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FinePix E510 Zoom

Caratteristiche
Val. utenti: 3,86666666666667 punti (i punteggi sono stati elaborati in base alla media delle votazioni effettuate dagli/dalle utenti di QSBD.COM)
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Sensore: CCD di 5,00 MP
Mass. ris.: 2592 x 1944 p.
Obiettivo (35 mm): 28,0-91,0mm
Zoom: 3,2x (ottico) / 3,9x (digitale)
In due parole
I suoi 28 mm di angolare e i 5 megapixel del suo sensore contrastano con una cattiva ergonomia e qualche altro inconveniente.
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Verifica la qualità delle immagini della Fujifilm FinePix E510 Zoom con le nostre 23 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.

Recensione
martedì 2 novembre 2004

La compatta che ha voluto essere di più

Nata a metà dell'estate, la FinePix E510 fu presentata insieme alle sue due sorelle nella scorsa edizione della fiera di Photokina. Anche prendendo come elemento di differenza un angolare estremo equivalente a 28 mm e un anello per integrare altri obiettivi, la E510 passa per più di una compatta digitale. Potrebbe dirsi che non è né bella né brutta. Piuttosto, la prima parola che viene in mente è "strana": una macchina da 5 milioni di pixel che quasi non pesa, fatta di plastica, ma che trasmette la sensazione di robustezza; automatica e manuale, con un display da 2 pollici… e una confusione di pulsanti, dial e levette.

Semplice di forma…

Il chassis della FinePix E510, di plastica e con un pannello metallico opaco, non è esattamente un’ossatura, come dicono. Evoca, infatti, ricordi di quei giocattoli dell’infanzia le cui parti non finiscono di incassare tutto, anche se funzionassero e si azionassero con un clic! meccanico.

© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM

Le sue linee sono rettangolari, secondo il più puro stile classico, così come la grande impugnatura della quale dispone. Il design sembra girare intorno al relativamente grande monitor TFT da 2 pollici e 154.000 pixel di risoluzione, che occupa un luogo che prevale nel centro del corpo e è l’asse degli altri pulsanti e dial.

Quasi tutti gli altri controlli sono distribuiti nella parte destra della macchina, proprio nel luogo dove cade il vuoto della mano quando si afferra l’impugnatura. Ovviamente, è questo un dettaglio che sottrae punti all’ergonomia.

La sensazione generale di poca stabilità resta un po’ bilanciata quando ci fissiamo sulle prestazioni del corpo. La fotocamera integra un flash di tipo pop-up, un dial che offre varie opzioni automatiche (con quattro scene classiche) e manuali (il modo propriamente manuale e quelli di priorità al diaframma e all’otturazione) e un’ottica con un niente affatto disprezzabile angolare da 28 mm.

Si tratta di un obiettivo fuori dal comune in questa categoria, al quale si aggiunge un anello per trasformarlo in un teleobiettivo o in un più accentuato angolare con lenti di conversione accessorie da 1,94x (177 mm) y 0,76x (21,30 mm), rispettivamente.

Ma la semplicità nella costruzione continua, nei dettagli delle rifiniture, e spesso è in quelle piccole cose in cui una fotocamera compatta può risaltare sulle altre della sua categoria.

… e complessa nell’uso

Muoversi o orientarsi per le sue funzioni già cessa di essere un gioco da bambini. E è che la distribuzione interna di funzioni e menù di questa macchina non è per nulla chiaro. Sembra che ci addentriamo in un universo parallelo con norme proprie che riguardano l’ordine dei menù, fino a altre cose relazionate con l’intuizione.

Per integrare le preregolazioni esistono due pulsanti che stanno nella parte inferiore destra della fotocamera: il pulsante “F” e quello chiamato “Menù”, collocato questo ultimo nel centro di un dial di quattro direzioni.

© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM

La cosa comune in qualsiasi fotocamera è che detti parametri stiano tutti insieme, ma nella E510 ci sono distinzioni: attraverso il pulsante “F”, si accede a un menù dal quale si possono modificare le sensibilità (100, 200 e 400 ISO), la qualità di immagine e il modo di colore, tre parametri che hanno poco a che vedere tra di loro, mentre il resto delle funzioni le monopolizza il pulsante “Menù”.

Certamente si sarebbe potuto assegnare il controllo di tutte queste funzioni a un solo pulsante, con il conseguente risparmio di spazio nella carcassa.

Una volta all’interno del menù, verifichiamo che non esiste una differenza gerarchica che separi quello che sono le funzioni comuni -cioè il bilanciamento del bianco, misurazione, compensazione dell’esposizione, ecc.- dai tipici strumenti di configurazione della macchina.

Per fare un cambio di lingua, per esempio, bisognerà entrare in un menù che resta allo stesso livello delle opzioni di cattura e che, a sua volta, apre un altro menù nascosto fino a quattro piccoli bordi in più. L’accesso a questi controlli, in definitiva, si fa complesso, assolutamente confuso e lento.

E come sempre piove sul bagnato, le lamentele sull’impacciata manovrabilità della E510 si estendono a quello che più importa: la cattura di immagini. Fra tanti sbalzi per i menù tentando di eliminare i detti “bip” e le preferenze di utente o, semplicemente, cercando un poco, uno si arrabbia. Così, quando arriva il momento di scattare, non c’è pietà per il più piccolo inconveniente.

Sono piccoli inconvenienti che si vanno sommando ai punti negativi. È il caso, per esempio, di un altro errore che troviamo nella poca logica di cambiare i diaframmi e le velocità nel modo manuale. Quando la cosa comune sarebbe che per selezionare una velocità più rapida si usasse la freccia collocata nella parte superiore del dial di direzioni e la parte inferiore per diminuirla, nella Finepix E510 funziona al contrario.

Chiaro che tutti questi grovigli non li soffriremo se lavoriamo con i modi automatici. Allora, i menù si riducono e si semplificano le cose.

Né traccia di SuperCCD

Ma non tutte le cose sono problemi in questa fotocamera. Quando si tratta di scattare, i suoi 5 milioni di pixel rispondono in modo più che accettabile. La Finepix E510 può con archivi fino a 2592 x 1944 punti. Bisogna prendere in considerazione che la fotocamera, così come il resto dei componenti della famiglia FinePix E, incorpora un CCD convenzionale, invece di quello in altri tempi un fiammante SuperCCD, il sensore di proprietà della compagnia giapponese.

Indipendentemente dalla tecnologia del sensore, la sua risoluzione effettiva da 5 milioni di pixel permette di ottenere copie stampate di dimensioni DIN-A3.

L’ottica, invece, provvista di un buon rango di distanze focali (28-91 mm) e di aperture di f2,9-8, offre una buona nitidezza e non presenta neppure distorsioni a barilotto o a cuscinetto evidenti a prima vista. Logicamente, e dato il suo generoso angolare, soffrirà sempre un poco del primo effetto.

© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM

La E510 non mostra problemi di fuoco notevole. La massima distanza che permette di fare fuoco in macro non è molto pronunciata: 6,7 centimetri, anche se nella funzione denominata super-macro questa distanza si riduce a 2,6 centimetri. La messa a fuoco, bisogna riconoscerlo, riproduce con accortezza qualsiasi tipo di trama.

Il tedioso alone porpora

Altra cosa è la risposta che offre l’ottica nelle zone ad alto contrasto. In questo tipo di catture appare il temuto alone porpora, che ci indica che l’obiettivo soffre di aberrazioni cromatiche. In ogni caso, la riproduzione dei colori in generale è buona e dà una sensazione di realtà.

In questo senso, il flash è anche ben compensato: dispone di 5 incrementi scaglionati di 173 EV che regolano la sua potenza. Risulta facile aggiustarlo affinché dia un contrasto soave e alcuni toni naturali.

L’unica piaga che colpisce il flash della E510 è la lentezza con la quale si apre e si attiva. Finché il flash non si carica, la fotocamera resta paralizzata e il display rimane nero durante un momento. E questo rituale si ripete ogni volta che scattiamo, con la conseguente perdita di tempo.

La fascia di sensibilità, da 80 a 400 ISO, offre il rendimento atteso: belle immagini a 80 e 100 ISO, con una nitidezza sufficiente e una corretta riproduzione del colore, mentre a partire da 200 ISO e, soprattutto, a 400 ISO, si formano artifici e sorge il problema delle aberrazioni cromatiche.

Invece, le pre-regolazioni dei bilanciamenti del bianco rispondono in modo soddisfacente. In questo capitolo, si può solo criticare alla E510 che non includa un’opzione di calibrazione manuale per fare il bilanciamento su misura. Una mancanza, perché non dirlo, inopportuna per una macchina con queste caratteristiche.

La durata delle batterie della E510 sembra non esaurirsi. Durano e durano, nonostante funzionino soltanto con due batterie della Ni-MH, di dimensioni AA. Da questo punto di vista, la E510 è più che promossa.

Una compatta diversa, ma una compatta in più

Con questo corpo è facile passare inosservata. Ed è che la FinePix E510 non è né molto piccola, né il suo design è molto spettacolare. Neppure si potrebbe dire che sia molto bella: nulla dell’altro mondo.

Il caso è che, nonostante si distingua per il suo aspetto, la E510 ha dettagli molto costosi nascosti al suo interno. Per iniziare, è dotata del suo angolare da 28 mm, di un anello per obiettivi e di un buon insieme di controlli manuali dell’esposizione, come la priorità al diaframma o alla velocità e il modo assolutamente manuale. I 5 megapixel o anche i 5 livelli di compensazione del flash sono altri aspetti da descrivere della E510.

Ma la fotocamera occulta anche aspetti molto deludenti: l’ergonomia (in quanto a distribuzione dei menù e gerarchia di funzioni), l’inesplicabile lasso di tempo provocato dall’attivazione del flash, le rifiniture del corpo, ecc.

© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM© Núria Aguadé, QUESABESDE.COM

In sintesi, la FinePix E510, che potrebbe farsi molto posto davanti alle altre, resta piccola per una questione di design, funzionalità e dettagli estetici.

TESTO E FOTO: Núria Aguadé

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