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EasyShare V570

Caratteristiche
Sensore: CCD di 5,00 MP
Mass. ris.: 2576 x 1932 p.
Obiettivo (35 mm): 23,0-117,0mm
Zoom: 3x (ottico) / 4x (digitale)
In due parole
Un angolare di 23 millimetri e un design compatto e affascinante sono i principali punti forti della prima fotocamera di foto con doppia ottica
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Verifica la qualità delle immagini della Kodak EasyShare V570 con le nostre 43 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.

Recensione
venerdì 10 marzo 2006

Due (obiettivi) migliore di uno

Le compatte digitali, sempre più minuscole, combattono da tempo una grande mancanza: gli obiettivi angolari. Arrivare ai 28 millimetri in una fotocamera tascabile è un evento storico alla portata di pochissime marche. La Kodak non ha soltanto colmato quel registro con la EasyShare V570, ma ha continuato fino ai 23 millimetri, utilizzando una grande dose di ingegno… e due obiettivi. Né i 5 megapixel -che offrono una qualità di immagine piuttosto discreta- né il suo squisito design fanno ombra a un'idea applaudita da tutti.

In QSBD.COM ci siamo stufati di ripetere che una fotocamera che non apporta nulla può essere buona, ma precisamente per non apportare nulla, ha a malapena ragione di esistere. Mese dopo mese appaiono nuovi modelli che, di nuovi, hanno soltanto il nome e poco più. Al massimo, qualche megapixel messo a mala pena, ma nulla per cui vale la pena di attualizzare la nostra vecchia fotocamera.

© Iker Morán, QSBD.COM© Iker Morán, QSBD.COM

La Kodak ha appena rotto questo argomento con un modello molto innovativo. Come afferma la marca -e non ha torto-, si tratta della prima macchina fotografica digitale di ottica duale. O che è lo stesso: la prima con due obiettivi (e due sensori).

Innovando

Si potrebbe parlare del suo design, del suo display o della sua risoluzione, ma sarebbe a priori una perdita di tempo. In realtà, tutti vogliono sapere di quei due obiettivi e della loro simbiosi con il corrispondente duo di sensori.

Nel nostro periplo di prove con questa fotocamera, precisamente, siamo stati d’accordo con molti fotografi, e tutti quelli hanno elogiato un paio di dettagli: obiettivi, soprattutto l’angolare di 23 millimetri nel formato 35 mm, e l’accurata estetica del suo corpo.

Spenta, la V570 non sarà una buona compatta con un interessante display. Non ha argomenti che risaltano, perché una lamina di metallo argentato protegge i suoi occhi e inganna l’osservatore.

© Iker Morán, QSBD.COM© Iker Morán, QSBD.COM

Soltanto accendendola -la sua accensione è lenta, potremmo aggiungere-, la lamina si ritrae e lascia visibili i due obiettivi, di dimensioni un po’ più piccoli di un centesimo di euro e collocati uno sull’altro. La scelta tra un’ottica o un’altra si produce in forma progressiva man mano che cambia nel rango di distanze focali.

Quando si collega la fotocamera, cioè, sempre iniziamo con i 23 millimetri dell’obiettivo angolare; quando si aumenta la focale, la V570 aggiunge zoom digitale a quella ottica fissa, fino a quando arriva ai 39 millimetri. In quel momento, passiamo da un obiettivo -e da un sensore- all’altro, quello dello zoom standard.

Il momento di cambio dalla prima ottica alla seconda va accompagnato da un piccolo avviso grafico nel display. Si evita, in questo modo, che in un errore usiamo un obiettivo invece dell’altro, dato che fidandosi uno dell’immagine che riproduce il display è complicato distinguere tra i 39 millimetri del primo obiettivo con lo zoom digitale aggiunto e i 39 millimetri dello zoom ottico.

Angolare e zoom

L’obiettivo superiore è di 23 millimetri fissi e possiede una luminosità di f2.8. Offre una contundente -anche se molto minore di quello che si potrebbe sperare- distorsione del barile, e una considerevole carica di aberrazioni cromatiche. Qualcosa, insistiamo, che era prevedibile.

La sua nitidezza, è accettabile, anche se migliorabile, e non si può dire lo stesso della sua messa a fuoco, che è abbastanza rapida -ricordiamo che si tratta di un obiettivo fisso- e precisa… anche se di solito dà un messaggio sbagliato di cattiva messa a fuoco, anche con buona luce. Si distingue negativamente l’assenza di messa a fuoco macro con questa focale, disponibile soltanto nell’altro obiettivo (sebbene questo era anche prevedibile).

© Iker Morán, QSBD.COM© Iker Morán, QSBD.COM

L’ottica inferiore, uno zoom equivalente a 39-117 millimetri nel formato 35 mm, possiede abbastanza similitudini rispetto a sua sorella e almeno una differenza: il macro di 5 centimetri. Con meno aberrazioni -soprattutto geometriche, evidentemente-, le sue massime aperture si collocano su f2.8-4.4, relazione accettabile ma senza diritto a medaglie.

La risposta del comando dello zoom -un comando scomodo per le sue ridotte dimensioni- è abbastanza discutibile, dato che la progressione di una focale a un’altra non è reale, ma che va facendo piccoli salti; cinque in totale. Così, passare da una focale di 96 millimetri -per esempio- a un’altra di 97 è impossibile.

© Iker Morán, QSBD.COM© Iker Morán, QSBD.COM

L’autofocus, invece, soffre lo stesso male dell’altra ottica: offre messaggi di errore quando la messa a fuoco è, apparentemente, corretta.

Per quanto riguarda la qualità, questo secondo obiettivo di focale variabile offre una nitidezza un po’ meglio di quella dell’angolare -in un principio pensavamo che fosse al contrario-, anche se per quasi qualsiasi fotografo principiante questa piccola differenza sarà inapprezzabile.

Invece, abbiamo notato che in alcune occasioni -non conoscevamo molto bene il motivo- l’uso dello zoom nella sua focale più corta fornisce immagini con un certo effetto di "flou" o sfocatura sfumata, che non si dà in identiche circostanze con l’obiettivo di 23 millimetri.

Zero curve

Il corpo della V570 risulta esteticamente molto gradevole. Sebbene a prima vista i suoi spigoli e vertici possono produrre un’impressione aggressiva, la combinazione di nero e argentato e le sue eccellenti rifiniture permettono a questa compatta di vantarsi di un aspetto simile a quello di cellulari che fa piacere mostrare.

Oltre agli obiettivi già citati in alto, la parte frontale della V570 offre un piccolo -piccolissimo- flash integrato in uno dei suoi angoli, di lento riciclaggio e di molta discutibile efficacia.

Abbastanza inadeguato per un obiettivo di 23 millimetri, il citato flash non offre un corretto controllo del lampo. Si alternano, come conseguenza di ciò, foto bruciate con foto sottoesposte, in forma apparentemente aleatoria.

Un dietro da capogiro

La parte posteriore della V570 segue la linea marcata dal davanti, con un design diretto, semplice e affascinante. Il grande display da 2,5 pollici si distingue, lasciando posto soltanto a cinque pulsanti nel lato sinistro e a due comandi nel destro: lo zoom e il joystick di navigazione.

Tanta succinta distribuzione di comandi si deve, tra le altre cose, alla semplicità della fotocamera. Non possiede priorità né modi manuali, e cede quasi tutto il lavoro alle 19 modalità scena prefissate, oltre al modo programmato, e alla scelta automatica di quasi tutti i valori di esposizione.

© Iker Morán, QSBD.COM© Iker Morán, QSBD.COM

Invece, merita molta attenzione il modo per creare fotografie panoramiche a partire da tre istantanee. Un’opzione che unisce in forma ingegnosa le riprese, riuscendo a fonderle nella fotocamera automaticamente -l’operazione ritarda alcuni secondi- e con un risultato molto simile che si può ottenere con molti programmi.

La combinazione di questa modalità di scatto con l’angolare di 23 millimetri, a proposito, offre encomiabili risultati.

Il display TFT, un altro dei pilastri di questa fotocamera -ricordiamo che non ha mirino ottico-, possiede una risoluzione di 230.000 punti. Offre una buona ricezione e una qualità notevole con buona luce. Anche in situazioni di luce scarsa rende abbastanza bene, anche se l’immagine riflessa soffre un considerevole aumento di rumore elettronico.

© Iker Morán, QSBD.COM© Iker Morán, QSBD.COM

I colori riprodotti dal monitor, invece, sono abbastanza reali, anche se durante l’inquadratura si apprezza una molto lieve dominante bluette.

Non è molta l’informazione sull’esposizione e sullo scatto che riflette il display. Sebbene è certo che mentre inquadriamo possiamo contare su un istogramma in tempo reale o su una quadrettatura destinata a facilitare la composizione, una volta scattata la foto non c’è traccia di informazione rilevante, come di valori di sensibilità o di bilanciamento del bianco.

I menu hanno anche, com’è normale, il loro accesso attraverso il display. La loro distribuzione è -forse- troppo semplice, limitandosi a offrire le variabili in un frame dietro l’altro. Le opzioni di configurazione della fotocamera si raggruppano in un’ultima sezione senza troppa coerenza.

Due cuori

Il sensore (c’è uno per ogni obiettivo e sono teoricamente identici, per cui parleremo di quelli come un’unità) è un CCD da 5 megapixel che trasforma la luce in immagini fino a 2576 x 1932 pixel di risoluzione. La V570 le salva sulla memoria interna da 28 MB o su una scheda SD Card.

La qualità delle immagini è moderatamente accettabile, anche se speravamo un po’ più di definizione per i tempi che corrono.

Non bisogna più ingrandire le riprese realizzate per vedere che i 5 megapixel combinati con una qualsiasi delle ottiche montate non danno molto di loro. Per una macchina di due anni fa, non sarebbe male, ma per una fotocamera del 2006 sarebbe auspicabile -quasi esigibile- qualcosa di meglio. Il prezzo, forse, dell’innovazione.

Parlando di sensibilità, la V570 si vanta di una gamma da 64 a 400 ISO, oltre ad un ultimo valore forzato a 800 ISO, disponibile unicamente nella risoluzione da 1,8 megapixel. Le più basse sensibilità non mostrano problemi di rumore elettronico. A 200 ISO, questo si inizia a notare, per scattarsi a 400 ISO e -a proposito- a 800 ISO, molto in particolare in riprese notturne.

© Iker Morán, QSBD.COM© Iker Morán, QSBD.COM

I colori creati da questo sensore sono vivi e luminosi -colori Kodak, ancora una volta-, anche se esiste la possibilità di attenuarli -o cambiarli- mediante le opzioni di configurazione della fotocamera.

Il bilanciamento del bianco, invece, funziona abbastanza bene in tutti gli scenari possibili, specialmente la modalità automatica, che fa bella figura con una minima carica di dominanti (magenta con luce diurna, per esempio, specialmente con l’obiettivo angolare). I modi prefissati funzionano anche in forma molto accettabile.

L’alimentazione, infine, si affida ad una piccola batteria situata nella base della fotocamera. I suoi 3,7 volt e 720 milliampere danno energia sufficiente per una sessione moderata di lavoro, mettendosi l’autonomia in una zona intermedia per questo tipo di fotocamere.

Un buon punto di partenza

L’idea incarnata dalla Kodak EasyShare V570 è plausibile, o -quanto meno- curiosa. La marca statunitense ha ideato una forma così ingegnosa come efficace di coprire, in una compatta digitale, da una focale angolare fino a un teleobiettivo.

© Iker Morán, QSBD.COM© Iker Morán, QSBD.COM

Indipendentemente dalle evidenti mancanze di questa fotocamera -troppo automatica e con una qualità di immagine che resta accettabile-, la Kodak ha già intrapreso la sua particolare andatura verso un nuovo concetto di fotografia digitale. E soltanto per quello poche critiche possono vertere su una V570 che, come tutte le prime versioni, ha bisogno di aggiornamenti.

TESTO: Eduardo Parra
FOTO: Iker Morán

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