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EasyShare Z7590

Caratteristiche
Sensore: CCD di 5,00 MP
Mass. ris.: 2576 x 1932 p.
Obiettivo (35 mm): 38,0-380,0mm
Zoom: 10x (ottico) /
In due parole
Una copia della precedente DX7590, con identiche qualità -ottima ottica, svariati controlli- e identici difetti
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Verifica la qualità delle immagini della Kodak EasyShare Z7590 con le nostre 31 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.

Recensione
mercoledì 27 luglio 2005

Un aggiornamento completamente evitabile

Quando parlavamo non molto tempo fa dei pregi e dei difetti della EasyShare DX7590, criticammo -crediamo con motivo- il fatto che la Kodak si fosse scordata di alcune prestazioni che la avrebbero elevata al trono della sua categoria. Adesso, con l'arrivo del clone EasyShare Z7590 ci troviamo nella stessa situazione: una fotocamera quasi gemella che ha sprecato l'occasione per aggiornarsi veramente. Senza novità dalla Kodak.

Nonostante sia virtualmente identica alla straconosciuta EasyShare DX7590, la Z7590, che la Kodak presentò lo scorso mese di febbraio, arriva con un paio di novità.

La prima e più rilevante è la possibilità di contemplare nel display un istogramma in tempo quasi reale. L’altra novità è l’opzione di collegare la fotocamera a una base EasyShare mediante un collegamento collocato nella parte inferiore del suo corpo. Il resto delle caratteristiche tecniche rimangono uguali a quelle di sua sorella.

© Eduardo Parra, QUESABESDE.COM© Eduardo Parra, QUESABESDE.COM

Questo fatto, che parte della premessa che se qualcosa funziona non bisogna toccarlo, mette in seri guai la rotta di questo modello.

La Z7590, in effetti, non ha saputo progredire con il tempo. Le possibili mancanze che già di per sé portava continuano ad essere le stesse, ma si accentuano con il passare dei mesi. Se l’assenza dello stabilizzatore era criticabile prima, lo è molto di più adesso. Se la nitidezza non era del tutto alta una volta, attualmente sarà stata superata da quella di altri modelli…

In questioni ergonomiche e di design essenzialmente potremmo ricalcare quanto detto nell’analisi della DX7590. Tutti i comandi sono abbastanza accessibili e, come nell’altro modello, è soltanto un po’ criticabile l’impugnatura, che obbliga le nostre dita ad assumere una posizione scomoda al momento di impugnare la fotocamera.

Più dello stesso

La principale attrazione della Z7590 è -continua ad essere- il suo zoom ottico da 10 ingrandimenti, niente meno che un obiettivo di focale variabile da 38-380 millimetri, nel formato 35 mm, e con delle massime aperture di f2.8-3.7.

Come abbiamo già detto, risulta imperdonabile che tale zoom non sia rafforzato da uno stabilizzatore ottico, soprattutto prendendo in considerazione che questa è la terza versione di una fotocamera, la DX6490, che ha già quasi due anni di vita. Come abbiamo detto quando abbiamo analizzato la DX7590, questa certamente sarebbe stata un autentico aggiornamento rispetto al modello precedente.

L’obiettivo retrattile si apre quando si accende la fotocamera, restando tirato indietro mentre non c’è attività provocando -esattamente come succedeva nelle DX- che l’accensione sia un po’ lenta.

La risposta al comando dello zoom è rapida e precisa, così come nel modello DX. Identici pregi ha il sistema di messa a fuoco in entrambi i modelli: non è né molto rapido né molto preciso e continua ad andare male quando la luce scende un po’. Ed esattamente come abbiamo detto una volta, dà la sensazione che i tre modi di messa a fuoco disponibili offrano gli stessi risultati.

© Eduardo Parra, QUESABESDE.COM© Eduardo Parra, QUESABESDE.COM

La qualità delle lenti è notevole, anche se il passare del tempo ci obbliga ad esigere un po’ di più. Non ci sono distorsioni geometriche -non speravamo che ci fossero-, anche se ci sono le aberrazioni cromatiche.

Se nella DX7590 dicevamo che queste ultime erano scarse e che soltanto apparivano in condizioni estreme, adesso affermiamo che sono un po’ più fastidiose di un tempo; non perché siano maggiori, ma perché -nuovamente- il tempo gioca a sfavore di questa macchina.

Il CCD che fornisce la Z7590 è identico all’antico sensore da 5 milioni di pixel della DX7590, consolidandosi -insieme all’obiettivo- come uno dei principali argomenti di questo modello.

Il sensore crea fotografie fino a 2576 x 1932 punti, offrendo fino a cinque risoluzioni possibili. Le immagini si salvano su schede di memoria SD Card, sebbene possiamo anche optare per salvarle sugli insufficienti 32 MB di memoria interna della fotocamera.

In sostanza, la Z7590 mantiene la vasta gamma di modi di lavoro della sua predecessora: dal totalmente manuale fino ad una modalità automatica, passando per 16 scene prefissate o per un modo personalizzabile che salva le nostre stesse impostazioni.

La qualità finale della fotografia è buona, anche se si continua ad apprezzare una lieve -ma fastidiosa- mancanza di nitidezza, identica a quella percepita con il modello precedente. Come abbiamo detto nell’analisi della DX7590, questa mancanza di nitidezza è simile a quella prodotta dalle tecnologie di riduzione del rumore, anche se si manifesta in tutti i ranghi di sensibilità.

Niente di nuovo nel trattamento del colore

Nel capitolo del colore delle immagini, la Z7590 soddisfa la reputazione della marca americana. Il colore Kodak resta evidente nelle riprese, offrendo toni vivi e quasi irreali.

Il bilanciamento del bianco, invece, funziona bene, anche se abbiamo apprezzato una leggera dominante magenta quando si usa il modo automatico con luce diurna.

© Eduardo Parra, QUESABESDE.COM© Eduardo Parra, QUESABESDE.COM

Per quanto riguarda le sensibilità ISO, la fotocamera possiede una gamma che va da 80 a 400 ISO e che si può estendere a 800 ISO. Questo ultimo valore si può utilizzare solo con una risoluzione da 1,8 megapixel. La cosa certa è che la Z7590 si comporta stupendamente in tutte le sensibilità senza che, questa volta certamente, il passare del tempo colpisca questa sensibilità.

Un display più che sufficiente

Il display TFT alterna le sue funzioni con il mirino elettronico, da 311.000 pixel di risoluzione e uguale a quello del modello DX7590. Entrambi offrono buona qualità, anche se non sarebbe stato inutile migliorare la ricezione che, attualmente, non si può qualificare -per poco- in tempo reale.

Il display -dicevamo- da 2,2 pollici e più di 150.000 punti di risoluzione, possiede una definizione molto accettabile e una velocità di risposta quando navighiamo per l’immagine durante la revisione di catture. La visibilità è buona in quasi qualsiasi condizione luminosa, ma continua senza avere soluzione l’overlay di plastica che la protegge da colpi e graffi, che è -letteralmente- uno specchio.

Rispetto ai menu del display, riprendiamo quanto detto con la DX7590: sono i tipici della Kodak, facili e semplici da usare.

Il flash incorporato nella Z7590, finalmente, è un’unità di tipo pop-up la cui efficacia è corretta. In tutti i modi, e disposti a chiedere, non ci sarebbe stato nulla di male a dargli un po’ più di potenza rispetto a quello della DX7590. Questo flash è fornito di una molto opportuna presa di sincronizzazione per l’uso di unità esterne. Si sente la mancanza -si continua a sentire la mancanza- dell’inserimento di una slitta a caldo.

Una grande occasione persa

La EasyShare Z7590 è una fotocamera la cui ragione di essere risulta difficile da discutere. Venderla come un nuovo modello è un po’ pretenzioso, quindi non smette di essere un aggiornamento nello stile di quelle che si realizzano a livello di firmware, modificando un piccolo dettaglio qui e un altro là per cercare di adattare le sue prestazioni a quelle imposte dal ritmo del mercato.

© Eduardo Parra, QUESABESDE.COM© Eduardo Parra, QUESABESDE.COM

La Z7590, in qualsiasi caso, non smette di essere identica alle tanto elogiate DX6490 e DX7590, di cui la DX6490 segnò un prima e un dopo nell’offerta digitale della Kodak.

TESTO E FOTO: Eduardo Parra

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