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PowerShot G7

Caratteristiche
Val. utenti: 4,35 punti (i punteggi sono stati elaborati in base alla media delle votazioni effettuate dagli/dalle utenti di QSBD.COM)
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Sensore: CCD di 10,00 MP
Mass. ris.: 3648 x 2736 p.
Obiettivo (35 mm): 35,0-210,0mm
Zoom: 6x (ottico) / 4x (digitale)
In due parole
Anche se con carenze difficili da digerire, la G7 offre una qualità di immagine notevole e un design eccellente.
Prezzi
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Recensione
lunedì 11 giugno 2007

Polemica -anche se logica- evoluzione

Quando la Canon concepì la PowerShot G1 già qualche anno fa, probabilmente ebbe la intenzione di convertire quella fotocamera nella prima di una lunga saga. La sesta evoluzione di questa stirpe prende corpo nella PowerShot G7, che apporta novità interessanti, sacrifica aspetti tanto rilevanti come il formato RAW e torna a scontrarsi con alcune delle pietre che già si interposero nel cammino dei modelli anteriori. Bisognerà verificare se questi 10 megapixel, questi 1600 ISO o lo zoom stabilizzato sono i pilastri di un nuovo modello di punta o un semplice trucco.

Con il permesso del sistema EOS la serie PowerShot G sempre è stata una delle stirpi più apprezzate dalla parrocchia canonista. La sua vocazione polivalente la posiziona a tiro tanto di quei novelli che cercano qualcosa in più nella propria compatta -qualità ottica e controlli manuali, per esempio- come di coloro che non vogliono caricare con il peso, in tutti i sensi, di un sistema reflex.

Tra i suoi potenziali utenti si potrebbero incontrare anche professionisti che lavorano con un sistema SLR e cercano una fotocamera di sostituzione per portarla ovunque, pronta per risolvere uno scatto improvvisato.

Ad ogni modo, la G7 da ragione al detto "testa di topo, coda di leone": pretende di essere il meglio in quanto a compatte e non fare troppa brutta figura dinanzi alle reflex. Riuscendoci o meno, ciò che è chiaro è che torna a convertirsi nel referente del suo segmento.

Cambio di design

Non sono poche le novità con cui si presenta questa PowerShot. Senza andare troppo lontano, la fotocamera somma 3 milioni di pixel al suo sensore, incorpora stabilizzazione ottica nell'obiettivo, e mette sulla tavola una sensibilità un pò superiore a quella della sua antecedente, la G6.

La distanza focale massima anche aumenta, in questo caso fino ai 210 millimetri, e lo stesso avviene con la dimensione e la risoluzione del display, che ora non è rotatorio. Nel lato più negativo, non passano inosservate la riduzione della luminosità dell'obiettivo, la scomparsa del formato RAW e la soppressione del display dei dati che aveva la G6.

Centrandoci sul design, anche se la G7 beve dalla fonte primogenita che ha inspirato tutta questa saga della Canon, c'è spazio anche per l'innovazione. Novità che, in alcuni casi, sono discutibili.

Così, l'impugnatura che aveva tante prominenze nella G6, scompare totalmente nella G7. La presa è molto meno ergonomica e più scomoda, soprattutto in sessioni prolungate in cui la fotocamera deve essere sempre pronta.

Si è anche velocizzato il piccolo display superiore a cristalli liquidi, dove si organizzavano i dati dello scatto e che risultava tanto pratico. Ora, l'unico dato facilmente visibile è quello della sensibilità, mentre per provare il resto dei parametri bisogna senza dubbio avvicinarsi al display posteriore.

Essenza G

Anche l'utilizzo è differente rispetto ai modelli precedenti. Anche se l'essenza della G7 è la stessa delle altre compatte -display con posizione dominante e comandi al lato destro-, il fatto che l'LCD sia cresciuto limita il numero di pulsanti e aguzza l'ingegno.

In effetti, il quadrante posteriore si è evoluto fino a convertirsi in una ruota di scelta -al più puro stile EOS- che facilita fino all'estremo la navigazione e il cambio delle applicazioni. È una certezza da parte della Canon l'applicazione su modelli più semplici degli avanzamenti contrastati sui corpi di gamma professionale.

Merita un applauso anche la piccola ruota superiore -di giro un pò duro-, dedicata esclusivamente al controllo della sensibilità e che corona il corpo della fotocamera insieme a un'altra grande ruota delle modalità.

Meno entusiasmo suscita il comando oscillante incaricato di controllare l'obiettivo. Sicuramente, un'ottica di questa fattura meritava una soluzione più maneggevole.

Il visore ottico diretto è un'altra delle eredità delle PowerShot G che ha resistito gli inviti del salto evolutivo. Così come accadeva in altri modelli, gode di una copertura abbastanza limitata, offre un'informazione nulla sulla foto e continua a subire l'effetto di barile dell'obiettivo, che entra nell'inquadratura quando si lavora cone le posizioni più angolari.

Considerate le tipiche -e prevedibili- carenze del visore, fa piacere l'inclusione di questo ricorso in via d'estinzione, che sempre potrà essere utile quando la luminosità ponga uno scacco al display o quando tocchi risparmiare batteria.

Display fisso

Il display è una delle novità più evidenti in questa G7. Oltre ai suoi 2,5 pollici di diagonale, chiama l'attenzione l'assenza del meccanismo rotatorio che aveva caratterizzato molti dei modelli anteriori.

Se il sacrificio di questa mobilità in quetione di dimensione -e dei costi di produzione, supponiamo- ne è valsa la pena, sarà decisione di ogni utente. Dal nostro canto, non dubiteremmo in cambiare mezzo pollice per la mobilità.

Per ciò che riguarda le capacità tecniche, il monitor è dotato di 207.000 punti di risoluzione. Con colori fedeli e delle gradazioni gradevoli, la qualità di riproduzione del display è buona: offre un rinfresco più che corretto e, in generale, ottiene una qualificazione notevole.

Seguendo la stella di altri modelli della Canon, le opzioni fotografiche più rilevanti -e più suscettibili, per tanto, di essere modificate- si presentano in forma di un attento menu incrostato nel display. Così, possono cambiarsi alcune variabili senza aver bisogno di perdere di vista ciò che stiamo inquadrando.

In questo modo, possiamo modificare rapidamente valori come la dimensione e la qualità dell'immagine, il bilanciamento dei bianchi o la misura -e vari ancora- senza dover ricercare tra i menu interni della fotocamera.

L'unico particolare che bisognerebbe fare è che alcune delle opzioni che si trovano in questi settori più nascosti, come la stabilizzazione o la sincronizzazione con il flash, per esempio, meriterebbero anche un accesso rapido. Ad ogni modo, il pulsante di funzione personalizzabile può sanare in parte questa questione.

Vocazione manuale

Il sistema di lavoro è quello atteso da una fotocamera di questo livello, con programmi automatici, manuali e un buon assortimento di scene prefissate.

Il lavoro con la modalità manuale o le priorità alla velocità o il diaframma non solo risulta molto comodo e pratico, ma è esteticamente più attraente e fa gala di alcune chiare reminiscenze classiche.

Il quadrante posteriore permette di modificare le applicazioni a colpo di giro, mentre l'LCD mostra un'elegante barra slittante con le velocità e le aperture.

Anche la messa a fuoco manuale -un'opzione di complicato uso in molte compatte- si risolve nella G7 in modo abbastanza intelligente, combinando il citato quadrante e una barra di spostamento verticale sul display.

Vincolato alla messa a fuoco, l'utente può configurare la fotocamera in modo tale che, niente altro che scattare una foto, si mostri automaticamente un riquadro ampliato con una zona della fotografia per verificare il focus.

Talvolta per questa aggregazione con cui la Canon ha affinato molte delle funzioni della fotocamera, la scomparsa del formato RAW ha sorpreso molti e si è consolidata come uno dei principali inconvenienti di questo modello.

Logico per alcuni, incomprensibile per altri, solo il contesto attuale del mercato delle fotocamere compatte e reflex digitali può spiegare questo passo indietro. La decisione della Canon sembra chiara: il formato RAW è riservato ai modelli SLR, ogni volta più accessibile, mentre l'utente di una compatta -inclusa una di alti livelli come la G7- dovrà conformarsi con gli archivi JPEG.

Conveniamo o meno con questa idea - neanche la Nikon ci lascia scelta-, conviene ricordare che la G7 si è lanciata al mercato con un prezzo abbastanza più misurato rispetto ai 700 euro che si chiedevano a suo tempo per la sua antecedente, la G6. Il mercato è cambiato molto in due anni.

Concretizzando

Disquisizioni filosofiche a parte, la scomparsa del formato RAW giunge accompagnato da un nuovo sensore di 10 milioni di pixel, protetto da un processore DiGIC III di una nuova generazione. Il rendimento del catturatore ci permette di parlare di un livello di dettaglio buono, anche se la nitidezza finale dell'immagine non è tanto elevata come potremmo aspettarci da una PowerShot di questa saga. Nonostante tutto, basta un soave ritocco al computer -o elevando il parametro di nitidezza dalla stessa fotocamera- per verificare che questo lieve handicap è più riconducibile al processo che all'eccellente ottica di cui è dotata la G7.

L'esposizione e la misurazione offrono dei buoni risultati. È che negli scatti con meno luce -si leggano le esposizioni notturne di vari secondi- la fotocamera tende a sottoesporre più di ciò che ci si aspetta; approssimativamente, 1 punto in più, attenendoci al nostro criterio fotografico.

La dinamicità, dal suo canto, è forse un pò limitata, anche se si trova all'interno di ciò che si può considerare prevedibile per un sensore piccolo di 10 megapixel. Per questo, non è strano trovarsi con immagini nelle quali le zone più luminose appaiono rapidamente bruciate, con una notevole perdita di informazione e testura.

Rispetto al bilanciamento dei bianchi, la fotocamera mostra un comportamento irregolare che va dai buoni risultati con le automaticità a luce naturale, a quelli regolari con illuminazione fluorescente e a quelli chiaramente migliorabili con incandescente.

Come è da aspettarsi, le modalità prefissate per ogni tipo di luce rispondono con più precisione rispetto alle automaticità. Nonostante tutto, c'è anche da riconoscere che, considerati i risultati generali con luci artificiali, la G7 ci ha sorpreso in alcune occasioni, risolvendo con grande maestria complessi miscugli di luci di varie fonti.

Sensibilità estesa

Per ciò che riguarda le sensibilità, la G7 è dotata di un ventaglio che va da 80 a 1600 ISO, oltre a una modalità speciale di risoluzione ridotta a 3200 ISO.

Anche se ci mancano più scale intermedie tra i distinti passi, è da gradire lo sforzo realizzato dalla compagnia per quadruplicare quei 400 ISO che offriva la G6. Un cambio nel quale il nuovo processore, sicuramente, ha molto ha che vedere.

Il rendimento della fotocamera alle differenti sensibilità potrebbe qualificarsi buono in un senso generale, anche se questa asserzione richiede diverse specificazioni. Per un novello medio, il risultato ottenuto a 800 ISO possibilmente risulterà sufficientemente silenzioso.

Ma talvolta il tipo di fotografo che si avvicini a questa compatta sia un pò più esigente e non si conformi tanto facilmente. Quest'utente, l'esigente, non tarderà in affermare che il rumore che genera la fotocamera oltre i 400 ISO, è del tutto insopportabile a 1600 ISO, per l'evidente perdita di dettaglio e nitidezza dell'immagine.

Niente da dire dei 3200 ISO presentati come parte intrinseca di una modalità scenica -almeno non è stata passata per sensibilità reale- neanche sono utilizzabili, considerato che la fotocamera riduce la sua risoluzione a 1600 x 1200 pixel.

Obiettivo rimodellato

Insieme al sensore, l'ottica è un altro degli elementi che ha subito un'evoluzione più patente nella G7.

Per iniziare, e come già abbiamo detto, la distanza focale cresce rispetto alla G6, giungendo a coprire un ventaglio focale di 35-210 millimetri a livello universale. Fa piacere senza dubbio la crescita di un telefoto, anche se siamo sicuri che un angolare di 28 millimetri non sarebbe stato assolutamente ricevuto male.

Anche se la luminosità è diminuita, passando da un eccellente f2-4.8 nella G6, a un corretto f2.8-4.8 nella G7, la qualità generale dell'obiettivo continua ad essere notevole, anche se lo scarso angolare di 35 millimetri mostra una distorsione di barrile troppo pronunciata.

Non bisogna ovviare neanche la potente carica di errori cromatici che arrastra l'obiettivo. Degli errori che prendono corpo in forma di fastidiosi aloni porpora che si formano in zone contigue con forti differenze di contrasto, particolarmente in controluce. In questo tipo di scene, neanche è difficile che -come in molti altri modelli- la luce parassita "pulisca" la scena.

La messa a fuoco, che non è particolarmente rapida, si perde con troppa facilità per ciò che si desidererebbe su un fotocamera di questo calibro, specialmente all'utilizzare la massima distanza focale.

Per fortuna, nel capitolo della precisione -lasciando al margine la tecnologia di messa a fuoco al viso - la G7 può meritarsi qualche medaglia, anche con scarsa luce e senza avere bisogno della lampada di appoggio incorporata.

La messa a fuoco macro, dal suo canto, permette di scattare foto nitide a 1 centimetro. Il risultato è eccellente e non le si può attribuire nessun difetto.

E non possiamo dimenticarci dello stabilizzatore IS, utilizzato per la prima volta nella serie PowerShot G e che permette di scattare a velocità incredibilmente basse, all'ordine di 1/5 di secondo o meno (teoricamente, 3 punti al di sotto della velocità raccomandata). È senza dubbio una buona notizia che la Canon abbia deciso di incorporare questa prestazione all'offerta delle compatte più ambiziose del suo arsenale.

In generale, la G7 si alimenta di una batteria di ione a litio un pò limitata che fa, approssimativamente, circa 200 scatti. La registrazione delle immagini si realizza con schede SD Card, SDHC o MMC. Sulla ridicola scheda di 32 MB che la Canon insiste a voler includere con le sue compatte, nessun commento

Sulla punta delle dita

Quello della Canon PowerShot G7 è uno dei verdetti più complicati che abbiamo dettato ultimamente in QSBD.COM . con una qualità apertamente manifesta, la discutibile evoluzione rispetto ai modelli anteriori e alle perdite sofferte nel cammino obbligano a mitigare l'applauso.

La G7 è dotata di molte e molto buone caratteristiche, ma inspiegabilmente sacrifica altre -come il RAW o il display rotatorio- che giustificavano e definivano la saga PowerShot G. Neanche è come scusante che, essendo la settima generazione della famiglia, ancora ci siano dettagli che continuino ad essere in attesa di migliorare, come la velocità di messa a fuoco, che perde punti, o il rumore elettronico, che continua a risultare fastidioso a partire da 400 ISO.

Per il resto, la scommessa su un'ottica più potente e stabilizzata -peccato per il mediocre angolare- è un'eccellente notizia che marca distanze rispetto ai modelli antecedenti.Qualità, design elegante e prestazioni si danno la mano nella G7. Nessuno dubita di che potrebbero essere state migliori o più complete, ma sicuramente molti utenti sarebbero disposti a prescindere dal RAW o celebrare l'inclusione di un display fisso più grande senza ulteriori lamenti.

TESTO: Eduardo Parra
FOTO: Álvaro Méndez

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