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![]() PowerShot A520Caratteristiche ![]() Val. utenti: Mass. ris.: 2272 x 1704 p. Obiettivo (35 mm): 35,0-140,0mm Zoom: 4x (ottico) / 3,6x (digitale) In due parole Nella linea delle sue predecessore, la PowerShot A85 offre un'eccellente qualità-prezzo Prezzi Non ci sono prezzi disponibili Foto ![]() ![]() ![]() Verifica la qualità delle immagini della Canon PowerShot A520 con le nostre 33 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.Recensione
giovedì 19 maggio 2005 La saga continua… quasi imperterritaLa PowerShot A520 ospita un sensore da 4 megapixel, possiede uno zoom da 4 ingrandimenti con il macro migliorato e si alimenta con due pile di tipo AA (le sue predecessore ne necessitavano quattro) che possono durare per più di 300 scatti. Tutto ciò ben armonizzato in un corpo piccolo e leggero che offre ottime immagini e a un prezzo indiscutibilmente competitivo. L'unica lamentela è che alcuni dei suoi difetti (per esempio, l'ineffabile "invisibilità" del display a piena luce, o un mirino ottico che riduce troppo) sono già caratteristici nella serie A, provocando un certo logoramento nella sua meritata buona reputazione. Mantenendo il ritmo abituale, la Canon ha presentato la sua PowerShot A520 a febbraio del 2005, sei mesi dopo della sua predecessora diretta, la A85. La cosa certa è che questa è la prima che incorpora alcune novità significative dalla A70, anche se la Canon continua la sua politica conservatrice rispetto a questa saga, che nacque nel 2001 e che conta già su quasi una decina di fotocamere in suo possesso.Meno dimensioni, meno peso, meno pile In effetti, la A520 ha subito una riduzione generale che per la maggior parte sarà motivo di soddisfazione. È sensibilmente più piccola della A85 e notevolmente più leggera. Una fotocamera veramente tascabile, con prestazioni superiori alle sue dimensioni. Eccellente scommessa. Non mancheranno quelli dalle mani grandi, come quelle di chi scrive questa analisi, che troveranno certe difficoltà ergonomiche, anche se solo all’inizio perché le dita si abituano a quasi tutto. Quello che certamente è importante è la riduzione delle pile. La A520 si alimenta solamente con due pile di dimensioni AA (alcaline e Ni-MH) invece delle quattro che consumavano le precedenti versioni della serie. Quello più sorprendente, e in modo gradito, è che questa riduzione di pile possiede una maggiore durata delle stesse. Secondo la Canon, può realizzare fino a 300 scatti (o di più, secondo vari testimoni, includendo il nostro). Un dieci in questo senso. Esteticamente si è rinnovato l’aspetto, con meno curve e protuberanze della A85. È soave al tatto (combina plastica di alta qualità e metallo), di aspetto solido e ben rifinita. Anche se la disposizione dei pulsanti e comandi è molto simile, le dita trovano una superficie più uniforme perché i controlli sono meglio integrati nella carcassa della fotocamera, essendo anche più facili da localizzare e da manipolare alla cieca. I coperchi dei compartimenti, punti deboli abituali in molte fotocamere, sono anche migliorati, specialmente quello della scheda di memoria, che si è collocato orizzontalmente sotto il comando di controllo. Il coperchio della batteria, invece, sempre un po’ più morbido del dovuto, ma non è allarmante. Per quanto riguarda le novità interne, quello più rilevante è il nuovo supporto di memoria, adesso SD Card invece delle CompactFlash. Le ridotte dimensioni delle schede SD Card è una delle chiavi che permettono di intendere la diminuzione delle dimensioni della A520. Invece, il sensore ottico è cresciuto un po’, essendo adesso di 1/2,5 di pollice. Più zoom, migliore macro Indubbiamente, il cambiamento più affascinante si trova nel nuovo obiettivo di focale variabile da 5,8-23,2 millimetri (equivalenti a 35-140 millimetri nel formato 35 mm), o che è lo stesso, il nuovo zoom da 4 ingrandimenti. Leggermente più luminoso dei precedenti zoom da 3x dei modelli anteriori, questo permette di aprire il diaframma fino a f2.6 con l’angolare, anche se si chiude fino a f5.5 con lo zoom esteso al massimo. Cosicché le foto con teleobiettivo, meglio con buona luce. Penosamente, gli sforzi per ridurre aberrazioni cromatiche non danno tutti i frutti sperati nelle zone di alto contrasto, anche in controluce relativamente discreto; lo fa con il diaframma aperto, ma a volte anche in f8, e sempre usando il grandangolare. Man mano che si esagera il controluce, gli spettri porpora invadono l’immagine sempre di più; in certi casi appare anche un sottile bordino verde, questo certamente, meno evidente ed esteso. Vale a dire che non è cosa facile annientare questi compartimenti cromatici in obiettivi complessi di così ridotte dimensioni. Invece, certo ha migliorato percettibilmente il macro di questa ottica. La Canon sta annunciando dal principio dei tempi che queste fotocamere mettono a fuoco oggetti a partire da 5 centimetri di distanza. In nessuna delle sue predecessore ciò era realmente certo, ma sì lo è, finalmente, nella A520, che compie la promessa senza perdersi più del normale. Quello che sarà motivo di baldoria e allegria per quelle e quegli ibridi amanti delle distanze corte, al pari che della serie A. Questa ottica permette di utilizzare, così come le sue predecessore, lenti di conversione, che possono essere collegate svitando l’anello metallico che copre la base dell’obiettivo. L’autofocus porta il marchio della Canon, cioè, è più sofisticato che efficiente. Sebbene sia certo che la A520 migliora rispetto alle sue predecessore per quanto riguarda la rapidità e precisione, l’autofocus continua a rispondere allo standard delle compatte della Canon. Ma al momento della verità non è né rapido né esattamente preciso. Come succederebbe in tutte le sue antecedenti, l’autofocus multipunto continua a mettere a fuoco ripetutamente dove gli viene voglia e in base alla luce. Un consiglio soggettivo? Usare la messa a fuoco spot. Il peggiore problema è che si blocca, per raro che sembri. Durante le prove, il sistema di messa a fuoco si dichiarò, in diverse occasioni e senza motivo apparente, incapace di mettere a fuoco quando invece le condizioni non lo facevano presumibile. A partire da lì, come un colpo: che non mette a fuoco, e che no, e che no! Fino a quando le passa e decide di ritornare a lavorare, o fino a quando uno si stanca e la spegne. In una sola occasione si bloccò tutta la fotocamera, anche se non a causa dell’autofocus. Lo fece durante la previsualizzazione di una immagine appena registrata, e qui si fermò. L’unica soluzione fu il riavvio. Disconosciamo il motivo di questi crolli ma, come intanto non percepiamo altre lamentele in questo senso si deve dare il beneficio del dubbio: probabilmente abbiamo avuto sfortuna con l’esemplare. Il display, una piaga endemica Che cosa diremo di nuovo su questo display? Nulla, la verità. E di buono? Neppure molto. Come succedeva nelle precedenti fotocamere della sua serie, inquadrare a piena luce del sole è un’odissea, perché il display riflette tanto che la luminosità diminuisce come quella di una candelina morente. E se pretendiamo di fotografare in controluce, vedere l’inquadratura sarà totalmente irrealizzabile; cioè, potremmo correggere il profilo degli occhi nello specchio che prima fu display, del bene e nitidamente che ci vedremo riflessi in quello. Per fortuna c’è un mirino ottico, può pensare il benpensante. Sì, ma non esattamente. Il taglio dell’immagine nel mirino è di un 20% (o che è lo stesso, dimostra soltanto un 80% dell’immagine), in modo che più che un mirino per inquadrare è un mirino per puntare. Inoltre bisogna prendere in considerazione che in quelle condizioni, se la scena si vede a malapena, alcuni degli indicatori del display risultano trasparenti, invisibili e irriconoscibili, in modo che il mirino non compensi tutto il necessario. La cosa più triste è che chi si disturba a leggere le analisi delle PowerShot A85 e A75 vedrà esattamente le stesse valutazioni, anche se meno feroci perché ancora restava un po’ di pazienza per quel tempo. In qualsiasi caso, non possiamo smettere di dirlo: quando la luminosità dell’ambiente è vicina, il display è ragionevolmente buono. I risultati Difficilmente si potrebbe dire di una Canon che non ottiene immagini di qualità. Eccellente definizione, eccellente risoluzione e ottimi colori; queste sono le credenziali della A520. È anche certo che il fotometro tende a sovresporre leggermente le immagini, ma il controllo dell’esposizione è molto completo, in modo che il risultato finale è facilmente controllabile. Il flash di questa fotocamera è vincolato allo zoom ottico per adattarlo alla distanza focale scelta, con un rango di lavoro collocato tra i 45 e i 340 centimetri. Il risultato è buono, con esposizioni corrette (o leggermente sovresposte, al massimo) e esente da dominanti di colore percettibili. Per quanto riguarda il bilanciamento del bianco non ci sono sorprese e il suo rendimento è nella linea comune della casa, tanto in modo automatico come nei prefissati. L’unica lamentela appare nelle scene con illuminazione intensa (come la luce incandescente), che sfociano in immagini eccessivamente rossicce. Quello più raccomandabile è scattare con il bilanciamento del bianco, infallibile come sempre. Anche entro quello sperabile, il rumore è quasi invisibile a 50 e 100 ISO; a 200 è tollerabile e a 400 è più evidente. Niente di sorprendente né allarmante, ma tutto il contrario. Per terminare, una piccola riflessione Secondo la Canon, la A520 è l’erede naturale della A85. Invece, la 85 è l’erede della A75, che a sua volta lo è della A70, e così fino a arrivare all’istante precedente alla manifestazione primordiale. L’enorme similitudine (per non dire precisione) delle loro qualità e dei loro vari difetti (autofocus, display ) non lascia posto al dubbio. Mantenere il positivo è logico, ma costa un po’ di più comprendere la persistenza del negativo. Da parte del consumatore avremmo gradito un certo spirito di superamento. Sarebbe un’eccellente notizia sapere che queste fotocamere non solo sono buone, ma che inoltre sono migliorabili. Perché se non lo fossero, perché bisognerebbe comprare le nuove versioni? Detto ciò, la valutazione globale è indubbiamente positiva: la PowerShot A520 è -con le immagini in mano- un piccolo gioiello per la maggior parte degli utenti e delle utenti che cercano buoni risultati in una fotocamera di lavorazione semplice ma completa, ben fatta e tascabile. Infatti, non è assurdo affermare che offre più di quello che costa, cosa non sempre comune nel mondo digitale. Cosicché buon appetito! TESTO: Alfred Pallàs FOTO: Iker Morán |
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