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Dimage A2

Caratteristiche
Val. utenti: 5 punti (i punteggi sono stati elaborati in base alla media delle votazioni effettuate dagli/dalle utenti di QSBD.COM)
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Sensore: CCD di 8,00 MP
Mass. ris.: 3264 x 2448 p.
Obiettivo (35 mm): 28,0-200,0mm
Zoom: 7x (ottico) / 2x (digitale)
In due parole
Una completissima fotocamera compatta da 8 MP, di elevato rendimento, grande funzionalità e una notevole qualità di immagine.
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Verifica la qualità delle immagini della Konica Minolta Dimage A2 con le nostre 39 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.

Recensione
lunedì 3 gennaio 2005

Equilibrio su 8 megapixel

Dopo la Sony Cyber-shot DSC-F-828, la Canon PowerShot Pro1, la Olympus Camedia C-8080 WZ, e la Nikon Coolpix 8700, arriva adesso nella nostra redazione l'ultima -per il momento- delle macchine compatte da 8 megapixel che ci mancava di conoscere: la Konica Minolta Dimage A2. Ispirata alla Dimage A1, sua sorella piccola da 5 megapixel, la A2 vanta alcune delle prestazioni più esclusive di questo selezionato gruppo di fotocamere digitali. Il più conosciuto, il sistema di stabilizzazione di immagine Anti-Shake, al quale complementano una potente ottica con zoom e anello di messa a fuoco di regolazione manuale, un mirino di impressionante risoluzione e un elevato livello di controllo manuale. È, insomma, come una delle opzioni più interessanti per quelli che non vogliono -o possono- optare per un impianto reflex digitale.

Eredità estetica

Nonostante non cambi né una sola vite della Dimage A1 -le sue differenze fisiche sono minime-, la A2 esibisce un imponente aspetto. Riduzione dei costi di fabbricazione al margine, la combinazione del suo design reflex di corpo nero con un’intensa quantità di pulsanti e comandi la trasformano in una macchina perpetuamente affascinante.

© Xavier Tomàs, QUESABESDE.COM© Xavier Tomàs, QUESABESDE.COM

Ugualmente, gli inserimenti di gomma nell’impugnatura, nell’anello manuale dello zoom e nell’oculare del mirino le conferiscono un tocco aggiuntivo di professionalità. Contribuisce anche a ciò l’impiego del magnesio nella costruzione della carcassa, eccetto nei coperchi di plastica dei compartimenti della scheda e della batteria e del braccio del flash.

Già tra le mani, attrezzata di batteria e di scheda di memoria, si fanno patenti la sua robustezza e buona ergonomia, il gradevole tatto generale delle rifiniture e le equilibrate dimensioni per la maggior parte delle mani di taglia M: né molto grande né troppo piccola.

© Xavier Tomàs, QUESABESDE.COM© Xavier Tomàs, QUESABESDE.COM

A differenza di altre fotocamere digitali nelle quali il display TFT di solito copre tutto il protagonismo della parte posteriore, nella Dimage A2 questa relazione si inverte. Il prominente mirino orientabile a 90 gradi ruba quasi tutta l’attenzione al discreto display da 1,8 pollici, carente di ogni tipo di protezione. La sua mobilità, inoltre, si riduce ad un’inclinazione di 20 gradi verso il basso e altri 90 verso l’alto rispetto alla parte posteriore del corpo, e non dispone di nessun braccio basculante di orientamento multiple.

Il display TFT, invece, è soltanto discreto in apparenza. In questo senso, si può considerare che sì sono notevoli la sua definizione e la buona visibilità, anche sotto condizioni di illuminazione intense.

Un mirino inedito

Oltre ai protagonismi estetici, il mirino della Dimage A2 si distingue per alcune prestazioni fuori del comune. La sua impressionante risoluzione -che sfiora il milione di pixel- e la sua velocità di ricezione- variabile tra i 30 e i 60 fps- lo trasformano nell’alternativa elettronica più simile a un mirino reflex convenzionale. Tali caratteristiche lo rendono capace di affrontare, con troppe garanzie di esito, tutte le inquadrature, anche quelle di messa a fuoco più critica, come quelle macro e telefoto.

Questa qualità è, esattamente, quella che fa sì che la dinamica di uso della Dimage A2 si possa fondare sull’impiego continuo del mirino, relegando il display TFT alla visualizzazione dei risultati, come negli impianti reflex digitali.

© Xavier Tomàs, QUESABESDE.COM© Xavier Tomàs, QUESABESDE.COM

Come culmine di questa magnifica prestazione, la Dimage A2 eredita dalla sua predecessora la grande versatilità per visualizzare -cioè inquadrare- l’immagine. Così, attraverso una leva di tre posizioni collocata vicino al display TFT, possiamo selezionare una delle tre modalità di visualizzazione della presa disponibili, cioè: con il mirino elettronico attivato, ma solo mentre l’occhio rimane attaccato al suo oculare (ciò è possibile grazie a un sensore di prossimità istallato nello stesso mirino); con il display acceso finché la fotocamera scopre che il fotografo avvicina la faccia all’oculare, momento nel quale questo si spegne e si attiva il mirino, e viceversa; alla fine, la terza modalità mantiene sempre il display TFT in attività, così come in qualsiasi altra fotocamera digitale.

Bisogna menzionare, infine, che la Dimage A2 incorpora un pratico sistema -che si sconnette a volontà- che facilita l’inquadratura della presa quando l’illuminazione diminuisce. Questo aumenta il profitto e trasforma l’immagine al bianco e nero per migliorare la visualizzazione dell’inquadratura, tanto dal display come dal mirino.

Obiettivo di tipo reflex

A differenza di alcune delle sue rivali da 8 megapixel nelle quali l’ottica ha bisogno di proiettarsi all’esterno mediante qualche classe di servomeccanismo (con l’aiuto di un display), la disposizione dell’obiettivo nella Dimage A2 è quasi identica a quella di un impianto reflex. Così, è l’anello manuale dello zoom -qualcosa di duro nel suo percorso, nonostante con il suo uso si ammorbidisca- quello che estende, secondo la distanza focale selezionata, il corpo dell’obiettivo in tutta la sua lunghezza.

L’ottica zoom da 7 ingrandimenti (28-200 mm, in 35 mm) che fornisce la Dimage A2 merita elogi, posto che tanto il suo completo rango di distanze focali come la sua luminosità (f2,8 - f3,5) sono notevoli. L’obiettivo della Dimage A2 manifesta tanta qualità come quello della Dimage A1, almeno nella sua capacità di non produrre aberrazioni cromatiche. Il suo unico punto critico sta in un sensibile -ma niente di importante- grado di deformazione nel suo angolare.

© Xavier Tomàs, QUESABESDE.COM© Xavier Tomàs, QUESABESDE.COM

Altre delle interessanti caratteristiche di questo obiettivo sono il suo anello elettronico di messa a fuoco manuale, di buona tenuta e con due velocità di avanzamento, e la sua doppia posizione macro. Grazie alla prima di queste caratteristiche, può uno guardare dal mirino e arrivare a sentire che sta impugnando una reflex.

Invece, le due opzioni macro -una in angolare e l’altra in tele- permettono di giocare con le dimensioni dell’inquadratura per conseguire, per esempio, i primissimi primi piani di un insetto senza necessità di commettere uno sbaglio con la fotocamera.

Un equilibrato reparto di comandi

La distribuzione dei comandi della Dimage A2 si può dividere verticalmente in due parti: quelli che delimitano il mirino e il display TFT nel corpo della fotocamera.

Così, la mano destra impugna, naviga, regola e scatta senza problemi. Lo fa mediante un dial di modi, due dial di variazione di parametri, un cursore di quattro direzioni con pulsante centrale, sette pulsanti, due commutatori e uno scatto.

© Xavier Tomàs, QUESABESDE.COM© Xavier Tomàs, QUESABESDE.COM

La mano sinistra, invece, resta libera per condurre lo zoom e regolare la messa a fuoco mediante gli anelli manuali, così come per realizzare impostazioni precise dell’esposizione -con due dial, un commutatore e un pulsante- e per afferrare la macchina dall’ottica.

Come accessorio che testimonia il suo ampio livello di controllo, non manca alla A2 il classico piccolo display LCD retroilluminato che permette di provare i parametri principali di funzionamento.

Intuitiva

Dopo l’ineludibile ripasso del manuale in formato digitale (PDF) dato con la Dimage A2, la dinamica di uso della macchina andrà acquistando agilità a base di dedizione. Anche così, la certezza è che l’ampia disponibilità di chiari controlli di accesso diretto si mostra, dal principio, come un’alleata per rendere più intuitiva la regolazione dell’imprescindibile in un istante.

Un’altra delle ricompense per potere accedere alle impostazioni essenziali dai pulsanti diretti si manifesta nella precisione e semplicità finale del menù principale della Dimage A2. La navigazione risulta agile malgrado la quantità di opzioni incluse, a ciò contribuisce la chiara distribuzione ripartita in un totale di due parti.

La Dimage A2 si può anche configurare alla carta. È sufficiente afferrare la fotocamera con tutti i parametri desiderati e memorizzarli. La fotocamera offre fino a cinque memorie di utente diverse e indipendenti. Recuperarle richiede solo una visita al dial di modi di esposizione e la selezione di un numero tra l’1 e il 5. Un buon lavoro di design.

Oltre alla personalizzazione, il maneggio della Dimage A2 è molto vicino a quello di una reflex di nuova generazione. In questo modo, la maggior parte delle impostazioni (il controllo dell’esposizione, la misurazione, la sensibilità e il bilanciamento del bianco, tra altri) si controllano mediante la digitazione combinata del pulsante corrispondente e il giro dei due dial di variazione, assegnati alle due dita indice e pollice della mano destra.

Buon rendimento

La velocità di risposta della Dimage A2 è all’altezza di quello che ci si aspetta da quella. Il corto lag di scatto concede al fotografo la sensazione di avere il controllo sull’istante della cattura, e tanto la misurazione come la messa a fuoco automatica sono abbastanza rapidi per evitare sorprese.

La messa a fuoco automatica sorprende, inoltre, per la sua buona risposta anche quando il livello di luce è più basso del comune, nonostante non possegga nessun tipo di luce di appoggio. In ogni modo, l’autofocus della Dimage A2 mostra qualche imprecisione in determinate occasioni, indicando una conferma di messa a fuoco nel display che non corrisponde alla realtà. In queste situazioni, basta ripetere la misurazione nello stesso punto o in un altro vicino per risolvere il problema.

Tra le modalità di funzionamento della messa a fuoco automatica, si può selezionare un sistema di inseguimento della messa a fuoco di soggetti in movimento, ereditato dalla Dimage A1. Senza cessare di essere una buona idea, la certezza è che risulta solo veramente utile per seguire oggetti lenti o persone che camminano.

Oltre al sistema di inseguimento e della messa a fuoco manuale già commentati, la Dimage A2 possiede un modo di autofocus semplice, con scelta automatica o manuale dell’area di misurazione, e un sistema di messa a fuoco automatico “costante”. Grazie a quello, la fotocamera mantiene continuamente l’inquadratura focalizzata per accelerare al massimo la misurazione definitiva e il successivo scatto.

Per risparmiare la batteria, il sistema dispone di un metodo di attivazione automatica basata sul sensore di prossimità del mirino e un secondo sensore collocato nell’impugnatura. Così, mentre non si controlla la composizione dal mirino o dal display TFT, il motore di messa a fuoco sembra inattivo.

© Xavier Tomàs, QUESABESDE.COM© Xavier Tomàs, QUESABESDE.COM

Non si può concludere il commento sul buon rendimento della Dimage A2 senza applaudire il buon funzionamento del sistema di stabilizzazione di immagine Anti-Shake. Già implementato precedentemente nella Dimage A1, questo sistema si basa sullo spostamento del CCD -che non degli elementi ottici, come in altri sistemi classici- per compensare le vibrazioni del corpo della fotocamera mediante la modificazione della posizione orizzontale e verticale del sensore. La sua efficacia è assoluta e permette di scendere la velocità di esposizione, in prese con tele, fino a valori equivoci e impensabili con altri impianti carenti di questo sistema.

Notevole qualità di immagine

Il migliore punto forte delle immagini offerte dalle Dimage A2 è la mancanza quasi assoluta di aberrazioni cromatiche di ogni tipo e il controllo misurato sul livello di rumore nella maggior parte del suo rango di sensibilità. Qualcosa a cui contribuisce, senza dubbio, la correzione apocromatica di cui è dotato l’obiettivo (per questo le sigle APO del suo frontale) e l’efficace sistema di riduzione del rumore implementato nella macchina.

Tutto sembra indicare, invece, che la Konica Minolta ha scelto un basso livello di maschera di messa a fuoco come punto di partenza per le immagini della Dimage A2. Un abile modo per evitare l’introduzione di più rumore e moirè del calcolo nelle catture. È questa una caratteristica propizia per il successivo trattamento e edizione dell’immagine, a cui contribuisce l’estesa gamma di spazi di colore implementati dal produttore in questa fotocamera. Questo aspetto, invece, potrebbe non piacere all’amante dell’alta nitidezza e dei contorni marcati.

Comunque, la Dimage A2 si caratterizza anche per delle estese e accessibili opzioni per la modificazione dei parametri di immagine nella propria fotocamera, in vista di ottenere alcuni risultati diretti più esplosivi in saturazione e contrasto.

La barriera del rumore della A2 è situata, approssimativamente, sullo stesso livello di quella delle sue compagne di trincea. Oltre ai 200 ISO, si deve desiderare di giocare con la componente artistica della grana per accettare il risultato. Non è che sia esattamente esagerato, niente affatto, ma contrasta ormai nella maggiore misura con la precisione delle catture effettuate a 64 e 100 ISO.

L’esposizione, in generale, risalta per il suo buon equilibrio, e il bilanciamento del bianco può vantare di alcune più che grandi possibilità: automatico, tre memorie di impostazioni manuali del bianco e sei preimpostazioni con possibilità di modificarli in +/3 punti. Come per non trovarsi mai in difficoltà.

Ugualmente, le istantanee ottenute mediante l’assistenza del flash incorporato -con la sua rispettiva preimpostazione del bilanciamento del bianco, la possibilità di compensazione della potenza, la misurazione TTL speciale o standard e la sincronizzazione con la tendina posteriore- risaltano per i loro buoni risultati ottenuti: cioè, sempre che non si superi la sua logica limitazione di potenza.

Completa come poche

Un ripasso esaustivo all’ingente inventario di possibilità di impostazione e alla moltitudine di dettagli degni di menzione che include la Dimage A2 non ha capacità in questa prova. Potere dire, semplicemente e schiettamente, che non le manca nulla di importante, è già un risultato; soprattutto conoscendo il profilo dell’utente al quale va destinata. Ciò non vuol dire che sia perfetta, ha degli aspetti migliorabili, come la risposta del sistema di messa a fuoco automatica, la velocità di registrazione nella memoria e il rendimento dello scatto continuo in qualità JPEG.

Il principiante esigente -e anche più di un professionista bisognoso di un secondo corpo leggero e polivalente- troverà in quella un’alleata per plasmare i suoi lavori. Le qualità non mancano. E, inoltre, la sua risoluzione massima garantisce dei buoni risultati sulla carta.

© Xavier Tomàs, QUESABESDE.COM© Xavier Tomàs, QUESABESDE.COM

Il kit della Dimage A2 include di serie una batteria ricaricabile agli ioni di litio (NP-400) -la cui autonomia deve servire di esempio per la concorrenza- con il suo corrispondente caricatore, un cavo USB, un cavo A/V, un CD-ROM con driver, il corrispondente software (Dimage Viewer) e il manuale PDF, una guida di riferimento rapida sulla carta, un cinghia per il collo, un parasole e un coperchio per l’obiettivo.

TESTO E FOTO: Xavier Tomàs

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