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EasyShare P880

Caratteristiche
Val. utenti: 3,8 punti (i punteggi sono stati elaborati in base alla media delle votazioni effettuate dagli/dalle utenti di QSBD.COM)
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Sensore: CCD di 8,00 MP
Mass. ris.: 3264 x 2448 p.
Obiettivo (35 mm): 24,0-140,0mm
Zoom: 5,8x (ottico) / 2x (digitale)
In due parole
La P880, con ambiziose prestazioni e contrastabile qualità, è il surrogato della Kodak per la sua estinta gamma di SLR digitali
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Verifica la qualità delle immagini della Kodak EasyShare P880 con le nostre 32 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.

Recensione
venerdì 25 novembre 2005

Una peculiare -e seria- aspirante a reflex digitale

Non c'è dubbio che la Kodak abbia un gusto estetico molto personale per quanto riguarda le compatte con vocazione di reflex. La EasyShare P880 viene ad essere la nuova evoluzione per quanto concerne le "reflex in miniatura", una combinazione genetica tra la Z760 e la Z7590, ma con un tocco di modernità. E non solo ciò: conta anche su un corpo peculiare che cede un grande protagonismo all'obiettivo, al molto interessante sensore da 8 milioni di pixel, e a una grande gamma di funzioni che trasformano questa macchina, quasi letteralmente, in una reflex tascabile.

Anche se la sottospecie di compatte che sembrano reflex ha una breve età, si sono già prodotti sufficienti modelli come per tracciare una serie di linee che le definiscono, più o meno, in forma generale.

La Kodak EasyShare P880 potrebbe, a nostro giudizio, inquadrarsi nella parte più alta di questa categoria di false reflex. Non solo il suo corpo e design la spingono verso l’alto; ci sono anche il suo obiettivo, con un angolare da 24 millimetri, i suoi 8 megapixel di risoluzione e il suo display da 2,5 pollici… oltre a tutte le funzioni manuali che un fotografo di macchine reflex potrebbe desiderare.

© Eduardo Parra, QSBD.COM© Eduardo Parra, QSBD.COM

Il corpo di questa nuova Kodak è un po’ diverso da quanto visto finora. La EasyShare P880, in questo senso, conta su due parti differenziate: una, l’obiettivo; l’altra, il “dorso”. O detto diversamente, tutto quello che non è obiettivo.

Questa seconda parte è molto più sottile che in altri modelli, ciò permette di aggiungere al design un’impugnatura più grande per ottenere qualcosa di molto poco comune: che il dito mignolo non resti in aria -a meno che uno abbia le mani di dimensioni ragionevolmente convenzionali.

Prodotto tanto della grande impugnatura come delle buone dimensioni, la tenuta è comoda e ferma, offrendo un attacco praticamente perfetto anche nelle riprese verticali. (Alcuni vertici, invece, possono diventare scomodi se si afferra la fotocamera per molto tempo.)

Praticamente tutti i comandi del lato destro sono facilmente accessibili, e anche se l’uso di quelli ubicati nella parte inferiore richiede di separare l’occhio dal mirino, non sono imprescindibili per realizzare la ripresa.

Un display da film

La EasyShare P880 possiede due sistemi di inquadratura: il tipico display e il pure tipico mirino elettronico. Tutte le opzioni disponibili in uno lo sono anche nell’altro, per cui -per iniziare- dipenderà soltanto dalle nostre preferenze se scegliere una o l’altra forma di inquadratura.

Invece, mentre il display da 2,5 pollici e 237.000 pixel di risoluzione, offre delle perfette ricezioni, colori e nitidezza, sia al momento di realizzare la cattura sia durante la sua revisione, il mirino elettronico offre una nitidezza sensibilmente inferiore. In qualsiasi caso, ciò non è un ostacolo per un uso indistinto, man mano che la situazione lo richiedesse.

© Eduardo Parra, QSBD.COM© Eduardo Parra, QSBD.COM

Tanto il display come il mirino, cioè, esibiscono diversi errori. Ci riferiamo, soprattutto, alle fastidiose bande che nel display rendono difficile il visionato delle riprese in controluce.

Nel lato più positivo, il display non presenta nessuna protezione di plastica o di vetro -sinceramente, pensiamo che per la sua resistenza non sia per niente necessario-, per cui non riflette la luce esageratamente e offre un visionato sensazionale, sia in interni che in esterni, anche con forte luce diretta.

Il sistema di menu che offre la P880 si organizza con due forme di accesso. Mentre alle funzioni più vitali per la fotografia si accede in forma molto semplice soltanto pressando un pulsante e girando una ghiera, il resto delle funzioni sono accessibili navigando attraverso i tradizionali menu di opzioni.

Questi menu sono molto semplici e intuitivi, e si dividono in tre categorie, a seconda se interessano le caratteristiche fotografiche o tecniche della ripresa, o la configurazione della stessa fotocamera.

I modi di lavoro -già dicevamo al principio che questa fotocamera offre tutti i modi possibili- si selezionano con la tipica ghiera di controllo. Con il suo aiuto, possiamo scegliere dal modo manuale all’automatico, trovandoci alcuni modi predeterminati comuni -macro, ritratto e paesaggio- e l’accesso ad altri otto che risulteranno un po’ più difficili da impiegare per l’utente medio.

Angolare generoso

La parte frontale della EasyShare P880 è molto peculiare. A differenza della parte posteriore, conferisce a questa fotocamera l’aspetto inequivocabile di una reflex del paese di Lilliput. L’obiettivo trattiene tutto il protagonismo. Il flash di tipo pop-up, di apertura manuale, corona il corpo.

© Eduardo Parra, QSBD.COM© Eduardo Parra, QSBD.COM

L’obiettivo, concretamente, è un 24-140 mm f2.8-4.1, la cui iscrizione Schneider-Kreuznach ci avvisa della sua teorica qualità. Fortunatamente, questo modello ha incorporato un anello di zoom, così come un altro per la messa a fuoco manuale, dando più argomenti anche agli amanti delle reflex per catalogare a questo modello di SLR digitale in miniatura.

Il rango focale, anche se dotato di un buon angolare, resta corto in tele per i tempi che corrono. È certo che quei 140 millimetri non sono pochi e soddisferanno alla maggior parte dei mortali, ma il mercato comanda, e il compratore chiede focali più lunghe e luminose, qualcosa di quello che la P880 non si può vantare in eccesso.

Uno strano inconveniente

Al momento di parlare dell’obiettivo ci assalgono alcuni dubbi riferiti al sistema di messa a fuoco che, nonostante si siano scattate decine di fotografie e sia stata sottoposta la fotocamera a molti giorni di prove, non siamo riusciti a risolverli.

La P880 possiede vari modi di messa a fuoco, da uno automatico ad un altro manuale, passando da una messa a fuoco macro e un’altra fissa all’infinito. Invece, nelle nostre prove abbiamo ottenuto dei risultati realmente strani che, anche se cataloghiamo come errori, non siamo sicuri se siano tali o semplicemente mettiamo in chiaro un difetto puntuale dell’unità testata.

© Eduardo Parra, QSBD.COM© Eduardo Parra, QSBD.COM

In una stessa situazione, due foto scattate una dietro l’altra in diversi modi di lavoro offrono risultati di messa a fuoco totalmente diversi. E quando diciamo diversi vogliamo dire che uno di quelli è semplicemente disastroso.

Così, una stessa ripresa realizzata con la messa a fuoco macro automatica e quella di scena per macrofotografia offre risultati totalmente diversi: nefasta nel primo caso; perfetta nel secondo. Risultati ugualmente incongruenti si producono provando il modo di fotografia per paesaggi: l’immagine ottenuta è totalmente sfuocata, mentre la stessa foto realizzata con la messa a fuoco automatica possiede una nitidezza impeccabile.

In qualsiasi caso, lo zoom della P880 gode di una sorprendente nitidezza, anche se offre una velocità di messa a fuoco moderata e non sempre conveniente, anche in piena luce del giorno.

Un obiettivo e un sensore all’altezza

Rispetto alla qualità ottica, la P880 offre una più che interessante assenza -non è assoluta, cioè- di aberrazioni cromatiche. Per quanto riguarda le distorsioni geometriche, non abbiamo trovato deformazioni che siano degne di menzione.

Il corpo della P880 ospita un sensore CCD da 8 megapixel molto conforme coi tempi che corrono, in quelli che meno di 7 sembra peccato. La fotocamera crea riprese fino a 2560 x 1920 pixel, di una qualità abbastanza elevata e secondo la categoria alla quale va diretta, nella quale si iscrivono principianti avanzati e anche professionisti che cercano un secondo corpo più leggero.

Il colore, pur essendo fedele alla marca Kodak, ci continua a sembrare irreale, con un’alta dose di saturazione e un contrasto leggermente elevato. Più che degni di fiducia, i colori sono buoni, e ciò, anche se può essere gradito dal principiante più principiante, può risultare un inconveniente per il più esigente.

Il silenzio

Nel capitolo della sensibilità -un tema spinoso per la Kodak-, la P880 conta su una gamma di opzioni che va da 50 fino a 400 ISO. Stranamente, usando la minima risoluzione, da 0,8 megapixel, il rango di sensibilità comprenderà da 400 -un’altra volta- a 1600 ISO. (In altri modelli, riducendo la sensibilità, il rango in effetti aumenta, ma mai si perdono le sensibilità minime.)

Nelle catture a 400, 800 e 1600 ISO con 0,8 megapixel di risoluzione, non si osserva rumore elettronico… anche se neppure molta nitidezza. Conseguenze logiche della riduzione del numero di pixel e degli effetti del sistema di attenuazione del rumore.

© Eduardo Parra, QSBD.COM© Eduardo Parra, QSBD.COM

Nel caso delle sensibilità disponibili in tutte le risoluzioni, la P880 soddisfa, e come soddisfa! Da 50 fino a 400 ISO, il livello del rumore è minimo, ottenendo un rendimento alla massima sensibilità che, anche in esposizioni lunghe con luce scarsa, è perfettamente plausibile.

Il bilanciamento del bianco, invece, è migliorabile. Salvo in condizioni di magnifica e risplendente luce bianca -cioè luce solare bianca e abbondante o lampo del flash-, la P880 offre abbastanza dominanti di colore, sia nel modo automatico sia in quelli prefissati. Anche il bilanciamento del bianco manuale lascia un po’ a desiderare.

Il flash è un altro dei capitoli interessanti, dato che questa fotocamera non solo incorpora un flash di tipo pop-up di funzionamento accettabile; permette, inoltre, di collegare nella sua slitta a caldo un flash esterno di semplice maneggio e che si può utilizzare vicino a quello integrato.

Il consumo energético della P880 è abbastanza buono, essendo possibile realizzare una lunga sessione fotografica con un’unica batteria agli ioni di litio. Ma -c’è sempre qualche ma- certamente risulta un po’ migliorabile l’alloggiamento della batteria, un po’ fastidioso da aprire.

La fotocamera, a proposito, si serve di 32 MB di memoria interna e di schede SD Card e MMC per salvare le immagini catturate.

All’altezza

La Kodak EasyShare P880 punta in alto, e lo dimostra bene, rispondendo degnamente alle aspettative che aveva generato in QSBD.COM. L’ergonomia, la qualità di immagine, l’impiego e il consumo energetico sono, sotto tutti gli aspetti, soddisfacenti. Forse l’unica eccezione è costituita dall’estetica, dove ognuno ha i suoi gusti.

© Eduardo Parra, QSBD.COM© Eduardo Parra, QSBD.COM

Un tempo, chi scrive queste righe diede a certe fotocamere Kodak valutazioni al di sotto del quattro. Questa P880, senza alcun dubbio, merita di ottenere più di un otto.

TESTO E FOTO: Eduardo Parra

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