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![]() FinePix F810 ZoomCaratteristiche ![]() Val. utenti: Mass. ris.: 4048 x 3040 p. Obiettivo (35 mm): 32,5-130,0mm Zoom: 4x (ottico) / 6,3x (digitale) In due parole Quella che potrebbe essere stata una grande compatta presenta inconvenienti, come una panoramica che non è, e abbastanza aberrazioni Prezzi Non ci sono prezzi disponibili Foto ![]() ![]() ![]() Verifica la qualità delle immagini della Fujifilm FinePix F810 Zoom con le nostre 26 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.Recensione
lunedì 27 giugno 2005 Una fotocamera che poteva essere stata qualcunoSia SuperCCD, Foveon, CMOS o tecnologia di un'altra galassia, i megapixel non sono più i guantoni di quel pugile che lascia KO nella prima ripresa. Attualmente, i pugili più premiati hanno altre armi: zoom più grandi e luminosi, stabilizzatori, display quasi da cinema, poco rumore, alta sensibilità… La Fujifilm lo sa, e per quello, la sua FinePix F810 Zoom non solo si vanta di un SuperCCD HR da 6 megapixel che -in teoria- è la bomba, ma esibisce anche senza pudore un display di formato 16:9 e una sensibilità -senza rumore, assicurano- fino a 800 ISO. I megapixel non sono più tutto! Immersi nell’ennesima -la quinta, in realtà- generazione di SuperCCD, insistiamo anche per l’ennesima volta che il mercato è arrivato a un livello di maturità in cui la risoluzione si vede come una qualità secondaria. Aspetti come il rumore elettronico o il rango dinamico hanno preso il sopravvento sulla lista di priorità dei produttori.Ormai non si tratta di fabbricare una fotocamera con molti megapixel, perchè tutte danno già molta risoluzione. Si tratta di offrire migliori colori, migliore rendimento con luci alte o con poca luce, meno rumore In definitiva: foto di più qualità. La prima impressione che trasmette la F810 è di un certo ritorno al passato. Le sue “considerevoli” dimensioni, trattandosi di una compatta digitale, l’obiettivo centrato e il suo spessore -più grande di quello di un rullino di foto- ci richiamano alla memoria i tempi dell’aleogenuro di argento. A prima vista, ci viene anche in mente se questa fotocamera sarà o no digitale. False panoramiche Bisogna ruotarla, come sempre, per confermare l’origine "pixeliana" della F810. Il display, questa volta con ragione, richiama l’attenzione non per le sue dimensioni, ma per le sue relazioni di altezza per larghezza. Così come una piccola intestazione indica, stiamo contemplando uno schermo panoramico, tutta una rarità fotografica in formato 16:9. In effetti, proprio dall’alto di questo display, un piccolo commutatore ci permette di scegliere tra due maniere per scattare le foto: il formato standard (4:3) o il formato panoramico (16:9). Invece, quello che la Fujifilm definisce come cattura panoramica in questa F810 non è più che un taglio dell’immagine. Non parliamo di un sensore 16:9, quindi, ma di un sensore 4:3 che crea fotografie di formato 4:3 alle quali taglia leggermente le parti superiore e inferiore. In altre parole, se abbiamo una foto convenzionale e la tagliamo nel computer, otterremmo esattamente lo stesso risultato. Sul terreno puramente tecnico, questo display da 173.000 pixel e 2,1 pollici di dimensioni offre una qualità abbastanza buona. Il suo uso in situazioni di controluce è eccellente, non produce bande e offre una ricezione in tempo reale superba, così come un’alta qualità di riproduzione. Insieme al display, la parte posteriore della fotocamera ospita dei comandi e pulsanti, ognuno con delle funzioni comuni nella tradizione digitale. I menu, ai quali com’è normale si accede attraverso il display, sono semplici e facili da maneggiare. Invece, la Fujifilm insiste nel collocare un comando la cui efficacia e logica è abbastanza discutibile. Si tratta del pulsante denominato F, mediante il quale possiamo accedere a tre funzioni: sensibilità, risoluzione ed effetti a colori. Anche se non è la prima Fuji che incorpora questa aggiunta, ci continua a lasciare perplessi. Che senso ha mettere in un pulsante speciale queste tre caratteristiche? Se per caso fossero tre elementi di modifica frequente Ma unire l’ISO con effetti di colore e dimensioni di immagine è qualcosa che non riusciamo a capire. Una fotocamera la cui parte posteriore possiede più di una dozzina di comandi non ha bisogno di un altro in più. Rispetto ai comandi di lavoro, il dial della F810 permette di scegliere tra un modo totalmente manuale fino a un altro pienamente automatico, passando dai gradevoli modi di priorità e i quattro tipi di scene prefissate. Un luminoso zoom da 4 ingrandimenti Nella parte frontale troviamo un potente obiettivo da 4 ingrandimenti (32,5-130 mm, nel formato da 35 mm) con diaframmi di f2.8-5.6. Completando quanto detto prima sul formato 16:9, usando questa opzione focale si vede trasformata a 35-142 mm, una prova in più che questa fotocamera ha solo il nome di una panoramica. La lente, retrattile, si apre a grande velocità quando si attiva la fotocamera. La sua messa a fuoco -importante riuscita collocando un pulsante per l’autofocus continuo-, così come la sua risposta allo zoom, è tremendamente rapido e preciso in quasi qualsiasi condizione di luce. Nel capitolo della qualità, nonostante la più che decente nitidezza che offre, l’obiettivo soffre molte aberrazioni: effetto a cuscinetto in tele, effetto barile in angolare ma, soprattutto, un’evidente aberrazione cromatica quando appaiono luci alte che, nella nostra opinione, toglie punti alla macchina. Il sensore della F810 è un SuperCCD di tipo HR. Offre delle immagini di qualità rispettabile e un colore piuttosto decente. La risoluzione, da 6 megapixel, si può interpolare fino a 12, ottenendo riprese da 2048 x 2136 e 4048 x 3040 punti, rispettivamente. Risoluzioni a parte, la F810 permette, inoltre, di scattare in formato RAW, ottenendo fotografie "grezze". Tutto un dettaglio che piace sempre di più ai fotografi appassionati del controllo totale dell’immagine. Poco rumore dappertutto La Fujifilm sostiene che i suoi sensori HR permettono di lavorare con bassa luce e alte sensibilità senza che la qualità si veda diminuita. Le nostre prove dimostrano questo aspetto, apprezzandosi una buona qualità di immagine e una bassa relazione segnale-rumore anche con la sensibilità più alta. Nonostante ciò, ci domandiamo perché la fotocamera non offre più di 800 ISO, quando la sua predecessora, la F710, raggiungeva i suoi 1600 ISO. La F810, concretamente, possiede un arco di sensibilità da 80 a 400 ISO, più un incremento extra di cui può godere quando si realizzano le catture a risoluzioni da 3 o meno megapixel. Insomma, la fotocamera in questa sezione offre un eccellente rendimento. Rumore nullo a basse sensibilità e abbastanza disprezzabile anche a 800 ISO, neppure nelle ombre. Il bilanciamento del bianco è uno dei punti deboli della F810. Sebbene è interessante lo sforzo della Fuji per facilitare il lavoro -la fotocamera include tre bilanciamenti prefissati per la luce fluorescente-, viste le prove consideriamo che ci sia ancora del lavoro da fare. L’alimentazione della fotocamera si basa su una batteria ricaricabile agli ioni di litio. Il tempo di ricarica è abbastanza basso, come lo è anche il consumo. Nonostante la fotocamera possegga un display un po’ più grande del normale, l’autonomia energetica si mantiene su un livello molto notevole. Ha stoffa La Fujifilm FinePix F810 Zoom è una fotocamera che pretende di essere più di quello che è. Strategie di marketing come quella falsa panoramica o difetti da tracciare in rosso come l’aberrazione cromatica trasformano quella che poteva essere stata una grande compatta in una compatta in più. Non si devono ovviare, in qualsiasi caso, le gradite prestazioni. Ci riferiamo, per esempio, al notevole display di un po’ più di due pollici, all’elevata precisione dell’autofocus, alle sue diverse e variopinte modalità di lavoro, alla possibilità di scattare in formato RAW e a un controllo quasi esemplare del livello di rumore elettronico nelle immagini. TESTO E FOTO: Eduardo Parra |
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