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![]() FinePix E900 ZoomCaratteristiche ![]() Val. utenti: Mass. ris.: 3696 x 2464 p. Obiettivo (35 mm): 32,0-128,0mm Zoom: 4x (ottico) / 7,6x (digitale) In due parole Una compatta efficace e che offre un ottimo rendimento, con un sensore SuperCCD HR da 9 megapixel che non lascia indifferente Prezzi Non ci sono prezzi disponibili Foto ![]() ![]() ![]() Verifica la qualità delle immagini della Fujifilm FinePix E900 Zoom con le nostre 34 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.Recensione
venerdì 24 marzo 2006 Una fotocamera con tutte le lettereParlare di "retro" in fotografia digitale significa parlare di un prodotto di due anni fa. Se lo accettiamo, la Fujifilm FinePix E900 Zoom si può considerare un prodotto classico esternamente e moderno internamente. Senza un design futurista (piuttosto molto convenzionale) e con uno zoom e un display poco chiassosi, la E900 si distingue soltanto per due cose: per i suoi 9 megapixel e per volere essere -soltanto- una macchina fotografica. Di solito succede nell’era del pixel che molte fotocamere compatte vogliono raggiungere tutto e -per regola generale- si fermano a nulla. Comunque, di solito ci si vanta delle fotocamere che sono coscienti dei loro limiti -quelle che non optano per una massima sensibilità di 800 ISO come mero richiamo pubblicitario, per esempio- e di quelle che non aspirano ad essere la fotocamera di qualche Annie Leibovitz, ma semplicemente quella di Francesco o di Maria.La FinePix E900 Zoom sembra essere una di queste: una fotocamera che vuole soltanto scattare foto, con un sensore da 9 megapixel e che sembra approssimarsi alle attuali possibilità dell’elettronica. Sembra -ed è- una fotocamera Da tempo non passava per il nostro banco di prove una compatta digitale semplice, senza grandi complicazioni di maneggio o nuovissimi -e molte volte inutili- attributi. È certo che sono molti gli aspetti della E900 che potevano essere rifiniti, cioè migliorati. È il caso del display (un po’ piccolo) o dell’angolare (un po’ giusto), e anche della risoluzione (eccessiva, forse, per un sensore piccolo). Ma la questione è che gli ingegneri della Fujifilm hanno scommesso su una macchina fotografica e basta, che è quello che molti utenti vogliono. Come dicevamo, la E900 è una fotocamera che sembra una fotocamera. La sua estetica non è un aspetto rilevante, sebbene la sua ergonomia -con certi limiti- è adeguata. Salvo due pulsanti minori, quello della raffica e quello della compensazione dell’esposizione, tutti i comandi sono perfettamente accessibili, anche se lo facevamo alla cieca mentre inquadri dal mirino ottico. La E900, insomma, non è fastidiosa da usare, sebbene un po’ scomoda da trasportare in una tasca. Un centimetro in meno di spessore sarebbe stato stupendo. Il display da 2 pollici e 115.000 punti di risoluzione si mescola con il resto degli elementi della parte posteriore. Di buona ricezione e di grande qualità di immagine -sia durante la ripresa sia durante la revisione, e anche quando si ingrandisce un’immagine salvata-, questo display offre dei colori reali e un buon tipo di informazioni, inclusa una praticissima quadrettatura per comporre l’immagine. La protezione del display, invece, produce un fastidioso -in senso superlativo- effetto specchio, sebbene nella sua funzione primordiale di preservarla da graffi passa la prova a pieni voti. Un obiettivo anche standard Lo zoom retrattile da 32-128 millimetri (4 ingrandimenti) esce sparato quando si accende la fotocamera. Con una focale collocata entro i limiti tollerabili per una compatta e una luminosità di f2.8-5.6 (senza strepiti, sebbene non sarebbe stato male un diaframma più aperto in tele), la risposta al comando dello zoom è abbastanza buona, così come la precisione della messa a fuoco quando c’è buona luce. Quando scende la luminosità ambientale, la precisione nella messa a fuoco si deteriora -non ha luce ausiliare- e la sua velocità, già di per sé un po’ limitata, diminuisce. Per quanto riguarda la qualità, l’obiettivo Fujinon di questa macchina offre una facilmente visibile aberrazione cromatica e una moderata e poco fastidiosa distorsione geometrica. Nel capitolo della nitidezza, possiamo dire che compie in forma abbastanza soddisfacente. La messa a fuoco macro, per terminare, la lasciamo nel cassetto degli standard, con una minima distanza di scatto di 7,5 centimetri. Risalta negativamente, cioè, l’impossibilità di variare la focale mentre il modo macro è attivato. I modi di lavoro che copre la Fujifilm sono tutti quelli possibili, o praticamente: da uno totalmente automatico fino ad un altro completamente manuale, passando dalle priorità -alla velocità e all’apertura- e da quattro modalità scena prefissate. In generale, l’uso della E900 è semplice, sebbene i suoi menu continuano ad essere un po’ confusi e godono di un’organizzazione -incluso l’eterno pulsante F, tipico della Fujifilm- un po’ discutibile. Silenzio elettronico Il sensore SuperCCD HR creato dalla Fujifilm possiede l’imponente quantità di 9 milioni di pixel di risoluzione (3696 x 2464 punti). È questa una quantità di pixel che può sembrare -a prima vista- esagerata per una compatta e che può fare temere una potente sovraccarica di rumore elettronico, anche nelle sensibilità più basse. Dunque, niente di più lontano dalla realtà. Sebbene la nitidezza diminuisce quando si scatta con le sensibilità più alte (a causa, intuiamo, di qualche processo di riduzione del rumore) e i risultati sono migliori quanto più bassa è la velocità ISO, la E900 non offre problemi di rumore in nessun momento né in nessuna condizione. Scatti a pieno sole o di notte godono, sia a 80 ISO -certamente- sia anche a 800 ISO, di un "silenzio elettronico" che vorrebbero già altre compatte digitali di molti meno megapixel. Il bilanciamento del bianco, invece, funziona in forma accettabile nella modalità automatica, sebbene si apprezza una leggera dominante magenta quando si scatta con luce bianca. Si può anche constatare una marcata dominante verdastra quando si usa il modo prefissato per luce artificiale. Non possiamo lasciare da parte, cioè, il grande risultato che sempre è offrire tre opzioni diverse per equilibrare la luce fluorescente. Un lampo discreto L’unità di flash che incorpora questo modello è di tipo pop-up, e la sua attivazione richiede l’azione dell’utente (non ci sarebbe stato male un’opzione che permettesse alla fotocamera di attivarlo in forma automatica). Sebbene la sua efficacia non è poca, bisogna distinguere due aspetti. In primo luogo, quando si attiva il flash, il bilanciamento del bianco cambia automaticamente a luce bianca, in modo che garantisce un colore adeguato, sebbene si limita allo stesso tempo la creatività per giocare con altri bilanciamenti. Un altro aspetto importante, anche se negativamente, è il lento riciclaggio del flash, che inoltre non permette di scattare fino a quando il ciclo di ricarica si è completato. Al livello di autonomia, infine, è piuttosto soddisfacente il rendimento che la E900 offre con una coppia di pile Ni-MH ricaricabili da 2500 mAh. Poco fumo e molto arrosto Che cos’è la FinePix E900 Zoom? Una fotocamera, in effetti, ma con un’encomiabile peculiarità: il semplice fatto che non si distingue particolarmente per niente (ad eccezione dei 9 megapixel del suo sensore) e rende molto bene. È una fotocamera concepita per fare fotografie; senza strepiti, ma con efficacia. Molta risoluzione, bassi livelli di rumore, consumo adeguato e facilità di maneggio sono attributi sufficienti per richiamare l’attenzione di più di uno. Se la Fujifilm le avesse dato 6 megapixel invece di 9 e -conseguentemente- avesse abbassato il prezzo a 150 euro, probabilmente sarebbe stata una delle compatte digitali più desiderate. TESTO E FOTO: Eduardo Parra |
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