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![]() FinePix S5500 ZoomCaratteristiche ![]() Val. utenti: Mass. ris.: 2272 x 1704 p. Obiettivo (35 mm): 37,0-370,0mm Zoom: 10x (ottico) / 3,6x (digitale) In due parole La Fujifilm prescinde dal suo SuperCCD per disegnare una completa ed efficiente fotocamera dotata di un ottimo obiettivo Prezzi Non ci sono prezzi disponibili Foto ![]() ![]() ![]() Verifica la qualità delle immagini della Fujifilm FinePix S5500 Zoom con le nostre 27 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.Recensione
martedì 8 febbraio 2005 Una (non tanto) piccola grande fotocameraTroppo grande per essere una compatta; troppo piccola per competere con una reflex. La FinePix S5500 Zoom appartiene ad una rara specie sempre più pericolosa nel mercato fotografico digitale. Qualità elevata e basso rumore elettronico potrebbero essere i suoi caratteri di identità, anche se neppure passa inosservato l'incredibile zoom ottico da 37-370 mm, un buon rango dinamico ed un'eccellente riproduzione di colore. E tutto ciò senza l'aiuto del SuperCCD HR che incorporava la sua predecessora, la FinePix S5000. Dalla nascita della Olympus E-10 e di altre fotocamere simili alcuni anni fa, le marche fotografiche si sono impegnate ad offrire al pubblico ciò che sembra impossibile: corpi di macchine reflex con le dimensioni delle compatte.Non diciamo nulla di nuovo quando affermiamo che a non pochi fotografi ci piace vantare fotocamere e obiettivi. Ed è che quel detto di “grande macchina, sia buona o cattiva” a molti fotoaddetti ci va come un anello al dito. Il caso è che vogliamo tutto: un corpo come quello delle reflex (con la loro impugnatura, se è possibile), ma ridotto di dimensioni per opera e grazie al rozzo disegnatore di fotocamere. La E-10, forse la E-100, segnarono l’inizio di un’epoca di false -per le dimensioni e caratteristiche- reflex. Attualmente, queste false reflex sono dappertutto, ma con risultati diversi. Un corpo con alcuni centimetri in più Della FinePix S5500 Zoom, indubbiamente, si distingue a prima vista il suo corpo. Come se si trattasse di Naomi Campbell, questa Fuji si distingue a proprio agio dai cataloghi di fotocamere vantando delle curve. Quei fortunati che possono toccarla trovano un corpo piccolo ma ben proporzionato, con un centro di gravità ben collocato e una robustezza che non è solo apparenza. Tutte le zone ricoperte con gomma antiscivolo, e dei vuoti per collocare le dita si presentano perfettamente studiati. La presa è comoda nonostante sia una fotocamera piccola. Le dita non ballano, anche se il povero mignolo resta -quasi sempre- un po’ dislocato. I pulsanti sono collocati bene, anche se non tutti restano alla portata del pollice destro, cioè, del dito che resta più o meno libero afferrando la macchina. Così, i pulsanti della raffica o della compensazione dell’esposizione -necessari anche per altre operazioni- non possono pressarsi con piena comodità mentre si effettua l’inquadratura. Il pulsante “F”, invece, che dà accesso a valori così importanti come le dimensioni di immagine o la sensibilità del sensore, è collocato in maniera tale che è impossibile per una mano con dimensioni ragionevoli attivarlo mentre si sta fronteggiando il mirino. Per inquadrare, a proposito, la FinePix S5500 dispone di un mirino elettronico e di un display TFT. Il mirino funziona bene in tutte le condizioni di luce, con un’eccellente ricezione di immagine e una qualità sufficiente tanto per la presa come per la visualizzazione di immagini. Inoltre, suppone un leggero miglioramento rispetto a quello che incorporava la FinePix S5000, posto che copre quasi il 100% della scena, a differenza del 90% del precedente. Il display sorprende per le sue ridotte dimensioni, da 1,5 pollici e 115.000 pixel di risoluzione, anche se fa buono quello di “piccolo ma bullo”. Non offre problemi di visualizzazione in nessun momento, anche sotto piena luce del sole, e la sua ricezione è semplicemente perfetta. Forse l’unico difetto criticabile sta nel sistema di regolazione della luminosità, posto che si fa simultaneamente sul display e sul mirino. È questa una soluzione tanto illogica, dato che l’oculare isola il mirino della luce esteriore abbastanza bene, per ciò non necessita le stesse variabili del display. Due menù alla lettera I menù del display sono facili e intuitivi, anche se un po’ peculiari. Ci spieghiamo: la FinePix S5500 divide i menù in due gruppi con due accessi distinti. Mediante il tipico pulsante menù, possiamo consultare un totale di otto parametri, dal bilanciamento del bianco alla zona di messa a fuoco. Il pulsante "F", invece, ci dà accesso alle opzioni di risoluzione, sensibilità e tipo di foto (convenzionale o con effetti speciali). La struttura di entrambi i menù è simile; sono facilmente comprensibili e hanno un buon design. Obiettivo di grande importanza L’obiettivo che monta la FinePix S5500 equivale ad un 37-370 mm, su standard da 35 mm, ed è simile a quello della S5000. La sua luminosità è di f2,8-3,1, piacevolmente sorprendente nella massima distanza focale, ma migliorabile nell’angolare (un f2 sarebbe stato ideale, soprattutto prendendo in considerazione che parliamo di 37 mm). Non c’è dubbio che si sente la mancanza di uno stabilizzatore, prestazione piuttosto necessaria in una focale vicina ai 400 mm. La messa a fuoco è relativamente rapida e sicura, anche se il modo continuo non è così continuo come sarebbe desiderabile (in fin dei conti, è una fotocamera compatta; neppure le possiamo chiedere l’AI Servo della Canon EOS-1D Mark II, per esempio). In generale, l’autofocus funziona abbastanza bene in condizioni di luce povera, grazie all’inestimabile sostegno di una luce di aiuto molto adatta che consiste in una quadrettatura verde. La qualità dell’obiettivo, insomma, segna un gran livello. Offre una nitidezza molto buona in tutte le aperture e non presenta aberrazioni rilevanti. È certo che la distorsione del barile è presente ai 37 mm e che si apprezza una leggera “vignettatura” in focali intermedie, ma questi sono inconvenienti quasi aneddotici se teniamo presente l’utente a cui va diretta questa macchina. Senza SuperCCD HR Il sensore della FinePix S5500 non è, a differenza di quello della S5000, un SuperCCD HR, ciò non cessa di essere strano visto lo sforzo della Fujifilm per potenziare la sua particolare tecnologia di captazione di immagine. Nel caso S5500, 4 milioni di pixel -uno in più che nella FinePix S5000-, producono una fotografia fino a 2272 x 1704 punti. Il risultato fotografico è molto buono: toni reali, un buon rango dinamico, più che corretto livello di dettaglio In sintesi, un rendimento soddisfacente (anche se con una leggera tendenza alla sottoesposizione). Il bilanciamento del bianco è anche abbastanza adatto. Tanto la modalità manuale come quella automatica offrono dei colori abbastanza reali, sebbene sia certo anche che i modi prefissati lasciano un po’ a desiderare e le dominanti di colore sono facilmente visibili. La relazione amore-odio tra le alte sensibilità e il rumore elettronico si risolve, nella FinePix S5500, con un leggerissimo vantaggio a favore di questo ultimo. La S5500 permette di scegliere tra sensibilità da 64 a 400 ISO. Il rumore appare appena a 64, 100 e 200 ISO, anche se possiamo percepirlo a 400 ISO. In qualsiasi caso, il livello di dettaglio non si vede pregiudicato per l’uso di alte sensibilità. L’algoritmo di riduzione del rumore, insomma, funziona alla perfezione in questo modello della Fujifilm. Al momento di scattare, la FinePix S5500 offre le opzioni possibili: dal tipico modo automatico, fino a un modo totalmente manuale, passando dalle priorità o dai modi di scena prefissati. Tanto la velocità di otturazione come il diaframma si possono modificare con relativa facilità usando una combinazione di pulsanti. L’unico ostacolo è che i massimi e minimi della velocità di otturazione variano a seconda se stiamo in un modo o in un altro. Per esempio, il modo manuale permette di scattare a 1/2000 secondi, mentre nella priorità all’otturazione possiamo farlo solo a 1/1000 secondi. I modi prefissati funzionano con abbastanza efficacia. Rendono anche a un buon livello lo scatto a raffica, da circa 3 fotogrammi per secondo, e le esposizioni lunghe, fino a 15 secondi e con un livello di rumore tollerabile. Il flash integrato, infine, è di tipo pop-up e ha una capacità e un riutilizzo convenienti a una fotocamera di questo livello. Come punto negativo è possibile constatare che incide in modo notevole sulla sovraesposizione di alcune prese, soprattutto su quelle realizzate con focali corte. La FinePix S5500 utilizza pile o batterie di tipo AA per alimentarsi. Quattro, in concreto, tanto alcaline come ricaricabili. Il consumo è abbastanza ridotto, e bisogna guardare finché riceviamo l’avviso di carica bassa, finché la carica si esaurisca definitivamente, possiamo ancora appurare diverse decine di scatti in più. La fotocamera, come no, è compatibile con le schede di memoria xD-Picture Card, formato sviluppato congiuntamente dalla Fujifilm e dalla Olympus. La scheda fornita di serie è soltanto da 16 MB, una quantità ridicola se prendiamo in considerazione gli attuali prezzi di schede di maggiore capacità. Una raccomandabile macchina La FinePix S5500 Zoom è una fotocamera buona. Infatti, è abbastanza migliore di altre con simili caratteristiche, anche se ha piccoli dettagli da rifinire. Non ci riesce a convincere la sua costituzione fisica, che la rende troppo grande per farsi chiamare compatta. Il suo obiettivo, invece, non passa inosservato e i suoi convenienti 4 megapixel, carenti di rumore, demistificano la necessità quasi ossessiva di salire ai 6 o agli 8. Il buon sapore in bocca lasciato dalla FinePix S5500, invece, ci pone un terribile dubbio: Che ne è stato del SuperCCD HR della FinePix S5000? TESTO E FOTO: Eduardo Parra |
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