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![]() EasyShare V550Caratteristiche ![]() Val. utenti: Mass. ris.: 2576 x 1932 p. Obiettivo (35 mm): 36,0-108,0mm Zoom: 3x (ottico) / 4x (digitale) In due parole Un design che piace per il suo aspetto, automatismi dovunque e colori Kodak definiscono questa accettabile compatta da puntare e scattare Prezzi Non ci sono prezzi disponibili Foto ![]() ![]() ![]() Verifica la qualità delle immagini della Kodak EasyShare V550 con le nostre 33 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.Recensione
giovedì 27 ottobre 2005 5 megapixel per non pensareNon c'è nessuno che convinca la Kodak a cambiare opinione, e il tempo sembra darle ragione. La sua filosofia di rendere la fotografia di principiante la cosa più facile continua a dare frutti sotto forma di compatte digitali. Questa volta si tratta della EasyShare V550, un'elegante macchina da 5 megapixel piena di automatismi che piacerà agli amanti dei capricci tecnologici. Definire la EasyShare V550 è -a priori- un po’ semplice: una fotocamera per principianti. La Kodak continua a scommettere forte nella sua offerta digitale sulla categoria di pubblico meno esperto, e in questa condizione, come in tante altre volte, non solo pensa alla seduzione fotografica, ma anche -o anche di più- all’estetica.Quindi, la V550 si aggiunge alla lista di macchine che non solo attraggono per i loro attributi -sia la qualità, sia la facilità di maneggio-, ma anche per il loro accurato design. Esteticamente, si tratta di una fotocamera compatta posta a metà strada tra le anoressiche ultracompatte nello stile della Cyber-shot DSC-T3 della Sony e le popolari IXUS della Canon. Si distinguono, indubbiamente, i suoi pulsanti superiori senza rilievo e con illuminazione di linea, qualcosa abbastanza innovatore nel mondo fotografico, forse importato dalla telefonia cellulare più recente. Il bello -ma freddo- metallo Il corpo -totalmente metallico- di questo modello è molto più quadrato, anche se la Kodak è stata molto attenta a levigare tutti gli angoli e i bordi in modo che la sua presa sia piuttosto comoda. Il frontalino, decorato perfettamente con un rigato diagonale, serve da focolaio all’obiettivo, al flash, al mirino, a un microfono e alle tipiche luci di avviso e di aiuto. La parte posteriore cede la gran maggior parte della superficie a un magnifico display TFT da 2,5 pollici e 230.000 pixel di risoluzione, con una ricezione e qualità eccellenti -anche se continua a mostrare bande quando si scatta in controluce. Il suo visionato è molto chiaro e il banale problema dei riflessi è, in questo caso, molto più lieve che in altri modelli. Stranamente, e nonostante il protagonismo concesso al grande display, la V550 possiede un piccolo mirino diretto che ognuno giudicherà per la sua utilità. I menu nel display -un piacere vederli in quei due pollici e mezzo- sono un po’ confusi, dato che gli elementi modificabili non si raggruppano in sottomenu. Questi si aprono, uno dopo l’altro, offrendo tutte le opzioni possibili e passando, per esempio, dallo scatto a raffica alla risoluzione e da lì al bilanciamento del bianco, tutto ciò senza un ordine apparente. Il resto dei comandi della parte posteriore -pochi, quindi la V550 scommette sulla semplicità di uso- si raggruppano a sinistra e a destra del display, offrendo un facile accesso ai pulsanti "fotografici" e a un altro per accedere al menu, eliminare una ripresa, ecc. Punta e scatta Fondamentalmente automatica, la V550 offre un completo assortimento di modi prefissati insieme a un altro automatico che, nonostante il nome, permette al fotografo di cambiare alcuni pochi valori, come la sensibilità o il bilanciamento del bianco. Così, oltre al già citato modo automatico e a quello del ritratto, entrambi con un pulsante fisico assegnato, questo modello permette di scegliere tra 19 modi di lavoro in più, dai basilari per fotografia di paesaggio o fiori fino ad altri più difficili da trovare -e utilizzare-, come il modo per realizzare catture in un museo o a candele accese. L’obiettivo integrato nella V550 è uno Schneider-Kreuznach equivalente a 36-108 millimetri e con delle massime aperture di f2.8-4.8. La sua qualità è molto buona, e risolve la parte della riproduzione dei dettagli con relativa efficacia. L’aberrazione cromatica è facilmente visibile nelle riprese catturate, mentre la distorsione del barile è leggera, ma è lì. Al contrario, tutto ciò porta a parlare di movimento, implica un aggettivo: lentezza. Per iniziare, lo zoom di questa fotocamera è lento -e poco preciso- al momento di obbedire al suo rispettivo comando. È lento anche l’obiettivo al momento di mettere a fuoco (anche se, cioè, si mostra preciso anche con poca luce). A proposito, la luce ausiliare all’autofocus -abbastanza utile, certamente- è verde e non disturba tanto. Era ormai ora che i fabbricanti ci ascoltassero! Qualità corretta Il sensore che si trova nel cuore di questa macchina permette di scattare immagini fino a 2576 x 1932 pixel di risoluzione, e continua ad offrire quei colori Kodak di cui tanto si vantano nella fabbrica statunitense e che, invece, piacciono tanto ai fotografi principianti. Colori, già sanno, molto vivi e un po’ irreali. La fotocamera cattura delle fotografie di qualità corretta e per niente eccellente. Il livello di dettaglio non è elevato e il rango dinamico non è neppure una delle qualità di questa V550. Infatti, supponiamo che per un principiante -ricordiamo per l’ennesima volta che questo, precisamente, sembra essere il "target" del prodotto- sarà sufficiente, ma qualsiasi fotografo con un po’ di esperienza scarterebbe questo modello immediatamente. Il bilanciamento del bianco, invece, funziona meglio in uno qualsiasi dei modi prefissati di quello totalmente automatico. Questo ultimo offre delle chiare dominanti gialle con luce di tungsteno e una lieve dominante magenta -forse un effetto secondario del colore Kodak- in alcune riprese scattate con luce diurna. La V550 permette di selezionare tra una gamma di sensibilità che va da 100 fino a 400 ISO, con un’opzione forzata a 800 ISO, disponibile solo se si scatta a una risoluzione da 1,8 megapixel. La presenza di grana digitale è constatabile quasi da un primo momento, anche se un efficace -ma molto aggressivo, e ciò si vede nella foto finale- sistema di riduzione del rumore permette che questo non risulti fastidioso fino a una sensibilità di 200 ISO. A partire da lì, scattare una fotografia significa praticamente perdere del tempo: a 400 ISO il rumore è già eccessivo, e a 800 ISO persino i colori ne escono malconci. Per la sua alimentazione, la V550 si serve di una batteria ricaricabile agli ioni di litio da 720 mAh, sistemata accanto al compartimento della scheda SD Card, che offre un importante invio di riprese -varie decine- con una sola ricarica. Anche utilizzando abbondantemente il display o il flash incorporato, il consumo di questo modello è piuttosto adatto. Inoltre, l’avviso di ricarica è abbastanza affidabile, avvisando in tempo dello scaricamento totale per realizzare alcune fotografie in più. Quando una cosa funziona Che la Kodak continui a stare lì nel mondo fotografico è un fatto, e che è per meriti propri, anche. Perseguitata e -se si permette l’espressione- criticata ai suoi inizi digitali, la firma statunitense è riuscita a rafforzarsi nella categoria delle compatte per principianti offrendo al cliente, esattamente, quello che vuole. La V550 ne è una prova: automatica e facile da usare, con colori più belli di quelli reali e un design a prova di snob. Lo dice il detto e la Kodak lo sa: quando una cosa funziona, perché cambiare? TESTO: Eduardo Parra |
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