo della Z2 e il bramato stabilizzatore che permette di sfruttare, adesso sì, i suoi impressionanti 420 mm equivalenti. Molti risultati e poche trascuratezze trasformano la Z3 in una delle più appetitose della sua gamma, anche se non per quello sia esente da difetti.

La Dimage Z3 sta tra noi ufficialmente da luglio del 2004, quando la Konica Minolta fece il suo battesimo pubblico. Abituati come siamo all’aspetto grandioso delle Zeta anticipatrici, potrebbe dirsi che la terza generazione dà un inutile giro verso un futurismo qualcosa di più… chic.

Il chassis ha abbandonato l’argentatura splendente della Z2 e adesso mostra una facciata di titanio appariscente adeguato: a quel Guggenheim di Bilbao, ma in piccolo e di plastica. E risulta che non è da comparare, perché le sinuose e quasi impossibili forme del museo biscaglino sono ancora da vedere sul mercato fotografico.

© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM

Accompagnando il cambio di colore, si sono addolcite le forme che conseguono di vincere in eleganza tutto ciò che si perde in aggressività, sebbene si mantenga la struttura generale della sua predecessora.

Miglioramenti ergonomici per la nuova maschera

I cambi visibili della Z3 non finiscono con quello puramente estetico. Praticamente tutta la metamorfosi esterna incide, in un modo o nell’altro, su un miglioramento della tenuta, così come dell’accessibilità e del maneggio dei suoi comandi.

L’esempio che meglio illustra questa combinazione estetico-ergonomica è, sicuramente, il pulsante dell’otturatore: ovale, più grande di quello della Z2, orientato a 45 gradi verso davanti e collocato nel centro di un voluminoso telaio grigio scuro che si estende lungo la facciata dell’impugnatura. Stilizzato e sobrio.

Il risultato è un pulsante che si adatta alla posizione naturale della mano -per il suo orientamento obliquo-, di tatto preciso -per le sue dimensioni maggiori- e facile da localizzare alla cieca, grazie al rilievo del telaio che lo avvolge. Allo stesso modo, l’estensione del telaio lungo l’impugnatura -un elemento che sembrerebbe esclusivamente decorativo- compie anche la sua funzione di sicurezza evitando il soprarilievo che ci scappa dalle dita.

© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM

Un altro degli elementi pratici e simultaneamente formali della Z3 è la gomma antiscivolo che copre il dito destro e posteriore dell’impugnatura, e anche la fiancata sinistra della fotocamera.

Il cambio di “look”, inoltre, risolve sufficientemente una delle lamentele più comuni delle sue predecessore: il suo aspetto delicato. La Z3 sembra, a prima vista, notevolmente più solida, e anche, grazie ad un leggero aumento di peso (30 grammi), più stabile.

Di tutti i modi, bisogna dire che alcuni elementi continuano ad apparire troppo fragili, come la copertura del compartimento delle pile, la copertura di collegamenti e la copertura della scheda di memoria. Questa ultima si trova adesso nella base della carcassa e ha una certa tendenza a aprirsi accidentalmente.

L’elenco dei cambi esterni continua con quasi tutti i controlli della Z3. Il comando di controllo dello zoom continua nel suo posto, interferendo ancora un po’ sull’uso alla cieca del dial di modi di esposizione, ma risulta meno problematico di quello della Z2 perché è qualcosa di più corto e più largo. La sua forma ovale, inoltre, fa sì che si possa manipolare con facilità.

Il pulsante di accensione e spegnimento, invece, che continua a essere collocato al centro della leva di scelta dei modi di registrazione e di riproduzione, è qualcosa di più piccolo e è leggermente più nascosto della versione precedente, ciò che aiuta ad evitare accensioni e spegnimenti accidentali della fotocamera.

È anche cambiato il comando che controlla le diottrie, adesso una piccola ghiera. Quello della Z2 non era molto riuscito, e la sua manipolazione era un lavoro scomodo. Se non fosse perché è più dura di una chiave ossidata, trasformarla in una piccola ghiera dentata e collocarla alla destra del mirino sarebbe stato, in principio, una buona idea, contro cui soltanto troveremmo argomenti le mancine e i mancini di vista (chi inquadriamo con l’occhio sinistro), che anche esistiamo; qualche giorno ne parleremo.

© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM

Il resto dei comandi (i pulsanti “Info”, “Visualizzazione rapida/Elimina”, “Menù” e “Set”) continuano ad essere nello stesso posto e a disposizione, ma i pulsanti a croce che controllavano il cursore nella Z2 si sono sostituiti, convenientemente, con un comando circolare basculante che facilita, ancora una volta, la loro localizzazione e uso alla cieca.

Fino a qui ciò che si vede. Cominciamo adesso da quello che si sente, ciò che c’è dentro quella carcassa di design.

La meglio dotata della famiglia, e qualcosa di più

Il migliore pregio di questa fotocamera lo troviamo nella sua lente di focale variabile. Se la Z2, batteva tutti i record di lunghezza focale in una digitale compatta, la Z3 allunga il rango focale per entrambi gli estremi come se fosse un elastico che continua ad allargarsi quando già sembrava impossibile.

Su standard 35 mm, la variazione focale di questo dispositivo equivale a 35-420 mm, di fronte ai 38-380 mm della Z2. In termini pratici, possiamo dire che un 35 mm non è molto più angolare di un 38 mm; nello stesso modo, è certo che quasi tutto ciò che si può fare con 420 mm può essere risolto con 380 mm senza maggiori problemi. Anche se molto probabilmente traviamo situazioni nelle quali arriveremo a gradire questi cambi.

Per tanta focale lunga mancano sistemi anti-tremore, perché tanto aumento non lo sopporta neppure il polso più agguerrito. Ecco qui il desiderato Anti-Shake, che la Konica Minolta finalmente si è decisa ad incorporare alla sua Z3.

Si può scegliere tra collegare l’Anti-Shake, scollegarlo o, se si preferisce, mantenerlo collegato per la cattura dell’immagine, senza applicare lo stabilizzatore al display né al mirino elettronico.

Poco più possiamo dire al rispetto. Ecco qui, funziona correttamente (la differenza è conosciuta, come si può osservare nelle foto di dimostrazione) e ci compiacciamo che sia così.

© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM
Un chiaro esempio dell’efficacia del sistema di stabilizzazione Anti-Shake. L’immagine sinistra si è realizzata prescindendo da quello; in quella della destra, è attivato.

La versatilità che offre questa ottica è evidente. Siamo sufficientemente illustrativi se diciamo che in quel rango focale ci entra dall’uccellino che si è posato sul tetto del vicino fino alla tavola del bar con amici e birre incluse?

Anche ci entra una mosca tigre, che si deve chiamare così per il suo cattivo umore che per le sue dimensioni… di mosca. Un centimetro di approssimazione al soggetto (nel modo Super-Macro) è sufficiente per togliergli, all’insetto, fino alle grinze. Esagerando un poco, chiaro.

Per quanto riguarda la luminosità dell’obiettivo, non c’è nulla da obiettare a un’apertura massima di f2.8-4.5. Un valore f che è leggermente più chiuso di quello che offriva la Z2 nella sua focale massima, precisamente perché questa era più corta dei 420 mm della Z3. In poche parole, si mantiene la buona resa sotto questo aspetto.

Per quanto riguarda le aberrazioni cromatiche e distorsioni, non abbiamo osservato nulla di significativo, anche se bisogna dire che neppure ci entusiasma la qualità cromatica delle immagini risultanti. Ma ciò è già un problema a metà strada tra i cristalli del sistema ottico e la parte digitale della fotocamera.

I rimproveri

Invece, non tutti sono pregi. Effettivamente, si produce una specie di lampo facendo lo zoom su un’immagine catturata, concretamente nel passaggio che va da 3,4x a 3,6x. Qualche neurone le è rimasto separato al firmware che provoca questa anomalia già riportata da varie persone.

Continua a non esistere, invece, nessuna luce ausiliare per l’autofocus, e anche se sembra che in condizioni di luce scarsa funzioni meglio che nella Z2, continua a essere un problema nel mettere a fuoco in certe circostanze.

Neppure bisogna dimenticarsi del display e del mirino elettronico. L’abbandono dell’originale display-mirino della Z2 sembrerebbe darci ragione a quelli che non avevamo trovato grandi qualità in suddetta invenzione. Ma la realtà è che adesso abbiamo un monitor con meno pixel. Se dobbiamo fare caso alle caratteristiche del produttore, che non sarebbe la prima volta che ci prendono in giro, il monitor TFT della Z3 ha 78.000 pixel, contro i 113.000 della Z2. Il mirino, invece, ha adesso 118.000 pixel, ma continua a vedersi quella brutta e fastidiosa trama della quale già ci lamentavamo nella Z2.

Che possiamo dire: né ci piaceva un display, né ci piace l’altro. È piccolo, non ha una grande risoluzione, risponde peggio di altri display alle condizioni di illuminazione intensa e riproduce le immagini con poca fedeltà: né buona definizione, né buon colore. E che dire del mirino? Quindi che è grezzo e ha un colore penoso. Ma abbiamo già detto che il colore non ci sembra precisamente la cosa più risoluta di questa fotocamera, cosicché…

Sicuramente si potrà commentare che i display e i mirini che vanno da lì montati a altre fotocamere neppure sono da Nobel, ciò che non cessa di essere certo, ma neppure aumenta la qualità del modello di cui ci si occupa.

Neppure convince il flash. Insufficiente come è per praticamente tutto il rango focale dell’obiettivo, ha la tendenza a bruciare nei piani vicini. È poco controllabile, e per quel poco che si può maneggiare, la metà è sconosciuta tra i menù. Nessuno esige un flash per illuminare a 50 metri, ma data la realtà focale di questa fotocamera, il flash potrebbe illuminarsi nelle distanze corte, cosa che non può succedere in assoluto. Collegare il flash compatibile nel corrispondente attacco della fotocamera può essere una buona idea se quello incorporato non soddisfa le nostre necessità.

Il ripasso comune

Una notizia forse poco significativa ma non insignificante, è che il temporizzatore si può programmare adesso a 2 o 10 secondi, mentre la Z2 permetteva solo di programmarlo a 10 secondi, che a volte è un tempo eccessivo.

Si possono registrare clips video con suono a 15 e 30 fps, da 640 x 480 pixel in qualità alta e standard, e da 320 x 240 pixel in qualità standard, senza altro limite di tempo della capacità della scheda.

Tutto ciò rimane registrato sullo stesso sensore della Z2: un CCD da 1/2,5 di pollice che permette di fotografare immagini da un massimo di 2272 x 1704 pixel.

© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM

Dell’alimentazione si occupano quattro pile di tipo AA, Ni-MH o alcaline. Il consumo di batterie delle fotocamere digitali non sempre è un problema ben risolto, e la Z3 non si distingue sotto questo aspetto. Il consumo è elevato, cioè, come nella maggior parte. Si dovrà pensare a energie alternative per mantenere le necessità di consumo di questi apparecchi, se non vogliamo finire per inserire 24 pile nelle fotocamere che devono arrivare…

Ne vale la pena?

Non possono darsi risposte univoche a questa domanda, ma questa è una fotocamera capace di soddisfare le necessità di un ampio e vario settore.

Non smettiamo di ricordare che una buona parte della tifoseria fotografica si diverte muovendosi con la fotocamera nella mano, da un lato all’altro, in cerca del punto di vista perso. Gente alla quale piace avvicinarsi al soggetto e interagire con lui, trasformandosi in parte, anche se esterna, della propria immagine. A tutta questa gente, ciò che gli manca non sono i millimetri, ma la qualità cromatica e buona definizione nelle immagini, qualcosa che la Z3 offre con alcune limitazioni.

Deludiamoci: come succede nel campo dei sensori, dove vince chi lo ha più grande, questo “più difficile ancora” con l’ottica non cessa di essere la molto vecchia competizione per vedere chi la ha più lunga.

È chiaro, cioè, che il produttore e i proprietari della Z3 si possono vantare di avere la fotocamera più ben dotata della loro specie. Non c’è dubbio che il suo zoom attira agli amanti delle emozioni a lunga distanza, che la sua buona predisposizione alla fotografia rapida può soddisfare a molti appassionati dello sport e che il suo aspetto richiama l’attenzione a prima vista.

© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM

Se il “galatticismo sessantino” della Z2 ha i suoi fanatici oppositori e fan inalterabili, la nuova Z3 può ottenere maggiore consenso estetico tra la popolazione consumatrice. I suoi miglioramenti, inoltre, nell’aspetto e nell’ergonomia la trasformano alla fine in una fotocamera da essere presa sul serio.

La Dimage Z3 è, senza dubbio, la migliore tra le sue tre sorelle e per la sua versatilità e caratteristiche uniche si può dire che è una delle buone opzioni che esistono tra le fotocamere con prezzo simile. Senza compromettersi troppo.

TESTO: Alfred Pallàs
FOTO: Núria Aguadé

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