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FinePix Z1 Zoom

Caratteristiche
Sensore: SuperCCD HR di 5,10 MP
Mass. ris.: 2736 x 1824 p.
Obiettivo (35 mm): 36,0-108,0mm
Zoom: 3x (ottico) / 5,7x (digitale)
In due parole
Una compatta tascabile diretta agli amanti dei piccoli giochetti tecnologici di design
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Verifica la qualità delle immagini della Fujifilm FinePix Z1 Zoom con le nostre 24 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.

Recensione
giovedì 22 settembre 2005

Una scatola di cioccolatini che fa foto

La tirannia della taglia 36 sta arrivando alla fotografia digitale e le fotocamere compatte stanno sperimentando una tendenza di prendere più la forma di carta di credito che di fotocamera... La FinePix Z1 Zoom è una di queste. Un corpo sottile e stilizzato nei minimi particolari con un bel e buon rifinito design che serve come alloggio per un SuperCCD da 5 megapixel che farà la felicità, pensiamo, dei più conformisti -parlando in termini fotografici, chiaramente.

Che design e fotografia non vadano d’accordo è qualcosa di opinabile, e ce ne sono le prove. Quello che non è per nulla discutibile è il fatto che, per regola generale, fotocamera che si veste a festa, fotocamera che va destinata al pubblico più principiante.

Questo, che in principio non è né negativo né positivo, di solito causa un difetto: omettere delle qualità più fotografiche a danno di altre -diciamo- più ornamentali.

La FinePix Z1 Zoom si iscrive in questo gruppo di fotocamere. Praticamente automatica al cento per cento, questo modello ammette concessioni unicamente nel suo mal chiamato modo manuale.

© Eduardo Parra, QUESABESDE.COM© Eduardo Parra, QUESABESDE.COM

Detto modo di lavoro differisce dall’automatico -i due unici disponibili, oltre ad alcune modalità di scena prefissate- in cui il primo permette di cambiare il bilanciamento del bianco o la compensazione dell’esposizione tra una ridotta gamma di variabili, mentre l’automatico, no. Tutto un indizio che -come abbiamo già segnalato- questa fotocamera va diretta a un pubblico poco esigente.

Un secondo indizio -una certezza, piuttosto- lo troviamo nelle attentissime rifiniture e nello scrupolosamente accurato design, che fanno sì che la fotocamera colpisca per l’estetica. Il corpo, metallico, combina con classe e stile una parte argentata e un’altra -nella fotocamera che abbiamo provato- di colore nero opaco, dove tutti i comandi, pulsanti e complementi digitali si adattano in forma quasi perfetta.

La tirannia dello stile

L’ergonomia nella FinePix Z1 subisce, come in tanti altri casi, la tirannia del design. La macchina, che è perfetta da portare in una tasca, non è molto comoda da afferrare, specialmente a causa degli spigoli troppo angolosi che ha nella sua parte anteriore.

Sebbene il fatto di non ottenere un dieci in comodità di attacco non è eccessivamente problematico, le ridotte dimensioni del corpo impongono la loro legge. Così, maneggiare tutti i comandi con una sola mano senza allontanare la vista dal display risulta abbastanza scomodo, specialmente al momento di pressare con il dito pollice i pulsanti collocati nella parte inferiore.

AAnche se non è tutto a portata di mano, diremo qui che continuiamo a domandarci qual è la ragione di essere del denominato pulsante "F", così tipico della Fujifilm. È qualcosa di incomprensibile. Perché un pulsante che permette di variare -concretamente- la risoluzione, la sensibilità e… gli effetti speciali delle riprese? Non hanno capacità quei parametri nel menu standard? Perché si mescolano controlli così importanti come la risoluzione e la sensibilità con gli effetti del colore?

Dall’altro lato, e dato che parliamo di opzioni, la FinePix Z1 è totalmente automatica. L’opzione denominata manuale, presente nel menu, ci permette soltanto di variare alcune opzioni fotografiche -sensibilità, bilanciamento- ma in nessun caso avremo il controllo sulla velocità o sul diaframma.

© Eduardo Parra, QUESABESDE.COM© Eduardo Parra, QUESABESDE.COM

È certo, invece, che l’utente di questo modello probabilmente -molto probabilmente- mai ne sentirà la mancanza.

La parte frontale utilizza il già comune copriobiettivo scorrevole -in senso orizzontale- che fa le veci di interruttore di accensione e di protettore della lente quando la fotocamera è spenta.

Apprezziamo in questo punto un piccolo difetto. Detto copriobiettivo possiede una finestra di metacrilato che lascia via libera al lampo del flash e alla luce del temporizzatore. Al flash, abbastanza piccolo di per sé, può darsi che non faccia nessun male collocargli un pezzo di plastica in più davanti, ma invece non gli fa nessun bene. La Fujifilm potrebbe averlo risolto diversamente.

Un altro problema derivato da una pretesa soluzione si basa sul display. Questo elemento, incline a grattarsi e a colpirsi -e persino a spaccarsi-, ha preoccupato la Fujifilm fino all’estremo di dotarlo di un "overlay forzato di cristallo", con le parole della stessa marca, o che è lo stesso, di un cristallo sul display affinché questo sia il primo che riceva i colpi.

L’idea è buona e l’applaudiamo, ma comporta -disgraziatamente- un effetto secondario: la maggiore difficoltà per visualizzare il display. L’overlay in questione si trasforma facilmente in un autentico specchio che impedisce di vedere un’altra cosa che non sia un riflesso del nostro viso.

© Eduardo Parra, QUESABESDE.COM© Eduardo Parra, QUESABESDE.COM

Rispetto alla qualità e funzionalità del display, da 115.000 pixel, è possibile dire che offre una ricezione eccellente in tempo autenticamente reale e che non produce bande in controluce, per cui il suo rendimento praticamente in qualsiasi circostanza è invidiabile.

La riproduzione del colore, tanto al momento dello scatto come nella successiva visualizzazione, è eccellente, così come la navigazione con lo zoom -un po’ lento, cioè- per le immagini già registrate.

Limite verticale

La lente della FinePix Z1 segue -come abbiamo già detto- lo schema delle fotocamere ultrasottili. Non solo nel corpo troviamo questo segno identificativo; anche il gruppo ottico mette in gara, per la prima volta in una fotocamera con il marchio della Fujifilm, il sistema di lenti verticali che ha dato un così buon risultato in modelli con tali caratteristiche.

Nel caso di cui ci stiamo occupando, lo zoom equivale a 36-108 millimetri, su standard 35 mm. Le sue aperture, scarsa specialmente quella angolare, si limitano a f3.5 nella focale più corta e a f4.2 in telefoto.

Forse questa disposizione verticale degli elementi ottici è la responsabile della lenta risposta dello zoom -moderata, non esagerata- e di una francamente migliorabile.

L’autofocus, invece, rende adeguatamente in condizioni di luminosità buona o media -una stanza illuminata con una lampadina, per esempio-, ma è un po’ difettoso al momento di mettere a fuoco in scenari con meno luce. Una lampada decente ausiliare all’autofocus non sarebbe stata niente male per la FinePix Z1.

Per quanto riguarda l’obiettivo è chiaro che non raggiunge -per molto- il limite che potremmo definire come buona nitidezza, presentando un’evidente mancanza di dettaglio nelle riprese, anche diaframmando. Non c’è dubbio che, in questo caso, gli ingegneri della Fujifilm hanno preferito dotare di altre caratteristiche più vistose la FinePix Z1 che di vere e proprie qualità fotografiche.

Sensore HR

Il sensore, invece, è un SuperCCD HR "made in" Fujifilm da 5,1 megapixel che crea immagini fino a 2592 x 1944 punti. La qualità che offre, anche se è buona, non è nessuna meraviglia.

Comunque, i colori che plasma nelle sue foto la FinePix Z1 appaiono, a nostro giudizio, un po’ spenti. Non è che chiediamo colori irreali, ma certamente speravamo dei toni un po’ più vivi.

Il rango di sensibilità, e è questa una delle situazioni favorevoli pubblicitarie della FinePix Z1, percorre il notevole tragitto da 64 a 800 ISO, qualcosa particolarmente prevedibile con un sensore HR, ma poco comune in una compatta di questo livello. A qualsiasi sensibilità, la Z1 rende in modo eccezionale senza che si apprezzi -a prima vista- l’effetto collaterale di un sistema di riduzione del rumore. Un grande risultato della Fujifilm.

© Eduardo Parra, QUESABESDE.COM© Eduardo Parra, QUESABESDE.COM

Il sistema del bilanciamento del bianco, responsabile in parte della riproduzione dei colori compie il suo dovere, specialmente con luce fluorescente, grazie ai tre modi specifici per questo tipo di lampade. La modalità automatica, invece, rende abbastanza bene in tutte le situazioni.

Il flash, a cui ci siamo riferiti, funziona in modo abbastanza discutibile. In un primo momento, ha una portata decisamente breve; in un secondo istante, offre un tempo di riciclaggio terribilmente alto.

La batteria, questa volta sì, offre alcuni risultati sensazionali, permettendo di raggiungere le 200 foto con una sola ricarica, oltre ai vari video e di effettuare una revisione continua delle riprese. Alcune cifre sensazionali per una fotocamera che manca di mirino diretto e che invita a usare il suo display quasi costantemente.

La ricarica della batteria si realizza mediante una comoda base che arriva di serie con la fotocamera che non solo permette di caricarla, ma anche fa le veci di porta di collegamento con il computer via USB per lo scaricamento delle immagini salvate sulla scheda xD-Picture Card. L’uscita video si sistema anche in questo supporto.

La tipica ultracompatta

La Fujifilm FinePix Z1 Zoom è la tipica fotocamera ultracompatta e totalmente automatica destinata a quel pubblico maggioritario di cui abbiamo già parlato in altre occasioni: appassionato dell’estetica e della tecnologia, volutamente estraneo alle più basilari conoscenze fotografiche.

L’insieme ottico, di discutibile qualità, e l’unità del flash, di poca potenza, sono le principali macchie nel dossier di questa piccola scatola di cioccolatini. Dettagli che, probabilmente, non avranno maggiore importanza per il suo potenziale acquirente.

TESTO E FOTO: Eduardo Parra

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